Il volto dell’insegnante

Il 5 ottobre è la giornata dedicata agli/alle insegnanti con lo scopo di ricordarci l’importanza di bravi maestri e brave maestre. L’Unesco ha sottoscritto una serie di Raccomandazioni che riguardano lo status di questa professione e costituiscono il punto di riferimento per i diritti e le responsabilità dei e delle docenti in tutto il mondo. L’Unesco ci ricorda l’importanza di una professione, a dir la verità, molto spesso considerata di serie b o facile ripiego per chi non è riuscita a fare altro nella vita. L’insegnante, al contrario, è una persona che deve avere le doti di chi insegna e le competenze di chi ogni giorno si misura con il vissuto studentesco.L’insegnante, infatti, come si legge nelle Raccomandazioni svolge un servizio pubblico per il quale è richiesto di essere esperto/a della conoscenze e di possedere competenze specialistiche che si debbono mantenere attraverso un rigoroso e continuo studio, soprattutto per un senso di responsabilità personale  nei confronti dell’educazione e del benessere delle e degli studenti. Inoltre, la sua libertà professionale nonché la sua efficacia si declinano nel modo di proporre gli argomenti e nell’accordo che trova con  alunni e alunne nell’adattare metodi e contenuti. Già basterebbe questo per spingere tutti gli elementi che sono coinvolti nel sistema istruzione a fare una seria riflessione: le/gli insegnanti, sulla passione educativa e sulla voglia di imparare e reimparare il loro lavoro; le alunne e gli alunni, sul rispetto che meritano i/le loro docenti e la scuola; i genitori, nel considerare la classe insegnante alleata e non nemica; lo Stato, che tagliando di anno in anno i fondi per la scuola ha di fatto reso i luoghi della bellezza e della cultura posti da cui le/gli studenti, molte volte, hanno voglia di scappare dopo il diploma. Non si sostiene questo per un facile pessimismo, ma per stimolare un pensiero critico sul valore assoluto che ha il sistema scuola nella formazione della persona. Insegnare è una parola che viene dal latino (in-signum): lasciare un segno. Ecco chi è il maestro: chi ti lascia qualcosa che non serve per l’interrogazione ma per la vita. Un bravo maestro, magari, non lo riconosci sul momento ma (egli) è un seme lanciato nel futuro. Quando a una persona (ad un alunno) capiterà di ricordare nel tempo una frase del suo  professore, una particolare lezione e queste serviranno a sciogliere d’improvviso un nodo o una difficoltà, ecco che la scuola avrà svolto la sua funzione. Quanti maestri abbiamo incontrato? Io vi auguro almeno uno. Quanti/e insegnanti apprezzano negli studenti la parte creativa, eretica, gravida del tempo che verrà? Io mi auguro il più possibile. Cosa vogliono ragazze e ragazzi dai/dalle loro docenti. L’ho chiesto ai/alle  miei/mie studenti. La risposta vale più di mille corsi di aggiornamento, della vasta platea di didattiche che sembrano la panacea per garantire un’istruzione di qualità o per svolgere bene questo mestiere. Vogliono una persona in carne e ossa, appassionata del suo mestiere, che si metta accanto a loro come una compagna di viaggio in grado di imparare dagli errori e di ricominciare volta per volta. Insomma siamo al pane e all’acqua, all’essenziale. Invece, noi siamo riusciti a complicare anche le cose più semplici. Dalla mia esperienza, ad esempio, noto che, al netto di alcune migliorie, le aule sono, in termine di comfort, esattamente come quelle di trent’anni fa. Calde o fredde a seconda delle stagioni, banchi e sedie piuttosto scomodi, pochi arredi nella sala insegnanti che consentano di lavorare autonomamente. Insomma, standard molto lontani da quelli delle scuole europee.  Di contro è cresciuto a dismisura tutto l’apparato burocratico che coinvolge questa professione, davvero asfissiante. Per non parlare dell’aspetto economico: la classe docente italiana infatti guadagna molto meno dei colleghi europei, e della stima sociale. Oggi, ancora, si stenta a riconoscere la fatica del lavoro intellettuale specie quello che richiede sempre un’attenta vigilanza e un impegno di risorse fisiche ed emotive non indifferenti. L’agenda 2030 delle Nazioni Unite, nell’adottare l’obiettivo 4: «Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti» riconosce all’insegnante un ruolo chiave per fornire   opportunità di apprendimento per tutti, con l’obiettivo di incrementare il livello di alfabetizzazione globale e ridurre l’abbandono scolastico precoce. Per ragioni di spazio, mi limito a riportare solo il punto 4.7: «Garantire entro il 2030 che tutti i discenti acquisiscano la conoscenza e le competenze necessarie a promuovere lo sviluppo sostenibile, anche tramite un educazione volta ad uno sviluppo e uno stile di vita sostenibile, ai diritti umani, alla parità di genere, alla promozione di una cultura pacifica e non violenta, alla cittadinanza globale e alla valorizzazione delle diversità culturali e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile». Da alunna ricordo la mia maestra della scuola elementare, la sua tenerezza e la sua accoglienza. La ricordo con gratitudine perché mi ha insegnato a leggere e a scrivere, a fare mio il fantastico mondo della parola. Si chiamava Giuseppina Anfuso Trovato.  Ricordo il mio professore di storia e filosofia, la sua autorevolezza, la sua ironia e quel modo tutto particolare di rendere la disciplina viva, di farci trascorrere le ore senza sentirne il peso, il suo costante invito a metterlo in difficoltà con le nostre domande. Si chiama Salvatore Resca e, quando ho bisogno, il mio maestro c’è sempre. Da insegnante ricordo gli alunni e le alunne, quelli che mi hanno lasciato un biglietto, quelli che ancora mi vengono a trovare, quelli che mi hanno fatto soffrire e quelli che non sono riuscita ad aiutare. Le classi difficili sono state sempre una faticosa opportunità. Ricordo Tony che il primo maggio di qualche anno fa decise di togliersi la vita. Un dolore atroce alla vigilia degli esami. Ci siamo stretti tutti, io e i miei studenti bevendo le nostre lacrime, per portare la nave in porto. Sono ancora arrabbiata con lui. Mi piacciono i colleghi e le colleghe che lavorano con garbo e che sono per me un grande sostegno; perché prima della professione c’è sempre il volto di chi la svolge. Buone riflessioni in occasione della giornata di uno dei lavori più belli del mondo.

Articolo di Giovanna Nastasi

NJJtnokr.jpegGiovanna Nastasi è nata a Carlentini, vive a Catania. Si è laureata in Pedagogia e Storia contemporanea e insegna Lettere negli istituti secondari di II grado. La sua passione è la scrittura. Ha pubblicato un romanzo, Le stanze del piacere (Algra editore). 

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