Vino solidale. Una storia di accoglienza

Nell’ultimo quarto di secolo il mondo del vino si è riappropriato di un aspetto per lungo tempo dimenticato, ossia quello dell’accoglienza. Riprendere possesso, riacquistare la disponibilità di un bene, materiale o morale, di un diritto, che si era perduto: così recita la Treccani in relazione al termine riappropriarsi. Tornare a quell’aspetto culturale legato al vino è quindi divenuta una priorità per tutte le aziende che vogliano prendere congedo dalla mera dimensione commerciale e riscoprire il valore della storia, dell’identità e della riconoscibilità di un territorio attraverso il recupero di antichi e semplici valori legati alla vita di campagna, se pure in modo assai diverso da come erano percepiti cinquant’anni fa. Escludendo infatti quegli aspetti che tanto hanno pesato sulle generazioni passate in termini di fatica e miseria, si vuole instaurare, o meglio, restaurare un rapporto virtuoso di scambio con la terra e con ciò che simbolicamente essa rappresenta. Molte volte capita di sentire persone anziane parlare del proprio passato e dire che se pure non avevano niente, avevano tutto. Parole all’apparenza banali che in realtà invitano a interrogarsi su cosa significhi il niente e il tutto oggi, soprattutto su quali valori si fondi il paradigma di misurazione. Nelle società moderne, ove tutto è oggetto di massificazione e mercificazione, solo ripercorrendo le origini e le tradizioni di un territorio è possibile guardare al futuro: e di questo se ne sono accorte molte aziende vinicole in Italia e nel mondo.
Il cosiddetto “enoturismo”, termine che attualmente designa l’accoglienza e l’ospitalità in cantina, si è a ben vedere diffuso a partire dagli anni Venti in Germania; negli anni Settanta si registra una forma di turismo del vino in Sud Africa per la presenza di aziende storiche di origine olandese e francese, mentre negli anni Ottanta si è sviluppato nelle zone francesi di Bordeaux e Borgogna. Sotto questo profilo è però l’Italia a mantenere un primato: sono ormai quattro milioni gli enoturisti abituali, e almeno altri due milioni saltuari, sia italiani che provenienti da altri Paesi.
In Italia il turismo enogastronomico rappresenta un settore singolare per il connubio fra storia, arte e natura, ma anche per la ricchezza di varietà autoctone di vitigni. Ma cosa si intende per accoglienza in cantina? Un buon rapporto qualità-prezzo, attrattive turistiche che integrino l’offerta del territorio, buoni servizi di ristorazione. Per contro l’enoturismo apporta numerosi benefici all’intero sistema economico italiano: accresce la ricchezza sul territorio, incentiva lo sviluppo del turismo anche nelle zone limitrofe ai luoghi di particolare vocazione enologica, promuove il vino come carattere identitario di un territorio. In Italia, esempi di aziende che hanno fatto dell’accoglienza un punto cardine della loro filosofia ce ne sono a profusione, tuttavia meno si parla di un aspetto che pure è afferente a questo spirito, ossia l’alto valore sociale collegato al vino.
Oltre a rappresentare un bene culturale, che ha radici nella storia e nell’identità di una nazione, il cibo e il vino sono espressioni di una simbologia universale che affonda le sue radici nel terreno dell’ospitalità. Se già a partire dai tempi di Omero bere vino era prima di tutto un atto di cultura condivisa, in epoca medievale il cristianesimo ne ha fatto il simbolo sacro per eccellenza assieme al pane: in questo senso si danno come elementi mistici forieri di una quintessenza, il legame di solidarietà tra commensali che condividono un pasto, che sull’onda quasi di un effetto quasi magico accolgono l’altra e l’altro da sé.
Di questo aspetto la letteratura è ricca di riferimenti: in modo particolare le scrittrici, che danno voce all’esperienza immettendo nella pagina il corpo e la consistenza materica delle cose. Basti pensare alla Sardegna deleddiana, in cui l’ospite sconosciuto è ancora accolto con pane e vino, o a Virginia Woolf che nel romanzo Le onde (1931) descrive il modo in cui un calice di champagne permetta di far cadere le barriere che separano gli esseri umani, sulla scorta dello stesso esito sortito dal sontuoso pranzo a base di pietanze e vini francesi realizzato da Babette, la protagonista del noto racconto a firma di Karen Blixen, che così riporta la convivialità nella comunità puritana norvegese ora pronta ad accogliere una donna che prima aveva guardato con sospetto perché “straniera” e comunarda.
Anche il mondo del vino appare voler intraprendere strade di accoglienza per riappropriarsi del senso umanistico del termine: basti pensare allo spirito incarnato da Cantine aperte, evento ideato da
Donatella Cinelli Colombini, allora presidente del Movimento Turismo del Vino e attuale presidente dell’associazione Le donne del vino, in occasione del quale tutte le aziende vinicole aprono le loro porte al pubblico per accoglierlo e coinvolgerlo in prima persona in iniziative che lo trasformano da potenziale acquirente a protagonista attivo del concetto di enoturismo, senza gerarchie e barriere tra esperti del settore e profani.

