La Basilicata di Elena Fucci. Una storia di libertà

D’abitudine credo si cominci con il nord, la lettera A, l’ovest, tuttavia, dato che il modo di essere e stare al mondo delle donne esubera ogni dogmatismo e norma precostituita, «cominceremo proprio al contrario» che, come scrive Pamela L. Travers nel romanzo Mary Poppins (1934), «io credo essere il verso giusto»: con il sud. Dopo l’Umbria, cuore verde dell’Italia centrale e regione che mi è molto cara perché vi sono nata, il nostro viaggio alla scoperta dell’Italia del vino a firma di donne prosegue attraverso itinerari non convenzionali, senza alcun criterio di ordine o giudizio di valore: sarà piuttosto l’avventura di una novella Alice nel Paese delle meraviglie. 

Questa volta ci troviamo in Basilicata, cuore geografico del Mezzogiorno, situato tra Campania, Calabria e Puglia. Come indica un documento della metà del XII secolo, il termine Basilicata deriva dal greco “basilikós”, ossia “funzionario bizantino”, nome rimasto pressoché immutato nel corso dei secoli, se si eccettuano brevi periodi (nel 1799, nel 1820 e tra il 1932 e il 1947) in cui è stato modificato in Lucania, dall’Appennino Lucano. Quest’ultimo delinea la caratteristica costa rocciosa che si affaccia per un verso sul Tirreno, per un altro, con l’ampia pianura di Metaponto, verso lo Ionio.

Nonostante la vicinanza con la Magna Grecia, la regione si è storicamente distinta per essere tra le più povere ed economicamente arretrate d’Italia, con attività basate perlopiù su agricoltura e pastorizia, per la mancanza di importanti centri urbani almeno fino al dopoguerra, quando una serie di investimenti da parte del Paese, su tutti la riforma agraria e l’intervento della Cassa per il Mezzogiorno, ha favorito un lento ma continuo processo di sviluppo che diventerà sistematico e significativo solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Questo apparente di meno, tuttavia, ha contribuito a mantenere intatta la tessitura del territorio, l’anima autentica della regione e della popolazione. 

Il paesaggio naturale della Basilicata rappresenta un patrimonio ineguagliabile in termini di specie faunistiche e vegetali, con il Parco Nazionale del Pollino, locato a ridosso del confine con la Calabria, e ancora il Parco delle Chiese Rupestri del Materano, volto alla tutela dei Sassi di Matera, inseriti dall’Unesco nell’elenco dei siti patrimonio dell’umanità. Tra le bellezze della regione si registrano anche le rovine di Metaponto e quelle di Eraclea a Policoro, nell’ambito delle quali sono state rinvenute testimonianze della ceramica protolucana. Fra i reperti monastici scavati nella roccia e disseminati per tutta la superficie è possibile ammirare un paradiso incontaminato e senza tempo, un’atmosfera ancestrale che ha ispirato, tra gli altri, lo scrittore torinese Carlo Levi per la redazione del celebre documento memoriale dal titolo Cristo si è fermato a Eboli (1945) mentre scontava il confino inflittogli dai fascisti. 

La scarsa coerenza dei terreni a ridosso della montagna lucana, composti da un substrato di rocce calcaree ricoperte da argille, arenarie e sabbie, ha da sempre costituito un deterrente per chiunque volesse investire in questo territorio, perché soggetto all’erosione e al dilavamento. In questo senso acquisisce ancora più importanza l’opera svolta da una produttrice di vino che invece ha visto nella complessità di questa regione una sfida da affrontare e vincere!

Elena Fucci è la protagonista di questa bellissima storia: se all’inizio il suo sogno era quello di allontanarsi dalla piccola città natale di Barile, a nord della Basilicata, per studiare e realizzarsi, finirà invece per iscriversi alla facoltà di Enologia e viticoltura per occuparsi dei vigneti di famiglia: un esito non così scontato come in apparenza può sembrare. 

a3L1Ifno.jpeg
Le uve di Barile

 I genitori di Elena, insegnanti, pur a malincuore perché desideravano che la tradizione di famiglia fosse ereditata, erano decisi a venderli poiché non volevano imporle una tale decisione, considerando l’impegno che comporta occuparsi di sei ettari di terreno. Fu allora che Elena comprese il valore dell’eredità lasciatale dal nonno Generoso – mai nome fu più appropriato! – che negli anni Sessanta aveva acquistato i poderi situati nella Contrada Solagna del Titolo ai piedi del Monte Vulture, e prese la coraggiosa decisione di stravolgere la sua vita per realizzare qualcosa di unico con ciò che aveva – i vigneti più vecchi del Vulture, che si attestano tra i 55 e i 70 anni di età.

