Al Cairo da Huda

Sono stata poche volte in Africa, mai in Egitto. A portarmi qui è un evento che sa di eccezionale: l’incontro con una persona che ha stravolto l’immagine della donna araba in Occidente e che è stata promotrice di una vera e propria rivoluzione egiziana. Suono al campanello della cosiddetta Maison de l’Egyptienne, la dimora al Cairo di Huda Shaarawi che ha accolto i principali esponenti della cultura orientale dei primi decenni del Novecento. La padrona di casa mi offre un buonissimo tè alla menta, sedute nel giardino della splendida Maison. Mi era sembrata diffidente, ma dopo qualche parola di circostanza mi rendo conto che è tutt’altro che timida, anzi, è impaziente di raccontarmi di sé.

“Mi dice qualcosa della sua infanzia?”
“Ho passato i miei primi anni di vita in un harem in cui i soli uomini erano mio fratello Omar e un eunuco, che ci faceva da ‘guardia’. Mio padre invece ci ha lasciati quando avevo solo cinque anni, era un uomo molto importante e molto ricco, aveva un latifondo gigante nella regione dell’Alto Egitto.

“A che età è andata via di casa?”
“Dalle mie parti si usa dare in spose le ragazze quando sono ancora molto piccole e infatti io a tredici anni sono stata data in moglie a mio cugino Ali, molto più grande di me. Non lo amavo minimamente e credo che neanche lui amasse me, ma almeno non sono dovuta andare subito a vivere con lui, ero troppo piccola ancora, sono potuta restare a casa di mia madre per qualche anno. Ne ho approfittato per studiare il più possibile.”

“Le piaceva molto studiare?”
“Moltissimo e ho imparato bene sia l’arabo che il francese. In quel periodo mi dedicavo particolarmente alla poesia e al pianoforte. Non per vantarmi, ma sono consapevole di aver un’educazione nettamente superiore alla media e che la mia mente valesse più di dieci uomini messi insieme.”

“Come è cominciato il suo impegno politico?”
“Tutto iniziò con una marcia di donne velata che ho organizzato nel 1919 al Cairo, per protestare contro la repressione della resistenza egiziana all’occupazione britannica. Non mi aspettavo avesse un impatto mediatico così forte, mi hanno detto che persino il Presidente degli Usa era rimasto piacevolmente stupito dal nostro coraggio!”

“So che nel 1923 è stata a Roma, la mia città! In che occasione?”
“A seguito della marcia fui invitata dall’Alleanza Internazionale per il Suffragio Femminile. Ho partecipato con piacere, io e le mie collaboratrici portavamo un punto di vista differente e alla fine di quell’incontro abbiamo deciso di fondare l’Unione Femminista Egiziana, con l’appoggio dell’Alleanza.”

“Quali sono state le battaglie dell’UFE?”
“Abbiamo portato avanti veramente moltissime lotte, ci vorrebbero ore per ricordarle tutte!”

“Ho tutto il tempo che vuole!”
Ride e con fierezza mi risponde “Quelle che ricordo con più orgoglio riguardano l’affidamento dei figli alla mamma in caso di divorzio e il divieto di sposarsi prima dei sedici anni. Quest’ultima ingiustizia l’ho vissuta proprio sulla mia pelle e ho sempre pensato che non avrei mai voluto succedesse a nessun’altra bambina. Ce l’abbiamo fatta! Successivamente mi sono battuta per i diritti del popolo palestinese, ma questo meriterebbe un capitolo a parte”

“So che si è anche molto impegnata per diffondere le sue idee tramite riviste. Me ne parla?”
“Sì, dopo aver letto la gazzetta dell’Alleanza Internazionale, ho deciso di fondare una rivista in francese: L’Egiziana, con l’obiettivo di creare un anello di comprensione e di armonia tra le sorelle d’Oriente e d’Occidente. Fu la prima rivista esplicitamente femminista in Egitto e aveva lo scopo di creare un’immagine diversa della donna araba, rispetto a quella che l’orientalismo europeo si era autoraccontato.”

“La rivista era in lingua araba?”
“No, era in francese, proprio perché per raggiungere gli obiettivi che ti dicevo poco fa serviva una lingua europea, altrimenti nessun occidentale avrebbe capito. Allo stesso tempo però serviva un organo di stampa che avvicinasse l’UFE al popolo egiziano e alle classi meno agiate e per questo, nel 1937, ho fondato al-Misriyah, ovvero La Donna Egiziana.

“Cosa aveva di diverso dalla prima rivista?”
“Innanzitutto, era in lingua araba e rappresentava in copertina una donna contadina, a simboleggiare l’intento di avvicinarsi alle arabe meno abbienti e a ribadire la base di classe del movimento femminista. Poi usciva con cadenza bimestrale, e aveva un prezzo decisamente più accessibile.”

“Ma per lei, se me lo dovesse dire in una sola frase, cos’è il femminismo?”
“Ho sempre creduto che la base del femminismo fosse una solida e fertile collaborazione tra le donne di tutti i continenti, dal momento in cui condividiamo tutte gli stessi ideali: costruire un mondo migliore, in cui regnino la giustizia, l’uguaglianza e la comprensione fraterna tra tutti i popoli”.

-.-.-.

HUDA SHAARAWI: Nata a Minya nel 1879 è stata un’attivista egiziana, pioniera del movimento femminista arabo. Fu un membro di spicco dell’Alleanza Internazionale per il Suffragio Femminile (IWSA), contribuendo a decostruire l’immagine occidentale della donna araba e portando a livello internazionale le istanze e le lotte del femminismo egiziano. Morì nel 1947.

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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