Le città raccontano molto di sé attraverso i nomi delle strade e io, in prima persona, ho cercato di abitare questa prospettiva proprio a partire dalla città in cui ho vissuto per molti anni prima di trasferirmi a Roma. Mi sono chiesta: cosa può raccontarmi la mia città rispetto alla memoria urbana e collettiva? A quali storie ha deciso di dare spazio? Cosa succede se proviamo a leggere Corato seguendo solo le tracce delle donne? È quello che faremo, attraversando il centro storico e poi i quartieri più recenti. Non ci limiteremo alle intitolazioni: cercheremo anche presenze femminili che hanno vissuto, lavorato o lasciato segni nella città. Il punto di partenza ci fornisce già una chiave di lettura interessante. Secondo il censimento di Toponomastica femminile, a Corato le aree dedicate a donne sono 30 su 1.049, contro 486 intitolate a uomini: l’indice di femminilizzazione si attesta, quindi, al 6,8%. Tra i nomi femminili compaiono sante, scrittrici, attrici, cantanti e figure religiose come Luisa Piccarreta.
Ma, adesso, è il momento di metterci in cammino. Mettiamo su delle scarpe da passeggio, magari portiamoci un po’ d’acqua fresca, e liberiamo la mente per fare spazio alle storie delle donne che conosceremo.
La prima tappa del nostro itinerario porta con sé una storia persino buffa nella memoria della città. Fin da quando ero piccola, ricordo di averla sempre sentita chiamare “Piazza Formaggino”, per via della sua particolare forma allungata e triangolare. Solo crescendo — e imparando ad alzare lo sguardo — ho scoperto la sua targa ufficiale: Piazza Principessa Margherita, intitolata proprio a Margherita di Savoia. Nata a Torino nel 1851 e diventata prima Regina d’Italia nel 1878, Margherita fu una figura centrale della vita pubblica dell’epoca. Se da un lato promosse numerose iniziative benefiche e culturali, dall’altro mantenne sempre posizioni fortemente conservatrici, arrivando, negli ultimi anni prima della sua morte nel 1926, a mostrare aperte simpatie per il fascismo. Partire da qui non è un caso: per lungo tempo, infatti, l’unico modo in cui le donne riuscivano a farsi strada nella toponomastica era attraverso il ruolo di sante, regine o aristocratiche. Ed è una tendenza che a Corato si riflette ancora chiaramente: come mostra bene il grafico del nostro censimento, la maggior parte delle intitolazioni al femminile è legata proprio alla sfera religiosa e alle figure istituzionali del passato.
Lasciata la piazza, entriamo nel centro storico e arriviamo alla chiesa di San Benedetto. Qui sorgeva un antico convento femminile: dalla fine del Quattrocento vi abitavano monache benedettine di cui non conosciamo i nomi, ma sappiamo che per secoli hanno vissuto e lavorato in questo luogo. È una presenza femminile non pubblicamente segnalata con una targa, ma è parte della storia di Corato.
Proseguendo il nostro cammino, ci dirigiamo verso la chiesa di Santa Maria Greca, uno dei luoghi che più di tutti racchiude e custodisce la memoria femminile coratina. È qui che si intreccia la storia di Luisa Piccarreta (1865–1947). Nata a Corato in una famiglia contadina, Luisa ricevette un’istruzione elementare, ma fu protagonista di un’intensa esperienza spirituale che finì per renderla nota ben oltre i confini della città. Divenuta terziaria domenicana con il nome di suor Maddalena, visse gran parte della sua esistenza proprio in questo quartiere. Oggi le sue spoglie riposano all’interno della chiesa, dove furono traslate nel 1963, mentre la sua causa di beatificazione è tuttora in corso. Basta fare pochi passi più avanti per ritrovarci in via Luisa Piccarreta. Ai civici 25 e 27 si trova la sua Casa Museo, inaugurata nel 2025: è tra queste mura che visse a lungo, lavorando instancabilmente al tombolo, accogliendo giovani allieve e visitatori/trici, e dando vita, a partire dal 1899, a migliaia di pagine di scritti spirituali. In realtà, l’impronta di Luisa sulla città non si esaurisce in un singolo edificio, ma compone un vero e proprio itinerario urbano diffuso che unisce la casa natale, le chiese, gli istituti e i luoghi simbolo della sua vita. Raggiungiamo infine via Maddalena dove, al civico 20, si trova quella che fu la sua ultima abitazione. L’intitolazione della via ha origini puramente religiose e non è nata per celebrare Luisa; eppure, è impossibile non notare la suggestiva coincidenza con il nome da terziaria che scelse di indossare per tutta la vita.
Fin qui, il percorso ci ha mostrato soprattutto una Corato legata alla religione: regine, monache senza nome e una figura spirituale centrale come Luisa Piccarreta. Ma il paesaggio sta cambiando. Allontanandoci dal centro storico, anche i nomi delle strade cambiano: alle sante e alle figure devozionali si affiancano scrittrici, poete ed educatrici.