cP2LzM7H.jpeg
L’azienda agricola

Così nel 2000 nasce l’azienda Elena Fucci, situata in una zona interna, a 600 metri di altezza, in un terroir singolare, caratterizzato da un microclima ideale e da un terreno di tipo vulcanico, per la stretta vicinanza con il Monte Vulture, l’antico vulcano spento che ha conferito alla terra il caratteristico colore scuro e una decisa componente minerale. Di qui il preciso progetto di avvalersi di tutti questi fattori per realizzare un vino soltanto, da uve Aglianico, in cui condensare al meglio l’anima del Vulture. Il risultato è Titolo, 100% Aglianico del Vulture, un prodotto di eccellenza che conferma le lettere del suo nome e si fa ricordare, come testimoniano i numerosi riconoscimenti che nel corso degli anni gli sono stati conferiti a livello nazionale e internazionale. 

All’origine la cantina era stata ricavata dai locali in cui venivano dismesse le attrezzature agricole, esattamente al di sotto dell’abitazione della famiglia Fucci; in seguito è stata sottoposta a due ampliamenti: il primo atto a ottenere una barriccaia e più recentemente una vera e propria nuova struttura adiacente alla prima, realizzata nel rispetto dell’ambiente secondo i principi della bioarchitettura, che si avvale di materiali di recupero e tecnologie avanzate per limitare al massimo l’impatto energetico.

Un’attenzione all’ambiente che si rispecchia in ogni fase della produzione di Titolo: dalla cura meticolosa delle viti legate con la ginestra, precedentemente lasciata a essiccare, senza l’utilizzo di prodotti chimici o dannosi, alla vinificazione delle sole uve provenienti dal vigneto di proprietà; poi ancora, dalla maturazione in barrique nuove per almeno 12 mesi, all’affinamento in bottiglia per l’anno successivo prima di essere immesso sul mercato. 

Il risultato è un vino di grande carattere e personalità, che si distingue soprattutto per la riconoscibilità, rispettoso dell’identità del territorio, del vitigno Aglianico, non ultimo dello spirito autentico e genuino del nonno Generoso. Generoso è anche il bouquet olfattivo che spazia dalla frutta, in particolare ciliegia, alla confettura di frutti rossi, dalle erbe aromatiche pungenti a note speziate, per poi virare su toni più profondi di tabacco. Il sorso, opulento ma allo stesso tempo di grande bevibilità, è caratterizzato da una precisa trama tannica, tipica del vitigno, e una lunga persistenza aromatica.

L’interpretazione di Elena guarda al passato, nel rispetto delle tradizioni, ma si distingue per una notevole capacità e sensibilità nel saper cogliere le potenzialità di un luogo e di una materia prima, realizzando un prodotto che può essere apprezzato nelle sue massime espressioni in futuro. Del resto, questa è la capacità e il modo di agire delle donne: saper cogliere le potenzialità del reale, in anticipo sui tempi, e plasmarle fino a generare qualcosa di straordinario. La portata di questa operazione è ancora più sorprendente se si pensa alla vastità del panorama vitivinicolo italiano e quello mondiale, ma anche e soprattutto al fatto che si tratta di una giovane azienda che ha raggiunto un successo internazionale, esportando vini in tutto il mondo.

CBM2FVA4.jpeg
Le uve, Elena, nonno Generoso e Titolo

I meriti tuttavia non terminano qui. Il valore aggiunto di questa bellissima storia consiste nel modello che rappresenta per le giovani donne, ma anche e soprattutto per le loro famiglie. È l’esempio di come sia possibile rispettare i tempi e le decisioni delle figlie e dei figli, seppur i genitori nutrano speranze e desideri per il loro futuro, senza far ricadere sugli stessi l’onere delle loro ambizioni. Ma soprattutto è l’emblema di come sentirsi liberi permetta di acquisire consapevolezza del valore delle cose. Sono certa che Elena non avrebbe raggiunto gli stessi risultati se fosse stata indotta a prendere la decisione che ha preso. Del resto, solo la libertà ci mette in condizione di pensare e assumerci le nostre responsabilità. E molto spesso, come in questo caso, di realizzare sogni straordinari! 

Per saperne di più: https://www.elenafuccivini.com/

 

Articolo di Eleonora Camilli

59724162_440276389883361_5939648554405462016_nEleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS Associazione Italiana Sommelier ‒ conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...