Fin dai tempi dell’antica Cina la situazione delle donne non è mai stata agevole: erano obbligate a ubbidire ai voleri del padre, dei fratelli e del marito o del figlio; poi, dovevano occuparsi delle faccende domestiche, curare il proprio aspetto, parlare poco e imparare l’adeguato posto nel mondo.
Secoli dopo la loro condizione cambiò con l’inizio del comunismo, quando il Paese necessitava di forza lavoro in più per costruire la Nuova Cina.
«Le donne possono reggere l’altra metà del cielo», era la frase con cui
Mao Zedong, il fondatore del Partito comunista cinese e a lungo Presidente della Repubblica popolare, definì le donne nel 1949.
Durante questo governo il Partito mostrò interesse per lo sviluppo e la parità del ruolo femminile all’interno della società; quindi, era determinato a cambiare i rapporti di genere e la terribile condizione che la donna aveva dovuto vivere nel passato.
Uno dei primi importanti sviluppi ci fu nel 1950 con la promulgazione della Legge sul matrimonio che accordò alla donna il diritto di proprietà, di divorzio e di libertà di scelta nella vita matrimoniale. Pertanto, furono dichiarati illegali la bigamia, il concubinato, i matrimoni combinati e le doti obbligatorie. Tuttavia, negli anni avvenire questa legge subì delle revisioni: la prima nel 1980, aggiungendo ai precedenti temi la salvaguardia dei diritti degli anziani, delle donne e dei bambini e un aumento del controllo delle nascite; dopo, la seconda nel 2001, includendo le relazioni extra-matrimoniali, l‘invalidità, la revoca del matrimonio, la divisione dei beni nel divorzio e la violenza domestica.
Insieme alla nascita della Repubblica popolare cinese, nel 1949 fu fondata la All-China Women’s Federation, un’organizzazione popolare a livello nazionale, la cui figura di spicco, nonché la prima presidente, fu la politica e attivista Cai Chang. La federazione servì da tramite per collegare il Partito e il governo, con lo scopo di battersi per l’emancipazione e lo sviluppo femminile, per la promozione delle politiche governative della donna e per la salvaguardia dei loro diritti e interessi. Al giorno d’oggi si definisce una Ong, detiene lo stesso ruolo e svolge i medesimi compiti. Nel 2018 hanno avuto luogo le elezioni per scegliere la nuova presidente di Acwf e per la seconda volta è stata nominata Shen Yueyue.



Nel 1959, con la fine del governo di Mao-Zedong, la tradizionale cultura patriarcale prevalse nel Paese facendo sfumare il pieno raggiungimento di un’uguaglianza fra i sessi. Di conseguenza, nel 1960 l’associazione terminò di esistere per poi riformarsi nel 1978. Successivamente si batté duramente per riconquistare la riconoscenza da parte dei leader del Partito che la consideravano inutile alla nazione. Nonostante ciò, nel 1992 i membri dell’associazione proposero la Legge sulla protezione dei diritti delle donne e finalmente l’Acwf venne di nuovo riconosciuta dal Partito comunista.

