Le vite degli altri

La presenza di tanti teatri nel territorio modenese portò, come detto in un precedente articolo, allo sviluppo di un numero notevole di musiciste e musicisti, molti di levatura internazionale. Gli stessi teatri furono di stimolo anche per gli attori e le attrici di prosa, ma fu solo alla fine del Settecento, con l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese, che le professioni legate al teatro persero la connotazione di “mestiere infame” che avevano sempre avuto e vennero riconosciute come rispettabili.

Nel modenese, già nel Seicento si fece conoscere Antonia Isola, che insieme al marito Antonio Torri fu al servizio dei duchi di Modena, lei primadonna e lui secondo amoroso. Elisabetta D’Afflisio Moreri, che sapeva alternare recitazione, canto, danza e acrobatica, si affermò soprattutto come attrice tragica. La sua fama però fu legata principalmente alla relazione amorosa con Carlo Goldoni, che danneggiò irrimediabilmente la sua carriera. Cacciata dalla compagnia veneziana per cui Goldoni scriveva, si spostò in diverse altre compagnie, anche di infimo rango, fino a quando una brutta caduta in scena la costrinse a ritirarsi. Morì in miseria a soli 45 anni.

Gaetana Andolfati Goldoni fu attiva fra il Settecento e la prima metà dell’Ottocento, come prima donna della compagnia di Antonio Goldoni, che poi sposò. È considerata l’ultima grande attrice della commedia “all’improvviso”.

Virginia Reiter

Nel corso dell’Ottocento il teatro modenese sfornò diverse attrici di talento, a cominciare dalla grande Virginia Reiter (1862-1937). Dotata di voce melodiosa e di grande espressività, esordì in teatro a 9 anni in uno spettacolo di beneficenza. Nel 1883 fu nominata prima attrice giovane della compagnia Emanuel e nel 1887, a soli 25 anni, prima attrice assoluta della compagnia. Capace di eccezionali prestazioni sia nelle opere brillanti sia nelle tragedie, fu una grande interprete del teatro shakespeariano. Fu inoltre la prima interprete di La Lupa di Giovanni Verga.
Fra il 1900 e il 1902 formò una propria compagnia, con la quale mise in scena tante repliche del suo cavallo di battaglia, Madame Sans-Gene di Sardou, da essere identificata con Caterina, la protagonista.
Amatissima in Italia, compì alcune tournée all’estero, in Sudamerica e in Spagna, riscuotendo sempre enorme successo. Artista di profonda serietà professionale, dal portamento signorile e dallo sguardo suggestivo, si segnalò tra le maggiori attrici della sua epoca per la capacità di affrontare ruoli del repertorio classico e di quello contemporaneo. Pur nella diversità degli stili e dell’approccio al teatro, fu considerata alla pari con Eleonora Duse e Emma Gramatica.
Si ritirò dalle scene nel 1915 perché disse: «Meglio essere rimpianta che compatita». Tornò quindi a Modena, dove era nata e dove morì. Una targa in suo onore è stata collocata nell’atrio del Teatro Storchi di Modena. Nel 2004 è stato istituito in sua memoria il Premio Reiter per la migliore attrice italiana esordiente. Il Comune di Modena nel 1945 le ha intitolato uno degli eleganti viali a ridosso del centro storico.

Maria Frassinesi (Fatima Miris)

La storia di Maria Frassinesi (1882-1954) è del tutto peculiare. Figlia di Arturo e della contessa Anna Pullè di Modena, iniziò a trascorrere l’estate nel mirandolese nel 1894 quando la sua famiglia, residente a Bologna, ereditò o forse acquistò un’ala della villa “La Personala” di S. Giacomo Roncole (frazione di Mirandola). Fin da piccola, dopo aver imparato a suonare il violino e a cantare con diversi timbri di voce, metteva in scena spettacolini domestici per la famiglia. Capace di interpretare diversi ruoli e di cambiarsi velocemente per dare al pubblico la sensazione che fossero in scena diverse persone, fu riconosciuta come la regina del trasformismo, l’unica vera erede di Leopoldo Fregoli. Con il nome d’arte di “Fatima Miris”, debuttò nel settembre 1903 a Bologna e nell’ottobre dello stesso anno al Teatro Storchi di Modena. La sua abilità, unita alla conoscenza di cinque lingue, la portò lungamente all’estero insieme alla sorella Emilia, valida violinista. In particolare, si era specializzata in quattro operette, di cui interpretava tutti i personaggi, sia maschili sia femminili, cantandone le arie con voci diverse (baritono, soprano ecc.). Dichiarò: «Ho cominciato per gioco e ho finito per fare sul serio». A poco più di 40 anni si ritirò a vita privata. Durante la seconda guerra mondiale risiedette stabilmente nella villa di S. Giacomo Roncole, per rientrare poi a Bologna al termine dei bombardamenti; alla villa “La Personala” trascorse sempre l’estate.

