In Botswana da Bessie

Oggi a Serowe mi aspetta Bessie Head, la più famosa autrice botswana di tutti i tempi. Mi accoglie in una casa modesta che si vede essere frutto di molto sudore e, davanti al tavolo del piccolo soggiorno, ci beviamo insieme un rooibos, delizioso infuso tipico dell’Africa meridionale.
“Lei non è di qui vero?”
“No, sono di Pietermaritzburg, in Sudafrica, ma da che sono nata la mia vita lì non è andata nel migliore dei modi”.

“Come mai? Se posso chiedere…”
“Mia madre era bianca e mi ha avuta da un uomo nero. Ti dico solo che le hanno dato l’infermità mentale per questo e l’hanno internata nell’ospedale psichiatrico della città, dove mi ha messa al mondo. Tutta la vita mi sono portata sulla pelle questo stigma: Sono stata rifiutata dai miei parenti, persino dai miei genitori adottivi…Era come se fossi maledetta agli occhi di tutti: il prodotto di un abominio che rischiava di diventare matta come sua madre”.

“Crescendo non è migliorata la situazione? Non è riuscita a ritrovare una sua dimensione in Sudafrica?”
“No, mai. Mi sono sempre sentita molto sola, a maggior ragione dopo il maxiprocesso tra il ’56 e il ‘61 contro chiunque si opponesse all’apartheid, che mi ha portato via molti amici. Dopo il fallimento del mio matrimonio e gli ultimi tragici eventi del mio Paese ho deciso di lasciare il Sudafrica per sempre e mi sono esiliata in Botswana”.

“Come è diventata una scrittrice?”
“Sono stata una giornalista per molti anni e credo che nel cuore di ogni giornalista si nasconda uno scrittore”.

“Cosa del suo essere una giornalista ritiene si sia proiettato di più nella sua opera letteraria?”
“Il fatto di trovare affascinante l’utilizzo di fatti reali, anche dati statistici se necessario, frutto di ricerca giornalistica, come base per un romanzo. Forse la storia in cui più ho fatto confluire la mia realtà è Una questione di potere, che mi sento di considerare per molti aspetti un romanzo autobiografico. Il collettivo di sviluppo rurale in Botswana di cui parlo esisteva davvero e ne ho fatto parte io stessa”.

“Nell’opera si intrecciano molti temi, quali identifica come i principali?”
“Sicuramente si intrecciano due filoni: il percorso della protagonista verso il suo crollo nervoso, che, tra l’altro, ho vissuto davvero prima di scrivere il libro, e allo stesso tempo un’indagine spietata sui rapporti di potere, di razzismo e sessismo e sui riflessi che l’alienazione sociale poteva produrre sulla psiche umana”.

“Pensa di aver descritto un mondo utopico nei suoi racconti?”
“Mi piace pensare che una società priva di pregiudizi, dove il sesso, l’etnia e il colore della pelle non sono parametri di giudizio di una persona, non sia utopica. Lontana dalla realtà sicuramente, ma non impossibile. Basterebbe solo rendersi conto che restando uniti le sconfitte si trasformano in vittorie e si può arrivare tutti più lontano”.

“Secondo lei perché ai suoi tempi, c’erano così poche scrittrici africane? Lo ritiene un problema ancora attuale?”
“Mi sono resa conto, soprattutto in Botswana, dell’oppressione continua di cui sono vittime le donne, che vivono in una società dominata dall’uomo in ogni campo. Inoltre, la maggior parte delle ragazze della mia età non aveva la possibilità di studiare. Ora penso che la situazione, per quanto grave, sia migliorata rispetto a cinquant’anni fa, ma non si può pensare di cancellare secoli di oppressione in un giorno solo”.

“Cosa suggerisce?”
“Di cominciare a sentire gli altri. Sentirli nel nostro intimo, curarci del benessere reciproco…E di renderci conto delle cose, di sviluppare una coscienza. Solo quando saremo pienamente consapevoli, tutte, non solo una élite, delle radici del problema saremo in grado di estirparle”.

-.-.-

BESSIE EMERY HEAD: nata a Pietermaritzburg nel 1937 e morta a Serowe nel 1986, è stata una scrittrice sudafricana naturalizzata botswana.
Le sue opere più famose, tradotte anche in italiano, sono Una questione di potere e La donna dei tesori, che tracciano un profilo crudo della violenza dei pregiudizi razziali e sessuali che attraversavano l’Africa meridionale negli anni dell’apartheid e nel periodo immediatamente successivo.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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