Negli ultimi decenni, le Nazioni Unite hanno convocato delle Conferenze mondiali sulle donne, con lo scopo di evidenziare gli ostacoli che si sono presentati sulla strada verso l’uguaglianza di genere.
I quattro congressi hanno avuto luogo in diverse città nel mondo, l’ultimo si è tenuto proprio a Pechino, tra il 4 e il 15 settembre 1995, a cui parteciparono ben 189 governi. In quei giorni venne elaborata la Piattaforma d’azione, un documento costituito da sei capitoli, in cui sono state individuate dodici aree per promuovere i diritti della donna: violenza, sanità, diritti umani, conflitti armati, economia, posizioni e processi decisionali, meccanismi volti alla promozione della parità, povertà, educazione e formazione, ambiente, media e bambine. Dopo la conclusione di queste quattro conferenze, soprattutto dopo quella di Pechino, è stato possibile elaborare delle soluzioni opportune per garantire l’equità di genere; in particolare, i dibattiti hanno dato inizio a un impegno globale da parte dei movimenti di tutto il mondo, nella lotta per la salvaguardia dei diritti femminili.
A oggi la condizione della donna in Cina è cambiata molto, ma rispetto alle differenze di possibilità e di trattamento rispetto agli uomini è ancora instabile. Nel 2016 è entrata in vigore la legge contro la violenza domestica, che assiste le persone vittime di abusi fisici e mentali in famiglia tramite diversi mezzi. Nel 2019 sono stati riconosciuti oltre duemila ordini restrittivi, il triplo rispetto a quando è uscita la norma. La situazione rimane comunque critica, visto le migliaia di vittime ogni anno. L’episodio più recente e noto si è verificato il 14 settembre 2020. La giovane, conosciuta con il nome di Lamu, era una video-blogger di trent’anni, seguita da centinaia di migliaia di followers. Il drammatico incidente è avvenuto durante una diretta sulla piattaforma di Douyin, la versione cinese di Tik Tok, mentre l’ex-marito entrò in casa aggredendola con un coltello e cospargendola di benzina per poi darle fuoco. Dopo due settimane di agonia, a causa delle ustioni su tutto il corpo, la donna non è riuscita a sopravvivere e l’uomo venne arrestato con l’accusa di omicidio volontario. A livello mediatico il triste episodio generò numerose polemiche, tanto che le/gli utenti del social media cinese Weibo hanno reclamato giustizia per la blogger. La vicenda coincideva con un discorso del presidente cinese Xi Jinping pronunciato durante l’Assemblea delle Nazioni Unite, per celebrare il venticinquesimo anniversario della Conferenza mondiale di Pechino sulla donna. Jinping evidenziava l’impegno del Partito nel voler difendere i diritti e gli interessi femminili in quattro proposte: uguaglianza di genere, sostegno allo sviluppo femminile, tutela dei diritti e maggiore attenzione a causa dell’epidemia Covid-19.
In realtà, per quanto riguarda l’ambito lavorativo, la donna ha subito particolari discriminazioni nelle assunzioni e nelle retribuzioni, ottenendo come risultato un crescente gender gap in ogni settore d’impiego. Per cui, la partecipazione delle donne alla forza lavoro è diminuita negli ultimi trent’anni, scendendo al 60,5% nel 2019 dal 73,2% del 1990. Di conseguenza, nel 2021, il governo ha presentato un nuovo piano decennale: lo Schema di sviluppo delle donne in Cina (2021-30), mettendo in evidenza i diritti sul lavoro. Il documento indica 75 obiettivi principali e 93 misure di sostegno che comprendono aree fondamentali come la salute, l’istruzione e l’economia. L’obiettivo di questo Schema, da portare avanti entro il 2030, è di attuare in modo completo la parità tra i sessi insieme alla promozione dell’uguaglianza e del progresso delle donne che dovranno essere rinnovati e migliorati. Finalmente, il 30 ottobre 2022 il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo ha approvato la nuova Legge sulla protezione dei diritti e degli interessi delle donne, ossia quella proposta per la prima volta nel 1992 dall’ All-China Women’s Federation. La norma, entrata in vigore dal 1° gennaio 2023, ha lo scopo di fornire una maggiore tutela contro le molestie sessuali e la discriminazione di genere, imponendo nuovi requisiti alle aziende per quanto riguarda la gestione delle dipendenti.
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Articolo di Rebecca Albanese

Studentessa di CIM, presso l’Università di Pavia. Amo l’astrologia, leggere romanzi e viaggiare. Fin da piccola trasformo le mie emozioni e i miei desideri in storie inventate e uno dei miei sogni più profondi è quello di scrivere libri che sappiano colpire le menti ed entrare nel cuore di chi legge.

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