Gli ultimi tre anni dell’Ottocento videro la nascita di tre attrici modenesi che si guadagnarono una certa fama anche fuori dalla città.

Nerina Montagnani

Nerina Montagnani (1897-1993) esordì nel cinema nel 1967 all’età di settant’anni, e da allora fu per oltre un ventennio caratterista cinematografica. La sua prima pellicola, dove appare in un piccolissimo ruolo non accreditato, è Da uomo a uomo, diretta nel 1967 da Giulio Petroni. A questo western fecero seguito molte pellicole comiche. All’età di ottant’anni partecipò con Ugo Tognazzi a un episodio del film I nuovi mostri (1977), che però fu tagliato dal montaggio definitivo.
Nel 1985 partecipò alla parodia dei Promessi Sposi realizzata dal Quartetto Cetra, interpretando Perpetua. Girò il suo ultimo film, Una botta di vita, di Enrico Oldoini, nel 1988, all’età di 91 anni. La sua fama fu dovuta soprattutto al fatto che, per quasi quindici anni, a partire dal 1977, recitò in televisione, nella parte di Natalina, come spalla di Nino Manfredi nei popolarissimi spot pubblicitari di una nota marca di caffè.
Nel 1990 ritornò a vivere a Maranello, dove era nata e dove si spense quasi centenaria tre anni dopo.

Egle Re

Egle Re (1898-1970) ebbe una larghissima fama a livello modenese. Impiegata presso un colorificio, cominciò a svolgere l’attività di attrice fin da ragazza, sia in opere in italiano sia soprattutto in dialetto, dove ebbe i maggiori successi. Recitò in diverse compagnie e per un periodo fu anche direttrice della compagnia dialettale “La Ghirlandeina”. Egle Re è però conosciuta a Modena soprattutto per essere stata per tanti anni “Pulonia”, moglie di “Sandrone” e madre di “Sgorghiguelo”, le tre maschere modenesi che formano la “Famiglia Pavironica”.
Nel 1949 la “Società del Sandrone” affidò ad Egle Re il compito di interpretare il personaggio di “Pulonia”, prima donna a indossare quegli abiti, poiché in precedenza “Pulonia” era sempre stata interpretata da uomini travestiti da donne. Sfoderando la sua verve geminiana, Egle Re collaborò anche alla stesura dei famosi Sproloqui che la “Famiglia Pavironica” ancora oggi pronuncia il Giovedì Grasso dal balcone del palazzo municipale. A detta di molti, Egle Re, che l’ha impersonata fino alla vigilia della morte, è stata la migliore “Pulonia” di tutti i tempi.

Gina Mattarolo

Gina Mattarolo (1899-1986) invece ebbe forse maggiore notorietà fuori da Modena. Ricoprì soprattutto ruoli da caratterista, potendo vantare prestigiose collaborazioni con Alberto Sordi, Mauro Bolognini, Lina Wertmüller e Giorgio Bianchi. Fra i suoi film meritano di essere ricordati: Il moralista (1959), Il bell’Antonio (1960) e Non stuzzicate la zanzara (1967).
Vissuto il suo periodo di celebrità, suffragato anche dalle sue ottime capacità di interprete e dalla sua forte autoironia, Gina Mattarolo preferì allontanarsi dal mondo del cinema, proseguendo la sua carriera in televisione, ma soprattutto in teatro. Ricoprì ruoli marginali in grandi tragedie e opere classiche al fianco di regine del genere come Micaela Esdra e Lina Sastri.

Laura Adani

Non possiamo non ricordare poi Laura Adani, nata a Modena nel 1913. Nel 1928, giovanissima, contro la volontà paterna iniziò la carriera di attrice nella compagnia di Tatiana Pavlova e già a 21 anni, nel 1934, divenne prima attrice, la più giovane prima attrice d’Europa. «Venivo dalla provincia e sentivo il bisogno di emergere» dichiarò in un’intervista. Dotata di grandissimo talento, a partire dagli anni Trenta diventò una delle più affermate attrici italiane. Recitò con le più importanti compagnie teatrali italiane, affrontando ruoli sia classici sia moderni, in Italia e all’estero, e fu diretta dai migliori registi della sua epoca, da Giorgio Strehler a Luchino Visconti. Nel 1943, a soli 30 anni, fondò una propria compagnia con Ernesto Calindri e Tino Carraro. La sua presenza nel cinema si è limitata a soli 11 film, il più famoso dei quali è Arrangiatevi! di Mauro Bolognini, con Totò, mentre al contrario non volle mai lavorare per la Tv. La sua ultima apparizione in palcoscenico risale al 1981, quando recitò nella commedia Divorziamo di Victorien Sardou.
Nel 1948 sposò il duca Luigi Visconti di Modrone, fratello del regista Luchino Visconti. Rimasta vedova, nel 1977 si risposò e andò a vivere a Torino. Confessò: «Ero camaleontica in teatro, lo sono anche nella vita». Morì nel 1996 per una grave malattia cardiaca e fu sepolta nel cimitero di Chieri (TO).

