Arrivando a Trani, la prima cosa che ti conquista è quel dialogo costante tra la pietra e l’acqua: il porto pulsante di vita con le sue barche ormeggiate, le case chiare del centro antico e la Cattedrale di San Nicola Pellegrino, che sembra emergere direttamente dall’Adriatico, raccontano una storia di commerci, maree e incontri.

Esiste però un’altra Trani, più intima, che non si concede subito; la si scopre abbandonando il passeggio principale per addentrarsi con lentezza nei vicoli. È una città che parla attraverso i nomi delle sue donne: figure lontane nel tempo, diverse per origine e destino, ma tutte intrecciate in modo indissolubile alla memoria di questi luoghi. Il nostro è un cammino a piedi di circa tre chilometri. Partiremo dalla stazione ferroviaria per attraversare il cuore antico fino al porto e alla cattedrale, muovendoci sulle tracce di cinque donne — Cristina di Svezia, Anna Teresa Stella, Felicia Nigretti, Maria Ciardi e Vincenza Fabiano — per imparare a leggere la città con occhi diversi.
Dalla stazione lasciamoci guidare dalle vie che scendono verso il mare. Dopo una decina di minuti di cammino, il rumore del traffico sfuma e l’architettura si fa più fitta: siamo entrati nella trama dei vicoli storici. Qui ci imbattiamo nel primo nome della nostra passeggiata, uno di quelli che non ci si aspetta di trovare tra le strade pugliesi: Cristina di Svezia. Nata a Stoccolma nel 1626 e salita al trono ancora bambina alla morte del padre Gustavo II Adolfo, Cristina fu una sovrana del tutto fuori dagli schemi del Seicento. Donna dalla cultura sbalorditiva, affascinata dalla filosofia e dalle arti, nel 1654 compì una scelta di rottura radicale: abdicò, si convertì al cattolicesimo e lasciò il Nord per trasferirsi a Roma, diventando una figura centrale del panorama culturale europeo. Ma cosa ci fa il suo nome tra queste pietre? Ce lo racconta la toponomastica locale: nel 1680, durante uno dei suoi viaggi lungo il Mediterraneo, Cristina arrivò proprio a Trani, trovando ospitalità nel monastero dei Santi Agnese e Paolo. Dei giorni trascorsi qui non conosciamo i dettagli, ma il suo breve passaggio basta a svelare la natura profonda di Trani: non un semplice approdo, ma una porta aperta sul mare, da sempre capace di accogliere viaggi straordinari e mondi lontani.

Lasciamo il vicolo intitolato alla sovrana svedese e continuiamo a scendere verso il centro. Pochi passi ed eccoci in Piazza della Libertà, uno spazio ampio che ci porta nel periodo più denso e drammatico della storia cittadina.
Sul finire del Settecento, l’Europa è attraversata dai venti della Rivoluzione francese. Il Regno di Napoli ne viene travolto fino alla proclamazione della Repubblica Napoletana nel 1799. Trani si trova improvvisamente al centro di una spaccatura violenta tra chi sostiene le nuove idee repubblicane e chi è fedele alla monarchia borbonica. Quando le truppe francesi del generale Broussier arrivano in città, lo scontro sfocia in saccheggi e violenze che lasceranno una ferita aperta per generazioni. In questo scenario si colloca la vita di Anna Teresa Stella. Nata a Trani, Anna Teresa si era trasferita a Fasano dopo il matrimonio con Lorenzo Goffredi e le fonti dell’epoca la collegano agli ambienti vicini agli ideali repubblicani. Il 29 aprile del 1799, mentre la Repubblica crolla e la reazione controrivoluzionaria travolge la regione, viene uccisa a Fasano. Oggi Trani la ricorda con una via a lei intitolata: non è il luogo dove si è consumata la sua fine, ma ciò che la riannoda alla comunità in cui era nata, restituendole uno spazio di memoria al di là delle contrapposizioni ideologiche.

