Giuseppina Aliverti. La pioniera della fisica terrestre italiana

Nata a Somma Lombardo in provincia di Varese il 4 dicembre 1894, la famiglia di Giuseppina Aliverti apparteneva alla piccola borghesia: il padre Carlo era segretario comunale e la mamma Antonietta una casalinga. Giuseppina era la terza di tre figlie. Le sue sorelle erano Rosa nata nel 1890 e Teresa del 1892. Delle tre sorelle solo la maggiore, Rosa, si sposò ed ebbe dei figli, mentre Teresa e Giuseppina, due giovani donne riservate ma entrambe dal carattere determinato, decisero di dedicarsi agli studi: Teresa diventò un’insegnante e Giuseppina fu una delle prime donne in Italia a laurearsi in Fisica, l’8 aprile 1919, presso la Regia Università di Torino con il massimo dei voti, 90/90 e la Lode. 
Subito dopo la laurea ottenne una supplenza presso un Liceo di Novi Ligure, ma pochi mesi più tardi iniziò una brillante carriera accademica, diventando assistente di Alfredo Pochettino, suo docente di Fisica Sperimentale e corrispondente dell’Accademia dei Lincei.
I suoi interessi si indirizzarono ben presto verso la geofisica e lo studio dei ghiacciai. Nel 1932 conseguì la libera docenza in Fisica terrestre e Meteorologia, diventando Professoressa incaricata nell’Università di Torino di Geodesia e Geofisica dal 1932 al 1936, e poi di Fisica terrestre, nell’Anno accademico 1936-1937. In quegli anni si dedicò allo studio dell’elettricità e della radioattività naturale dell’atmosfera. È del 1931 l’articolo Su inversioni del campo elettrico terrestre a cielo sereno e una loro possibile spiegazione, scritto in collaborazione con un’altra fisica, Maria Clotilde Montù.
Nello stesso periodo Aliverti elaborò un metodo quantitativo per misurare la radioattività dell’aria: dimostrò che l’aria atmosferica presso il suolo continentale contiene sempre radon insieme ai prodotti della sua disintegrazione e talvolta anche torio, mentre l’aria in prossimità del mare rivela una scarsa presenza di elementi radioattivi.

Giuseppina Aliverti

Aliverti divenne nota a livello internazionale per le sue ricerche. Nel 1932 ottenne il premio Reina della Società italiana per il progresso delle scienze e nel 1937 vinse un concorso bandito dal Ministero di Agricoltura e foreste per ricoprire l’incarico di direttrice dell’Osservatorio geofisico di Pavia. 
A Pavia dovette ben presto fare i conti con la difficoltà di ottenere ciò che occorreva per svolgere il compito che le era stato assegnato. Troviamo negli archivi numerose lettere di protesta della nuova direttrice, che non solo doveva lamentare la mancanza dei necessari finanziamenti per dotare l’osservatorio della minima strumentazione indispensabile, ma addirittura era costretta a sollecitare il pagamento di quanto dovuto a lei e ai suoi collaboratori per il lavoro svolto. Erano gli anni che precedettero l’inizio del secondo conflitto mondiale e con desolazione Giuseppina si rendeva conto che le uniche ricerche degne di attenzione da parte dello stato sembravano essere quelle di qualche rilevanza militare.
Con lo scoppio della guerra Pavia fu soggetta ripetutamente a bombardamenti, ma l’osservatorio continuò a funzionare nei limiti del possibile. Anche in quelle drammatiche circostanze Giuseppina coglieva ogni occasione per proseguire i suoi studi: in un articolo pubblicato nel 1950 in collaborazione col professor Luigi Solaini, dal titolo Sulla velocità di propagazione delle onde sismiche su brevi percorsi, analizzò le registrazioni dei sismografi del suo Istituto delle onde d’urto delle esplosioni di bombe cadute nelle vicinanze.

