Nessun uomo possiede in realtà la ricchezza, ma ne è posseduto

Gli uomini nel corso della storia sono riusciti sia a sopravvivere che a moltiplicarsi grazie all’abilità di trasformare l’ambiente in cui vivevano per incrementarne le risorse. Nel momento in cui ciò era impossibile per la sopravvivenza, a causa di catastrofi ambientali, guerre e carestie, si spostavano altrove in cerca di condizioni di vita più favorevoli: l’umanità, come tante specie animali, è migrante per natura.
Tra il 1821 e il 1915 dall’Europa partirono milioni di persone verso il continente americano; i motivi di questo enorme esodo furono maggiormente economici, la scelta degli Stati Uniti ha favorito, in un certo senso, la riduzione della povertà nelle campagne italiane e cooperò alla crescita dell’economia italiana e statunitense.
Fra i tanti emigranti dobbiamo ricordare Amedeo Peter Giannini arrivato in America nel grembo di sua madre dove nacque il 6 maggio 1870 a San José, California; i genitori lasciarono il loro paese, Favale di Malgaro, piccolo borgo dell’entroterra ligure arroccato tra i monti che s’innalzano dietro Rapallo e che oggi conta poco più di 500 abitanti. Luigi, di 29 anni, e Virginia Demartini, di 14, partirono per sfuggire alla miseria; con i risparmi raggranellati tra i parenti speravano, giunti in America, di poter acquistare una proprietà agricola, ma non essendo aggiornati sui prezzi si resero conto che ciò era impossibile e quindi  affittarono una casa con più stanze trasformandola in pensione; dopo poco la pensione divenne una locanda con venti camere. Il flusso dei migranti fece prosperare gli affari, in pochi anni la locanda divenne un hotel che poi vendettero e con il ricavato acquistarono una tenuta di 40 acri a metà tra San Francisco e la baia, ottima scelta in quanto quella zona venne successivamente rivalutata. Il padre, purtroppo, sei anni dopo l’acquisto fu ucciso da un bracciante per il debito di un dollaro, Amedeo assistette alla scena e percepì che il denaro poteva rovinare e togliere la vita. La madre, rimasta vedova a 22 anni, ebbe l’opportunità di risposarsi con un altro emigrante che si prese cura della famiglia e dell’attività. Amedeo studiava e nel contempo aiutava il patrigno nella gestione dell’impresa agricola, leggeva molto e soprattutto andava in giro per acquisire notizie sulle nuove tecniche agricole. Essendo il maggior numero dei migranti contadini, consigliava loro cosa coltivare e le strategie per incrementare la produzione, spiegava loro di effettuare il raccolto quando le primizie erano tenere e fresche, puntando così sulla qualità con prezzi migliori. Convinse il patrigno a fare prestiti agli agricoltori che attraversavano un periodo difficile, procurandosi in questo modo il beneficio della fidelizzazione. Ben presto divenne il cardine dell’azienda e, al bisogno, l’alter ego del patrigno. Si occupava delle pubbliche relazioni, scrivendo lettere a potenziali clienti e fornitori, facendo molta attenzione a non promettere ciò che non potesse mantenere; se il destinatario non rispondeva, andava e otteneva di persona ciò che desiderava. L’azienda andava a gonfie vele e il padre per premiarlo lo associò al 50%.
A soli vent’anni era uno dei giovani della colonia italiana di San Francisco più affermati e conosciuti per la sua correttezza.
Nella sua vita ebbe molta fortuna, certamente legata all’educazione al rispetto dei valori e dei modelli del tempo ricevuto dai genitori, forma mentis che gli consentì di proseguire nel giusto senso, non lasciandosi deviare dal successo e dal denaro. Valori condivisi da Clorinda Flores Cuneo, figlia di uno degli uomini più ricchi di San Francisco, che il nostro sposò a soli 22 anni.
Nel 1901 vendette il suo 50% dell’azienda ai dipendenti per essere più libero di guardare in giro e ponderare.
Nel 1902 con la morte del suocero la sua vita ebbe una svolta: conosciuto per la sua integrità, gli fu proposto di amministrare il patrimonio della famiglia della moglie. Tra i beni vi erano delle azioni di una delle principali banche di San Francisco, la Columbus Saving And Loan, a Giannini fu offerto un posto di dirigente, proposta che accettò subito pensando così di intraprendere un’attività di prestigio con finalità sociali. I soci di maggioranza della banca indirizzavano le loro attenzioni a benestanti, imprese e imprenditori già affermati, egli sosteneva invece che un banchiere degno di questo nome non doveva negare credito a nessuno, purché onesto. Il suo sogno era quello di creare una banca aperta a tutti coloro che non erano mai entrati in una banca, una banca per i migranti. Giannini intuì che la maggior parte degli immigrati italiani, soprattutto quelli con molto coraggio e di sani principi, avrebbero contribuito allo sviluppo della California, quindi diede le dimissioni per dedicarsi a loro.
Il 17 ottobre 1904 Amedeo Peter Giannini aprì la Bank of Italy, alla quale impresse un forte senso etico, la cui sede era in un saloon di North Beach, la zona povera di San Francisco, dove abitava la comunità italiana. Investì tutti i suoi averi, il patrimonio della famiglia della moglie, un ricco contributo del patrigno, quest’ultimo fu peraltro nominato presidente. Aperta la banca andò in giro in tutte le case per farla conoscere, offrendo servizi, aiuto e prestiti, suggerendo di mettersi in commercio, di acquistare terreni, case e aprire aziende. Nei primi del Novecento era molto difficile ottenere dei prestiti dalle banche e gli immigrati dovevano rivolgersi agli usurai.

