Sorelle d’ottobre

Sfilavano su cavalli e carrozze. Marciavano a piedi. C’erano donne anziane con bastoni e giovani madri con bambine o bambini in braccio. Vestite di bianco, tenevano cartelli recanti slogan come «Un voto di suffragio è un voto di giustizia» e «Ti fidi di noi con i bambini; fidati di noi con il voto». Era il 23 ottobre 1915 quando oltre 25.000 donne inondarono la Fifth Avenue di New York in una spettacolare parata per rivendicare il diritto di voto (foto di copertina). Per la prima volta, nell’America di centoquattro anni fa, la più grande notizia non riguardava la guerra in Europa.

Foto 1. suffragio

A quel punto, la lotta per l’uguaglianza politica e giuridica era in corso da più di sessantacinque anni. Nel 1848, infatti, fu stilata la Dichiarazione di Seneca Falls, un documento destinato a diventare una delle pietre miliari del femminismo americano, anticipando il movimento suffragista delle donne in Occidente.

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Nei giorni 19 e 20 luglio, nell’omonima località di New York, quattro donne, Lucretia Mott, Elizabeth Cady Stanton, Martha Wright e Mary Ann McClintock, redassero un testo di profonda forza innovativa per l’epoca, ispirandosi per un verso alla struttura e all’architettura della Dichiarazione d’Indipendenza di Thomas Jefferson, e per un altro a La Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne (Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina) di Olympe De Gouges, testo giuridico francese pubblicato nel settembre 1791, volto a invocare l’uguaglianza giuridica e legale delle donne in relazione agli uomini. Si chiedevano eguali diritti di cittadinanza, mentre sul piano giuridico si invocava l’abolizione delle leggi che subordinavano la donna al marito e si pianificava la battaglia per l’istruzione, specialmente quella universitaria, cui le donne non avevano ancora accesso.

Foto 3 litografia
Il trionfo dei diritti della donna (New York: Currier and Ives, 1869). Library of Virginia, Richmond.
La litografia evidenzia le paure che la maggior parte delle persone aveva dei diritti delle donne. .

Negli anni a venire, molto prima che la causa dell’uguaglianza delle donne fosse abbracciata a livello nazionale, lo Stato di New York si distinse per numerose mobilitazioni in nome dei diritti civili, divenendo così l’epicentro del movimento per il suffragio femminile. Nel 1907, Maude Malone, presidente della Harlem Equal Rights League (1905), e Bettina Borrman Wells, una suffragetta inglese in visita, fondarono la Progressive Woman Suffrage Union e un giornale chiamato  “American Suffragette”. La scelta di utilizzare il termine “suffragetta” piuttosto che la convenzionale designazione “suffragista” rappresentò non solo una delle prime forme di linguaggio determinato ma un vero e proprio atto politico, volto a rimarcare le intenzioni militanti che avrebbero condotto i lavori per il suffragio fuori  dalle mura parlamentari.

Le militanti della Suffrage Union lanciarono dapprima una campagna fuori dal Metropolitan Life Building. Nonostante fossero osteggiate da un gruppo di uomini, le donne riuscirono a convincere molte persone a firmare una petizione rivolta al governo per la concessione del diritto di voto. In seguito, dichiararono che avrebbero organizzato la prima marcia per il suffragio femminile, con partenza dalla loro sede, situata presso Union Square, e arrivo alla Manhattan Trade School. Sfidando le autorità che avevano negato loro il permesso, il 16 febbraio 1908 ventitré donne avanzarono lungo il percorso prestabilito. Si trattò della prima marcia non ufficiale per il suffragio delle donne americane. Di questo passo, l’Unione continuò a organizzare incontri settimanali, scioperi nei luoghi di lavoro e manifestazioni in tutta la città.

Due anni dopo tornò in campo Harriot Stanton Blatch (foto 4), figlia della pioniera dell’attivismo per i diritti delle donne, Elizabeth Cady Stanton, e guida di quella che allora era chiamata la Equality League of Self-Supporting Women, ribattezzata in seguito Women’s Political Union (per includere anche coloro che non erano autosufficienti).

