La clandestinità è un destino di genere?

21 gennaio 2020, Senato della Repubblica, Sala Zuccari, ore 10,00: presentazione del documentario vincitore del bando sulla prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne, promosso dal Dipartimento PP. OO. della Presidenza del Consiglio nel 2017.
L’evento, intitolato Clandestine, l’altra metà dell’arte, ha invitato a riflettere sulla produzione culturale delle donne e sulla loro creatività, spesso taciuta e discriminata, tanto da diventare invisibile. La pur consistente presenza femminile nel campo della cultura non fa clamore, né notizia, né trova spazio nei media. Purtroppo, come è stato ricordato più volte negli interventi, solo il 18% sono le autrici esposte in musei e gallerie, mentre le donne come soggetto di opere, in specie di nudi, sono nell’80% delle opere esposte.
Moderatrice la giornalista Rai Simona Sala, padrona di casa la senatrice Valeria Fedeli, che, come è risaputo, ha una lunga esperienza nella difesa della parità di genere.
All’evento sono intervenute personalità del mondo politico, associativo e culturale; presenti anche le protagoniste del film e una rappresentanza di studenti delle scuole coinvolte nel progetto: I.I.S. “S. Pertini, L. Montini, V. Cuoco” di Campobasso; I.P.S.C.  “Teresa Confalonieri” di Roma e l’I.I.S.S. Carlo Alberto dalla Chiesa di Montefiascone (VT).
Otto le protagoniste del documentario: Isabella Botti, storica dell’arte e guida turistica di Roma, fondatrice dell’associazione culturale Galatea, che, conoscendo le viscere di Roma, propone ai soci della sua associazione visite a luoghi sconosciuti ai più; Cristina Crespo, pittrice, scultrice, ceramista, che nelle sue opere spazia dalla cartapesta al marmo, dai tessuti al vetro; Raffaella Formenti, che riusa la carta di scatole, dépliant, manifesti per creare micro sculture e micro installazioni; Marcella Frangipane, archeologa e direttrice scavi ad Arslantepe in Turchia, che testimonia con i suoi ritrovamenti l’arricchimento portato dalle migrazioni; Rosaria Lo Russo, che rifiuta il termine poetessa, perché sa di svampita, e tiene lezioni di reading di poesia e laboratori di lettura; Alice Pasquini, street artist, direttrice dello Street Fest a Civitacampomarano (CB), che ha portato le sue fanciulle dispettose e romantiche sui muri di tante città del mondo; Agnese Purgatorio, fotografa, video artist, che, sulla scia di Lisetta Carmi, fotografa negli anni Sessanta degli ultimi, in specie di travestiti, mette al centro della sua opera donne emarginate e perseguitate; Bianca Tosatti, storica dell’arte, esperta nell’arte del disagio mentale, che ha avuto il coraggio di aprire nel 2013 il MAI, Museo dell’Arte Irregolare, purtroppo chiuso appena due anni dopo.
Dopo i saluti istituzionali, arrivati per messaggio, della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, prende la parola Elena Bonetti, ministra per le PP. OO., sostenendo l’esigenza di riconoscere il valore della diversità per costruire un futuro più completo e umano. Le donne, dice, sono capaci col loro sguardo di cogliere la bellezza, di rigenerare l’umanità, di contrastare la rassegnazione attraverso la curiosità e il senso di responsabilità. E annuncia che è allo studio un Piano Strategico per favorire la parità di genere.
Guido Rossi, unico rappresentante maschile a parlare, interviene come Presidente dell’associazione Controchiave, capofila del progetto Clandestine, auspicando che il progetto possa viaggiare e, diffuso nelle scuole, diventare uno strumento didattico, capace di coinvolgere ragazze e ragazzi, di sviluppare le loro possibilità espressive ed emozionali, di scoprire i lati nascosti della loro personalità.
L’altra associazione coinvolta nel progetto è The Making of, la cui presidente, Maria Paola Orlandini, è stata l’ideatrice e la regista del documentario. Ricordando l’omicidio di Deborah Ballesio, avvenuto per mano dell’ex marito nel luglio 2019 a Savona, esemplare per aver scatenato tanti pregiudizi, la regista arriva alla conclusione che purtroppo la libertà per la donna non è un diritto, ma quasi un premio che deve meritare. Le donne devono lottare per ottenere il riconoscimento del proprio valore, perché la cultura e l’arte in Italia oggi sono drammaticamente clandestine.
Simona Sala, osservando che purtroppo i casi di femminicidio sono alla ribalta della cronaca di tutti i giorni, individua nella buona politica, nella cultura e nel rispetto l’unico argine a questo fenomeno. Anche la Vicepresidente del Senato, Anna Rossomando, ribadisce la centralità della cultura per la prevenzione della violenza, per l’affermazione del pluralismo e il riconoscimento delle diversità.
Lorenza Bonaccorsi, sottosegretaria Mibact, porta il punto di vista di un’amministratrice, caldeggiando l’esigenza di dare assistenza alle donne e ai minori che in famiglia vivono situazioni di disagio; anche per lei è indispensabile lavorare nelle scuole, non solo, ma sostenere e difendere i valori femminili in ogni ambiente.
Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione, rende merito a tanti e tante docenti che nelle scuole operano per sensibilizzare su questi temi. Solo investendo su una cultura differente possiamo sperare nello sviluppo della nostra società.
Per Valeria Valente, Presidente Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, la disparità di genere, la dismetria del potere, sono un terreno fertile su cui cresce il triste fenomeno del femminicidio. E nota che se una donna è sola nella sua battaglia, finisce per omologarsi, deve invece collaborare con le altre donne, perché solo insieme si riesce a cambiare la società. Da questa battaglia trarranno giovamento tutti, anche gli uomini.
Intervengono poi le artiste protagoniste del documentario.
La poetrice, come lei si definisce, mix di poeta e attrice, Rosaria Lo Russo ci emoziona leggendo un brano tratto da Penelope, un testo poetico da lei scritto, dove l’eroina della mitologia greca, moglie part-time, si ribella al ruolo in cui la sua figura è inchiodata, prende la parola e si strappa di dosso la spessa cotenna degli stereotipi. Dopo venti anni di assenza del marito, rivendica la propria autonomia di donna, di madre, di capofamiglia.
L’archeologa Marcella Frangipane nega l’esistenza di una cultura femminile, piuttosto parla di un modo femminile di fare cultura. E punta il dito contro le stesse donne, che avrebbero un atteggiamento ambivalente: operano con passione, ma non si preoccupano del successo, lavorano in orizzontale, senza guardare in cima. Invece occorre arrivare ai posti del potere per cambiare la società. Bianca Tosatti trova anzi che la clandestinità sia quasi un privilegio, permette di operare senza condizionamenti, da un osservatorio che è singolare nella sua marginalità.
Ed ecco le conclusioni della senatrice Valeria Fedeli, che mette in guardia i giovani e le giovani presenti avvertendo che viviamo una fase particolare della vita del paese, col rischio di una regressione. Bisogna avere alleati anche gli uomini in questa battaglia; valorizzare le diversità vuol dire eliminare la paura, e attraverso la conoscenza dell’altro arrivare a conoscere meglio anche sé stessi.

 

 

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

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