Un’attività indecorosa 

Nell’antica Grecia, le donne ateniesi, visto il loro limitatissimo ruolo sociale, non potevano partecipare ai Giochi Olimpici né assistervi: solo la grande Sacerdotessa della dea Demetra era ammessa alla presenza degli atleti, che gareggiavano nudi. Alle donne erano riservati i Giochi Erei, in onore della dea Era. Le atlete partecipavano vestite con un chitone (la corta tunica che arrivava al ginocchio) che lasciava scoperti il seno e la spalla destri in omaggio alle Amazzoni. 
Le donne spartane, invece, nella convinzione che solo una madre atleta potesse educare guerrieri forti, erano formate nella lotta, nel lancio del disco e nel giavellotto, sulla base di una cultura del corpo femminile che non ha eguali nell’antichità. 
Fino al XVIII secolo, pertanto, lo sport rimase territorio esclusivamente maschile. Solo nell’Ottocento, con l’emergere dei primi movimenti femministi, alcune donne appartenenti all’élite iniziarono a rivendicare una presenza in discipline considerate “compatibili” con l’ideale femminile dell’epoca: equitazione, tennis, golf, attività che non minacciavano la decenza né erano ritenute inadeguate alle caratteristiche fisiche delle donne. 
Quando nel 1896 furono organizzate le prime Olimpiadi moderne, le donne non furono ammesse e bisognò attendere l’edizione del 1900 per vedere le prime atlete in gara: 22 donne (su oltre 900 partecipanti) gareggiarono nel tennis, nella vela, nel golf e nel croquet. 

Per quanto riguarda le donne italiane, la prima atleta a partecipare alle Olimpiadi fu nel 1920 la tennista Rosetta Gagliardi.
Il percorso delle donne nello sport fu lungo e faticoso: solo nel 1996 le donne musulmane furono iscritte alle gare; la boxe femminile entrò ai Giochi soltanto nel 2009; le prime Olimpiadi invernali a cui le donne furono ammesse furono quelle del 1956, anno in cui per la prima volta fu un’atleta donna, Giuliana Minuzzo, a pronunciare il giuramento olimpico.
E se nell’edizione invernale di Milano-Cortina 2026 il numero delle atlete per la prima volta ha quasi eguagliato quello degli uomini (le atlete iscritte sono state il 47% del totale), permangono ancora discriminazioni di genere: differenze anche rilevanti nei compensi e nei premi, frequente mancato riconoscimento del professionismo per le atlete, difficoltà economiche per le maternità delle sportive, invisibilità mediatica, linguaggio stereotipato nei confronti delle atlete, esclusione storica da alcuni sport e da ultima la quasi totale assenza delle donne dai ruoli chiave (allenatrici, dirigenti sportive, presidenti di federazioni nazionali e internazionali).
Nonostante tutto ciò, le donne nello sport ci sono e ci sono state, anche se spesso i loro volti e i loro nomi non sono conosciuti.
Anche a Modena atlete che nel passato hanno raggiunto risultati importanti rimangono sconosciute, pure se sono state campionesse del mondo.
Va però segnalato che, al di là della singola campionessa, la cosa più importante è che nel territorio modenese la partecipazione delle donne alle attività sportive è molto alta, grazie all’attività capillare di Arci, Uisp, Csi e soprattutto delle decine di Polisportive (solo a Modena città sono 21 e sono presenti in tutti i comuni della provincia) che offrono svariate attività sportive a prezzi accessibili. Il dato modenese parla di oltre il 50% di donne che praticano una qualche attività sportiva, una media sensibilmente più alta di quella nazionale.

Angela Montanari. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Inizieremo la storia delle atlete modenesi da un’attività considerata spesso poco adatta alle donne, anche se molte donne vi hanno raggiunto risultati notevoli: l’alpinismo. 
Angela Montanari (1949-1994) era istruttrice di scialpinismo e attuò moltissime salite scialpinistiche, che spaziavano dagli Appennini ai 4000 delle Alpi. Notevole anche la sua attività di alpinista, con numerosissime salite, fra cui la Cresta Kufnel al Monte Tacul in cordata tutta femminile, la Cresta sud dell’Aiguille Noire sul Monte Bianco, oltre alle classiche salite nelle Dolomiti (la Steger al Catinaccio, lo Spigolo del Velo alla Cima della Madonna), molte delle quali come capocordata. Compì anche numerose spedizioni alpinistiche extraeuropee. Nel 1992 effettuò la prima salita e discesa con gli sci del Monte Huttin (4362 m), la cima più alta della Mongolia. 
Morì colpita da una scarica di sassi mentre saliva la Cresta Sud del Taschhorn, nel gruppo del Mischabel (Cantone Vallese, Svizzera). Ad Angela Montanari è stata intitolata la scuola intersezionale di alpinismo e sci-alpinismo delle sezioni Cai di Ferrara, Castelfranco Emilia e Carpi, istituita nel 1997. 

