“Lucciola”, l’unica rivista scritta a mano 

Era un giorno di primavera del 1908 e a Montedoro, piccolo borgo nisseno nel cuore della Sicilia, Lina Caico, seduta su un gradino, appoggiata al muro della sua casa e con un calamaio (come ci testimonia una fotografia) si apprestava a scrivere il primo numero della rivista Lucciola, definita anche “giornale protofemminista”
La sua geniale idea era finalmente diventata realtà e quella particolare rivista itinerante, scritta a mano, che non ha eguali al mondo, si apprestava a viaggiare per l’Italia intera. 

Lina Caico era la figlia di Louise Hamilton Caico, fotografa e scrittrice, e di Eugenio, proprietario terriero e minerario siciliano. Era nata a Bordighera il 6 giugno del 1883 ed era laureata in Lingua e letteratura inglese. Aveva intrattenuto rapporti con intellettuali dell’epoca, in particolare con il poeta Ezra Pound e aveva studiato in Inghilterra nei migliori college. Quando ritornò nel piccolo borgo di Montedoro, cessarono per lei tutti gli eventi e gli stimoli culturali ai quali era abituata. Intorno a lei solo il silenzio di vie acciottolate mangiate dal sole e dalla polvere dove intravedeva bambine e bambini cenciosi e figure femminili coperte da lunghi scialli neri. L’unica nota che la distoglieva da quel tetro e soffocante ambiente era la musica suonata dalla sorella violoncellista Letizia
Per squarciare la desolazione che la circondava decise di fondare un giornale che le permettesse di conversare con altre donne sparse per l’Italia e con cui spesso aveva condiviso gli stimolanti percorsi scolastici. Decise di adottare il modello della rivista inglese Firefly, nata appunto nei college, e tradurre il titolo in italiano Lucciola. In effetti anche in Germania era stata pubblicata una rivista simile: Parva favilla e in Francia: Mouche volante che però non ebbero lunga vita. Ma Lucciola non era stampata, era scritta a mano dalle redattrici, i fogli viaggiavano da un capo all’altro della penisola, ognuna leggeva quello che avevano scritto le altre, aggiungeva un suo articolo, appunti, riflessioni e anche foto o disegni e rispediva. Alla fine, i fogli venivano rilegati a mano e inseriti in una copertina che spesso aveva inserti in ricamo e la rivista riprendeva il cammino per essere letta da tutte. Per le redattrici c’erano delle rigide regole da rispettare: un versamento di tre lire e il carico dei costi di spedizione, gli articoli dovevano essere firmati con uno pseudonimo e la rivista non poteva essere trattenuta più di 48 ore. Il primo numero del 1908 viaggiò toccando 24 tra paesi e città che altro non erano che i luoghi di residenza delle autrici: Saluzzo, Mondovì, Biella, Como, Bergamo, Milano, San Giovanni Lupatoto, Udine, Colle Aperto, Siena, Venezia, Villadossola, Castelfranco Emilia, Villafranca, Broni, Grosseto, Firenze, Napoli, Salerno, Acquanegra Cremonese, Modena, Avezzano, Piedimonte Etneo. 
Il percorso era molto lungo e le pagine viaggiavano per posta. Per chiudere un numero, nonostante i mille accorgimenti, a volte si impiegavano anche più di tre mesiLucciola divenne un appuntamento fondamentale e importante per tenere vivi i rapporti fra quelle ragazze colte che faticavano ad adattarsi alle nuove realtà molto aride culturalmente. 
Per ben 18 anni, con la sola sospensione del periodo della Grande Guerra, Lucciola riuscì a sopravvivere e cessò di esistere nel 1926

Le “Lucciole” (così si definivano le redattrici) per pubblicare adottavano, come richiesto dal regolamento, pseudonimi. In qualche numero troviamo anche articoli scritti da uomini che generalmente erano fratelli o stretti parenti delle redattrici. All’inizio delle pubblicazioni la maggior parte di loro aveva un’età compresa fra i quindici e i diciotto anni. 
Le Lucciole avevano un forte legame di sorellanza e tra le pagine ingiallite, oltre a racconti e poesie, leggiamo considerazioni e riflessioni sugli eventi di quegli anni come le istanze per il riconoscimento del voto alle donne e per l’abolizione della cosiddetta autorizzazione maritale che condizionava la capacità giuridica delle coniugate. Si insisteva molto tra il rapporto sui sessi e la necessità del rispetto. Sulla guerra, le Lucciole avevano posizioni diverse: c’erano le pacifiste e le interventiste, ma tutte evidenziavano il dolore dei cuori femminili e le gravose responsabilità a cui dovettero far fronte. 
E ancora troviamo pagine dedicate alla filosofia, alla religione, alla politica, alla letteratura che si intrecciano con pagine diaristiche. 
Gina Frigerio, che fu l’ultima direttrice, in un editoriale così scrisse: «[…] preoccupa seriamente questo atrofizzarsi di anime in strette cerchie famigliari, in angoli sperduti di provincia. Anime che messe in un ambiente in cui si sentano libere, si orientano da sé, verso la sola suprema legge della vita, il lavoro […]». In poche righe è così condensato l’anelito di libertà e di indipendenza anche economica di queste nostre antenate in «[…] un ambiente troppo saturo di attività casalinghe […]» e che le spinge unicamente verso un buon matrimonio. 

