Deve ancora venire il tempo delle bambine e dei bambini. Da troppo poco li abbiamo potuti riconoscere come soggetti che costruiscono il mondo insieme a noi, accanto a noi. E la verità per cui il rispetto dell’infanzia è una sicura via per educare l’umanità alla pace e alla cooperazione non ha messo radici ferme nella coscienza generale. Il tempo, gli ambienti, le cure di cui hanno bisogno per crescere sani, rendendo migliori coloro che li hanno accolti, sono negati da questo ordine economico e sociale impegnato a perpetrare l’orrore della guerra nazionalista senza confini.
Affermiamo che bambine/i sono il nostro futuro e consumiamo e distruggiamo ogni parte del pianeta come se non ci fosse un domani.
Affermiamo che l’infanzia è sacra e diamo spettacolo in pubblico di figlie e figli senza vergogna.
Credere nei diritti dell’infanzia ogni giorno e ogni dove rivoluzionerebbe nella prassi — e non soltanto nei proclami retorici — il potere di parole come cura, responsabilità, cooperazione, uguaglianza. Al cuore di ogni comprensione politica e culturale su come ridurre la violenza e risparmiare il sangue, è la conoscenza di questo fondamentale primo periodo della nostra vita.
Questa convinzione ha trovato per molte e molti di noi il modo di formarsi e approfondirsi attraverso l’incontro con Grazia Honegger Fresco.
Grazia nasce a Roma il 6 gennaio 1929 da Francesco Fresco e Adele Petri, insegnanti di scuola primaria. La madre Adele si appassiona al metodo pedagogico di Maria Montessori e nel 1933 Grazia inizia a frequentare la “Casa dei Bambini” fondata dalla pedagogista.
Questa prima esperienza segnerà per sempre la sua vita. L’educazione libertaria, il radicalismo pedagogico montessoriano sono stati per lei esperienza, pratica, formazione, lasciandole un segno indelebile nella sua attività di educatrice.
Un tratto fondamentale del lavoro di Grazia è mettere sempre alla prova le teorie. È lo sperimentare concreto, quotidiano con bambine/i, in situazioni reali, la bontà e l’efficacia di certe soluzioni educative. Ogni sua affermazione viene vagliata dall’esperienza vissuta.
Quella di Grazia è una pedagogia critica perché mette in discussione l’educazione come adattamento al mondo così com’è, indagando come viene prodotta l’esperienza e l’apprendimento. Ci dobbiamo adattare o dobbiamo criticare e provare a cambiare? Montessori e, sulla sua scia Grazia, fa esplodere la definizione del lessico pedagogico. Per questo si può parlare di “metodo antipedagogico”. Una critica radicale a tutto quello che è educazione e didattica in senso tradizionale, convenzionale, accademico.
I bambini e le bambine sono persone, sin dalla nascita e ancor prima. Sono uno dei risultati miracolosi dell’evoluzione e sono guidati dalla natura nel loro sviluppo. Il compito dell’educazione non è dirigere questo sviluppo, ma aiutarlo. Educare è educare la vita. La vita è intelligente, la si può aiutare oppure ostacolare o deviare. Allora l’educazione che serve è quella che lavora sull’ambiente, sui materiali, che fornisce occasioni all’innata capacità di apprendere che abbiamo nei primi anni di vita, ovvero di prendere con le mani e di muoversi con le gambe. Grazia ha racchiuso in una formula questa prospettiva educativa: passare a tutti i livelli — dal nido alla scuola superiore — da una pedagogia che pretende di stimolare a una pedagogia che invece fornisce risposte adatte ai bisogni, creando un ambiente e fornendo aiuti indiretti attraverso le cose e il lavoro.
Su questa scoperta scientifica dell’infanzia, sul riconoscimento dei bambini e delle bambine come persone, della loro mente assorbente e del loro cervello plastico, della loro libertà, risiede anche l’atteggiamento di profondo rispetto e fiducia che dovremmo alla parte migliore dell’umanità. Montessori aveva parlato delle radici biologiche della libertà, ecco perché lasciando bambine/i liberi di scegliere in un ambiente preparato per loro, nel quale l’adulta/o si limita a osservare in silenzio, li si affida in realtà alle guide naturali che agiscono dentro di loro. Questa è la scoperta dell’infanzia fatta da Montessori e da tutti gli altri grandi studiosi e studiose dello sviluppo umano, a cui Grazia è stata fedele.
Un Paese è grande quando si prende cura dei deboli, quando si prende cura dell’infanzia, questo ci ha insegnato Grazia. Ristabilire il bene comune in tempi di divisione a partire dai dettagli della vita quotidiana. Ascoltarla vuol dire ricordarsi che la logica della cura è l’opposto della logica dell’esaltazione della propria volontà e della potenza.
A lei non è mai interessato un metodo competitivo, per avere figli e figlie o allievi e allieve migliori: più intelligenti, più adatti e adatte a vincere. Quel che più la catturò e che non abbandonò mai era il nucleo forte del pensiero di questa caparbia e coraggiosa pedagogista: l’infanzia che può crescere nel segno della pace, e dare inizio a qualcosa di nuovo, se rispettata nelle sue attitudini, nella sua capacità di scelta, nella sua concentrazione e nel tempo di cui ha bisogno per portare a compimento il proprio personale piano di sviluppo. Per Grazia non era un’utopia: erano gesti, postura, ambiente, sguardi, tono della voce, capacità di stare in silenzio, di tenere le mani in tasca, per usare una sua bellissima immagine. Si tratta di educazione e, come lei avrebbe detto, di educazione dalla nascita come aiuto alla vita. Un modo diverso di stare accanto fin dal momento in cui accogliamo una bambina o un bambino con amore.
