L’impressionismo di Henri

L’Impressionismo è stata una corrente artistica che si è sviluppata in Francia nel XIX secolo, da diversi anni molti artisti si battevano contro la pittura accademica ufficiale per affermare una pittura che interpretasse la realtà in maniera nuova e libera. Essi sostenevano che, vivendo in mezzo alla realtà, stabilivano un contatto quotidiano attraverso il quale conoscevano e giudicavano ogni suo aspetto, anche quello più banale faceva parte di loro, quindi poteva essere dipinto. La maggior parte degli impressionisti sosteneva la pittura all’aria aperta (en plein-air), esprimendo in maniera romantica il sentimento maestoso che essa suscitava in loro, cogliendo gli effetti di luce della visione immediata e negando l’illuminazione artificiale dell’atelier: la luce era l’elemento indispensabile per la visione di tutto ciò che si trovava davanti ai loro occhi e che era reso visibile solo se illuminato. Essi sentivano la necessità di dipingere di fronte alla natura libera, per ricevere con istantaneità l’impressione in tutte le infinite sfumature della luce, del colore, dei riflessi e dei movimenti degli spazi; rinunciavano al chiaro scuro in favore di ombre colorate, rendendola così come la vedevano e non si limitavano a rappresentare solamente la realtà naturale, ma anche quella umana e cittadina, per cui ogni soggetto trattato viveva solo per la vita che gli dava l’artista. Altri preferivano dipingere in studio in quanto ritenevano che l’impressione ricevuta venisse come filtrata attraverso il ricordo e quindi fosse più autentica, perché non soggetta al pericolo della riproduzione banale del vero. Fra gli artisti che hanno fatto parte di questa corrente artistica ricordiamo: Claude Monet, Edouard Manet, Pierre Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Cèzanne e Henri de Toulouse-Lautrec.

In quel periodo, gli uomini francesi, dietro un apparente moralismo, frequentavano  le case chiuse che non erano solo luoghi di divertimento, trasgressione, incontri e spensieratezza,  ma stimolavano la creatività degli artisti e le prostitute, spesso, diventavano delle vere e proprie muse osservate da un punto di vista prettamente maschile e artistico. Ogni artista ritrae il fenomeno della prostituzione in modo personale, rappresentando momenti diversi della giornata lavorativa delle donne di qualsiasi età, classe sociale, alcune sono nude, altre in attesa di un cliente, altre ancora sono sedute a un tavolino sorseggiando un bicchiere di assenzio. Alcuni preferivano  ritrarre quelle qualità che rendevano le prostitute donne diverse dalle altre: i loro sguardi, i loro gesti, il trucco, il modo particolare di accendere una sigaretta per non lasciare alcun dubbio sulle loro intenzioni. Altri dipingevano invece delle ragazze con i volti coperti da maschere che speravano, frequentando l’Opéra, di conquistare qualche ricco gentiluomo – e d’altronde, come scriveva Balzac, «ogni donna la sua fortuna ce l’ha tra le gambe», e proprio sul suo corpo le donne, secondo gli uomini del tempo, dovevano puntare per una scalata sociale. Toulouse-Lautrec, per esempio, amava rappresentarle mentre si pettinavano o si lavavano, in un momento quotidiano, ma si è anche ispirato a particolari situazioni della loro vita, come quando erano sottoposte a dei controlli medici.

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Autoritratto

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) era nato in una delle più nobili e antiche famiglie francesi, le cui origini risalgono all’epoca di Carlo Magno; in seguito a due rovinose cadute giovanili (1878-1879) che gli avevano procurato la rottura di entrambi i femori e a una malattia che aveva colpito le ossa, la crescita delle gambe si era arrestata mentre il resto del corpo si era  sviluppato normalmente. Forse è stata proprio la sua infelicità fisica ad averlo spinto ad abbandonare l’ambiente aristocratico, per dedicarsi interamente alla pittura, trasferendosi a Parigi, nel pittoresco e malfamato quartiere di Montmartre, frequentando più che il mondo degli artisti quello dei locali notturni. Henri, in opposizione alla pittura dei paesaggi bucolici, amava quella viva della gente comune, sua è stata la scelta provocatoria di dipingere la vita notturna di Parigi; e di abitare per interi periodi nei bordelli, ritraendo le prostitute che sono state le sue modelle ideali con il loro modo disinvolto di andare in giro nude o seminude. Le sue tendenze artistiche le aveva mostrate fin da piccolo nei disegni, che già evidenziavano la prontezza nel cogliere gli atteggiamenti e il senso umoristico e che ritroviamo in molte delle sue opere pittoriche.