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Donatella Cinelli Colombini

 E ancora, il mondo del vino si profila sotto il paradigma del sociale con progetti solidali che vanno dall’accoglienza di minori in difficoltà e vittime di abusi sessuali a quelli volti a finanziare ospedali pediatrici, dalla creazione di percorsi formativi per persone rifugiate al reinserimento nella società dei detenuti e degli ospiti delle comunità di recupero, sino alla valorizzazione dei terreni confiscati alle mafie.
La Fondazione Villa Russiz, proprietaria dell’omonima azienda vinicola situata a Capriva del Friuli, in provincia di Gorizia, gestisce una casa-famiglia intitolata alla contessa Elvine Ritter de Zahony, la quale nel 1891 aveva fondato una scuola evangelica includendo anche le bambine, quando ancora l’accesso all’istruzione elementare era prerogativa maschile. Negli anni a venire la contessa Adele Cerruti subentrò alla prima e ne diresse le attività, alle quali furono affiancati progetti sociali e assistenziali, fino al 1945, anno della sua morte, quando le fu intitolato l’istituto sotto il nome Orfane di guerra “A. Cerruti”. A prescindere dalle varie intitolazioni, ancora oggi la casa Eveline si distingue per attuare un’opera di accoglienza personalizzata e dei progetti educativi per bambini e bambine in condizione di precarietà o abbandono.

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Villa Russiz

 Della tutela dei bambini e delle bambine ne ha fatto il proprio obiettivo anche La Casa di Nilla, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede nell’estrema periferia nord della città di Catanzaro, che accoglie in strutture residenziali minori e adolescenti vittime di abusi sessuali e maltrattamento. La storica azienda vinicola calabrese Tramontana ha sposato la causa mettendo loro a disposizione due vigneti: uno a Gallico, un paese che si affaccia sullo stretto di Messina, e l’altro a Casignana. Di qui è nata una collaborazione, culminata nella comunità Terra Madre, con l’intento di aiutare questa gioventù ad acquisire competenze professionali utili a crearsi delle prospettive nel mondo del lavoro. La Casa di Nilla annovera due etichette a marchio proprio che sostengono il progetto: Nemesi, un vino rosso prodotto da uve nerello calabrese con aggiunta di merlot e syrah, e Neda, vino passito prodotto da greco di bianco.

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La Casa di Nilla

Altra mirabile iniziativa che si colloca e si sostiene su forme di supporto sociale e su un principio di inclusività e integrazione è quella promossa dalla famiglia Cotarella, e in particolare dalle sorelle Dominga, Marta e Enrica. Presso l’azienda Falesco, compresa nel marchio, situata tra Umbria e Lazio, hanno realizzato un vero e proprio progetto educativo dal nome Fattoria Tellus: tra le proposte si annoverano orto e vigna didattica, animali da cortile e da compagnia, ippoterapia, laboratori di pittura e cucina, attività sportive, a beneficio di bambini, bambine e della comunità tutta, anche attraverso eventi, come quello che si tiene a settembre, in cui i più piccoli possono partecipare alla vendemmia di un lotto loro dedicato con il metodo di una volta, ossia pigiando con i piedi gli acini d’uva. Grazie a Fattoria Tellus la famiglia è divenuta partner ufficiale del centocinquantesimo anniversario dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: con l’acquisto di una bottiglia di vino Tellus Syrah, le cui etichette sono ispirate ai disegni delle bambine e dei bambini, è possibile sostenere l’Istituto dei trapianti e dei tumori infantili.

