Tutte e tutti conosciamo lo splendido lungomare di Bari, il suo centro storico con affaccio sul porto, la sua famosissima via delle orecchiette, la basilica che custodisce le spoglie di San Nicola. Meno raccontata è la trama più sottile che attraversa la stessa città: quella delle donne che l’hanno abitata, governata, raccontata o ricordata con affetto, di cui lo spazio urbano conserva tracce visibili, seppur discontinue. Accanto a memorie ancora informali, possiamo trovare targhe, intitolazioni di vie, piazzette e giardini — spesso ottenute dopo anni di attesa e battaglie — dedicate a figure femminili anche di rilievo internazionale, oltre che locale.
Questo itinerario nasce per rendere visibile e visitabile una rete di luoghi legati alle donne che Bari ha scelto di integrare all’interno della sua storia urbanistica e quindi della sua identità culturale. Il percorso attraversa Bari Vecchia e i suoi dintorni seguendo da un lato le intitolazioni già esistenti o da poco conquistate, e dall’altro le presenze femminili documentate che hanno segnato la storia della città: da una regina che trasformò un castello in una corte, a una donna del popolo che guidò una rivolta, fino a chi ha raccontato Bari attraverso la radio o il palcoscenico. Si tratterà dunque di una passeggiata, con partenza da Parco Rossani, per ricomporre un pezzo di memoria femminile della città.
Il percorso comincia nella zona dell’ex Caserma Rossani, tra i rioni Carrassi e Poggiofranco, non lontano dalla stazione centrale. L’ex Caserma, dedicata al Maggiore Mario Rossani, caduto durante la Prima guerra mondiale, era composta da una serie di edifici e cortili interni in cui risiedevano gli ufficiali, e fu utilizzata dall’Autorità Militare fino al 1991, anno in cui venne ufficialmente chiusa. In quello stesso anno, a seguito del rogo del Teatro Petruzzelli, si pensò di riconvertire gli spazi della caserma in un nuovo contenitore culturale; tuttavia i tempi non erano ancora maturi per avviare un progetto simile, sicché la caserma venne completamente dismessa nel 1998. Soltanto nel 2008 il Comune di Bari la acquistò, avviando la sua trasformazione sotto la guida dell’architetto Massimiliano Fuksas. Nel 2022 è stato inaugurato Parco Rossani, uno spazio verde, inclusivo, progettato per accogliere bambine e bambini, animali, e chiunque voglia approfittare dell’ombra dei suoi circa 200 alberi tipici della macchia mediterranea. Sono ancora in corso, invece, i lavori per la realizzazione del polo bibliotecario regionale e della nuova Accademia di Belle Arti di Bari.
Nel 2026 i viali e le aree verdi del Parco Rossani sono stati intitolati a undici grandi firme del giornalismo locale e nazionale, in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa. Il sindaco di Bari ha confermato di aver già avviato l’iter burocratico per la dedicazione di ulteriori spazi all’interno del parco a tre importanti figure femminili del mondo letterario e giornalistico legate al territorio pugliese: Alba de Céspedes, Fortunata Dell’Orzo e Cristina Casale, vice capo redattrice della Rai in Puglia.
Fortunata Dell’Orzo, morta esattamente dieci anni fa, fu una giornalista barese conosciuta come “la Signora Telebari”. Per decenni ha raccontato la città attraverso la radio, la televisione, alla conduzione del telegiornale della storica emittente cittadina, la carta stampata, fino al web, con il Quotidiano Italiano, di cui è stata una delle prime a intuire il potenziale nel panorama informativo locale. Viene ricordata come una professionista libera, tenace, schietta e cocciuta.

Accanto al suo nome, è atteso quello di Alba de Céspedes (leggi in Vv Quaderno proibito di Alba de Céspedes), scrittrice italo-cubana, tra le voci più originali del Novecento letterario italiano. Figlia di un ex presidente cubano, pubblicò la sua prima raccolta di racconti brevi a 24 anni, nel 1935, per poi essere arrestata con l’accusa di antifascismo. Il regime tentò più volte di censurare le sue opere, poiché i suoi romanzi, in particolare Nessuno torna indietro, presentavano figure femminili forti, scaltre e autonome. Il libro, pubblicato da Mondadori, vinse il Premio Viareggio nel 1939, riconoscimento poi revocato per ordine di Mussolini a causa dei precedenti politici antifascisti dell’autrice. Nel 1943, a Bari, De Céspedes partecipò alla Resistenza con lo pseudonimo di Clorinda. Condusse da Radio Bari, la prima radio libera dell’Europa occupata, trasmissioni che raccontarono, tra l’altro, il primo congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale.
Sempre all’interno di Parco Rossani, ai piedi di un albero di mimosa, una targa ricorda Caterina Susca, una donna comune, divenuta simbolo di tante altre donne comuni morte per femminicidio, per mano di un marito, un fidanzato, un padre, un fratello, un amico o uno sconosciuto, come nel caso di Caterina.

Lasciato il parco, l’itinerario prosegue verso il lungomare fino a raggiungere Piazza Eroi del Mare, dove nel 2023 il giardino cittadino è stato dedicato a Chiara Fumai.

