Il fotoreportage di questa settimana è dedicato alla città di Reykjavík, ripercorsa attraverso i suoi luoghi più caratteristici.
Mi sovviene una frase e poi un’altra, mi sovviene un’immagine, è un’intera pagina, è un intero capitolo, e si dibatte nella mia testa come una foca nella rete, con lo sguardo cerco di fissare la luna attraverso la finestra dell’abbaino, prego che le frasi se ne vadano, prego che le frasi rimangano, ho bisogno di alzarmi per scrivere, per non farle scomparire. Allora il mondo si espande, e io per un’altra notte ancora divento qualcosa di più che solamente me stessa. (Auður Ava Ólafsdóttir – Miss Islanda)
A destra, la Fríkirkjan í Reykjavík (la Chiesa Libera di Reykjavik). Si tratta di una storica chiesa luterana indipendente fondata nel 1899. La strada su cui è stata costruita è Fríkirkjuvegur. Accanto alla chiesa, l’edificio con le tre caratteristiche strutture ad arco sul tetto ospita la Galleria Nazionale d’Islanda. Al centro, Laugavegur, una delle vie principali nel centro storico di Reykjavik. A sinistra, la Rainbow Street di Reykjavík. Conosciuta come Skólavörðustígur, questa strada simboleggia l’anima progressista e inclusiva della città. Le sue origini derivano dal Reykjavík Pride, festeggiato annualmente con grande entusiasmo e coinvolgimento da parte dei cittadini e delle cittadine
A sinistra, dettaglio di un edificio tipico in centro a Reykjavik. Una delle curiosità più interessanti di questa città è il fatto che sia la capitale sovrana situata più a nord sul pianeta. Nonostante le sue dimensioni modeste, ospita ben due terzi della popolazione totale della nazione. A destra, gatto islandese in un cortile interno di Reykjavik. L’inverno islandese è lungo, buio e spesso monocromatico (neve, roccia vulcanica e cielo grigio), per questo motivo gli edifici hanno dei colori molto vivaci: servono a portare allegria, spezzare la monotonia del paesaggio e migliorare l’umore degli abitanti nei mesi con poche ore di luce. Inoltre, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’Islanda soffriva di una forte scarsità di legname. Dopo un grave incendio a Reykjavík nel 1915, si diffuse l’uso della lamiera ondulata zincata per rivestire il legno delle case: poiché la lamiera va dipinta per evitare che arrugginisca a causa del sale marino e delle intemperie, gli abitanti hanno iniziato a usare vernici dai colori accesi
A destra, Hallgrímskirkja, chiesa luterana di Reykjavik. La sua costruzione iniziò nel 1945, dopo la Seconda guerra mondiale, e terminò nel 1983, dopo ben 38 anni. L’edificio fu dedicato al poeta e pastore islandese Hallgrimur Pétursson (1614-1674), autore degli Inni della Passione. Alta ben 74,5 metri, risulta ben visibile in qualsiasi angolo della città ed è riconoscibile in quello che è stato chiamato lo «stile nazionale “basaltico” islandese». Davanti alla chiesa è posta la statua di Leif Eriksson, esploratore norreno-islandese, primo europeo a mettere piede nel continente americano. Si tratta di un monumento di 5° tonnellate, donato dagli Stati Uniti all’Islanda nel 1930, per commemorare il millenario dell’Althingi, il parlamento nazionale supremo islandese, uno dei parlamenti più antichi al mondo. Al centro, organo a canne situato all’interno di Hallgrímskirkja. Costruito nel 1992 dalla ditta tedesca Klais, è formato da 5 275 canne raggruppate in 72 registri: si tratta del più grande organo a canne islandese. A destra, interno di Hallgrímskirkja, una sala con tre altre navate e una volta a crociera
A sinistra, Rætur (“Radici”), opera d’arte pubblica dello scultore islandese Steinunn Þórarinsdóttir, posizionata nel centro di Reykjavik. Installata nel 2001, l’opera è composta da due figure umane androgine e stilizzate, poste su alti piedistalli paralleli, una rivolta verso l’alto e l’altra con la testa chinata verso il basso. Come in gran parte dei lavori di Þórarinsdóttir, i corpi in bronzo non hanno tratti di genere definiti, capelli o dettagli somatici precisi. Questa mancanza di identità specifica permette a chiunque di immedesimarsi nelle sculture: non rappresentano un uomo o una donna in particolare, ma l’essere umano nella sua interezza e nelle sue fragilità universali. A sinistra, due statue di fronte a Stjórnarráðið, l’edificio che ospita l’Ufficio del Primo Ministro dell’Islanda. La statua in primo piano è dedicata a Hannes Hafstein, primo Primo Ministro islandese. La seconda statua sullo sfondo raffigura, invece, il re danese Cristiano IX, che consegna agli islandesi la loro prima costituzione nel 1874
A sinistra, Sun Voyager, celebre opera realizzata in acciaio inossidabile situata sul lungomare di Reykjavik. Progettata dallo scultore islandese Jón Gunnar Árnason, il suo modello vinse un concorso nel 1986 per commemorare il duecentesimo anniversario della città. La scultura venne inaugurata nel 1990. L’artista ha descritto l’opera come una “barca dei sogni” e un inno al sole, per simboleggiare la promessa di territori inesplorati, il sogno di speranza, il progresso e la libertà. A destra, monumento al Burocrate Sconosciuto, opera d’arte pubblica creata dallo scultore islandese Magnús Tómasson nel 1994. Il monumento raffigura la metà inferiore di un uomo vestito in abito formale che stringe una valigetta ventiquattrore. Al posto del busto e della testa si trova un enorme blocco grezzo di basalto vulcanico tipico dell’isola. Ha una forte valenza satirica e provocatoria: il masso rappresenta metaforicamente sia la natura “senza volto” e anonima dei funzionari pubblici, sia il peso opprimente della routine e della burocrazia quotidiana
In copertina: Laghetto Tjörnin, nel centro cittadino di Reykjavik.
Sono laureata in Editoria e Scrittura presso l’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi dal titolo Il medium e il reale: Matilde Serao tra letteratura e giornalismo. Amo viaggiare, tanto quanto amo leggere sotto l’ombrellone in spiaggia (ma anche un po’ dove capita).