A Stoccolma, con Astrid e Pippi

«Pippi, Pippi, Pippi che nome, fa un po’ ridere!»
«Ma voi riderete per quello che farò!»
Così, scambiandoci qualche nota della sigla di Pippi Calzelunghe, si apre l’incontro con il mito della mia infanzia: Astrid Lindgren.

«Signora Lindgren, voglio che lei sappia che sono la fan numero uno di Pippi. La ringrazio per aver fatto sognare me e i bambini e le bambine di tutto il mondo!»
«È stato un piacere!»

«Mi vuole parlare un po’ di come è stata la sua infanzia, quando ancora Pippi Calzelunghe non c’era?»
«Ho avuto un’infanzia giocosa, passata a scorrazzare per la fattoria con i miei tre fratelli. Ricordo quei tempi come spensierati e molto felici, abbiamo avuto un’infanzia pien
a di immaginazione. Non pensare che non dovessimo impegnarci per la fattoria: avevamo anche noi i nostri compiti, proprio come le persone adulte. Però eravamo libere di giocare, libere di goderci la gioventù.»

«Come le è venuta un’idea così geniale come la storia di Pippi?»
«È tutto merito di mia figlia Karin: il nome l’ha scelto lei! A me sembrava così assurdo che ho pensato che un personaggio del genere non potesse far altro che vivere avventure fuori dal comune. Le raccontavo queste storie inventate prima di andare a dormire e un giorno, quando mi trovai allettata a causa di una brutta frattura alla caviglia, decisi di metterle per iscritto. Così è nata Pippi.»

«Come mai la scelta, piuttosto pioneristica per gli anni ‘40, di rappresentare una bambina così forte e ribelle, che aveva ben poco a che fare con le principesse?»
«In realtà Pippi è nata da sola, è un modello femminile che ho creato spontaneamente: la bambina che è in me l’ha voluta libera e un po’ folle, forte, ribelle e contro ogni autorità.»

«Oltre a Pippi Calzelunghe, quali sono le sue opere a cui è più affezionata?»
«Sicuramente Emil e la serie The Six Bullerby Children, che in Italia so che traducete “i bambini di Borgobaccano”… Non so bene che significhi, ma mi fa molto ridere!»

«È un modo simpatico di dire che facevano un gran macello! E come mai sono i suoi preferiti?»
«Perché sono i più legati alla mia vita vera: Emil è un bambino che esisteva veramente, abitava vicino alla mia fattoria e i bambini di Borgobaccano potevano benissimo essere quegli scalmanati dei miei fratelli e dei miei amichetti d’infanzia. Insieme eravamo una banda a delinquere!»

«Che rapporto ha con i suoi giovani lettori e le tante lettrici?»
«Ricevo lettere in continuazione e, anche se non sempre riesco, provo a rispondere a tutte e a tutti quanti!»

«Un’ultima domanda, signora Lindgren… Quando scrive un libro, e so che lei ha iniziato sulla soglia dei quarant’anni, come fa ad entrare così a fondo nella mente dei bambini e delle bambine?»
«Io credo che tutte e tutti abbiamo dentro una parte infantile, chi più, chi meno. La mia è assolutamente predominante, penso di essere rimasta in molte cose come quando ero bambina, di aver conservato, per quanto possibile, la capacità di sorprendermi per le più piccole cose e di immaginare mondi fantastici. Quando scrivo non mi sforzo più di tanto, ricordo benissimo le sensazioni di quando ero piccola.»

«Grazie del suo tempo signora Lindgren, incontrarla è stato come fare un tuffo nell’infanzia.»

INCONTRI IMPOSSIBILI

ASTRID LINDGREN, nata a Vimmerby nel 1907 e scomparsa a Stoccolma nel 2002, è stata una grande scrittrice svedese.
Le sue opere, da Pippi Calzelunghe a Emil, hanno conquistato lettori e lettrici di tutto il mondo. Con circa 165 milioni di copie vendute, è la quarta scrittrice per bambini più tradotta al mondo, preceduta solo da Blyton, Andersen e i fratelli Grimm.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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