Alla fine della guerra Giuseppina Aliverti aveva ormai acquisito una posizione di primo piano nel mondo accademico. Nel 1940, insieme al fisico Giuseppe Lovera, propose un metodo di misurazione della radioattività delle acque, che è ancora oggi utilizzato e che è noto come metodo Aliverti-Lovera: si trattava di un sistema basato sull’impiego di camere di ionizzazione collegate a un elettrometro in grado di rilevare e misurare la presenza di particelle cariche nei campioni.
Nel 1949 risultò vincitrice del concorso bandito per ricoprire la cattedra di Meteorologia e oceanografia presso l’Istituto navale dell’Università di Napoli. Per oltre venti anni si dedicò alla ricerca e all’insegnamento come docente ordinaria della facoltà di Scienze nautiche dell’Università Parthenope di quella città, di cui fu preside dal 1960 al 1970. A Napoli, nella sua casa del Vomero, deciderà di restare anche dopo il suo pensionamento, avvenuto nel 1970.
Il 1957 è un anno importante per la geofisica: infatti venne proclamato Anno Geofisico Internazionale, allo scopo di promuovere la ricerca in questo campo e favorire la collaborazione fra le nazioni. Il 18 gennaio di quello stesso anno a Gothenburg si tenne un importante convegno internazionale dello Scor (Scientific Committee on Oceanic Research). L’Italia fu rappresentata unicamente da Giuseppina Aliverti, che oltre a essere l’unica italiana era una delle sole due donne presenti (l’altra era la russa Valery Troitskaya) e probabilmente fu in quell’occasione che riuscì a ottenere i fondi per un programma di cinque crociere scientifiche nel Mar Tirreno, che furono realizzate nei due anni successivi e alle quali lei partecipò personalmente. Aveva ormai 64 anni e non era consueto all’epoca che una donna considerata anziana partecipasse a un’impresa del genere. Lei si imbarcò sul Dectra, un peschereccio riadattato allo scopo di effettuare misurazioni di correnti e venti marini e studiare i fondali. 
Quelle campagne oceanografiche raccolsero una mole di dati sulle misure di temperatura, salinità, correnti ed evaporazione, consentendo di determinare il valore medio annuo di evaporazione del Tirreno. Furono studi fondamentali, mediante i quali fu possibile comprendere meglio l’interazione aria–mare, alla base della maggior parte dei processi dinamici oceanici e atmosferici sia nello Stretto di Gibilterra (1961) sia nel Mar Tirreno (1963).

Università degli studi di Napoli. Parthenope

Oltre a occuparsi della fisica dei mari, Aliverti non smise mai di indagare sui fenomeni legati all’elettricità atmosferica, che era stato il suo primo campo di ricerca, e sulla glaciologia. Aveva iniziato queste ricerche presso l’Istituto “A. Mosso” dell’Università di Torino, al Col d’Olen, in collaborazione con Carlo Somigliana.
Sul ghiacciaio del Lys, sul Monte Rosa, si recò a studiare il fenomeno dei surge (improvvise accelerazioni del ghiaccio) e continuò a pubblicare su questi argomenti fino agli anni Settanta. Del 1964 è il suo Quaderno CNR sulla glaciologia.
Nel 1964 Giuseppina Aliverti fu ammessa come socia corrispondente all’Accademia dei Lincei, la più antica del mondo, nata nel 1603 e della quale aveva fatto parte Galileo Galilei. L’Accademia era stata rifondata nel 1944, dopo che il regime fascista l’aveva chiusa per sostituirla con l’Accademia d’Italia, ma già nel 1920, a un anno dalla laurea, un suo scritto era stato pubblicato in Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei.

