Piccolo manuale di sopravvivenza

In questi giorni bui, di cui non si vede la fine, chi non lavora ed è costretto in casa, si ingegna come può per passare il lungo tempo della giornata.
Chi si dà al bricolage e a quei piccoli lavoretti sempre rimandati, chi fa un po’ di giardinaggio e comincia a preparare l’orto, chi riordina cassetti e armadi, chi fa le pulizie di primavera. Un po’ tutti e tutte, credo, ci siamo dedicate alla cucina, a preparare (se abbiamo trovato gli ingredienti) quei piatti lunghi e complicati che, in altri momenti, ci sembravano una perdita di tempo. Io ho cucinato dell’ottimo farro come zuppa con i fagioli, il brodo di ceci con la fregula sarda, i malfatti di ricotta (frittelline per la festa del babbo e di san Giuseppe, doppia ricorrenza a casa mia), la cecìna (o torta di farina di ceci, per chi non vive in Toscana), la pizza con pasta rigorosamente fatta in casa; ci siamo inventati, con la figlia giovane e fantasiosa, degli apericena con spritz o addirittura con un cocktail ora di moda: il moscow mule. Il tutto per impegnare qualche minuto più del solito e non soffermarsi troppo a pensare.
Nelle famiglie sono stati riscoperti riti perduti: i giochi con le carte, per esempio, oppure “paroliamo” (lo ricordate?), i giochi da tavolo come gli scacchi, la dama, quello dell’oca, monopoli, domino, persino la vecchia intramontabile tombola, di solito protagonista delle serate intorno a Natale.
Mi piace pensare che là dove ci sono bambini e bambine, nonni e genitori si stiano inventando storie e giochi nuovi, per usare la fantasia, per manipolare, per creare, per superare gli eventi con un minimo di serenità, senza delegare l’intrattenimento alla televisione o alla tecnologia.
Tuttavia uno dei modi migliori per un otium fruttuoso rimane sempre la lettura: basta affidarsi a quotidiani, riviste, libri cartacei.
I suggerimenti si sprecano e autorevoli esperti/e ci hanno consigliato, ovviamente, di riprendere in mano l’introduzione al Decameron, i capitoli dei Promessi Sposi dedicati alla peste, La peste di Camus e Cecità di Saramago. Ma certo non sono letture né lievi né rasserenanti; io invece – accanto ai classici di qualsiasi genere e luogo che vanno sempre bene – vorrei suggerire una carrellata nella letteratura italiana femminile, visto che sempre (anche su Vitamine vaganti) ci lamentiamo di questa assenza ovunque, compresi i programmi scolastici e le antologie. Ma noi per prime, cosa e quanto conosciamo?. Abbiamo letto i capolavori di Grazia Deledda, avvicinata dalla critica ai suoi amati maestri Tolstoj e Dostoevskij?. «Nessuno dopo il Manzoni ha arricchito e approfondito, come lei, in una vera opera d’arte, il nostro senso della vita», scrisse Momigliano. L’elenco delle scrittrici meritevoli di lettura o rilettura è lungo; proseguirei dunque con Elsa Morante (almeno L’isola di Arturo, La Storia, Menzogna e sortilegio), Natalia Ginzburg (io amo molto Lessico famigliare, che è anche piacevole e talvolta divertente), Luce d’Eramo (Deviazione rimane un libro sconvolgente), Fausta Cialente con il suo bel romanzo autobiografico Le quattro ragazze Wieselberger; riprenderei in mano Vestivamo alla marinara, interessante ritratto familiare di Susanna Agnelli, e poi naturalmente Anna Maria Ortese (Il mare non bagna Napoli), Lalla Romano, Gina Lagorio, Dacia Maraini, Melania Mazzucco, Margaret Mazzantini. Potremmo riscoprire Matilde Serao (provate a leggere il meraviglioso racconto Canituccia). Meno noti forse, ma non meno belli i due libri legati al genocidio armeno scritti da Antonia Arslan (La masseria delle allodole e La strada di Smirne). Altre autrici di odierni best seller non hanno bisogno di ulteriore pubblicità.
Insieme alla lettura va bene anche l’ascolto della radio che fa tanta compagnia, ma se ci si vuole davvero concentrare e seguire un programma allora bisogna mettersi in poltrona davanti alla televisione e fare delle scelte. È molto facile cadere nelle lusinghe delle mille trasmissioni gastronomiche, in cui si viaggia per ristoranti e pasticcerie, si visitano abitazioni e hotel, si sfidano cucine regionali e internazionali, grandi chef insegnano a giovani allievi (o rimbrottano ristoratori incapaci), cuoche più o meno improvvisate danno lezioni. A me piace invece segnalare Raiplay che è una bella riserva sia di trasmissioni recenti non viste sia di classici senza tempo; io andrei a ripescare le vecchie puntate di Grazie dei fiori, garbato programma di Pino Strabioli sulla musica leggera, e di Nessun dorma, condotto da Massimo Bernardini, dedicato alla musica “colta“. Fra i canali nazionali, particolarmente valida è la programmazione di Rai 5, che presenta documentari sull’arte, la natura, la musica di ogni genere, concerti di qualità, opere teatrali e liriche; il martedì sera offre anche – senza interruzioni – film di ottimo livello. Film si trovano anche su Raimovie, Paramount channel, Premium, ma bisogna valutare l’offerta di volta in volta. Se si è interessati alle vicende storiche, su Raistoria si possono seguire trasmissioni ricche di informazioni. Se vi càpita e siete nello spirito giusto, sul canale Focus avrete a disposizione (fra i tanti) una serie di documentari deliziosi sulla vita dei piccoli oranghi in un centro di recupero indonesiano: vi sembrerà di essere all’asilo infantile. Chi ruba le banane, chi vuole le coccole, chi si muove senza lasciare mai la sua “copertina di Linus”, chi fa i capricci. Un mondo incredibile in cui veterinari e baby-sitter si prendono cura degli orfanelli (che spesso hanno già alle spalle delle sofferenze) cambiando loro il pannolone, sfamandoli con il biberon e curandoli per inserirli in natura, quando saranno cresciuti e indipendenti. Bei documentari offre anche National Geographic.