Nel corso della sua vita, Grazia ha aperto tante scuole, formato decine di educatrici ed educatori, genitori, scritto molti libri e lavorato con bambine e bambini di tutte le età. Tuttavia i piccolissimi e le piccolissime di cui aveva imparato a cogliere il muto linguaggio, sono state la sua grande passione.
Nella formazione di una vocazione tanto tenace quale lei ha avuto come educatrice, sono stati fondamentali tre incontri giovanili: siamo nel 1947, Grazia ha 18 anni e ha appena conseguito la maturità classica e magistrale.
Il primo incontro è con Adele Costa Gnocchi, allieva di Montessori, a cui in vecchiaia dedicherà la biografia Radici nel futuro (ed. La Meridiana, 2001), nella quale si racconta anche di un gruppo di donne che si avventura per la prima volta in quel territorio ancora insondato che è la neonata/o, entrando nelle sale parto, nel brefotrofio (siamo a pochi anni dalla fine della guerra e le/gli orfani erano molti), in qualche famiglia e nella “Scuoletta” di Palazzo Taverna a Roma fondata dalla stessa Costa Gnocchi. Il compito è preciso, concordato con Montessori: osservare il comportamento di bambine/i in diversi contesti e ambienti.
Scrive Grazia: «È duro apprendistato alla raffinata arte dell’osservare, senza la quale non si può parlare di educazione e ancora meno di rispetto del bambino». In questo primo periodo nella Scuola assistenti all’infanzia Montessori, fatto di pensiero, confronto e osservazione, la giovanissima Grazia partecipa alle prime scoperte sulle incredibili capacità di comunicare della neonata/o con il suo linguaggio non verbale, sul suo bisogno assoluto di continuità, di gesti delicati, di quiete. In seguito fonderà il Centro nascita Montessori di Roma di cui sarà Presidente dal 1981 fino alla sua morte.
Il secondo incontro è quello con la Sicilia dove opera Danilo Dolci (sociologo, pedagogista, attivista non violento, 1924-1997). Sono trascorsi alcuni anni e Grazia si è addentrata nel mondo montessoriano. Ha frequentato l’ultimo corso che Maria Montessori ha tenuto in Italia (1951), partecipa come assistente di Giuliana Sorge alla diffusione del Metodo, e si è iscritta alla facoltà di biologia all’Università di Roma. Nel dicembre del 1953, da un’amica di sua madre, Maria Fermi, sorella del più famoso Enrico, viene a conoscenza di un bambino morto di fame in Sicilia. Grazia decide di recarvisi per conoscere la battaglia pedagogica e politica che Danilo Dolci, con gli strumenti della nonviolenza, ha avviato contro uno Stato totalmente assente e la criminalità organizzata. Arriva a Trappeto, un piccolissimo villaggio di pescatori, a un centinaio di chilometri da Palermo. E il legame fra educazione e pace inizia a stringersi alla giustizia, a farsi più chiaro nella difficile ricerca dell’indispensabile coerenza fra i fini che si vogliono raggiungere e i mezzi per perseguirli. Una scoperta, questa della coerenza fra mezzi e fini, che non abbandonerà più e che segnerà tutto il suo pensiero e la sua azione pedagogica. L’esperienza con Danilo Dolci è così forte che penserà di abbandonare gli studi a Roma per trasferirsi definitamente in Sicilia. Ma le cose andranno diversamente, non solo perché sarà proprio grazie al lavoro con Danilo che Grazia incontrerà Emilio Honegger, suo futuro marito e sostenitore instancabile del suo percorso, ma per via di Lamberto Borghi, all’epoca docente di pedagogia a Palermo, che le proporrà una nuova esperienza formativa: uno stage Cemea.
È questo il terzo significativo incontro nella vita di Grazia perché i Centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva (Cemea), da lei definiti scuola di libertà, sono un tassello fondamentale per comprendere il modo originale con cui Grazia ha condotto il suo lavoro di formazione, da lei sempre intesa non come una mera acquisizione di un metodo, seppur eccellente come quello di Montessori, ma come trasformazione di sé stesse/i.
Nel 2007, dopo un lungo periodo di intenso lavoro di formazione nel nord Italia, molteplici pubblicazioni e viaggi che la condurranno oltreoceano, Grazia scrive la biografia di Maria Montessori: Maria Montessori, una storia attuale (Il Leone verde edizioni), considerata la migliore biografia della pedagogista.
A cinque anni dalla morte di Grazia Honegger Fresco avvenuta a Castellanza (Va) il 30 settembre 2020, a Milano il 25 ottobre 2025 si è tenuto un convegno in suo ricordo dal titolo I segreti dell’infanzia, da cui è scaturito un ciclo di 19 incontri ed eventi su di lei e sui temi che l’appassionavano, tuttora in corso. https://www.graziahoneggerfresco.it/costellazione.
In copertina: Foto di Honegger-Fu/Wikimedia Commons/Licenza CC BY-SA 4.0
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Articolo di Cristina Masti

Psicopedagogista, ho partecipato a progetti sul rispetto delle differenze, realizzando pubblicazioni su attività con le bambine, i bambini e i loro genitori. Negli ultimi anni della mia carriera lavorativa, ho tenuto percorsi di consapevolezza rivolti ai genitori sugli stereotipi di genere presenti negli albi illustrati. Attualmente sono consulente Aiccef e mi occupo prevalentemente di sostegno alla genitorialità.