Rosalinda Galli

Rosalinda Galli, originaria di Sestola, sull’Appennino modenese, divenne attrice per caso. Diplomatasi all’Istituto magistrale di Modena, si trasferì a Roma al seguito del padre pittore, intenzionata a dedicarsi all’insegnamento. Casualmente, nel 1959, ventenne, fu chiamata per una piccola parte nel film Nel blu dipinto di blu, ispirato all’omonima canzone di Domenico Modugno. Proseguì quindi la carriera cinematografica come caratterista, partecipando a oltre sessanta film, fra cui La dolce vita di Federico Fellini e Il Gattopardo di Luchino Visconti. Successivamente fu al fianco di Giuliano Gemma in Adios Gringo e vestì i panni della moglie di Alberto Sordi nel Medico della mutua. Talvolta utilizzò i nomi d’arte di Ida Galli, Isli Oberon e Evelyn Stewart. Verso la fine degli anni Settanta diradò la sua presenza sul set e nel 1990 interruppe la carriera, intraprendendo l’attività di curatrice di mostre in tutta Europa con l’ex regista televisivo Giulio Macchi. Sposata con il calciatore Mario Cocco, ebbe due figli. In un’intervista nel 2011 dichiarò: «Questo mestiere io non l’ho scelto, quindi non l’ho preso molto sul serio fin dall’inizio, anche se questo non significa che quando lavoravo non mi impegnassi nel modo giusto, però… era tutto così, quasi un di più».

Barbara Costanova

La carriera di Barbara Costanova è singolare nel vero senso della parola, poiché consta di un solo film. Eletta Miss Modena, a vent’anni, nel 1948, fu chiamata a Roma per un provino dal regista Mario Bonnard, che cercava la protagonista del suo film La città dolente, dedicato alle vicende degli esuli istriani dopo l’assegnazione di Pola alla Jugoslavia. Il film non fu però girato a Pola per il divieto delle autorità jugoslave e le scene in esterno di ambientazione istriana furono ricostruite fra Cinecittà e Civitavecchia. Distribuito nel 1949, il film non ebbe grande diffusione (nonostante alla sceneggiatura avessero collaborato Anton Giulio Majano e Federico Fellini e la fotografia fosse affidata al pluripremiato Tonino Delli Colli), poiché delle vicende istriane allora si conosceva molto poco. La Prima del film si tenne a Modena; oltre al regista, agli sceneggiatori e allo staff, parteciparono anche Vittorio Gasmann e Silvana Mangano. La città si strinse intorno all’attrice modenese, che raccontò di conservare gelosamente le foto della serata, che documentavano l’affetto dei e delle modenesi. Poco dopo l’uscita del film, Barbara Costanova si sposò e rinunciò alla carriera cinematografica per dedicarsi al marito (ufficiale dell’Esercito) e ai loro tre figli. Raccontò in seguito di aver potuto visitare Pola solo molto tempo dopo l’uscita del film. La pellicola fu rivalutata nel tempo, e la copia restaurata fu presentata a Roma nel 2008, alla presenza dell’attrice, e proposta al pubblico nell’ambito della retrospettiva “Cinema ritrovato 1946-1975” alla 65ª Mostra del Cinema di Venezia. Il 10 febbraio 2021 il film è stato trasmesso dalla Tv nell’ambito delle iniziative del Giorno del Ricordo.

«Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito…». Parafrasando questa famosa frase di Umberto Eco, possiamo concludere che pure chi assiste a spettacoli teatrali vive non solo la propria vita ma anche quella di molti altri e altre.

In copertina: maschere della commedia e della tragedia da un mosaico del II sec. d.C., ritrovato nelle Thermae Deciane. Oggi il mosaico è conservato nei Musei Capitolini a Roma. Opera di pubblico dominio.

Tutte le foto sono tratte dal Dizionario biografico delle donne modenesi, con autorizzazione dell’autrice.

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Articolo di Roberta Pinelli

Ho lavorato per 42 anni nella scuola pubblica, come docente e dirigente. Negli anni fra il 2019 e il 2024 sono stata Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Modena. Mi occupo da sempre di tematiche femminili e ho pubblicato un Dizionario biografico delle donne modenesi.

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