Ci dirigiamo verso via Grazia Deledda. Nata a Nuoro nel 1871, Deledda iniziò a scrivere giovanissima, trasformando la Sardegna e i suoi paesaggi nel centro della propria narrativa. Nel 1926 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento alla sua capacità di raccontare la vita dell’isola in chiave universale. La sua presenza nella toponomastica ricorda anche il difficile accesso delle donne alla scrittura: Deledda riuscì a imporsi partendo da un contesto periferico e portandolo al centro della letteratura italiana.
Lasciata via Deledda, proseguiamo verso via Ada Negri. Nata a Lodi nel 1870 in una famiglia modesta, Negri divenne maestra e poi poeta di grande successo con la raccolta Fatalità (1892). Nei suoi versi raccontò povertà e lavoro operaio, ma la sua biografia fu complessa: vicina al socialismo in gioventù, aderì poi al fascismo e nel 1940 fu la prima donna all’Accademia d’Italia, scelta che contribuì alla successiva rimozione della sua opera.
Proseguiamo verso via Giuseppina Guacci. Nata a Napoli nel 1807, si formò inizialmente da autodidatta e poi entrò nei circoli culturali della città. Fu tra le prime donne ammesse all’Accademia Pontaniana e si dedicò all’educazione popolare, fondando asili infantili e scrivendo testi didattici. Partecipò anche alla vita civile del Risorgimento napoletano, impegnandosi nell’assistenza durante le epidemie e nel sostegno ai più poveri. Fermarsi davanti a questa targa significa riscoprire una figura oggi poco nota ma significativa per l’accesso femminile alla cultura nell’Ottocento.
Pochi passi ci portano a Gaspara Stampa. Nata a Padova tra il 1523 e il 1525, crebbe a Venezia in un ambiente colto e musicale. Poeta e musicista, pubblicò solo una parte delle sue Rime in vita. Dopo la sua morte, nel 1554, fu la sorella Cassandra a curarne la pubblicazione, salvandone l’opera e consegnandola alla tradizione letteraria.
Infine raggiungiamo via Veronica Gambara. Nata nel 1485 in una famiglia aristocratica, fu poeta e al tempo stesso figura politica: dopo la vedovanza governò Correggio come amministratrice e tutrice dei figli, occupandosi della gestione dello Stato e della difesa del territorio.


In poche strade abbiamo attraversato quasi cinque secoli di storia, dal Rinascimento al Novecento. Veronica Gambara e Gaspara Stampa incarnano la sensibilità e la cultura del mondo rinascimentale; Giuseppina Guacci dà voce alle tensioni del Risorgimento; Ada Negri racconta l’Italia a cavallo tra Otto e Novecento, mentre Grazia Deledda testimonia il primo grande riconoscimento internazionale della letteratura italiana. Donne profondamente diverse per origine e destino, ma accomunate dal fatto che i loro nomi abitano oggi lo spazio pubblico della città che stiamo attraversando.
Questo continuo confronto tra figure celebri e nomi meno noti ci mostra come la toponomastica possa trasformarsi in un vero e proprio invito alla memoria: davanti a un nome riconosciuto si ricorda, davanti a uno sconosciuto si impara a cercare. È così che, arrivati in via Veronica Gambara, la prima tappa del nostro itinerario si conclude.
Ci siamo allontanati dal centro storico seguendo un filo di intitolazioni che, quasi senza che ce ne accorgessimo, ci ha fatto viaggiare nei secoli. A partire dalle monache benedettine che abitarono l’antico convento, siamo passati/e per la vicenda intimamente coratina di Luisa Piccarreta, per poi incontrare autrici, educatrici e intellettuali che hanno trovato nella scrittura e nella partecipazione pubblica lo spazio in cui affermare la propria voce.
È chiaro che le targhe affisse agli angoli delle strade non possono restituire la complessità di queste esistenze, con i loro traguardi e le loro contraddizioni. Un semplice nome scolpito sul marmo non basta a raccontare un’intera vita. Eppure, quelle tessere di pietra possono suscitare una domanda. Chi era Giuseppina Guacci? Perché a Corato esiste una strada dedicata a Gaspara Stampa? Chi furono le donne che vissero nel convento benedettino? E quali luoghi attraversò quotidianamente Luisa Piccarreta?
Ed è proprio qui che una semplice passeggiata cambia prospettiva. All’inizio del nostro cammino avevamo solo un dato e dei numeri: su 1.049 aree di circolazione censite a Corato, soltanto 30 portano un’intitolazione femminile, a fronte di ben 486 dedicate a uomini. Alla fine di questo primo itinerario, però, quei 30 nomi non sono più soltanto una percentuale: alcuni di questi appartengono alla memoria profonda della città; altri richiamano figure che a Corato non vissero mai, ma a cui la comunità ha voluto riservare un posto nella propria geografia quotidiana. Molte altre donne, infine, hanno abitato davvero questi spazi, ma senza aver mai avuto l’opportunità di lasciare il proprio nome su una targa.
In fondo, è proprio questo il senso di attraversare una città con uno sguardo di genere: imparare a leggere ciò che è scritto sui muri e, allo stesso tempo, imparare a chiederci che cosa sia rimasto fuori.
Il nostro viaggio, perciò, non finisce qui: Corato ha ancora molte altre storie di donne da raccontare.
In copertina: Corato.
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Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.