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Il Ballo al Moulin Rouge – particolare

Nel dipinto Il Ballo al Moulin Rouge, ambientato nel celebre locale parigino tuttora esistente, lo stile del pittore è inconfondibile: si nota la libertà di inquadrature e prospettive in cui lo spazio era realizzato in maniera empirica dalle lunghe linee del pavimento ligneo tipico delle sale francesi e con il punto di vista rialzato per dare risalto alla maestosità del locale; i colori sono privi di chiaroscuro, e in primo piano, tra le persone indifferenti al ballo, domina la bella signora vestita di rosa. Henri ha portato a termine il quadro dopo numerosi schizzi eseguiti sul posto, per poi sintetizzare gli abbozzi in un solo momento dell’effimera vita notturna, rendendo la velocità del ballo, la vitalità prosperosa della Goulue (la golosa) – soprannome della ballerina Louise Weber e amica dell’artista – e del suo partner Valentin le Désossé (detto il disossato, per la figura allampanata e talmente agile da sembrare di gomma), ritratti senza esprimere giudizi morali o sociali, come uno degli aspetti della realtà contemporanea.

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Sala di Rue des Moulins – particolare

Non esprime giudizi neppure  quando rappresenta l’ambiente falsamente lussuoso delle maisons closes che i borghesi parigini fingevano di ignorare, nonostante avessero dato loro una costituzione ufficiale. Nel dipinto Sala di Rue des Moulins il pittore non idealizza né volgarizza le ragazze che aspettano con indifferenza i clienti e solo la madame, la maitresse, è dipinta con il viso ossuto e nell’atteggiamento rigido, chiusa nella lunga e accollata veste. Anche qui lo spazio è realizzato con le diagonali e il punto di vista rialzato, mentre i colori sono distesi in superficie e racchiusi entro la linea di contorno, giocando un ruolo primario dove si esaltano il rosso, con le sue sfumature di rosa e violaceo, e il verde delle calze in primo piano.

Parigi viveva un clima di fermento culturale capace di attrarre artisti da tutto il mondo ed è proprio qui che la merce viene esposta per la prima volta nelle vetrine, i pittori dell’avanguardia prestano quindi i loro pennelli per creare manifesti pubblicitari, entrati poi nella storia dell’arte, ma prima di tutto nelle case della gente comune, locandine-quadro che hanno avuto una diffusione di massa vendute come poster e cartoline, ancora oggi, in tutto il mondo. A questa produzione si è dedicato anche Henri: si contano 370 sue opere tra illustrazioni e affiches delle quali fa parte il Moulin Rouge La Guloue, il suo primo manifesto realizzato per lo spettacolo d’esordio della ballerina al locale. Toulouse-Lautrec nella produzione di litografie semplifica le forme e limita l’uso dell’impaginatura, stende in modo più uniforme il colore, raggiungendo uno stile più audace, e coglie con immediatezza l’espressione di ciò che rappresenta attraverso un linguaggio discreto.

Nel manifesto Jane Avril al Jardin de Paris l’attenzione è focalizzata nelle stesure cromatiche della nota cantante e danzatrice in contrasto con le zone bianche e nere per la presenza dello spazio libero (il Jardin de Paris era un locale aperto nella grande avenue degli Champs-Elysées nel 1893 e Jane Avril era cantante e attrice assai nota).

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Affiches – Moulin Rouge La Guloue (a sinistra), Jane Avril al Jardin de Paris (a destra)

Toulouse-Lautrec ha prodotto un grandissimo numero di capolavori impiegando diverse tecniche – olio, acqueforti, disegni, litografie e disegni umoristici realizzati per numerosi giornali – ed è stato sicuramente uno dei massimi interpreti della società. La sua opera ha un peso storico non indifferente negli ulteriori sviluppi della pittura europea.

Nel 1900 Henri, colpito da un’improvvisa paralisi alle gambe viene curato con un trattamento elettrico, ma la sua salute è seriamente compromessa. L’anno successivo, a Parigi, redige il testamento e porta a termine le opere incompiute per poi trasferirsi dalla madre, nel castello di famiglia, dove trascorre gli ultimi giorni della sua vita. Muore nel settembre del 1901, a soli trentasette anni; le sue spoglie sono state dapprima inumate a Saint-André-du-Bois e poi traslate nella vicina città di Verdelais, in Gironda.

 

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheftVive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

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