In Polonia da Wislawa

“Entra! La porta è aperta!”
Trovo Wislawa
 seduta sulla poltrona del suo rifugio tra le montagne di Zakopane, con una sigaretta tra le dita e i suoi occhi scuri e saggi che scorrono tra le righe di un vecchio libro. Ha già preparato davanti a sé due grandi tazze di tè bollente, per scaldarci dal freddo polacco.

“Signora Szymborska quando ha iniziato a fare poesia?”
“Non mi ricordo l’età precisa…Credo intorno ai 5 anni. Credo l’atmosfera intellettuale di casa mia abbia profondamente influenzato il mio interesse per la letteratura. Mi ricordo che quando scrivevo qualcosa (ovviamente erano poesie per bambini) correvo subito dal mio papà per farglielo leggere, nella speranza che gli piacesse e che mi desse qualche spicciolo in premio!”

“Questa casetta è molto accogliente, ma come mai ha scelto di lasciare Cracovia e di vivere fuori dai riflettori? So che da quando ha vinto il Nobel nel ’96 è diventata un vero e proprio simbolo della Polonia…”
Sorride modesta: “C’è davvero troppa attenzione verso la mia persona…Ho bisogno di solitudine, come tutti, d’altronde. Sono abituata a pensare alle mie esperienze, a rifletterci su, a renderle poesia. Questo, però, lo posso fare esclusivamente da sola e Cracovia era per me fonte di enorme distrazione”.

“Tuttavia, mi sembra di aver notato che la solitudine non sia esattamente un tema preponderante nella sua produzione, o mi sbaglio?”
“La solitudine è per me un mezzo di scrittura, non necessariamente un tema. Ho affrontato spesso la mia interiorità, ma mi sono anche confrontata col mondo che mi circondava e con la politica del mio Paese. Credo di avere, come molti poeti, una natura duplice: amo guardare il mondo e allo stesso tempo guardarmi dentro”.

“La conosco da pochi minuti e già mi è chiaro che lei è una donna dal profondo senso dell’umorismo. In parte ho trovato tracce della sua risata nei suoi scritti, in parte no: si toccano picchi di profonda tristezza. So che sembra una domanda sciocca, ma preferisce scrivere poesie felici o tristi?”
“In verità, credo siano due facce della stessa medaglia. Non posso scegliere uno dei due sentimenti perché credo che si completino e derivino entrambi dalla profonda curiosità che nutro verso il mondo: a volte porta meraviglia, a volte tristezza. Non potrei essere felice senza esser stata triste e non potrei essere triste senza esser stata felice”.

“Per quanto riguarda la partecipazione politica, nella sua prima fase di produzione ha aderito in pieno al realismo socialista, abbracciando l’ideologia sovietica del tempo. Cosa è cambiato da allora?”
“Penso di aver fatto dei gravi errori in passato, soprattutto nell’idealizzare l’umanità intera invece di giudicare i singoli uomini. Con
Solidarność, ma forse già dai due decenni precedenti, ho cominciato a rendermi conto di quanto fossi ingenua da ragazza e da quel momento ho strutturato il mio pensiero per quello che è oggi. Comunque, in generale, non penso di essere mai stata un’attivista”.

“Che sentimenti nutre verso il mondo di oggi? È entusiasta di questo progresso o rimpiange il passato?”
“Penso che gli ultimi 50 anni abbiano portato a grandi cose, ma, dall’altra parte, credo che l’uomo abbia intensificato la sua fiducia nella sua presunta onnipotenza. Questo non mi piace, affatto. Abbiamo quest’idea di produrre a oltranza, di procreare a oltranza, come se la terra potesse sostenere il nostro peso senza limiti. Io credo ci sia un limite e che l’abbiamo già superato da un pezzo, anche per questo ho scelto di non fare figli”.

“Quindi, se dovesse descrivermi ciò che pensa del mondo in una sola frase, cosa mi direbbe?”
“Non so se la conosci, c’è una famosa barzelletta che racconta di Einstein che si ritrova davanti alle porte del Paradiso e viene ammesso al cospetto di Dio. Rivolgendosi al Signore gli dice ‘Dio, ho passato tutta la vita a studiare e indagare i principi che regolano il mondo, ma sei tu che hai creato tutto. Dimmi, qual è stato il tuo modello?’ A quel punto Dio comincia a scrivere una lunghissima equazione alla lavagna, Einstein si avvicina per capire meglio e afferma imbarazzato ‘Mi dispiace dirlo, ma c’è un errore che ripete sistematicamente in tutta l’equazione…’ e Dio ‘Esatto!’”.

-.-.-

WISLAWA SZYMBORSKA: nata a Kornic nel 1923 e morta a Cracovia nel 2012, è stata una poetessa e scrittrice polacca, vincitrice del Nobel per la letteratura nel 1996. Tra le sue raccolte più famose ricordiamo “Vista con granello di sabbia” e “Due punti”.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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