A Toronto con Emma

È una donna minuta, Emma Goldman, non posso fare a meno di notarlo, mentre mi scruta dall’altra parte del tavolo di un bar canadese.
Occhi vispi, dietro un paio di occhiali molto semplice: sembra più curiosa di me, se possibile. Ha un accento americano perfetto, anche se non è di qui e, anzi, si è spostata in giro per il mondo tutta la vita, fino ad approdare a Toronto.

“Signora Goldman, dove è nata lei precisamente?”
“Per prima cosa, chiamami Emma… Abbiamo anche lo stesso nome! Comunque, sono nata a Kovno, ai tempi una provincia russa, ma ho passato l’infanzia a San Pietroburgo.”

E a che età si è trasferita con la sua famiglia negli Stati Uniti?”
“Poco più di 15 anni… Ero piccola e piena di entusiasmo, gli Stati Uniti hanno acceso in me un interesse assolutamente travolgente per ciò che mi accadeva intorno, è qui che mi sono avvicinata al pensiero anarchico.”

“C’è stato un momento in cui può dire di essere diventata anarchica?”
“Sicuramente è stato un processo graduale, ma se devo pensare al primo momento in cui mi sono sentita pienamente investita della causa anarchica ti dico che la rivolta a Chicago del 1886 è stata determinante.”

“Che successe esattamente in quell’occasione?”
“Successe che, a seguito di uno scontro tra scioperanti e polizia, dei poliziotti rimasero uccisi. Da qui in poi venne messa in atto una delle più scandalose montature giudiziarie della storia degli Stati Uniti, per cui furono impiccati cinque esponenti anarchici, per colpire al cuore il movimento stesso. In quel momento ricordo di aver sentito un profondissimo e intollerabile senso d’ingiustizia, che mi ha portato ad avvicinarmi al movimento anarchico.”

“E perché ha aderito proprio all’ideale dell’anarchia, tra i tanti esistenti?”
“Non credere a chi ti dice di essere anarchico per ‘il bene della gente’, sono scemenze, la verità è che siamo tutti egoisti e io sono anarchica perché sono un’egoista: mi dà dolore vedere le persone che soffrono. Non riesco a tollerare l’idea che qualcuno soffra e per questo sono disposta a donare la vita per questa causa, per l’anarchia, che ritengo l’unico modo per eliminare il dolore e l’infelicità.”

“Pochi anni dopo, nel 1892, un altro sciopero finito in tragedia scosse particolarmente le sue corde, ma questa volta decise di passare ad azioni ben più concrete… Ha voglia di raccontarmi quell’episodio?”
“Certamente! Successe che un tale di nome Frick, proprietario di alcune imprese siderurgiche in Pennsylvania aveva negato ogni diritto ai lavoratori delle sue fabbriche e minacciato licenziamenti in troco nei confronti di chiunque protestasse. Ovviamente successe il finimondo e allo sciopero dei lavoratori Frick rispose con la violenza, armando i crumiri e facendo uccidere moltissimi scioperanti, tra cui un ragazzino. A quel punto io e Sasha…”

“… Mi scusi se la interrompo, Emma, ma chi è Sasha?
“Mi scusi lei, a volte mi dimentico che Sasha non è il suo vero nome…” 

Non riesce a nascondere un sorriso, quando lo nomina. 

“Sasha è Alexander Berkman: mio compagno di lotta e d’amore per moltissimi anni. Dicevo… A quel punto io e Sasha abbiamo deciso di vendicare la morte di tutti quegli scioperanti e, con la pistola che gli avevo procurato io stessa, lui sparò a Frick nel suo ufficio, non riuscendo però a ucciderlo. Fu condannato a ventidue anni di carcere e, negli anni a seguire, anche io finii in prigione diverse volte… Diciamo che al governo statunitense, tra le altre cose, non piaceva molto la mia propaganda per il controllo delle nascite!”

“Ha nominato Alexander e non posso fare a meno di chiederle cosa pensi dell’amore. Nello specifico, so che lei non crede nel matrimonio, eppure nella nostra cultura è tuttora ritenuto la base fondamentale della società. Cosa ne pensa lei?”
“Quello che dico, lo dico perché sono stata sposata io stessa e non è stato affatto un matrimonio felice. Perché? Perché non c’era amore, perché ci siamo sposati senza conoscerci e amarci veramente e, nel momento in cui siamo andati a vivere insieme, subito dopo le nozze, questo è stato evidente.
Due persone che si amano hanno il diritto di stare insieme finché c’è amore, ma la cerimonia del matrimonio che senso ha? Come può una donna promettere di amare suo marito per tutta a vita senza avere la minima idea di chi quell’uomo sia? Se si elimina il matrimonio, si elimina il problema, perché una relazione il cui unico collante è l’amore puro e sincero non può che essere un rapporto felice: quando vengono meno l’amore, l’affetto e il rispetto reciproco, si va ognuno per la propria strada.”

“Emma, è stato un piacere immenso incontrarla. Posso chiederle qual è l’aspetto dell’ideale anarchico che ritiene più importante e urgente per la società di oggi?”
“Al di là di tutto, il principio fondamentale che noi tutti ci dovremmo ricordare e ripetere ogni giorno è che abbiamo il sacrosanto diritto di esprimere noi stessi e abbiamo diritto a circondarci di ciò che amiamo nella vita, di cose belle e radiose. Per me questa è anarchia: è diritto alla felicità.”

Se non posso ballare, non è la mia rivoluzione.

Articolo di Emma De Pasquale

1ZjisCuMEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è attualmente laureanda in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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