Non siamo più nel Medioevo…

Il termine Medioevo, formato da due vocaboli di origine latina, significa «età di mezzo» e nella storiografia occidentale indica l’età compresa tra la fine del mondo antico e gli inizi dell’età moderna, ovvero il periodo tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) e la scoperta dell’America (1492). In un lasso di tempo così lungo occorre fare un distinguo tra luogo e luogo, tra periodo e periodo. Ad esempio non si può disconoscere la valenza culturale dell’Oriente, in particolare del mondo arabo; in Occidente, spesso, la grossolanità è soltanto un’illazione e anche l’arte di un’epoca non  può paragonarsi a quella di un’altra, perché variando le condizioni storiche mutano anche le caratteristiche dell’opera d’arte.

Foto 1. L'arazzo di Bayeux
L’arazzo di Bayeux

La vita nel Medioevo era molto diversa da quella di oggi, il paesaggio e gli animali non erano gli stessi, vi erano steppe e paludi, foreste fitte quasi impenetrabili, abitate da lupi, orsi, uri (simili ai bisonti), cervi e cinghiali. La vita si svolgeva all’interno delle mura cittadine dove erano le chiese, grandi spazi in cui cresceva l’erba, spesso pascolavano le pecore tra le rovine degli antichi palazzi. Viaggiare era difficoltoso e si procedeva con lentezza, le comodità che abbiamo oggi non esistevano, chiunque viaggiasse doveva conoscere la strada perché non vi erano cartelli che la indicassero e, armato di coraggio, intraprendeva il viaggio pur sapendo che avrebbe potuto incontrare i briganti. Le autostrade del Medioevo erano i fiumi navigabili, le barche potevano essere veloci solo se i rematori erano numerosi o se un buon vento gonfiava le vele. Nei boschi si tagliava la legna per riscaldarsi, per ottenere il carbone costruivano grandi cataste di legname (chiamate carbonaie) con un camino al centro, coperte di terra bagnata e muschio, facendole ardere lentamente per settimane, in modo che la legna non diventasse cenere ma carbone: in quell’epoca il carbone serviva per tenere acceso il forno dei vetrai, le fucine dei fabbri, per cucinare. Il legno era utilizzato per costruire case, chiese, mobili, scodelle, cucchiai, botti per il vino, attrezzi agricoli, carri, edificare ponti, steccati e palizzate per difendersi dai nemici. Nei boschi si andava anche a caccia, a raccogliere erbe spontanee e frutti selvatici e per procurarsi il miele delle api.

Foto 2. L'incoronazione di Carlo Magno
L’incoronazione di Carlo Magno

Nel IX secolo l’esercito di Carlomagno era composto soprattutto da cavalieri, questi dovevano essere ricchi poiché dovevano pagarsi le armi, i cavalli e il cibo per la durata della guerra. Rivoluzionarono il modo di combattere, inventando fra l’altro le staffe che i Romani non conoscevano, tanto che un cavaliere saldamente poggiato sulle staffe era quasi invincibile, contro un avversario a piedi o a cavallo non bardato. Nella società medievale si celebravano cerimonie tra i cavalieri, durante le quali promettevano al re di servirlo e di difenderlo a costo della propria vita ed egli, a sua volta, provvedeva al loro mantenimento dandogli la terra da coltivare. Questa cerimonia stabiliva il rapporto di lealtà, si chiamava omaggio e il cavaliere diventava vassallo: egli s’inginocchiava, metteva le mani giunte in quelle del re – gli consegnava, così, tutto sé stesso – pronunciando un giuramento e baciava il re sulla bocca. Da quel momento in poi, il vassallo diveniva «uomo di bocca e di mani» del re.
Erano vassalli anche i capi dei monasteri, gli abati o i vescovi; a questi e ai cavalieri, il re cedeva appezzamenti di terreno in usufrutto, ovvero potevano prelevare i prodotti della terra, finché durava il rapporto di vassallaggio; la cerimonia del beneficio si chiamava investitura, il re consegnava  al vassallo una spiga o una zolla di terra, per indicare l’avvenuta concessione della terra.  L’imperatore Carlo il Calvo il 14 giugno dell’877 emanò il capitolare di Quierzy, in cui venne riconosciuta l’ereditarietà dei feudi maggiori, cioè quei feudi ottenuti direttamente dal sovrano; successivamente nel 1037 la Constitutio de feudis dell’imperatore Corrado II il Salico  sancì l’ereditarietà dei feudi minori, quelli concessi non dall’imperatore ma da un grande signore feudale.