Foto 4. Harriot_Stanton_Blatch_cph.3b20612

L’attivista aveva già sfidato le conservatrici (le cosiddette “Antis” donne della classe media che a parità di posizione sociale negavano il coinvolgimento politico, perché temevano di perdere protezione e privilegi garantitegli dall’essere non-partisan), e la riluttanza della Nawsa, National American Woman Suffrage Association (fondata nel maggio 1890) a includere le lavoratrici, ravvisando in esse non solo una voce politica, ma anche la chiave d’accesso agli uomini della classe operaia. A fronte di un cambio di elettorato, secondo Blatch sarebbe stato necessario cambiare anche strategia, guardando non più o meglio, non solo alla prassi politica formale, di cui pure rimase una cruciale mediatrice, forte anche della sua classe sociale, ma anche alla militanza attiva, ispirandosi al movimento britannico per il suffragio guidato da Emmeline Pankhurst, adottando con esso pratiche di disobbedienza civile, non ultimi i colori viola, verde e bianco piuttosto che il giallo americano.

Sulla scorta di questa nuovo profilo, Blatch guidò un corteo di quattrocento donne. La marcia trovò riscontro in migliaia di spettatori e fu talmente pubblicizzata da favorire la reiterazione dell’evento con il permesso delle autorità negli anni a seguire. Ben presto lo scetticismo generale mutò in familiarità, rendendo l’idea del suffragio femminile meno radicale. Nel 1911, marciarono quattromila donne, in seguito il numero aumentò tra 15.000 e 20.000 nel 1912. Anche la parata tenutasi a Washington DC nel 1913 fu un vero e proprio evento cardine.

Foto 5

Proprio sull’onda di tutte le precedenti piccole mobilitazioni si colloca e si sostiene la marcia del 1915. Ma cosa la rese così speciale? L’urgenza del momento. Lo Stato di New York stava per indire un referendum sulla concessione del suffragio, che si sarebbe tenuto il 2 novembre anche in Pennsylvania e Massachusetts

Le donne non avevano ancora la possibilità di votare a livello nazionale, ma tredici Stati avevano già avevano concesso un parziale diritto di voto. Nonostante i primi bagliori di progressismo, c’era ancora molto da fare in assemblea. Per questo motivo le militanti sapevano che una manifestazione di alto profilo sarebbe stata decisiva per ottenere il sostegno necessario per vincere. Non fu solo la più grande parata per il suffragio verificatasi a New York fino a quel momento un corteo di cinque miglia paralizzò l’intera città ma ci furono attività non-stop in tutte le sedi delle varie associazioni per il suffragio. Si trattò per la prima volta di un gruppo professionale, organizzativo, compatto e coeso che marciò in abiti riconoscibili. Si riunirono delegate dei sindacati e gruppi di suffragio provenienti da tutto il mondo. File di donne marciavano lungo le strade, sollevando grandi striscioni, tenendosi per mano, con ghirlande, fiori, alcune trasportavano le urne su una barella, accompagnate da carri allegorici decorati, bande musicali e automobili.

Tra le presenti anche Anna Howard Shaw (foto 6, a sinistra), a capo della National American Woman Suffrage Association, e le suffragette del New Jersey che sfilarono con lo slogan  «New Jersey – Delayed but not defeated» (New Jersey – posticipato ma non sconfitto), in riferimento all’esito negativo del referendum sul suffragio femminile.

La sera del 22 ottobre, la notte precedente alla parata, ci fu un incontro di massa a Carnegie Hall. Presieduto da Carrie Chapman Catt (foto 6, a destra),, due volte presidente della Nawsa dopo Anna Howard Shaw e fondatrice della League of Women voters, che ebbe un ruolo decisivo per l’approvazione del diciannovesimo emendamento, vi parteciparono personalità come il giovane sindaco della città, John Mitchel, e il senatore William Borah, repubblicano dell’Idaho, entrambi sostenitori del referendum e ottimisti in relazione all’esito.

Foto 6

La parata fu un successo, anche se in molti, soprattutto tra gli organi d’informazione, mostrarono delle riserve, come il “New York Times” che avvertiva che, concesso il suffragio, le donne avrebbero richiesto tutti i diritti che lo stesso implicava, e che non sarebbe stato opportuno per le stesse accedere alle professioni “degli uomini”. Altre testate, invece, banalizzarono la lettura, commentando l’età delle dimostranti, il loro aspetto fisico, l’abbigliamento a quanto pare oggi non è cambiato molto rispetto all’epoca!