Nell’atletica ricordiamo due atlete modenesi, Diana Benzi e Margherita Spettoli. 
Diana Benzi (1921-2004), carpigiana, nel 1938 migliorò il record italiano dei 100 metri e fu selezionata per le Olimpiadi di Tokio del 1940 per i 100 metri piani, Olimpiadi che furono poi rimandate per lo scoppio della II guerra mondiale.  

Diana Benzi. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Margherita Spettoli (nata a Modena nel 1926) nel 1946 fu selezionata per la nazionale e il 22 settembre dello stesso anno divenne campionessa italiana negli 80 metri con ostacoli. Riuscì anche a battere, in una gara disputata a Modena, la famosa Ondina Valla, vincitrice degli 80 metri con ostacoli alle Olimpiadi di Berlino, la prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi.  

Margherita Spettoli. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Alfonsina Morini Strada. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Alfonsina Morini Strada (1891-1959) è sicuramente la più nota delle atlete modenesi. Fu infatti la prima donna ciclista in Italia. Avversata dalla famiglia questa sua passione così poco “femminile”, nel 1905, ad appena 14 anni, sposò Luigi Strada, che invece l’appoggiò sempre, a partire dal giorno del matrimonio, quando come dono di nozze le regalò una bicicletta da corsa. Trasferitasi a Milano, cominciò ad allenarsi con il marito. Nel 1909 partecipò al Grand Prix di Pietroburgo. Nel 1917 e nel 1918 disputò il Giro della Lombardia; nel 1924 venne ammessa al Giro d’Italia, da cui però fu in seguito esclusa perché, vittima di numerose cadute, nella tappa L’Aquila-Perugia arrivò fuori tempo massimo. Ma il pubblico portò in trionfo questa donna eccezionale che, grazie a finanziatori privati, proseguì il Giro, fino ad arrivare al traguardo finale di Fiume fra i trenta ciclisti rimasti dei 90 che erano partiti. A 47 anni, nel 1938, Alfonsina Strada conquistò anche il record femminile dell’ora, con 35,28 km, che era stato stabilito otto anni prima dalla francese Louise Roger. 
Rimasta vedova, si risposò con un altro ciclista, Carlo Messori, con il quale proseguì l’attività sportiva, per poi dedicarsi alla cura del negozio di biciclette e officina di riparazioni del marito. Alfonsina Strada morì a Milano nel 1959, colpita da infarto mentre tentava di avviare a spinta la sua Moto Guzzi 500, con cui, causa l’avanzare dell’età, aveva da poco sostituito l’amata bicicletta. 
Il Comune di Castelfranco Emilia nel 2016 le ha dedicato la pista ciclabile che collega il paese con la frazione di Panzano. Il 4 ottobre 2021 il Comune di Modena le ha intitolato la “Diagonale Verde”, l’importante ciclabile di oltre 5 km che collega la città con le frazioni di Cognento, Cittanova e Marzaglia. 

Nella patria della pallavolo maschile (la “Panini” fu campione d’Italia per 12 volte, e in modo consecutivo negli anni fra il 1986 e il 1989) ricordiamo la pallavolista Gabriella (Lella) Pavarotti, la sorella del grande tenore, che vinse con la squadra modenese “Audax” lo scudetto femminile negli anni 1957, 1958 e 1959. 

Gabriella (Lella) Pavarotti. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Franca Rio. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Veniamo ora a uno sport che ancora oggi è molto praticato a Modena, il pattinaggio a rotelle, anche se nessuno conosce la storia della nascita di questo sport in città. 
Franca Rio (1929-2019) era figlia del medico modenese Luigi Rio e si innamorò del pattinaggio a rotelle nel 1943, durante una vacanza a Riccione. A Modena però non esistevano né una scuola di pattinaggio né istruttori. Trascinato dall’entusiasmo della figlia, Luigi Rio favorì la realizzazione a Modena dei primi campi da pattinaggio, fondò la Società sportiva Amatori Modena e dal 1945 al 1965 fu presidente della Federazione italiana pattinaggio. Franca Rio dominò il pattinaggio a rotelle italiano e internazionale dal 1945 al 1952. 
Nel 1945 vinse il titolo italiano, che conquistò ancora nel 1948 (in coppia con Bruno Soncini), nel 1949 e nel 1951. Nel 1948 vinse il titolo europeo, nel 1949 e nel 1951 il titolo mondiale. Nel 1950 non vinse il campionato mondiale a causa di un grave infortunio. La sua ultima esibizione al Palazzo dello Sport di Modena ebbe luogo nel novembre 1950. Nel 1952 abbandonò l’attività sportiva e pensò di dedicarsi al professionismo negli Usa. Poi sposò Mirko Canale (con cui ebbe due figli) e si trasferì a Cesena, dove morì novantenne. 
Oggi la tradizione continua con Roberta Sasso, campionessa del mondo ininterrottamente dal 2021 a oggi sia nel singolo sia nel pattinaggio di coppia. 