Nat'l Bank Note from Bank of Italy NT&SA, USA

Alla Bank of Italy, Giannini concedeva prestiti a partire da 25$ e per garanzia guardava i calli delle mani e il viso del cliente. Dopo appena due mesi la banca aveva depositi di 70.000$, anche se i prestiti superavano i 90.000$; in questo modo acquisì molta riconoscenza, sovvenzionò costruttori di case popolari a condizione che avessero agevolato i compratori. In quel periodo questa visione liberistico- sociale era molto diffusa negli Usa. Più crescevano i depositi, più offriva prestiti e sovvenzioni. Ai banchieri di San Francisco la strategia di Giannini apparve rivoluzionaria e pericolosa, per cui gli dichiararono guerra, spargendo la voce che la Bank of Italy fosse in difficoltà e molti clienti si precipitarono a ritirare i propri risparmi. Egli aveva previsto i momenti difficili e aveva accumulato riserve in monete d’oro, e per dimostrare che le voci erano false fece mettere sul marciapiede davanti alla banca dei grandi tavoli su cui espose le ingenti riserve auree con montagne di banconote; di fronte a tanta ricchezza, i clienti si vergognarono di chiedere indietro i loro risparmi.
Nell’aprile del 1906 i depositi superavano il milione di dollari, ma il 18 aprile dello stesso anno un terremoto distrusse San Francisco, i superstiti giravano per le strade come spettri piangendo e allo stesso tempo saccheggiando. Giannini assieme ai soci, utilizzando i carretti del patrigno, nascose sotto le verdure il denaro e l’oro della banca. Le altre banche a causa degli incendi persero i fondi e i documenti, ma Giannini che conosceva personalmente i clienti dopo sei giorni riaprì la banca nella casa semidistrutta del fratello medico, mettendo in vista un cartello: “Prestiti come prima, più di prima”. La nuova banca venne presa d’assalto. Dopo due giorni lasciò la gestione ai soci e accompagnato dal patrigno si spostò negli altri quartieri spingendo un carrettino con sopra una piccola cassa di banconote. Dopo qualche settimana ritornarono i vecchi clienti che avevano ritirato i risparmi e non appena aprirono le banche in molti prelevarono i soldi e li portarono a Giannini: fu il simbolo della ricostruzione di San Francisco, non tanto per il denaro ma per la sicurezza, l’ottimismo e la fiducia che trasmetteva. L’opera di riedificazione di San Francisco, principale porto del Pacifico, attirò tantissimi piccoli e grandi investitori, portando un’enorme quantità di denaro nelle casse della banca. Nel 1909 entrò in vigore negli Usa la legge che autorizzava il sistema delle “branch banking” consistente nell’apertura di altre filiali in altre città. Giannini si recò nella costa atlantica e poi in Canada, convinse i soci della banca a impegnarsi in questa direzione chiedendo che ci fossero forti legami tra la banca e la gente del luogo, imponendo che tra gli azionisti ci fossero artigiani, commercianti e coltivatori locali; anche gli impiegati dovevano essere del posto e avere la conoscenza delle lingue. E nel 1909 la Bank of Italy aprì la sua prima filiale a San Josè, la città in cui era nato. Successivamente acquisì due banche a San Francisco e nel 1913 aprì una grande sede a Los Angeles. Dal 1916 al 1918  inaugurò numerose succursali nelle vallate agricole della California, ampliando il credito agrario ai piccoli agricoltori e ai nuovi migranti. Molti banchieri degli Usa si preoccuparono e iniziarono una campagna denigratoria, isolandolo. Giannini comprese il rischio, prese in mano la situazione, facendosi nominare presidente, attuando delle iniziative che rendessero più solidi lui e la banca. Nel 1919 la Bank of Italy acquistò una banca di New York, chiamandola Bancitaly Cooperation, questa dopo nove mesi acquistò la Banca dell’Italia Meridionale trasformatasi in Banca d’America e d’Italia. Nello stesso anno Bank of Italy si affiliò al Federal Riserve Sistem e il primo marzo 1927 venne nazionalizzata.
Nel 1920 Giannini intuì le potenzialità dello sviluppo dell’industria cinematografica già attiva a New York dove inviò il fratello Attilio, questi abbandonò la professione medica e si occupò della Bancitaly Cooperation e del mondo del cinema. Questa volta, Amedeo Giannini pose l’attenzione sull’importanza socio-culturale, i banchieri di New York finanziavano i film chiedendo interessi usurai del  20%, egli decise di agevolarli con interessi del 6%, molti in quel periodo di crisi subirono consistenti perdite.
