Il primato di Anna

Non sempre le donne hanno potuto calcare i palcoscenici. Sappiamo che nell’antica Grecia le donne non potevano recitare e in molti casi non potevano assistere alle rappresentazioni teatrali.
In età romana potevano recitare, ballare e cantare ma solo nei “Mimi”, spettacoli privi di trama che rappresentavano la vita quotidiana negli aspetti più grotteschi. Nell’Impero Romano d’Oriente troviamo alcune donne dedite alla recitazione, come la futura imperatrice Teodora, ma tranne qualche rara eccezione, le attrici erano considerate donne di facili costumi. Nel Medioevo la Chiesa bandì addirittura le rappresentazioni teatrali non a carattere religioso e i ruoli femminili erano interpretati dagli uomini. Bisogna aspettare la nascita della Commedia dell’Arte affinché le donne possano calcare i palcoscenici e anche scrivere canovacci.
Lucrezia di Siena fu la prima donna ad esibirsi in una compagnia teatrale, lo evinciamo da un documento notarile del 1564.
Un primato più recente è quello conquistato da Anna Magnani che fu la prima attrice italiana a vincere l’Oscar per l’interpretazione in un film americano recitato in inglese.

Di lei Clelia Incorvaia ha tracciato un sintetico profilo

«Anna Magnani nasce a Roma il 7 marzo 1908. “Simbolo di questa città: una Roma vista come lupa e vestale, stracciona, tetra, buffonesca”: la descrive così Fellini in Roma, film con cui Anna, di fatto, si congederà dalle scene. È una donna segnata da vicende familiari atipiche: affidata dalla madre alle cure della nonna, Anna non conosce mai il suo vero padre. Scopre solo da adulta di essere figlia di un certo Del Duce, del quale preferisce non sapere nulla. Verace, ironica e caparbia, arriva a dire di non voler essere ricordata come “la figlia del Duce”.
Un viso dai tratti marcati, il suo, forse non esattamente perfetto, ma incredibilmente espressivo, capace di renderla adatta ai ruoli più disparati. Per via di quell’aspetto anticonvenzionale per i canoni dell’epoca, conosce il successo solo alla soglia dei quarant’anni.
Indimenticata e indimenticabile, Anna diviene il simbolo dell’Italia del dopoguerra grazie al ruolo di Pina in Roma città aperta del 1945. È una donna passionale, come molti dei suoi personaggi. Su tutti quello di Serafina Delle Rose in La rosa tatuata, interpretazione che le vale il premio Oscar nel 1956; diretta da Daniel Mann, è la prima e unica italiana a ricevere il premio come miglior attrice protagonista di un film americano.
Un talento coltivato con devozione e impegno, quello di Anna. Frequenta la Scuola d’arte drammatica Eleonora Duse e  l’Accademia Nazionale d’arte drammatica. Diretta da R. E. Sherwood, a teatro, recita in La foresta pietrificata, poi in Anna Christie di E. O’Neill. L’attività cinematografica, dopo l’esordio con La cieca di Sorrento, un film del 1934 di Nunzio Malasomma, fatica a decollare. Sono anni in cui interpreta personaggi secondari: sempre nel 1934 è una servetta che affianca la protagonista in Tempo massimo di Mario Mattioli, mentre nel 1936 è Fanny, una canzonettista in Cavalleria, un film del marito Goffredo Alessandrini che poi le offrirà il ruolo della protagonista Anita Garibaldi in Camicie rosse del ’52.
Il teatro, al contrario, non tarda a darle quei meriti che il cinema fatica a riconoscerle. Tra il 1942 e il 1944 è al fianco di Totò in Quando meno te l’aspetti, Volumineide, Che ti sei messo in testa? e Con un palmo di naso. Sono anni in cui Anna continua comunque a dedicarsi anche al cinema: nel 1941 è diretta da Vittorio De Sica in Teresa Venerdì, nel 1943 da Mario Bonnard in Campo De’ Fiori e da Mario Mattoli in L’ultima carrozzella, mentre nel 1945 è diretta da Guido Salvini in Quartetto pazzo.
Il 1945 è un anno, cinematograficamente parlando, prolifico. Grazie a Roma città aperta si aggiudica un primo Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista. Sul set conosce Rossellini, il regista del film, con il quale instaura un intenso legame professionale e sentimentale. Nel ’47 nuovo Nastro d’argento per L’onorevole Angelina; l’anno seguente replica il successo, ancora come miglior attrice protagonista, grazie a L’amore, sempre diretta da Rossellini. È un periodo di grandi soddisfazioni per Anna: nel 1951 è Maddalena Cecconi in Bellissima di Luchino Visconti, che avrebbe già voluto dirigerla in Ossessione, un film del 1942 al quale dovette rinunciare perché in attesa del figlio Luca. Grazie a Bellissima si aggiudica un altro Nastro d’argento. Sono anni in cui l’attività professionale dell’attrice si fa particolarmente intensa. A Hollywood recita in  Wild is the wind  al fianco di Anthony Quinn e in Pelle di serpente con Marlon Brando, mentre in Italia è una detenuta nel film Nella città l’inferno, del 1959, diretto da Renato Castellani. L’anno seguente è ancora al cinema, al fianco di Totò, con Risate di gioia di Mario Monicelli; sempre in Italia, qualche anno più tardi, dà vita ad una delle sue più intense interpretazioni in Mamma Roma, un film di Pasolini, in cui ha il ruolo di una madre prostituta intenzionata a redimersi. È forse l’ultimo vero ruolo capace di valorizzare il suo immenso talento. Dopo qualche esperienza cinematografica poco brillante, torna infatti al teatro. Diretta da Zeffirelli, ottiene grandi consensi grazie a La lupa di Giovanni Verga.
Nel 1971 lavora anche per la televisione, prestando il volto a donne di varie epoche della storia d’Italia, in un ciclo di mini-film diretto da Alfredo Giannetti. L’ultima grande prova di Anna avviene nel 1972 con Roma. Diretta da Fellini, col suo solito spirito sagace e lo sguardo ironico, compare nella chiusa del film quale simbolo della città stessa, mentre entra sorridendo in un portone. E proprio lì, a Roma, muore l’anno seguente, il 26 settembre 1973, all’età di 65 anni, all’apice di una fama destinata a durare in eterno».

Numerose vie, piazze, giardini sul territorio italiano portano il nome di Anna Magnani; a Roma le è stata intitolata una scuola. Una lapide la ricorda a San Felice Circeo, dove è sepolta, mentre a Hollywood ha il suo nome una stella del Walk of fame.

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San Felice Circeo, targa commemorativa Anna Magnani  foto di Laura Candiani. 

 

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Pistoia, giardino Anna Magnani“ foto di Laura Candiani  

 

 

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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