Roberta Sasso. Fonte: Tvqui.it

Anche la scherma ha una rappresentante modenese, Vera Mantovani, che fu una fiorettista. Nel 1953 entrò nella squadra italiana e vinse a Merano il titolo di campionessa italiana universitaria nel fioretto. Nel 1954 ottenne il 2° posto ai Campionati italiani. Vinse la medaglia d’argento a squadre ai Campionati mondiali sempre nel 1954 e quella di bronzo ai mondiali del 1955, nella gara a squadre. Ancora nel 1955 ottenne il 2° posto ai Campionati internazionali universitari e il 1° posto nella gara a squadre. Nel 1957 ottenne il 4° posto ai Campionati italiani e nel 1958 il 6° posto. Fu bronzo nella gara a squadre delle Universiadi a Torino nel 1959. 

Vera Mantovani. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Parlare di tennis a Modena significa ricordare la più volte campionessa italiana Valeria Sandonnino (1910-1987), da tutti chiamata “Valli”. Fu la migliore tennista modenese, una delle più grandi tenniste italiane di tutti i tempi e la numero uno in campo europeo nel periodo 1930-1940. Conquistò il titolo italiano nel doppio femminile nel 1937, 1938, 1939, 1941, 1942 e ottenne successi nelle più importanti competizioni nazionali. Complessivamente, vinse undici titoli tricolori e un europeo a squadre, collezionando anche 43 presenze in nazionale. Ritiratasi dall’attività agonistica, nel 1959 si spostò a Roma come responsabile della scuola tennis del Coni. Fu anche direttrice del Centro federale di tennis di Sestola. Fra i suoi allievi spicca il nome di Adriano Panatta, uno dei più grandi tennisti italiani di tutti i tempi. Nella sua autobiografia, il grande campione così la descrive: «Una signora ossuta e severa nella quale si celava un militare dell’esercito prussiano», riconoscendone l’importanza nella sua formazione di uomo, di giocatore e di campione. A chi le chiedeva se aveva figli, Valli Sandonnino rispondeva: «Sì, 14.800, tutti i ragazzi ai quali ho messo in mano la racchetta da tennis in tanti anni di insegnamento». 

Valeria (Valli) Sandonnino. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Chiudiamo questa rassegna con la tuffatrice Maria Candi, atleta modenese che nell’agosto 1939 partecipò per la prima volta ai Campionati italiani giovanili di tuffi della Gil, nell’edizione svoltasi a Milano. Nonostante la giovane età, vinse il titolo nei tuffi da 3 metri e in quelli da 5 metri, battendo atlete più esperte e qualificate. Alla fine dello stesso mese partecipò ai Campionati italiani assoluti e vinse il titolo nei tuffi da 5 e da 10 metri, davanti alla campionessa uscente, la romana Tatiana Pertot, e si qualificò seconda nei tuffi da 3 metri. Nel 1941 vinse il titolo italiano nel trampolino da 3 metri e nella piattaforma, davanti a Tatiana Pertot in ambedue le gare, e nel 1942 arrivò 3ª nella gara da 3 metri. Nel 1941 e nel 1942 partecipò a Sanremo e a Budapest agli incontri internazionali Italia-Ungheria, insieme a Tatiana Pertot e Nanda Pautasso. Il 29 ottobre 1944 sposò Alberto Eliani, noto giocatore del Modena Calcio: dopo quella data non si hanno più sue notizie. 

Maria Candi. Tratta dal Dizionario biografico delle donne modenesi di Roberta Pinelli, edizioni Elis Colombini, 2019.

Quanti anni e quanti altri successi sportivi al femminile saranno necessari perché si abbandoni definitivamente l’idea che lo sport non è “decoroso” per una signora ed è uno sforzo non commisurato alla “fragile” costituzione fisica delle donne? 

In copertina: la statua che raffigura la cosiddetta Atalanta Barberini (o fanciulla corritrice), un’opera in marmo del I secolo a.C. di ambito neoattico o ellenistico, spesso accostata allo scultore Pasitele e conservata nella Galleria dei Candelabri dei Musei Vaticani (particolare). Fonte: scatto originale realizzato dal fotografo Jastrow all’interno dei Musei Vaticani nel 2006 rilasciato su Wikimedia Commons

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Articolo di Roberta Pinelli

Ho lavorato per 42 anni nella scuola pubblica, come docente e dirigente. Negli anni fra il 2019 e il 2024 sono stata Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Modena. Mi occupo da sempre di tematiche femminili e ho pubblicato un Dizionario biografico delle donne modenesi.

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