Lo Yoga, dono per la pace e l’armonia

Il 21 Giugno di ogni anno si celebra la giornata internazionale dello Yoga, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità con le seguenti parole:

Designato per aiutare gli individui a realizzare sé stessi, alleviare le sofferenze che questi possano sperimentare nella vita e raggiungere uno stato di liberazione, lo Yoga è praticato da giovani e anziani senza discriminazioni di genere, classe o religione. Esso associa posizioni, respirazione controllata, meditazione, recitazione di parole ed altre tecniche mirate a beneficiare l’individuo e il suo stato di salute psicofisica.

In un primo momento, molti/e si avvicinano allo Yoga per motivi pratici (spesso è consigliato da medici/mediche e fisioterapisti/e per migliorare la postura) o per curiosità. Successivamente, la pratica diventa un modo per entrare in intimità con la mente e con il corpo, un elemento importante e da non sottovalutare, visto che l’80% delle nostre azioni le svolgiamo in modalità automatica. Fin qui sembrerebbe tutto semplice e ovvio, ma non è così.
Potrei suggerire di leggere questo articolo in due modalità: una normale, utilizzando cioè le usuali competenze di lettura, l’altra “yogica”, entrando cioè dentro la pratica della lettura. Sono due cose totalmente diverse. Nel primo caso, se sarò stata brava, qualcuno potrebbe farmi anche dei complimenti ma dimenticare qualche minuto dopo quanto ho scritto; nel secondo caso dentro ogni lettore/lettrice resterà un piccolo seme che potrà, successivamente, svilupparsi.
Per iniziare, sgombriamo il campo dagli equivoci: lo yoga non è quella strana “cosa” in cui si assumono posizioni al limite della gravità, e non è nemmeno stare a gambe incrociate a mormorare strani vocalizzi. Chi pratica lo Yoga non è non un/una santone/santona, non è distaccato/a dal mondo, non ha verità superiori da rivelare, non cerca adepti. Questo l’ho imparato nel corso degli anni e grazie alle mie maestre, Ina Asero e Daniela Pappalardo. Anche io, agli inizi, mi ero avvicinata a questa disciplina per uno dei tanti motivi che ho descritto ma, ad un certo punto, mi sono resa conto che lo spazio che delimita il tappetino si era trasformato in un momento intimo di ricerca, attraverso il corpo, di una più profonda connessione armonica con la mente.
Credo che lo Yoga sia uno dei tanti strumenti che si possono utilizzare per avere una visione del mondo più equilibrata e più serena, poiché consente l’armonizzazione della dualità che c’è in ogni essere vivente: spirito/materia; anima/corpo; maschile/femminile; luce/ombra.
Platone, nel Fedro, parla del mito dell’auriga: immaginiamo una biga trainata da due cavalli, uno bianco (la cui natura è spirituale) e uno nero (la cui natura è irascibile). Ebbene, l’auriga non deve eliminare nessuno dei due cavalli ma deve fare in modo che essi, stimolati nel giusto modo, seguano il medesimo passo, altrimenti la biga non potrebbe mai procedere. Ecco cos’è, intimamente, lo yoga: comprendere le nature che costituiscono l’essere umano, i processi della mente, il rispetto delle possibilità del corpo, senza dimenticare, come ci ricorda il mito platonico, che siamo parte di una natura più grande.
Lo Yoga, pertanto, tesse l’elogio della lentezza attraverso l’accordo con il respiro (prana). Molto spesso, si respira in modo scorretto o, senza accorgersene, si sta in apnea. Imparare a respirare costituisce la porta d’ingresso per una corretta pratica. Infatti, ciascuno/a ha il proprio respiro, cioè il proprio tempo che deve scoprire e rispettare per accordarsi, esattamente, come si farebbe con uno strumento musicale. Questo passaggio, a volte, è fonte di disagio poiché non ci si riesce a staccare dai ritmi frenetici della quotidianità.
Lo Yoga è una disciplina poiché è intesa come una ricerca spirituale, come accesso all’identità, non dell’Ego ma del Sè, ossia di quel DAIMON di cui ci parlava Socrate quando diceva ai/alle suoi/sue discepoli/discepole: Conosci te stesso. Purtroppo, i condizionamenti socio-ambientali ricoprono di una coltre di sabbia la vera essenza di ciascuno/a di noi, facendoci indossare, spesso come abiti scomodi, ruoli che non sono nostri. La pratica umile, costante e paziente delle varie ASANA, serve a costruire un processo mentale a partire dalla postura del corpo. Facciamo un esempio: l’asana dell’Albero (Vrksasana) radica il/la praticante alla terra, ma con le braccia lo proietta verso il cielo. Da un punto di vista posturale richiede una preparazione per potere stare in una posizione stabile e confortevole per il periodo che il corpo consente; da un punto di vista cognitivo Vrksasana è una posizione polare, cioè lavora sui due aspetti energetici del corpo: quello yin, femminile, lunare e quello yang, maschile, solare. È attraverso questo studio che dallo schema corporeo si passa allo schema mentale, alla riflessione su se stessi/e, sul proprio sistema valoriale, sul modo di guardare e vivere la vita. In quel momento si verifica la connessione tra azione e meditazione. I frutti dello Yoga si manifestano sotto forma di amore compassionevole nei confronti di noi stessi/e e dei nostri simili e la vita diventa più bella.
Il radicamento dell’asana, nel qui ed ora, ci insegna a non giudicare la nostra esistenza né rispetto al passato, né in previsione del futuro, ma semplicemente ad apprezzare il momento presente che ci offre sempre spazio per un nuovo respiro, un nuovo inizio. Lo Yoga ci fa uscire dal meccanismo perverso che consiste nel giudicare ogni aspetto che viviamo secondo il meccanismo di causa ed effetto, alimento principale dei pensieri vorticosi (vritti), per schiuderci a una dimensione più di quiete, per molti/e di noi un vissuto nuovo e sconosciuto.
Lo Yoga è uno strumento di BENESSERE, nel senso letterale del termine: stare bene, non rispetto a un modello imposto dalla pubblicità, ma nel trovare dentro se stessi/e la sorgente del bene che, in ultima analisi, si identifica con la natura divina che abbiamo dimenticato.

 

Articolo di Giovanna Nastasi

NJJtnokr.jpegGiovanna Nastasi è nata a Carlentini, vive a Catania. Si è laureata in Pedagogia e Storia contemporanea e insegna Lettere negli istituti secondari di II grado. La sua passione è la scrittura. Ha pubblicato un romanzo, Le stanze del piacere (Algra editore). 

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