Riprendiamo a camminare. La strada asseconda la pendenza naturale del terreno e ci accompagna verso il porto, il luogo che più di ogni altro definisce l’anima tranese. Oggi questo bacino è il cuore pulsante della città, un viavai continuo di passanti e banchine animate dai tavolini dei locali. Eppure, proprio dove oggi l’atmosfera è così distesa, nel 1799 si consumarono momenti di enorme tensione. È a queste banchine che la tradizione locale lega la figura di Felicia Nigretti. Durante i concitati momenti dell’assalto francese alla città, Felicia, nel tentativo di sfuggire alle violenze dei soldati, trovò la morte nelle acque del bacino portuale. Della sua vita quotidiana prima di quel giorno non sappiamo quasi nulla; la memoria della comunità ha conservato solo quel coraggio che l’ha condotta alla sua fine.
Dal porto basta seguire la linea della costa per trovarsi al cospetto della Cattedrale di San Nicola Pellegrino. La sua pietra chiara, quasi abbagliante a ridosso del mare aperto, incarna la doppia anima di Trani: un porto sicuro che ha portato ricchezza e scambi culturali, ma anche un punto esposto ai venti della storia e ai suoi conflitti. Fiancheggiamo il monumento e rientriamo nella trama fitta delle strade interne.

È qui che incontriamo le ultime due tappe del nostro percorso, legate ai nomi di Maria Ciardi e Vincenza Fabiano.
A differenza di Cristina di Svezia o di Anna Teresa Stella, Maria e Vincenza non appartenevano a contesti colti o d’élite. Erano donne popolari, lontane dalle stanze dove si decideva la politica, ed è proprio per questo che la loro presenza ci parla in modo così diretto.
Maria Ciardi era una contadina. I racconti del 1799 la ricordano tra le persone travolte dall’assedio. Le testimonianze arrivate fino a noi non sono certe: alcune fonti dicono che si gettò in un pozzo per sottrarsi alle aggressioni, mentre altre riportano dinamiche differenti. Vincenza Fabiano, madre di cinque figli, cercò anch’essa una via di fuga dalla furia di quei giorni, trovando la morte in una cisterna.
Raccontare queste vicende richiede delicatezza. Quando la storia conserva di una persona soltanto l’ultimo istante, il rischio è di ridurla a un semplice simbolo di sofferenza. Ricordare i loro nomi oggi, camminando per le strade dove hanno vissuto, significa invece restituire loro spazio come persone reali: donne che hanno camminato su queste stesse pietre, strette nella fatica e nella loro vita quotidiana, prima di essere travolte da questi eventi.


Il nostro itinerario si avvia a conclusione mentre ci incamminiamo a ritroso verso il centro. Abbiamo attraversato Trani guidati da cinque voci diverse: Cristina di Svezia, la sovrana viaggiatrice; Anna Teresa Stella, testimone delle fratture politiche del suo tempo; Felicia Nigretti, Maria Ciardi e Vincenza Fabiano, spinte al margine dagli eventi del 1799.
Camminare sui loro passi non significa solo fare un ripasso di storia locale, ma imparare a osservare la città con uno sguardo più profondo. Oltre la bellezza evidente dei monumenti e dei panorami, Trani custodisce un tessuto di memorie minute, affidate alle targhe ai lati delle strade. Le città, in fondo, non sono fatte solo di pietra ed edifici da fotografare, ma dei nomi che decidiamo di non dimenticare. E spesso, per scoprire una grande storia, basta semplicemente alzare gli occhi mentre si cammina.
In copertina: passante che arriva in Cattedrale passando per Via Archivio.
***
Articolo di Nicole Maria Rana

Nata in Puglia nel 2001, studente alla facoltà di Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte e cinema, le piace scoprire nuovi territori e viaggiare, fotografando ciò che la circonda. Crede sia importante far sentire la propria voce e lottare per ciò che si ha a cuore.