Nel 1931 fu colpito dalla poliomielite da cui si salvò, oltre la malattia dovette sostenere una battaglia per non essere estromesso dalla banca, infatti numerosi nemici, venuti a conoscenza della malattia, cercarono di accaparrarsi le azioni per estrometterlo, ma miracolosamente riconquistò il controllo della banca che aveva creato. Del cinema, stimava gli autori che attraverso i film raccontavano le fiabe o le parabole, oggi corrisondenti alle fiction, sosteneva che fossero lo strumento per tramettere i valori alla nuova generazione. Aiutò anche un grande creatore di favole: Frank Capra, un siciliano giunto ancora bambino in California con la famiglia; divenuto ingegnere, ma rimasto disoccupato dopo la crisi del ’29, arrivato a Hollywood, scoprì il mondo del cinema in cui conobbe proprio Giannini. I due uomini si stimavano, così nel 1934 Giannini gli finanziò il suo primo film: Accadde una notte e poi altri in seguito, come È arrivata la felicità e L’eterna illusione.  Frank e Amedeo amavano parlare in italiano e insieme elaboravano le scene dei film, in cui Capra denunciava la realtà americana che era fondata sul disinteresse per l’altro, l’arrivismo e le lobbies economiche che controllavano la politica. Giannini, nonostante non amasse tutto il cinema, da banchiere riconobbe gli enormi profitti che avrebbe portato alla banca e, richiamato il fratello Attilio da New York, gli affidò l’amministrazione del settore cinematografico; tra il 1936 e il 1952 la Bank of America finanziò oltre 500 film. Un’altra opera si deve alla lungimiranza del banchiere, infatti Joseph Strass, progettista del Golden Gate, non avendo trovato nessun finanziatore, si rivolse a Giannini, la sua convinzione vincente  di finanziare il progetto non fu il profitto che ne potesse ricavare, ma l’aiuto alla popolazione di San Francisco per uscire dalla depressione economica.
Infine, si batté per cambiare il “Mc. Federal Act”, una legge che impediva a una banca di operare in altri stati; ottenuto ciò, la Bank of America aprì 423 filiali in 255 stati.
Il 14 gennaio 1936 il figlio Lawrence Mario Giannini succedette al padre nella presidenza della banca e Amedeo, per restargli, vicino accettò l’incarico di Presidente onorario.
Amedeo Giannini fece dell’altruismo la sua professione, devolvendo buona parte dei guadagni a opere sociali, finanziando artisti, registi, la ricerca scientifica sia nel campo agricolo che medico tramite la A. P. Giannini Foundation creata nel 1945, senza ostentare mai la filantropia e il mecenatismo. Sostenne le industrie italiane nel dopoguerra e volle che la banca partecipasse alla ricostruzione dell’Italia; accordatosi con Arthur Schelesinger, responsabile del piano Marshall, accelerò l’invio degli aiuti e la sua banca anticipò senza interessi gli importi di tutte le spedizioni verso la lontana madrepatria.
Nel 1945 lasciò la presidenza della Bank of America, tenendo aperti i cassetti della sua scrivania perché non avevano nulla da nascondere né lui né la banca stessa. Alla sua morte fecero un accurato inventario dei suoi  beni che risultarono con esattezza 489.278 dollari.                
Il successo della vita di Amedeo Giannini fu certamente dovuto alla sua lungimiranza, correttezza ed etica, fu infatti il primo a concepire la banca come un bene di largo consumo, un servizio per tutte le classi sociali; fu dunque un grande imprenditore italiano, che iniziò con gli umili e divenne il banchiere di tutti. Il contrario di ciò che accade oggi, perché prevalgono gli interessi dei singoli o di piccoli gruppi, la disumanità e la diffidenza. L’attuale situazione, legata al virus Covid 19, ha evidenziato la fragilità degli esseri umani e le sperequazioni sociali; forse dovremmo fermarci ad ascoltare, riflettere e riconoscere che non siamo invincibili, guardare oltre, non si dovrebbe puntare l’indice verso il più debole, il più fragile economicamente; dovremmo iniziare ciascuno/a nel nostro piccolo e spingere i nostri rappresentanti politici a chiedere agli altri, a partire dell’Unione Europea, di aiutare proprio i più deboli, i più fragili. Insomma, tutti e tutte dovremmo avere la medesima lungimiranza e affidarci ai nostri valori così come ha fatto Amedeo Peter Giannini, mettendo da parte le paure, l’avidità, il profitto per diventare più forti domani.

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheftVive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

                                                                                                  

4 commenti

  1. Bellissimo articolo! Lungimirante, profondo,con lucidità intellettuale Giovanna Martorana ha saputo cogliere il contemporaneo in un intreccio storico ancora tutto da esplorare.

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  2. Un alto esempio di uomo dal prezioso talento,raccontata con lucidità e passione. Un farò in tempi incerti come i nostri. Complimenti

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