Ho lasciato per ultimo l’infinito serbatoio di Netflix cui sono abbonata per appagare la mia grande passione per il cinema, ma anche per le serie di qualità. Naturalmente, quando si tratta di suggerimenti, il gusto personale la fa da padrone, quindi chiedo scusa subito a chi lamenterà delle assenze: io guardo quello che piace a me, per esempio ho provato qualche puntata di Black mirror ma mi sono spaventata sul serio e sono rimasta turbata. Con il passa parola fra le amicizie e in famiglia, seleziono le serie (soprattutto di genere giallo) e mi appassiono a qualche buon film. Cercherò di condividere con voi alcune scoperte. Lasciando da parte Sherlock Holmes (ben fatto, ben recitato, riadattato all’epoca attuale), La casa di carta (a breve la quarta serie), Doctor Foster, Ozark (in arrivo la terza serie), il classico giallo Broadchurch, Mindhunter (che racconta gli inizi degli studi sulla mente criminale), The alienist, Peaky Blinders (ascesa e caduta di una famiglia di “zingari” senza scrupoli nella Gran Bretagna del primo dopoguerra), segnalo la seconda serie di The sinner, con il poliziotto stropicciato ma tenace, la serie originale di The bridge (rifatta poi negli Usa) con una strepitosa protagonista, River con due grandi interpreti, un inizio e un finale perfino poetici. The crown è una serie pluripremiata e celebrata, ma senz’altro ha notevoli meriti soprattutto nella ricostruzione puntuale degli eventi storici. Avvincente L’altra Grace, tratto da un romanzo di Margaret Atwood, di buon livello Unbelievable, ispirato alla drammatica storia vera di uno stupro, originale per ambientazione (la Galizia) Il sapore delle margherite, mentre si svolge in Brasile La cosa più bella, con un cast tutto al femminile, in cui un gruppo di donne vorrebbe emanciparsi in una Rio maschilista. Ho lasciato una vera chicca alla fine: Il metodo Kominsky (due serie); si tratta di puntate brevi con due attori impareggiabili nei rispettivi ruoli: Michael Douglas e Alan Arkin, l’uno, attore in disarmo che tiene una scuola di recitazione, l’altro produttore di successo rimasto vedovo da poco; una lunga amicizia la loro, fra battute e schermaglie, con un cast azzeccato e momenti di puro divertimento.
Concludo ricordando qualche film di vario genere che possa accontentare un pubblico ampio: di recente sono stati aggiunti Lost girls (storia vera di una lunga serie di omicidi mai risolti, interpretato fra gli altri da Amy Ryan e Gabriel Byrne, per la regia di Liz Garbus) e Diamanti grezzi per la regia dei fratelli Josh e Benny Safdie (con l’ottimo protagonista Adam Sandler, un gioielliere pasticcione che si caccia in guai sempre più pericolosi, in una spirale senza ritorno). Se piace il genere fantascientifico, potrete vedere Bird box, storia angosciante di una madre coraggiosa – Sandra Bullock – che cerca di salvare i figli in una situazione estrema. Di Panama papers si è occupata ampiamente la critica, come pure del film di Woody Allen, di The Irishman, di Marriage story. A me è piaciuto l’ultimo lavoro dei fratelli Coen, una summa del genere western in cui compaiono citazioni raffinate (per chi conosce bene il genere): La ballata di Buster Scruggs, suddiviso in capitoli come il vecchio libro che una mano sfoglia; troviamo il cow boy canterino, le carovane, gli indiani, i duelli, il cercatore d’oro, la diligenza, fino alla storia straziante del ragazzino mutilato, senza gambe né braccia (Il tordo senza ali) che viene fatto esibire su squallidi palcoscenici a giro per il West.
Se è vero che il dolce si mangia a fine pasto, qui il dolce per i palati raffinati è sicuramente Roma. Si tratta di un capolavoro in bianco e nero, bisogna solo avere un po’ di pazienza per leggere i sottotitoli, ma i dialoghi non sono molti né lunghi. È parlato, infatti, in uno spagnolo poco comprensibile trattandosi di un’opera messicana, del regista Alfonso Cuarón, ambientata fra 1970 e 71 nel quartiere Roma a Città del Messico, in un momento di gravi disordini sociali e politici. Qui però la vicenda è incentrata soprattutto sui rapporti fra ricchi e poveri, fra la famiglia dei “padroni” e la servitù, che vivono insieme, ma su piani diversi, tuttavia indispensabili l’una all’altra, con momenti di sincera dedizione reciproca.
Che dire a questo punto? La storia ci insegna che dalle crisi nasce sempre qualcosa di nuovo. Dalla crisi del Trecento – fra pestilenze, carestie, cataclismi – si svilupparono Umanesimo e Rinascimento, alla fine della Seconda guerra mondiale l’umanità seppe riprendersi e l’Italia, dopo la ricostruzione, visse il boom economico. «Torneremo a ballare», diceva sere fa Francesco Guccini proprio come dicevano i suoi genitori sotto i bombardamenti.

 

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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