Foto 3. L’investitura di un cavaliere
L’investitura di un cavaliere

Oggi si fa parecchia attenzione ai gesti delle persone che si incontrano, a quello che indossano, al modo di gesticolare, da ciò si prova a dedurre l’appartenenza alla classe sociale, lo stesso avveniva nel Medioevo in cui si dava molto rilievo ai simboli, alla moda e alle scarpe. L’abbigliamento maschile di base era quasi uguale per tutti: camicia abbondante che poteva esser utilizzata sia di notte che di giorno, pantaloni aderenti lunghi fino alle ginocchia, in vita era indossata una cintura dalla quale pendevano: un mazzo di chiavi, un pugnale, gli attrezzi da lavoro, una borsa per il denaro; per uscire indossavano un mantello per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. I nobili portavano gioielli, abiti colorati e sontuosi, cappello a punta o un berretto di feltro o pelle; i loro capelli erano accuratamente tagliati e il viso ben rasato.
Gli abiti femminili avevano lunghi strascichi di stoffa preziosa e colorata e l’eleganza imponeva che la donna indossasse una cintura di cuoio intrecciato, di seta o di lino, allacciata effettuando un primo giro all’altezza della vita e poi un secondo giro all’altezza dei fianchi, infine lasciavano cadere le estremità in due strisce uguali fino a terra. La pettinatura variava a seconda dell’età: le fanciulle e le donne più giovani portavano i capelli divisi da una riga al centro e due lunghe trecce, ma dopo il 1200 questa moda viene sostituita da capelli più corti tenuti da un cerchietto e lasciati sciolti sulle spalle. In un libro recentemente pubblicato dal Mulino dal titolo Con i piedi nel Medioevo. Gesti e calzature nell’arte e nell’immaginario, la professoressa Virtus Zallot descrive il valore sociale che le calzature rappresentavano, come erano raffigurate nelle opere d’arte, nelle varie citazioni dei testi dell’epoca e anche da una serie di rituali, di gesti che intensificavano i loro significati.

Foto 4. con_i_piedi_nel_medioevo_cover
Dalla copertina di Con i piedi nel Medioevo

Permettere a una persona di lavarsi i piedi prima di entrare in casa altrui rappresentava uno dei gesti più importanti di ospitalità. Il piede è anche simbolo di potere: calpestare il nemico è un tema ricorrente nella Bibbia e nell’arte medioevale i santi sono spesso rappresentati nell’atto di calpestare esseri demoniaci e diabolici. Le persone che facevano parte dei ceti bassi calzavano scarpe aperte ovvero zoccoli o ciabatte o semplici stracci avvolti ai piedi; i contadini portavano gli zoccoli in sughero o di legno, utilizzati spesso  anche dai ricchi per evitare che si sporcassero le calze lungo le strade fangose. Le donne avevano diversi modelli a seconda delle circostanze: le pianelle che, diversamente dal loro nome, erano calzature altissime e raggiungevano l’altezza di 50 cm., tanto che per camminare le donne erano spesso accompagnate e sostenute; i sandali si portavano solo a casa perché il piede coperto era simbolo di castità; le fiorentine calzavano solamente zoccoli allacciati con strisce in cuoio nere, mentre le prostitute siciliane zoccoli e mai scarpe. Nel XV secolo fecero tendenza le calzature dalle punte talmente allungate da superare tre volte il piede: per riuscire a camminarci la punta era fissata alla caviglia da un filo metallico o da una catenella. Da notare che i fabbricanti, i calzolai e il committente erano tenuti a rispettare le norme vigenti, altrimenti incorrevano in sanzioni pecuniarie.
Il Medioevo è stato il periodo dei castelli che si trovavano ovunque, fu un’età di intensa religiosità malgrado le superstizioni e le credenze pagane.

