A Rabat da Fatema

Tra i colori di Rabat incontro Fatema, una delle figure più importanti della cultura femminista araba. Mi racconta, per prima cosa, che lavora all’università della città, ma che è nata a Fès, anche se io questo già lo so dal suo bellissimo romanzo La terrazza proibita.

«Signora Mernissi, quanto c’è di autobiografico in La terrazza probita. Vita nell’harem?»
«
Non intendo l’harem che pensate voi in Occidente! Nel libro mi riferisco a una comunità, a una grande famiglia allargata. Ovviamente il punto di partenza è autobiografico, tuttavia i personaggi non ricalcano perfettamente i miei famigliari, ho aggiunto degli elementi più fantasiosi».

«Ho notato, spero di non sbagliarmi, un punto di vista diverso sulla condizione femminile rispetto ai suoi scritti giovanili. Ho ragione?»
«Dici bene: un punto di vista, non un ideale. Se da giovane scrivevo soprattutto per chiedere e pretendere diritti per le donne del mondo islamico, in quest’opera ho provato a guardare le cose dalla parte opposta. Mi spiego: ho provato a mettere in luce come le donne siano riuscite a rendersi forti e sempre più presenti nonostante l’evidente disparità. Questo messaggio me l’hanno tramandato le donne della mia famiglia, ovvero di non accettare mai di vivere una vita infelice, di desiderarne e costruirsene una appagante nonostante tutti gli enormi limiti che la società ci impone».

«Nel libro presenta questo harem come se fosse una prigione per le donne, perché è come se non potessero uscire dalle quattro pareti della casa. Oggi pensa che la situazione sia ancora così?»
«No. Io penso che una parte conservatrice del mondo arabo ci vorrebbe ancora in prigione, ma ormai non è più così. Ci stiamo riappropriando dei nostri spazi».

«In quale ambito della società c’è più opposizione secondo lei?»
«Ormai dopo tutti questi anni credo di aver capito che il problema non sia con le donne che arrivano ai vertici del mondo universitario, della medicina e di altre specializzazioni, anzi, il mondo arabo ne è pieno. Il problema più grande è sempre stato con la politica: vogliono tenerci a tutti i costi fuori dai luoghi in cui le leggi si fanno e in cui quindi sarebbe per noi possibile portare avanti un cambiamento radicale. Per fortuna non sempre ci riescono».

«Parlando del rapporto tra occidente e mondo arabo, ritiene che parte del problema sia una questione di immagine?»
«Sì. Il punto è uno e l’ho ripetuto per tutta la vita: ciò che non è violenza non fa notizia. Per questo, anche in Italia, la televisione e i giornali trasmettono solo e unicamente gli episodi di violenza che riguardano la popolazione araba: conoscete solo un aspetto del nostro mondo, tra l’altro molto minoritario».

«Negli ultimi anni si è occupata molto del ruolo della televisione. Perché è così importante?»
«Perché è nella televisione che il potere gioca le sue carte. Io dico sempre ‘comunicare o morire’, questo è il nuovo imperativo».

«Signora Mernissi, un’ultima domanda su un tema che oggi credo ci interessi più che mai…In La terrazza proibita riflette molto sul discorso del confine, come una presenza costante della sua vita. Me ne parla meglio?»
«Da che ero piccolissima mi hanno insegnato a rispettare i hudud: i confini sacri. Sinceramente, io questa cosa non l’ho mai capita, mi chiedevo dove fossero questi benedetti hudud. Da allora, cercare e superare i confini è stata l’occupazione della mia vita: dove c’è una frontiera, che sia fisica o sociale, c’è violenza e disuguaglianza, c’è una spartizione di potere tra qualcuno che opprime e qualcuno che viene oppresso».

-.-.-.

FATEMA MERNISSI, nata a Fès nel 1940, è stata una scrittrice e sociologa marocchina. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo Le donne del profeta, la sua memoria La terrazza proibita e Islam e democrazia. Tra i temi da lei maggiormente affrontati ci sono la condizione femminile nel mondo arabo, il ruolo della televisione della rappresentazione dell’Islam e nell’accesso all’informazione e il rapporto tra Islam e Occidente. Si è spenta a Rabat nel 2015.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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