Foto 4. Cotarella
Dominga, Marta, Enrica Cotarella

Per restare in Umbria, degno di particolare attenzione è il progetto Asylon, promosso dalla Caritas di Todi, con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), e il sostegno di Libera contro le mafie, che si propone di attivare percorsi formativi per persone rifugiate, anche minori. Presso la cosiddetta “Cittadella Agraria”, un complesso di strutture all’interno delle quali sono situati l’Istituto Agrario di Todi, fondato nel 1864 e considerato la scuola di agricoltura più antica d’Italia, e un’azienda agricola di settantasette ettari ‒ una vera e propria fattoria didattica e sociale comprensiva di vigneti, oliveti, frutteti, un orto botanico, un parco, una cantina, un centro culturale, un punto vendita ‒ si organizzano corsi di qualificazione professionale e percorsi di studio quinquennali per l’ottenimento del diploma, in regime di convitto. L’azienda agricola produce un vino bianco, il Grechetto di Todi Doc, commercializzato sotto il nome Asylon (foto di copertina), i cui proventi sono interamente devoluti al finanziamento di progetti etici e didattici per persone richiedenti asilo.

Foto 5. Asylon
Asylon

Un impegno fondato sulla solidarietà, caratterizza anche la storia della cantina di San Patrignano, che nasce alla fine degli anni Settanta per volontà di Vincenzo Muccioli. Situata tra le colline di Rimini, l’azienda produce vini dal profilo semplice e genuino, come gli storici Sangiovese e Trebbiano, e più recentemente spumanti realizzati con metodo classico e “charmat”. Alla realizzazione di questi prodotti contribuiscono i millequattrocento tra ragazze e ragazzi appartenenti alla comunità di recupero che dal 1978 ospita gratuitamente coloro che bussano alla porta chiedendo aiuto, e che in questo modo si avvicinano a un’attività lavorativa. Come gli altri prodotti commercializzati da San Patrignano, anche il vino contribuisce all’autosostentamento della comunità.

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San Patrignano

 Un progetto per il sociale, che in modo similare si impegna ad accogliere e integrare, è quello promosso dall’azienda toscana Frescobaldi che dal 2011 ha creduto nel progetto Gorgona, dall’omonima isola, la più piccola dell’arcipelago a ovest di Livorno, che dal 1869 ospita una colonia penale all’aperto. Qui le persone detenute possono usufruire di una certa libertà per lavorare e imparare nozioni di viticoltura ed enologia da investire in future professioni che potrebbero facilitare il loro reinserimento nella società. Il vino Gorgona, prodotto con uve vermentino e ansonica, vitigni piantati nel 1999 e allevati ancora oggi secondo un regime biologico dai detenuti del carcere, e nella versione rossa con sangiovese e vermentino nero, è dotato di una quintessenza, ossia la libertà che nasce dalla dignità conferita dal lavoro.

Foto 7. Gorgona
Gorgona

Un sapore di libertà caratterizza anche i vini dell’azienda Centopassi, appartenente alla cooperativa Libera Terra che si occupa di coltivare gli appezzamenti confiscati alla mafia in Sicilia. La storia di questi vini, prodotti con vitigni ottenuti da vigne piantate in suoli molto diversi tra loro, celebra il canto di una terra che ha fatto del valore della diversità e dell’accoglienza il suo baluardo.

Foto 8.Terreni vitati centopassi
Azienda Centopassi

È proprio grazie a queste bellissime storie di accoglienza, ospitalità e solidarietà che è possibile riappropriarsi dello spirito autentico che una bottiglia di vino reca in sé, ossia l’arricchimento che deriva dall’abbraccio di tutte le differenze.

Per saperne di più:

https://www.villarussiz.it/it/casa-famiglia.html
https://www.facebook.com/FattoriaCasaDiNilla/”>https://www.facebook.com/FattoriaCasaDiNilla/
http://www.famigliacotarella.it/it/esperienze/fattoria-tellus/
http://www.isistodi.edu.it/?option=com_content&view=article&id=420&Itemid=311
https://www.vinisanpatrignano.com/la-comunita/
https://www.frescobaldi.com/gorgona/”>https://www.frescobaldi.com/gorgona
https://www.centopassisicilia.it/it/centopassi/

 

Articolo di Eleonora Camilli

59724162_440276389883361_5939648554405462016_nEleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS Associazione Italiana Sommelier ‒ conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

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