Nata a Roma nel 1978 e cresciuta a Bari, Chiara Fumai è stata una delle voci più originali della performance art italiana e internazionale. Le sue opere, spesso costruite attorno a figure femminili ribelli e marginalizzate, hanno attraversato biennali e istituzioni di tutto il mondo, da documenta di Kassel alla Biennale di Venezia, dove è stata esposta postuma nel 2019. A documenta aveva partecipato con The moral exhibition house, allestendo uno spazio per l’insurrezione femminista sotto forma di spettacolo da baraccone. Scomparsa nel 2017 a soli trentanove anni proprio a Bari, città con cui ha sempre mantenuto un legame viscerale, è stata definita dal Comune come un’artista di rilievo internazionale vissuta a Bari, un riconoscimento arrivato a pochi anni dalla sua morte, caso raro per un percorso autoriale ancora nel pieno della sua riscoperta critica.
Avanzando lungo corso Vittorio Emanuele ci si ritrova dinanzi al Teatro Piccinni, il più antico teatro cittadino. Qui, nel marzo 2025, in occasione della Giornata internazionale della donna, è stato intitolato un palco alla memoria di Ketty Volpe, attrice barese scomparsa nel 2017 a cinquantacinque anni. Un gesto che restituisce alla città un volto che il teatro aveva già accolto molte volte in vita, e che ora vi trova una presenza permanente. All’interno del teatro, è presente anche un’intitolazione per l’attrice barese Mariolina De Fano.
Poco distante, lungo la medesima direttrice, una pensilina rende omaggio a Rosa Parks (leggi in Vv la sua biografia), la sarta di Montgomery che nel 1955 rifiutò di cedere il proprio posto sull’autobus a un passeggero bianco, innescando lo storico boicottaggio durato oltre un anno e divenendo icona del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. La sua vicenda, geograficamente e temporalmente distante da Bari, s’innesta nel tessuto urbano alla stregua di altre intitolazioni universali che la città ha voluto fare proprie, a testimonianza di un fecondo raccordo tra memoria locale e globale.
Dirigendosi verso il mare si incontra il Castello Svevo, abbracciato dai giardini dedicati da tempo a Isabella d’Aragona.

Giunta nel capoluogo pugliese nel 1501, dopo la caduta del Ducato di Milano e la morte del marito Gian Galeazzo Sforza, Isabella seppe mutare la fortezza militare in una raffinata corte rinascimentale, facendosi promotrice di un disegno culturale e diplomatico destinato a segnare a lungo la fisionomia cittadina. Ai piedi del castello, una scalinata porta il nome della figlia di Isabella, Bona Sforza, che ereditò dalla madre il ducato di Bari nel 1524 e ne proseguì l’opera di trasformazione, prima di diventare regina consorte di Polonia.
Il cammino si sposta quindi nel cuore del centro storico, nei pressi della Cattedrale di San Sabino, in piazza dell’Odegitria, luogo che nel 1898 fu teatro della rivolta del pane.

Fu qui che, il 27 aprile di quell’anno, Anna Quintavalle (leggi in Vv La portapannère di Bari), una giovane popolana del borgo antico, poi ricordata come la “Portapannère”, guidò la protesta contro l’ennesimo aumento del prezzo della farina. La sommossa contagiò l’intera Bari Vecchia, venendo sedata soltanto dalle truppe, ma non senza esiti concreti: pochi giorni dopo l’amministrazione fu sciolta e il dazio sul grano revocato. A distanza di oltre un secolo, Anna Quintavalle incarna ancora la memoria dell’autodeterminazione popolare; proprio a lei, secondo quanto risulta, il Comune starebbe valutando di dedicare un luogo nei pressi della Cattedrale, a completare il percorso di intitolazioni già avviato con Alba de Céspedes e Fortunata Dell’Orzo.
Il periplo si conclude infine di fronte alla Basilica di San Nicola, tirando le fila della parabola iniziata al castello.

Nel 1589 fu Anna Jagellona, sovrana di Polonia e figlia di Bona Sforza, a ottenere il trasferimento delle spoglie materne a Bari, e a ordinarne il solenne mausoleo, ultimato nel 1593. Un tributo che sigilla la comunione spirituale e politica tra le due regnanti e la terra che Bona governò fino alla scomparsa nel 1557.
Come ben sappiamo, dare un nome alle strade e alle piazze non è un semplice esercizio d’archivio o un atto formale, ma la definizione stessa del paesaggio simbolico in cui ogni giorno ci muoviamo. L’impegno del Comune di Bari negli ultimi anni dimostra una sensibilità crescente e un’apprezzabile volontà politica nel colmare lo storico divario della toponomastica cittadina. Riconoscere nello spazio pubblico le figure che hanno fatto la storia del territorio resta un passo indispensabile per restituire alla collettività una memoria urbana davvero plurale, accessibile e condivisa.

In copertina: Chiesa del San Nicola di Bari, foto di Desirée Rizzo.
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Articolo di Desirée Rizzo

Specializzata in Editoria e scrittura presso l’Università di Roma La Sapienza, con una tesi in comunicazione politica e giornalismo internazionale, e laureata in Beni culturali storico-artistici, si occupa di scrittura e produzione di contenuti culturali. Appassionata di arte e cinema, è calabrese e attraverso il suo lavoro cerca di restituire storie della sua terra, in particolare di donne e di narrazioni rimaste ai margini.
