Pochi titoli di libri risultano eloquenti e azzeccati come quello che Gabriella Maramieri ha scelto per il suo ultimo lavoro. Il paradiso è qui (e anche l’inferno), pubblicato a giugno da Giovane Holden Edizioni, è un testo spiazzante e insieme incredibilmente familiare, a cominciare dalla forma. La stessa autrice lo definisce una «storia ibrida, per metà in prosa e per metà in versi» che, attraverso racconti di vita quotidiana e poesie dallo stile originale e molto personale, ci accompagna in una vicenda “umana, troppo umana” nella quale si alternano emozioni contrastanti e verissime. Sebbene la cornice socio economica che inquadra la storia non sia esattamente quella della maggior parte di noi cittadine medio borghesi, le dinamiche relazionali ed esistenziali narrate sono in grado di raggiungere tutte (e tutti), con una spietata autenticità che quasi spaventa.
Scritto in prima persona, rigorosamente al femminile, questo interessantissimo esperimento letterario attraversa i legami famigliari e professionali con uno sguardo sempre introspettivo e profondo, quasi sadico nel suo bisogno assoluto di verità, capace, appunto, di condurre chi legge alle soglie del paradiso come, nel giro di un pugno di pagine, alle porte dell’inferno.
Gabriella vive a Roma in una casa che si intuisce essere di grande pregio e bellezza, con le sue vetrate affacciate sulla città e il suo salotto per gli ospiti. Ha un marito bello e ricco, lei stessa ha un lavoro di successo che ama, frequenta amici e amiche di cultura, può concedersi di visitare mostre, musei e teatri, di andare al lavoro senza l’ansia del cartellino da timbrare eppure…
Eppure la sua vita è piena di rimpianto e ricerca del passato. E di persone che non sopporta nel presente. E di cose che odia. E di senso di perdita. La narrazione in prosa del libro è, soprattutto nella prima parte, intrisa di un palpabile senso di fastidio per le relazioni obbligate e la sterile realtà del quotidiano. Un racconto al veleno su ciò che di molesto riempie le giornate, senza che lo si possa evitare. Passano così sotto le forche caudine di un giudizio impietoso il cognato Doriano; il giornalista italo spagnolo Roano Miguel Fuentes y Carrasco Sombras, definito «sceneggiatore di serie televisive soporifere»; il traffico romano; il fritto di Maria e Carlo; la sciatteria imperante di certa editoria; la cognata Lucrezia e sua sorella Rita; Carlo il fratello di Bruna (oggettivamente odioso anche per chi legge) e Alfredo Mariano Adriano D’Ampierre, socio maggioritario del gruppo editoriale e, come l’autrice stessa lo definisce «ricco da far schifo».
Quasi uno sfogo pubblico, quello di Maramieri, senza alcun tentativo di mediazione che possa edulcorare il racconto che, proprio per questo, diventa estremamente autentico. Raramente mi sono imbattuta in testi così veri e diretti, tanto che definirei questo libro un vero atto di coraggio, un disvelamento senza compromessi o, come direbbe l’autrice «il gusto / di girare con scarpe spaiate / su strade giuste».
Anche la scelta coraggiosa di alternare prosa e poesia si rivela stilisticamente molto azzeccata. Mentre la narrazione stringe lo stomaco e fa schizzare improvvisamente la realtà fuori dal suo elemento naturale, come un sasso gettato nell’acqua, i versi rallentano il ritmo, danno il tempo di elaborare i contenuti, come se la lettrice o il lettore seguissero la lenta discesa di quel sasso nelle profondità del lago.
Le poesie stesse hanno una musicalità tutta loro, fatta non sempre di rime perfette, ma di allitterazioni quasi nascoste, enjambements, rimandi, immagini a metà tra l’onirico e il reale. Bellissima la confessione dell’autrice, che spiega il suo bisogno di esprimersi in versi così: «Purtroppo non credo nei miracoli e quando sento la necessità di pregare scrivo poesie». E allora c’è spazio anche per la pace o quasi, le relazioni che provano a salvarci, le gocce di bellezza che punteggiano la vita. Arrivano l’amica Mariella e il gusto di fare foto; il corso di scrittura, Raffaella e zia Lena, che le somiglia; Parigi e le favole di Rodari, di cui non ci si stanca mai. Perché la vita, anche se ci ferisce, non smette di regalare persone o cose alle quali aggrapparci. Sono gli ancoraggi che ci tengono a galla e che ci fanno continuare a respirare, anche quando ci manca l’aria. A versi liberatori e pieni di rabbia («Odio la tua risata / che appare e scompare, odio il tuo esserci / quando ti pare, odio il tuo fare e disfare»; «A piedi scalzi indietreggio ancora, maledico / l’evidenza di essere viva») si alternano strofe ricche di luce e gratitudine, come queste:
«All’improvviso, in un altro rione,
ringrazio il sole concentrato sul dorso del libro,
il raffreddore arrestato come un ladro,
le mani tremanti del libraio che illustrano (a gesti)
idee originali su cosa significhi scrivere bene.
Grazie anche alla commessa gentile,
al cameriere premuroso, al giornale nella borsa
con le novità sul divorzio breve (per trastullarci
insieme con viaggi segreti, fuori e dentro di noi).
Grazie infine a ogni benedizione, a ogni maledizione
per le meraviglie venute a galla su di me, su di te»
Le luci e le ombre della vita, insomma, trovano in questo testo piena cittadinanza, in un gioco di equilibri e squilibri disorientante, ma mai disarmonico. Se amate i libri che, come questo di Gabriella Maramieri, vi fanno sentire come se foste sulle montagne russe, Il paradiso è qui (e anche l’inferno) fa sicuramente al caso vostro. Ma poi, se vi manca l’aria o credete di non riuscire a reggere i continui saliscendi emotivi o esistenziali presenti tra le righe, non dite che io non vi avevo avvisate.

Gabriella Maramieri
Il paradiso è qui (e anche l’inferno)
Giovane Holden Edizioni, 2026
pp. 139
In copertina: particolare della copertina del libro
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Articolo di Chiara Baldini

Classe 1978. Laureata in filosofia, specializzata in psicopedagogia, insegnante di sostegno. Consulente filosofica, da venti anni mi occupo di educazione.
