Un brodo ripieno

Un brodo è sempre un brodo. A volte, caldo, in una tazza, fa piacere. Altre volte bisogna proprio metterci qualcosa dentro. Magari sbattendo due uova con “la forma”, parmigiano o grana che sia, e buttandocele dentro. La chiamano stracciatella ed è una minestra veloce, nutriente e saporita. Anche di più con l’aggiunta del profumo della noce moscata, per chi l’apprezza. Ma se uno, alle uova sbattute con forma e noce moscata, ci aggiunge anche del pangrattato, fino ad ottenere una palla soda e appena trasudante di uovo, la fa riposare una oretta e poi la lavora con il ferro adatto, si gode dei magnifici passatelli (in copertina). Tanto per finire il brodo avanzato.

Foto1. Stracciatella
Stracciatella

Ma prima deve avanzare il brodo. Deve, cioè, essere più del necessario ad esempio per il Natale, in cui deve bagnare cappelletti e altre leccornie. E i cappelletti iniziano dal petto del cappone a cui abbiamo tirato il collo la volta scorsa. Salato, pepato e saltato nel burro, quindi tritato fine, mescolato a formaggio squaccherone o raviggiolo con una dose pari di parmigiano o grana, un uovo e infine una spolverata di noce moscata, messo in un piatto e mescolato con una forchetta come se si schiacciassero le patate lesse, fino a che diventa una crema densa e uniforme. E abbiamo fatto il ripieno. Tirate una sfoglia fine e morbida, che secca non si chiude bene, tagliate tanti quadratini o cerchietti della misura di quattro o cinque centimetri di diametro e poi trovate un tutorial per vedere come si chiudono. Sotto c’è una foto che può darvi l’idea. A meno che non conosciate un romagnolo o una rezdora che ve lo insegnano. Magari facendogli visita la mattina del prossimo Natale, perché i cappelletti si chiudono allora, e appena chiusi, giù, nel brodo. E da lì, nel piatto, e dal piatto in pancia.

Foto2 cappelletti
Cappelletti

Per gli scansafatiche, o per chi sveglia tardi, basta spalmare mezza sfoglia con il ripieno, chiudere i due lembi e tagliare con la rotella quadratini di due o tre centimetri e ancora giù, nel brodo. Ed ecco la “m’nestra lurda” o “spoja lorda”. La minestra sporca. Perché una parte del ripieno finirà inesorabilmente nel brodo, ma vi assicuro che non sarà affatto uno spreco. E come potete vedere sotto fa la sua figura.

4
Spoja lorda


E con questo abbiamo già mezzo pranzo del Natale 2020 e non solo. Manca l’altro mezzo, direte. Ma tanto Vitamine Vaganti mica chiude. Alla prossima.

 

Articolo di Fabrizio Samorè

FOTO 400x400

Sposato, quattro figli che vanno, che tornano, che si perdono ormai nel mondo. Camperista ogni volta che si può. Una famiglia di cucinieri a vario livello e in vari luoghi del mondo, una passione per la buona tavola che non ha mai voluto trasformare in “mestiere”. Dirigente sindacale, mescolato con le battaglie sui diritti delle donne fin dalla pubertà.

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...