Caroline Suburg, detta Lilli, era nata in Estonia, nel comune rurale di Vändra il 1° agosto 1841, all’epoca nell’Impero russo; i genitori presto si impiegarono presso una tenuta con i compiti di sorvegliante e di casara, acquisendo via via maggiori responsabilità. Poterono così far istruire la figlia grazie a una insegnante e poi in una scuola privata a Pärnu, quindi nel liceo femminile. Lilli tuttavia fu costretta a interrompere la frequenza a causa di una malattia che la colpì e causò conseguenze permanenti sul suo volto; da allora non volle essere mai più ritratta senza una sciarpa bianca a coprirle le cicatrici. Si trattava dell’erisipela, una forte infezione batterica che può manifestarsi sugli arti e su varie parti del corpo, oggi curabile con gli antibiotici. In questo lungo periodo dovette rimanere in casa, ma si applicò nella lettura di classici tedeschi e di saggistica, e pure nell’educazione dei fratelli minori. Nel 1869 concluse gli studi e da allora saltuariamente poté insegnare. Il padre intanto acquistò delle terre per praticare in proprio l’allevamento, perciò la famiglia si trasferì nella nuova abitazione. Nel 1872 Lilli fece una conoscenza importante per il suo futuro, incontrò infatti il nazionalista Carl Robert Jakobson, uno scrittore che la introdusse a tematiche socio-politiche ma pure la incoraggiò a occuparsi di narrativa. Fu così che la giovane scrisse il racconto Liina, pubblicato nel 1877, basato sulle proprie esperienze di vita e sui rapporti conflittuali fra componente estone e componente tedesca presenti nella sua terra.

L’anno successivo entrò nella redazione del Pärnu Postimees, quotidiano regionale conservatore, uno dei più antichi del Paese, a cui tuttavia Suburg impresse una svolta più progressista.
Mentre il padre Toomas si rese conto di aver vissuto oltre le proprie possibilità e cominciò a svendere alcuni beni, Lilli fece un gesto senz’altro controcorrente, per quell’epoca ma anche per la nostra: riuscì ad adottare, lei che non era sposata, una giovane orfana; intanto progettava la fondazione di una scuola femminile, in cui sarà costretta per legge a utilizzare nell’insegnamento la lingua tedesca. L’istituzione fu un successo, si iscrisse una cinquantina di ragazze che continuavano ad aumentare e risiedevano nel collegio annesso, mentre la sede idonea fu trovata in seguito a Viljandi, all’interno di un edificio ampio e accogliente. In atto nel Paese era ora la russificazione, quindi gradualmente alla lingua tedesca fu in gran parte sostituito lo studio del russo, anche se Suburg cercava in tutti i modi di salvare la cultura estone introducendo le opere di scrittrici e scrittori locali, come lo stesso Jakobson, la poeta Lydia Emilie Florentine Jannsen, detta Koidula (1843-1886), Friedrich Reinhold Kreutzwald, autore del poema epico nazionale Kalevipoeg.
Lilli Suburg nel frattempo continuava a scrivere e pubblicare testi di narrativa, per lo più storie sentimentali, come Maarja ja Eeva (1881) e Leeni (1887), ma aveva in mente un altro progetto: voleva fondare, e nel 1887 ci riuscì, una rivista femminile, divenuta settimanale nel 1891.

Si trattò del primo esempio del genere in Estonia; si chiamava Linda e aveva come sottotitolo: “La prima rivista letteraria e moderna per le donne estoni”. Conteneva spesso articoli tradotti dall’estero, racconti e critiche letterarie, ma soprattutto trattava tematiche assolutamente originali e rilevanti: il suffragio femminile, i diritti legali delle donne, le novità in ambito tecnico-scientifico, l’istruzione, i nuovi metodi educativi, la libertà di scegliere il nubilato, come aveva fatto lei in piena consapevolezza. Oggi l’intera pubblicazione digitalizzata si può consultare nella Biblioteca Nazionale dell’Estonia. Andres Rennit, un poeta che lavorò alla rivista in quel periodo, scrisse nelle sue memorie: «…era una persona energica, determinata, con grandi capacità e voglia di lavorare. Non cambiò mai idea né abbandonò idee che aveva iniziato a ritenere giuste, e non si lasciò influenzare da nessuno». Tutto ciò provocò scalpore e numerose critiche, specie da parte degli altri giornali e di una certa opinione pubblica conservatrice, perché troppo avanti per la mentalità del tempo; è risaputo che molte donne nascondevano il giornale, non osavano leggerlo all’aperto, e si dovevano appartare all’insaputa degli uomini della famiglia per farlo. Tuttavia Suburg portò avanti il più possibile il suo lavoro, finché, per problemi economici, fu costretta alla vendita, sei anni dopo. Aprendo una piccola parentesi, va ricordato che proprio in quel memorabile 1887 nacque un’altra personalità estone di spicco: Marie Reisik (morta nel 1941 in circostanze poco chiare) che in seguito fonderà la prima rivista politica femminile: Lavoro e vita delle donne e sarà fra le prime parlamentari, unica deputata all’assemblea costituente.

Nel 1899 la figlia adottiva Anna si sposò e con il marito e Lilli si trasferì in Lettonia, dove le due donne misero in piedi una nuova scuola, che funzionò fino a quando Anna non diventò madre, nel 1907. Suburg nel 1900 pubblicò il suo ultimo racconto, Linda, la figlia del popolo, e iniziò la stesura delle proprie memorie. Fu anche ammessa alla Società femminile di Tartu come membro onorario. Nel 1917 ebbe la gioia di vedere il suffragio universale nel suo Paese per cui le donne ebbero il diritto di votare e di essere elette. La morte la colse l’8 febbraio 1923 mentre si trovava in visita presso la sorella a Valga, nell’Estonia meridionale. Fu sepolta dove era nata, a Vändra.

Una targa in ricordo della sua scuola e del suo giornale fu apposta sull’edificio di Viljandi nel 1982.

Nel 2024 una moneta commemorativa d’argento da collezione è stata realizzata dalla Banca Nazionale dell’Estonia, inaugurando una serie dedicata a significative figure femminili. Uno spettacolo con riferimenti al folklore e l’inserimento di brani musicali intitolato Lilli è stato messo in scena a Tartu, al Festival Naks, il 6 novembre 2024 allo scopo di celebrare la “prima femminista estone”, una donna che “scalava montagne”, metaforicamente s’intende, una persona brillante di grande cultura, che merita di essere ricordata e presentata oggi a un pubblico di ogni età.

Del personaggio si è occupata Elisabetta Uboldi sul n.126 della nostra rivista.
Qui le traduzioni in francese, spagnolo e inglese
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).