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Il ciclo dei mesi. Castello del Buonconsiglio, Trento

Fu un’officina di invenzioni e trasformazioni: la bussola il cui ago segna sempre il nord permise ai naviganti di essere più sicuri nel loro cammino; l’invenzione delle carte per non fare annoiare i marinai e i viaggiatori; si diffuse il gioco degli scacchi, precedentemente noto in India e nel mondo arabo; l’invenzione dell’orologio meccanico permise di calcolare i tempi in quanto tutte le ore divennero di uguale lunghezza, prima invece le ore erano più corte d’inverno e più lunghe d’estate. La predilezione dei colori fu una caratteristica del gusto medioevale in opposizione ai tessuti grezzi, ai quali attribuiva virtù apotropaiche, in particolare il rosso, mentre il giallo aveva un significato negativo. L’uso del cognome c’era già nell’antica Roma e corrispondeva al nostro soprannome o al nome del padre, ma con il passar dei secoli, per evitare l’estinzione dei cognomi importanti, si iniziò a trasmettere anche quello delle donne quando non vi era una discendenza maschile, ecco perché le famiglie aristocratiche hanno spesso il doppio cognome.
Le informazioni di come si viveva nel Medioevo ci sono giunte dai manoscritti, dalla letteratura, dalle miniature, dagli affreschi e dai dipinti che vediamo nei musei, nelle chiese o negli antichi palazzi. Dobbiamo essere molto grati/e soprattutto ai monaci che, all’interno delle abbazie, ubbidendo  a un capo chiamato abate, lavoravano nello scriptorium; scrivere era un’immensa fatica, visto che si stava in piedi per ore davanti al leggìo, non c’era certo la luce elettrica, così utilizzavano candele o  lucerne. Nel corso dei secoli copiarono i testi dell’antichità sulla robusta pergamena che si otteneva immergendo la pelle di pecora, di capra o di vitello, pulita dai peli, in un bagno d’acqua e calce per sgrassarla; per non farla accartocciare si raschiava e poi si batteva con la pietra pomice per renderla morbida, sottile e bianca, infine era tagliata in fogli, su cui i monaci tracciavano delle righe per evitare di scrivere storto. Un monaco in un codice dell’VIII in fondo al libro scrisse: «Carissimo lettore, prendi il libro soltanto dopo esserti ben lavato le mani, gira i fogli con delicatezza, tieni lontano il dito dalla scrittura, per non sciuparla. Chi non sa scrivere crede che non occorra alcuna fatica. E invece quanto è dolorosa l’arte dello scrivere: affatica gli occhi, spezza la schiena; tutte le ossa fanno male! Tre dita scrivono, ma è l’intero corpo che soffre».

Foto 6. Scuola-Alto-Medioevo
La scuola Palatina

Il Medioevo non è stata un’età oscura, termine che derivò dalle invasioni barbariche da cui seguì la rovina del mondo romano, è stato invece un periodo di sviluppo civile che si è esteso in tutta Europa, in cui sono avvenute -anche se lentamente- importanti trasformazioni politiche, culturali e sociali.

 

 

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheftVive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

                                                                                                  

5 commenti

  1. Articolo dettagliato e preciso nella ricostruzione sintetica di uno dei periodi più affascinanti della storia dell’arte e della civiltà.

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  2. Leggo sempre con piacere gli articoli di Giovanna, ci ritrovo sempre una ricerca storica precisa,una scrittura fluida e gradevole. Brava Giovanna

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  3. Anche questo articolo, come i precedenti, è stato molto interessante, attendibile, di piacevole lettura e soprattutto foriero di notizie non note. (almeno a me!!)
    Bravissima Giovanna

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