Simone de Beauvoir. Scrittrice, filosofa, femminista

Il nostro immaginario collettivo associa al nome di Simone de Beauvoir la frase che appare nel secondo capitolo del secondo volume Il secondo sesso (1949) «Donna non si nasce, lo si diventa». È di certo la sua frase più iconica, oggi anche in parte contestata, vedi Adriana Cavarero, Olivia Guaraldo, Donna si nasce (e qualche volta lo si diventa), 2024.
Di lei è bene conoscere la vita e la provenienza culturale. Simone de Beauvoir nasce a Parigi il 9 gennaio 1908 da una famiglia alto borghese, che però subisce un tracollo economico finendo a vivere nelle ristrettezze. Ha una sorella minore di due anni con la quale, salvo che per pochi anni, mantiene un ottimo rapporto. Nel 1929 arriva seconda, dopo Sartre, agli esami dell’agregation di filosofia; fatto che ha rappresentato un primato inedito per le donne in Francia.
In quell’anno vi è l’incontro con Sartre e la svolta decisiva: la relazione che aveva sempre desiderato. Lui diviene il compagno prediletto di tutta la vita, con il loro impegno reciproco di essere l’uno per l’altra “l’amore necessario”, che avrebbe sempre vinto su qualunque “amore contingente”. I loro molti altri amori, lei sia con uomini che con donne, non li hanno fatti venir meno alla fedele promessa.

Virginia Woolf e Simone de Beauvoir

Simone De Beauvoir si laurea in filosofia alla Sorbona e insegna nei licei fino al 1943, anno in cui viene espulsa dall’insegnamento per aver ricevuto una denuncia dalla famiglia di un’allieva per molestie sessuali. È ricordata come una scrittrice importante, esponente dell’esistenzialismo e del femminismo, quello che chiamiamo secondo femminismo, poiché il primo movimento risale alla fine del XIX secolo con figure quali Mary Wollstonecraft (1792) e le suffragiste. Fu soprattutto legata a Virginia Woolf di cui aveva amato in particolar modo Una stanza tutta per sé, tanto da citarla lungamente anche nella conferenza Le donne e la creatività che tenne in Giappone nel 1966.

L’attività letteraria e filosofica della coppia Sartre-de Beauvoir è frenetica; Sartre, che aveva pubblicato La nausea nel 1938, pubblica nel 1943 L’essere e il nulla, e nel 1945 Simone Il sangue degli altri. I due amanti sono pronti a diventare la coppia regale dell’esistenzialismo parigino che attrarrà in città centinaia e centinaia di giovani seguaci e di semplici curiose e curiosi che affollano i caffè parigini, insieme a giornaliste/i a caccia di scandali. Nel 1949 pubblica Il secondo sesso, un saggio fondamentale che da un lato fa il punto sulle conoscenze biologiche, psicoanalitiche, storiche e antropologiche esistenti sulla donna, e dall’altro apre la strada a quella discussione radicale sulla condizione femminile che avrebbe caratterizzato i decenni successivi. Il volume riscuote grande successo negli Stati Uniti, mentre viene accolto con scandalo in Francia, criticato anche da Camus, e nel resto d’Europa, tanto da essere messo all’Indice dei libri proibiti.