Eppure qualcosa era cambiato: dalle mobilitazioni precedenti, di minor entità, disorganizzate, tra fischi e minacce della polizia, si passò a una manifestazione figlia di un progetto strutturato e sistematico, che mostrava tutta la potenza e la maturità di un movimento femminile pronto a votare. Il conteggio ufficiale delle partecipanti variava da circa 25.000 a ben oltre 60.000, con almeno 100.000 spettatori.

Il referendum, tuttavia, ebbe esito negativo. Furono necessari altri due anni affinché lo Stato di New York concedesse alle donne il diritto di voto e altri quattro perché fosse abrogato il diciannovesimo emendamento nell’intero Paese, complici anche la mediazione politica di Carrie Chapman Catt e le lotte di Alice Paul (foto 7), suffragetta che diede un contributo decisivo alla causa, dando vita alle cosiddette “Sentinelle silenziose”, un gruppo di militanti che per più di due anni, sei giorni alla settimana, ha manifestato davanti alla Casa Bianca, a turno, in modo pacifico e silenzioso, incatenandosi ai cancelli o distendendosi sul selciato, sino a farsi arrestare per poi denunciare il modo in cui erano trattate in carcere (a questo proposito segnalo il bellissimo film Angeli d’acciaio del 2004, interprete, tra le altre, Hilary Swank nelle vesti di Alice Paul).

Foto 7 Alice Paul

Allorché, con il sostegno del Presidente Thomas Woodrow Wilson, il 10 gennaio del 1918  il Congresso approvò l’emendamento costituzionale e, con la ratifica del 18 agosto 1920, ventisei milioni di donne americane ottennero il diritto di voto. La spettacolare parata di New York ci ricorda l’importanza di fare rete, di rappresentare le donne come classe. Le attiviste delle grandi associazioni collaborarono al fianco di quelle delle associazioni minori in nome di una causa comune, perseguita attraverso manifestazioni, marce, pressioni alle istituzioni, scioperi, picchetti davanti ai palazzi del potere. Hanno combattuto in un momento in cui non erano riconosciute, credendo veramente in qualcosa, battendosi per far sentire la propria voce, per conquistare il loro ma anche il nostro posto nel mondo. Non senza lotte intestine, non senza sofferenza e sacrifici.

Già nel 1890, del resto, la scrittrice sudafricana Olive Schreiner (foto 8), autrice di Dreams, libro passato di suffragetta in suffragetta, scriveva che la via per la liberazione sarebbe stata impervia, ma che avrebbe ripagato i sacrifici: «La donna errante procede alla ricerca della Terra della Libertà. “Come ci arriverò?” La ragione risponde: “La strada è una e una soltanto: lungo gli argini della fatica, lungo le acque della sofferenza. Non ce n’è altra”. La donna, avendo abbandonato tutto quello a cui si aggrappava grida: “Per cosa vado in questa terra lontana che nessuno ha mai raggiunto? Sono sola. Completamente sola”. E la ragione le disse: “Silenzio. Che cosa senti?” E lei rispose: “Sento il rumore di passi. Miriadi di miriadi, migliaia di migliaia, e vengono da questa parte”. “Sono i passi di coloro che ti seguiranno. Guidale.”»

Foto 8.olive-schreiner

Quella campagna è valsa più di vent’anni di voto, poiché ha permesso loro di scoprire la potenza, la forza, la capacità di cui sono dotate le donne quando si uniscono, quando tornano a sé, che è l’unico posto per essere. A riprova del fatto che dalla consapevolezza di sé stesse non si torna mai indietro.

Il 21 ottobre del 1945, trent’anni dopo la marcia di New York, a seguito della Liberazione, anche le donne francesi ottennero il diritto di voto. Le grandi rivoluzioni, del resto, avvengono sempre d’ottobre.

Per saperne di più:

http://behindthescenes.nyhistory.org/1915-women-march-suffrage/

https://www.gothamcenter.org/blog/suffragists-and-suffragettes

http://www.boweryboyshistory.com/2015/10/suffragettes-on-parade-the-1915-new-york-march.html

https://feminist.org/blog/index.php/2014/10/22/today-in-1915-nyc-suffrage-parade-expected-to-include-45k-supporters/

Articolo di Eleonora Camilli

59724162_440276389883361_5939648554405462016_nEleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS Associazione Italiana Sommelier ‒ conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

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