Da oltre un anno Francavilla Fontana lavora per ridurre la distanza che separa donne e uomini nei nomi delle strade e dei luoghi pubblici. Lo fa attraverso Cosmopolita, progetto triennale, dal 2025 al 2027, finanziato dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, di cui il Comune è capofila in partnership con l’associazione Toponomastica femminile, dentro una rete di sei Comuni pugliesi — Lecce, Bari, Brindisi, Bisceglie, Grottaglie e Candela — a cui si aggiunge l’associazione L’Isola che c’è Onlus, insieme a oltre sessanta realtà tra enti, scuole e associazioni. L’idea di fondo è che la violenza di genere si previene anche lavorando sull’immaginario: sulla formazione di docenti, sul linguaggio, sulla toponomastica urbana, sulla presenza femminile nei libri e negli spazi pubblici.
In città i risultati sono già visibili: il censimento delle strade in ottica di genere, la panchina rossa intitolata a Palmina Martinelli, le vie della Zona industriale, la targa per le Madri costituenti, un ciclo di mostre itineranti nelle scuole e corsi di formazione per docenti, giornaliste e giornalisti, oltre a una passeggiata in ottica di genere nel centro storico. Il più recente tassello si è aggiunto l’8 settembre 2026, quando la Biblioteca comunale Giovanni Calò ha intitolato due sale interne a Brigida Grimaldi ed Eleonora Borghese e il giardino pensile a Margherita Hack.

La cerimonia si è aperta con l’introduzione di Margherita Cinefra, operatrice della biblioteca. Sono intervenute Eleonora Marinelli, presidente dell’Inner Wheel Club di Francavilla Fontana, e Maria Pia Ercolini, presidente di Toponomastica femminile. Le conclusioni sono state affidate al sindaco Antonello Denuzzo e la serata si è chiusa con una dimostrazione del telescopio a cura del docente Francesco Camastra.


Nei precedenti incontri, l’assessore alle Pari opportunità Sergio Tatarano ha ricordato che «l’intitolazione di tre luoghi della biblioteca è un nuovo passo nella valorizzazione di figure femminili locali e nazionali», i cui nomi sono stati indicati da associazioni e dalle Commissioni Toponomastica e Pari opportunità. La vicesindaca Anna Maria Padula ha definito ogni nuova intitolazione un passo verso «una memoria collettiva più giusta».
Il giardino è lo spazio più giovane della biblioteca. Il progetto nasce nel 2022, con la partecipazione del Comune al bando del Ministero della Cultura per l’abbattimento delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali nei luoghi della cultura, finanziato anche con fondi Pnrr. I lavori sono partiti il 7 aprile 2025 e hanno portato anche segnaletica, mappe tattili e arredi inclusivi negli ambienti interni. Il lavoro più impegnativo, però, dal basso non si vede. Il lastrico solare dell’edificio, costruito ai primi del Novecento, non era fruibile. Per renderlo tale è stato necessario adeguare le strutture dal punto di vista sismico e antincendio e realizzare una nuova scala e un ascensore. Progettato da Maria Formosi, che ne ha diretto anche i lavori, il giardino è stato inaugurato il 7 agosto 2026.

Da qui viene spontaneo chiedersi: ma perché proprio questo tetto? La motivazione deriva dal fatto che l’edificio sorge proprio vicino al Castello Imperiali. Da lì un tempo partiva il sistema di giardini e peschiere del Giardino delle Delizie, con cui gli Imperiali trasformarono il castello quattrocentesco in una residenza aperta sulla campagna. Dalle sale del castello, il terrazzo della biblioteca si vede dall’alto: viene definito il «quinto prospetto», la vera facciata dell’edificio.

Lo spazio è diviso in due aree, la macchia mediterranea e il Giardino delle farfalle. All’ingresso ci sono due aranci amari, i melangoli storicamente legati al fossato del castello, e un glicine è destinato a ombreggiare il pergolato. Intorno crescono arbusti e piante tappezzanti, essenze mediterranee e rustiche scelte per sopportare le condizioni di un tetto e richiedere poca manutenzione. Non è solo una questione estetica. Secondo la relazione, un tetto verde trattiene fino al settanta per cento della pioggia, alleggerendo il carico sulla rete fognaria. D’estate mantiene la superficie sotto i trenta gradi, contro gli oltre ottanta di una copertura tradizionale, con vantaggi per i consumi energetici, per la qualità dell’aria e per l’attenuazione del rumore: un vero e proprio condizionatore naturale.


Nel giardino trova posto anche un telescopio destinato ad attività scientifiche e didattiche, ed è da qui che nasce la scelta del nome. Margherita Hack, nata a Firenze nel 1922 e morta a Trieste nel 2013, è stata la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico, quello di Trieste, dal 1964 al 1987. È stata anche una delle divulgatrici scientifiche più amate del Novecento, capace di parlare di stelle con la stessa franchezza con cui difendeva la laicità, i diritti civili e gli animali. Un asteroide, 8558 Hack, porta il suo nome.

Prima di salire sul tetto, la serata si era aperta ai piani inferiori, con l’intitolazione di due sale a due figure della storia moderna della città, entrambe legate alla famiglia Imperiali. A Brigida Grimaldi è stata dedicata una delle sale interne. La sua figura è legata alla nascita della prima scuola pubblica della città: insieme a Pellina Grimaldi, madre e moglie del principe Andrea Imperiali, contribuì alla realizzazione della chiesa di San Sebastiano e del convento, destinato a diventare una delle prime importanti esperienze di istruzione pubblica della Puglia.

L’altra sala porta il nome di Eleonora Borghese, moglie di Michele IV Imperiali. La sua storia è legata in particolare alla solidarietà prestata alla popolazione dopo il terremoto del 1743 e alla ricostruzione della chiesa madre. Le fonti ricordano il suo impegno diretto nell’assistenza alle persone colpite dal sisma e anche il contributo delle donne della comunità, che donarono i propri gioielli per sostenere la ricostruzione.

La scelta delle due figure locali, affiancata a quella di Margherita Hack, costruisce così un percorso che attraversa epoche e ambiti differenti: l’istruzione, l’impegno sociale e civile, la scienza. Tre biografie diverse, accomunate dalla decisione di renderle parte visibile dello spazio pubblico. E non è un dettaglio secondario. I luoghi che attraversiamo ogni giorno non sono neutri: i loro nomi selezionano ciò che una comunità decide di ricordare, raccontare e tramandare. L’impegno da parte di tutte e tutti nelle realizzazioni di questi progetti permette di creare uno spazio pubblico in cui le donne non siano un’eccezione, ma una presenza che si dà per scontata.
In copertina: targa dedicata a Margherita Hack nel giardino pensile della biblioteca di Francavilla Fontana
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Articolo di Veronica Tomaselli

Studente magistrale in Media, comunicazione digitale e giornalismo, laureata in Lettere Moderne presso l’università “La Sapienza” di Roma. Ragazza estroversa, a cui piace leggere romanzi e con una grande passione per la scrittura che coltiva fin da piccola. Il sogno di diventare giornalista per dar voce a chi viene relegata/o nell’ombra.
