Clare Hollingworth è stata una figura rispettata e temuta per la sua professionalità nella storia del giornalismo e del reportage di guerra. La sua carriera ispirò generazioni di giornalisti, specialmente donne, che hanno visto in lei una pioniera capace di abbattere le barriere del giornalismo di guerra e sfidare i limiti del suo tempo. Fu la dimostrazione che una giornalista può fare la differenza in situazioni critiche e complesse.
Clare nacque il 10 ottobre 1911, a Knighton, un sobborgo di Leicester, Inghilterra. Per quanto riguarda la sua formazione, studiò alla University of Leicester, dove sviluppò interesse per la letteratura, la storia e, in particolare, per gli eventi militari e mostrò una notevole passione per il giornalismo, tuttavia le opportunità per le donne in questo campo erano piuttosto limitate all’epoca. Decise poi di trasferirsi a Hong Kong, tenendo la vita privata lontana dai riflettori, tuttavia non si sarebbe mai sposata e non avrebbe mai avuto figli. Molto spesso si è parlato di Clare come di una donna che aveva dedicato tutta l’esistenza al giornalismo, preferendo le sue missioni e l’azione sul fronte di guerra rispetto alla vita familiare tradizionale. La scelta di vivere in Asia ne rispecchiava lo spirito indipendente e la passione per il mondo esterno. A Hong Kong, mantenne un profilo discreto e si dedicò alla scrittura, sebbene non più attivamente al giornalismo.
Nel 2001, durante una serie di dichiarazioni e interviste con la Iwm, ha parlato di sé, dei suoi ricordi, del suo lavoro e dei suoi viaggi. La sua memoria viene onorata attraverso le sue stesse parole: «Il mio interesse per la storia nasce in tenera età, l’ho coltivato insieme e grazie ai miei genitori, loro leggevano per me e per mia sorella. Quand’ero piccola, mio padre mi portò a vedere i campi di battaglia lì vicino. […] Nel corso della Prima guerra mondiale, saranno stati gli ultimi anni, ho vissuto per un periodo nella fattoria a circa un miglio o due da Shepshed, con la mia famiglia, eravamo tra la seconda collina più alta del Leicestershire, St Ives Head e Charmwood, Long Cliff Woods. E abbiamo trascorso un periodo molto felice e rilassato lì a guardare gli animali, imparando il sesso in età molto precoce. Ricordo che noi, mia sorella ed io eravamo furiose perché i maschi salivano sulla schiena delle femmine e ci procurammo dei bastoni per far cadere il toro dalla schiena della femmina che di solito urlava. Sempre quando uscivano dalla stalla. La moglie del contadino, naturalmente si è lamentata molto con mia madre e così lei ha dovuto dircelo, raccontarci del sesso. E ricordo che diceva, la lingua entra, il vitello esce. Ha usato la parola “lingua” che entra, e mesi dopo il vitello esce. Quella fu la mia introduzione al sesso. Non eravamo più curiose al riguardo. Non abbiamo chiesto, come influisse sugli esseri umani o altro. Non sapevo bene perché, anche se era così. Non mi interessava la scienza domestica ma mio padre ha voluto che la studiassi così ho scelto il corso più breve possibile alla Lesley University».

Clare desiderava viaggiare e ci è riuscita. Dopo aver ottenuto una borsa di studio alla School of Slavonic Studies, è andata a Zagabria, dove si diceva che l’inglese fosse migliore rispetto a qualsiasi altro posto nei Balcani. Probabilmente lo era, e ha lavorato un po’ all’università. Quindi si trasferì in Francia come insegnante di inglese, per poi iniziare la sua carriera giornalistica per The Leicester Mercury ed emergere nel 1939 lavorando al quotidiano britannico The Daily Telegraph come reporter. A soli 27 anni, la sua carriera nel giornalismo stava per prendere una svolta decisiva. Mentre operava da corrispondente a Varsavia, in Polonia, da un hotel osservò una colonna di carri armati tedeschi concentrati al confine polacco. Con la sua abituale determinazione, Hollingworth riuscì a cogliere la notizia e a inviarla tempestivamente a Londra. L’articolo, che rivelava l’imminente invasione della Polonia da parte della Germania nazista, venne pubblicato con il titolo: 1.000 carri armati concentrati al confine polacco. Questo fu considerato lo scoop del secolo: l’inizio della Seconda guerra mondiale fu diffuso al mondo grazie a lei.
Prese in prestito un’auto dal console generale britannico a Katowice, John Anthony Thwaites, per fare un viaggio alla ricerca di fatti in Germania e fu sorpresa di imbattersi in centinaia di carri armati allineati pronti a entrare in Polonia. «Mi sono messa in contatto con il mio capo, a Varsavia e gliel’ho comunicato, era in prima pagina», ha raccontato ancora a Iwm. «A quei tempi non c’erano firme, e non mi fu riconosciuto nessun merito, sono stata pagata in seguito». Durante la guerra, Clare Hollingworth coprì vari teatri del conflitto, tra cui la Battaglia d’Inghilterra e il Nord Africa. Fu una delle prime donne a fare il lavoro di corrispondente di guerra, una posizione dominata dagli uomini all’epoca. In seguito si occupò anche della Guerra di Corea, della Guerra del Vietnam e della Guerra del Golfo. Hollingworth era nota per la sua curiosità, per il suo spirito indomito e per la sua capacità di andare dove altri giornalisti non osavano. Un episodio famoso la vide camminare con i soldati italiani in fuga durante l’invasione del Nord Africa, senza che nessuno la fermasse. È stata anche una delle prime testimoni a riportare la fine della guerra in Europa nel maggio del 1945, mentre si trovava sul fronte orientale. Durante la sua attività, Hollingworth affrontò molte difficoltà, in particolare a causa del suo genere. Ciò nonostante ebbe una carriera di grande successo e nel 1982 fu nominata Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per i suoi contributi al giornalismo.
Scrisse diverse opere, tra cui: The Three Weeks’ War in Poland, Duckworth, 1940, There’s a German Just Behind Me, Right Book Club, 1945, The Arabs and the West, Methuen, 1952, Mao and the Men Against Him, Jonathan Cape, 1984, Front Line (memoirs), Jonathan Cape, 1990.
Clare Hollingworth morì il 10 gennaio 2017, all’età di 105 anni, a Hong Kong, dove aveva trascorso gli ultimi decenni di vita. La sua morte è stata celebrata in tutto il mondo come la fine di un’era di giornalismo d’assalto. Numerosi sono stati i tributi da parte di giornalisti e storici che hanno riconosciuto il suo impatto duraturo nel mondo della carta stampata, apprezzandone la dedizione e lo strenuo impegno alla ricerca della verità.
Qui link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
In copertina: illustrazione di Dogni Wei.
***
Articolo di Elvira Rago

Studente e traduttrice, ri-do vita ai testi interpretandoli in una o più lingue. Tra i miei hobby principali: la scrittura, la lettura, la musica e la fotografia. La mia curiosità verso le dinamiche sociali mi ha portato a interessarmi profondamente alla violenza di genere e alla condizione della donna. Il mio lavoro dei sogni è viaggiare in diversi Stati, offrendo il mio contributo a livello professionale e umano.