Simone de Beauvoir, Copertina della prima edizione de Il Secondo sesso, 1949

Vi si condanna il matrimonio, affermando che si tratta di un’istituzione perversa, corrosa alle fondamenta, dove il suo fallimento non è colpa delle persone, ma dell’istituzione stessa. Molto è passato da queste sue affermazioni, ma possiamo sostenere che la condizione femminile è cambiata ancora poco per la maggior parte delle donne e dobbiamo constatare, con amarezza, che donne in posizioni apicali nelle aziende e in politica non significano che il patriarcato sia stato sconfitto, che le relazioni tra uomini e donne siano davvero cambiate. Il secondo sesso ha sollevato profonde critiche. Inizialmente avversato da conservatori, in particolare dal Vaticano e dal partito Comunista, il testo è stato successivamente criticato anche dal femminismo della differenza (es. Luce Irigaray in Francia e Luisa Muraro in Italia) per aver proposto l’uguaglianza tramite l’assimilazione al modello maschile e non la valorizzazione della differenza. Uguaglianza e differenza resteranno a lungo due poli dialettici dei diversi femminismi.
Il primo volume, dedicato a I fatti e i miti, analizza biologia, psicoanalisi, materialismo dialettico, letteratura e poesia — accusati di aver partecipato alla costruzione di un sistema concettuale che ha escluso o marginalizzato la donna. Ma il libro è anche un invito rivolto alle donne stesse ad agire e a ribellarsi. Per Beauvoir le donne sono oppresse anche per loro scelta: hanno preferito la via dell’immanenza e non hanno avuto il coraggio di intraprendere quella della trascendenza.
Il secondo volume, L’esistenza vissuta, analizza invece gli aspetti principali della vita femminile: infanzia, sessualità, maternità, vecchiaia; ma anche omosessualità, prostituzione e aborto, temi all’epoca mai nominati e considerati assoluti tabù. Della maternità, in particolare, capovolge il significato millenario: la maternità non deve essere l’obiettivo principale della vita di una donna; non più destino, ma scelta libera e consapevole. Celebre la sua affermazione secondo cui le donne devono decidere liberamente se fare figli o fare libri, di cui lei stessa è testimone vivente. Se nel suo caso si trattava di un aut aut, oggi le donne sono diventate tutte multitasking. «Donna non si nasce, lo si diventa» sintetizza con efficacia la tesi principale dell’opera: la cosiddetta “femminilità” non è un destino biologico, quanto piuttosto una costruzione culturale e sociale.

Ma oggi, cosa resta di questo libro? Per chi era bambina negli anni Cinquanta, ragazza tra i Sessanta e Settanta, è stato una lettura che ha cambiato il modo di guardare a sé stesse e al proprio futuro e farlo con libertà. Negli anni Cinquanta il Castoro, così era soprannominata, matura la decisione di scrivere le proprie memorie; usciranno Le inseparabili nel 1954, libro autobiografico che parla dell’amicizia tra lei e l’amica Zaza, iniziata sui banchi di scuola e terminata nel ’29 quando l’amica muore, e altri volumi tra il 1958 e il 1964: Le Memorie di una ragazza perbene; di essi disse: «Sono io stessa la materia del mio libro».

Nel 1964 Simone pubblica anche Una morte dolcissima, un racconto dedicato all’agonia di sua madre e ai giorni trascorsi al suo capezzale sino alla sua morte. Anche questo scritto è un grido di rivolta contro la morte e, paradossalmente, riporta in vita la donna giovane e bella che sua madre è stata e il loro rapporto madre-figlia.
Simone de Beauvoir è considerata la madre del movimento femminista, nato in occasione della contestazione studentesca del maggio francese del 1968, che lei stessa seguirà con partecipazione e simpatia.

Gli anni Settanta la vedono fervidamente in prima linea in varie cause quali: la dissidenza sovietica, il conflitto arabo-israeliano, il golpe in Cile, e sui diritti della donna, con l’aborto al primo posto.
Simone de Beauvoir ha parlato della condizione della donna, alla luce dell’esistenzialismo, affermando che «L’esistenza precede l’essenza», affermando che la persona vive in un’ambiguità ontologica e il modo per realizzarsi è quello di accettare tale ambiguità e non cercare di eliminarla. Ha dedicato nell’ultimo periodo le sue ricerche al nuovo saggio, La terza età, 1971, dove si interroga sul senso dell’invecchiare a livello personale e sociale.

Simone de Beauvoir copertina del libro Quando tutte le donne del mondo… raccolta di interviste, 1979 

Per la morte di Sartre nel 1980 scrive: «Ci separa la sua morte. La mia morte non ci riunirà. Così è; ed è già bello che le nostre vite abbiano potuto tanto a lungo procedere all’unisono».

Muore a Parigi il 14 aprile 1986.  

Laboratorio: cosa pensi dell’opinione di Simone de Beauvoir sul matrimonio? Nel 1975 in Italia ci fu la riforma del diritto di famiglia che ha superato la visione patriarcale dell’epoca fascista; a che punto oggi si trova il rapporto uomo-donna, dopo decenni di femminismo? Oggi i matrimoni sono fortemente diminuiti come anche lo è la natalità; come valutiamo questi dati?

Il maggio ’68 – Fabrizio De Andrè;

Il canzoniere femminista, 1975.

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Articolo di Maria Grazia Borla

Laureata in Filosofia, è stata insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, e dal 2002 di Scienze Umane e Filosofia. Ha avviato una rassegna di teatro filosofico Con voce di donna, rappresentando diverse figure di donne nei vari campi culturali. Realizza attività presso l’associazione Il labirinto del dragoncello, di cui è presidente, e cura il percorso filosofico Panta rei a Merlino (LO).

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