Molte Lucciole dedicarono il loro tempo ad attività filantropiche, quasi tutte aderirono all’appello di Paola Lombroso per la costituzione delle cosiddette bibliotechine rurali. Alcune diventarono crocerossine o madrine di guerra. 
Pur non lasciandosi coinvolgere dal pensiero femminista radicale che si insinuava prepotentemente in quel tempo, queste donne, tramite la cultura, la filantropia e la beneficenza, anelavano a fondare dei valori alternativi a quelli che costituivano la base della gestione del potere maschile in tutti i campi. Anche il concetto di maternità venne dilatato: la maternità fisiologica poteva non essere necessaria perché esisteva una maternità spirituale e sociale. 

Sin dal primo numero fu sempre presente una rubrica dedicata ai libri, soprattutto testi morali, filosofici, religiosi ma troviamo anche dissertazioni sulle opere di Ada Negri, Neera, Sofia Bisi Albini, Matilde Serao, Edmondo De Amicis, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Pascoli, Giosue Carducci e anche su autori della letteratura europea come Shakespeare, Tolstoj e Dostoevskij. Vennero pure copiati e commentati alcuni articoli di Maria Montessori con riferimenti particolari all’educazione delle bambine che non dovevano essere trattate come pupattole ma formate per diventare donne forti «pronte a vivere e a mantenersi se occorre anche da sole». 
Ci sono inoltre riflessioni, considerazioni scientifiche e cliniche e racconti sulla sessualità femminile: in un numero della rivista un emancipato “Lucciolo” tratta la sifilide e si rivolge «ai signori uomini in difesa della dignità della donna», invitando gli appartenenti al suo stesso sesso «[…] a rifiutare la concezione della soddisfazione sessuale come igiene del maschio, che è all’origine della degradazione fisica e morale di tante donne». 
Molto interessante il racconto In Treno di una Lucciola che narra di una donna sedotta e trascinata a forza in una convivenza non gradita per lei: «[…] s’affacciò così la dolorosa visione della schiavitù femminile sotto l’imperiosità dell’uomo, in un secolo che dovrebbe essere evoluto, pieno di risorse materiali e morali, scevro di pregiudizi […]. La donna sedotta, trascinata in quel viaggio in treno, ad un certo punto ad una stazione intermedia si alza e scende abbandonando quell’uomo […]. Aveva trionfato, s’era liberata con la sua grande forza di volontà, ch’è il più prezioso talismano per la vita». 

Oggi 115 numeri di Lucciola sono conservati presso l’Archivio della Biblioteca civica di Verona
Riportiamo gli pseudonimi e i nomi delle autrici di questa originale rivista. Donne che, pur fra mille contraddizioni e difficoltà, affrontarono i temi più scottanti del loro tempo, alla ricerca e alla conquista di uno spazio da protagoniste: 

Bimba Angiolina Matorelli 
Chiarezza Annetta Fabbri 
Cymba Etre Valori 
Dolores Francesca Cerrani Spada 
Giannina Giannina Della Francesca 
Giulia Giulia Biuso 
G. P. Gabriella Pasti 
Irmina Irmina Stanga 
Lalage Maria Cafici 
Lakmy Laura Roncalli 
Letizia Letizia Caico 
Lia Mar Clelia Marinai 
Licia Maura Mangione 
Lilla Lilla Di Leo Chiarenza 
Lina Lina Caico 
Margheritina di Brianza Belinda de Capitani D’Hoè 
Maridda Maria Sanfilippo 
Mimmetta Maria Tea 
Myricae Gina Ceresoli 
Nunziantina Nunziatina Bruchi 
Oneira Maria Rubinato 
Passiflora Maria Travaini 
Pia Pia De Almerigotti 
Qualcuno Sofia Arpesani 
Resy Resy Feltrinelli Arborio 
Rita Rita Girani 
Sakuntala Lidia Benetti 
Scalvina Linda Santi 
Sofia Sofia Idelson 
Soul Adelaide Arpesani 
Spes Marina Pasti 
Stefanino Bianca Ricci 
v.f.s. Gina Frigerio 

In copertina: manoscritti originali, 1910 e 1914 (particolari).

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Articolo di Ester Rizzo

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Giornalista. Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Ist. Sup. di Giornalismo di Palermo, socia Sil, collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille. I primati delle donne. Autrice dei saggi: Camicette Bianche, Donne DisobbedientiIl labirinto delle perdute e i romanzi storici Le ricamatrici e Trenta giorni e 100 lire, sempre per Navarra editore.

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