Non abbiamo molte notizie della sua vita privata: Giuseppina Aliverti è certamente uno dei tanti esempi di donne che hanno vissuto il loro ruolo di scienziate come una sorta di missione, quasi monacale, in un’epoca in cui si riteneva inconciliabile per una donna dedicarsi allo studio e alla ricerca scientifica e nello stesso tempo avere una vita familiare e privata. 
Massimo Squillario, uno studioso suo concittadino che ha dedicato una ricerca storica alla sua figura, racconta di essere riuscito a raccogliere qualche notizia di prima mano da «due professori ultraottantenni della provincia di Napoli, Mario Ferraro ed Emilio Sansone…», che erano stati assistenti di Aliverti e testimoni diretti della sua quotidianità negli anni precedenti al pensionamento: «Viveva nel quartiere del Vomero, e per recarsi all’Università utilizzava tutti i giorni la Funicolare di Chiaia. Qui Mario andava ad accoglierla, per darle la sicurezza di un accompagnatore e sollevarla dalla borsa di libri e appunti. Detestava i fumatori e si attardava nel suo ufficio universitario, stupendosi che tutti non facessero altrettanto, anzi quasi pretendendolo almeno dai suoi diretti collaboratori. La sua lealtà e la generosità intellettuale le sono però sempre valse l’ammirazione, la stima e la simpatia di ogni collega».
Ricoprì, poi, molti importanti incarichi istituzionali: fece parte attivamente dell’Associazione internazionale di Oceanografia Fisica dell’Unione geofisica geologica internazionale (Uggi), rappresentò l’Italia nel Comitato scientifico per la ricerca oceanografica (Scor) e nel Consiglio internazionale delle unioni scientifiche (Icsu), fu componente del Comitato glaciologico italiano e di numerose commissioni di studi del Cnr, dei Ministeri dell’Agricoltura e foreste, della Marina mercantile, della Pubblica istruzione, dei Lavori pubblici.
Fu socia della Accademia pontaniana di Napoli (1958); socia corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei (1964) e dell’Istituto lombardo-Accademia di scienze e lettere di Milano (1969).
Venne insignita di importanti onorificenze: Medaglia d’oro dei benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte (1963), Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e Medaglia d’oro della Facoltà di Scienze nautiche dell’Istituto universitario navale di Napoli (1971).

A lei sono dedicati diversi luoghi pubblici in Italia:
– a Milano il Comune ha deliberato l’intitolazione di una via nell’area dell’ex Mind (ex area Expo);
– a Roma, all’interno della Riserva naturale di Monte Mario, nei pressi dell’Osservatorio astronomico e della Stazione meteorologica, c’è un sentiero a lei dedicato, la Passeggiata Giuseppina Aliverti;
– a Torino, la Circoscrizione 4 ha approvato la proposta di intitolazione di un’area verde, inserendola nel progetto di valorizzazione delle grandi scienziate e partigiane;
– a Lecce troviamo l’unica vera e propria strada italiana a lei intitolata, Via Giuseppina Aliverti; 
– Napoli, la città dove svolse gran parte della sua carriera e dove rimase fino alla fine dei suoi giorni, l’ha inclusa nell’iniziativa Tre strade tre donne promossa dalla Consulta delle elette insieme a Toponomastica femminile. 
Inoltre la sua figura viene ricordata con aule e biografie dedicate presso l’Università di Napoli Federico II e l’Istituto universitario navale (oggi Università Parthenope), di cui fu Preside di Facoltà.
Si è spenta a Napoli nel 1982 ed è sepolta nel cimitero di Somma Lombardo, accanto al resto della sua famiglia.

Per saperne di più:

In copertina: foto di Giuseppina Aliverti (particolare). Registrata negli archivi di Wikimedia Commons

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Articolo di Maria Grazia Vitale

Laureata in fisica, ha insegnato per oltre trent’anni nelle scuole superiori. Dal 2015 è dirigente scolastica. Dal 2008 è iscritta all’Associazione per l’Insegnamento della Fisica (AIF) e componente del gruppo di Storia della Fisica. Particolarmente interessata alla promozione della cultura scientifica, ritiene importanti le metodologie della didattica laboratoriale e del “problem solving” nell’insegnamento della fisica.

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