Il primato di Nilde

Leonilde (Nilde) Iotti, Madre Costituente, è stata la prima Presidente a Montecitorio.
Ha anche un altro primato: è stata la prima politica a cui sono stati tributati i funerali di Stato.
Nella stesura degli articoli della Costituzione, contribuì in modo determinante alla parità di genere. In seguito si impegnò per il riconoscimento, a tutti gli effetti, dei figli nati fuori dal matrimonio.
Quando fu eletta Presidente della Camera, nel suo discorso di insediamento mise subito in evidenza la posizione della donna nella società italiana, la necessità di un’imparzialità politica per legiferare nel bene della nazione e l’adozione delle misure necessarie per combattere il terrorismo. Da uno stralcio del suo discorso: «…Io stessa vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione».
Nilde era nata a Reggio Emilia il 10 aprile del 1920.

Ne ha tracciato un sintetico profilo Livia Capasso.

«Privato e pubblico sono strettamente legati nella vita di questa donna che è rimasta sulla scena politica ben 53 anni, e la cui vicenda umana e sentimentale è stata sotto gli occhi di tutti.
Nilde Iotti (all’anagrafe Leonilde) è stata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati, dal 1979 al 1992 (VIII-IX-X Legislatura) e, fino a oggi, rimane la sola donna ad aver ricoperto questa carica per tre mandati successivi. È stata anche la prima donna ad aver ricevuto un mandato esplorativo per formare un governo, nel 1987, dall’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, incarico che si concluse senza esito.
Il padre Egidio, operaio delle Ferrovie dello Stato, attivista socialista, morì nel 1934, ma Nilde, nonostante le difficoltà economiche della famiglia, poté continuare a studiare e conseguire la laurea in Lettere alla Cattolica di Milano nel 1942. Cominciò quindi a insegnare negli istituti tecnici di Reggio Emilia. Si iscrisse al Pci e prese parte alla lotta partigiana prima come porta-ordini e staffetta, poi come responsabile, poco più che ventenne, dei Gruppi di Difesa della Donna.
Finita la guerra, fu eletta consigliera comunale a Reggio Emilia nelle fila del Pci, ma lasciò l’incarico per partecipare all’Assemblea Costituente; il 2 giugno 1946 infatti fu eletta deputata e fu una delle donne della Commissione dei 75 che scrisse la Costituzione della Repubblica Italiana. È insomma una delle “madri” della nostra Repubblica. Rieletta alla Camera nel 1948, rimase deputata fino alla fine del secolo per tredici Legislature.
A Montecitorio Nilde conobbe Palmiro Togliatti, segretario nazionale del Pci, col quale iniziò una relazione sentimentale, che finì solo con la morte del compagno nel 1964, e resistette a tutti gli attacchi, soprattutto all’interno del Partito, perché Togliatti era di 27 anni più vecchio e sposato con Rita Montagnana, valorosa antifascista, anche lei deputata.
Dal 20 giugno 1979, confermata successivamente nel 1983 e nel 1987, diresse l’Assemblea di Montecitorio, esercitando il mandato più lungo della storia repubblicana: tredici anni consecutivi. Nilde rivestì questo ruolo in maniera imparziale e rigorosa, senza mai dare adito a sospetti di faziosità.
Furono anni duri, insanguinati dal pericolo terrorista: stragi, attentati, morti colpivano funzionari statali, ma anche semplici cittadini. Nilde dovette rassegnarsi a trasferirsi nell’appartamento di rappresentanza a Montecitorio da dove, nei pochi fine settimana liberi da impegni, scappava per andare a far visita alla figlia Marisa e ai nipoti. Marisa era una orfana affiliata da Nilde e da Palmiro dopo aver perso la famiglia durante gli scontri con la polizia nelle rivolte contadine del 1950.
Le donne sono state il filo conduttore di tutta la sua carriera politica, lottò sempre per la loro parità ed emancipazione, dalla tutela della maternità al loro accesso alla magistratura, dalla parità tra i coniugi alla comunione dei beni; animatrice dell’Udi (Unione Donne Italiane), intraprese le battaglie sul referendum per il divorzio (1974) e per la legge sull’aborto (1978).»
Il 18 novembre del 1999 fece richiesta di dimissioni dal Parlamento per motivi di salute. Uscì così dalla Camera dei deputati con commozione e un lunghissimo applauso. Morì poco dopo: il 4 dicembre dello stesso anno e più di ventimila fra cittadini e cittadine sfilarono dentro Montecitorio per porgerle l’ultimo saluto. I funerali di Stato, secondo le sue ultime volontà, avvennero con rito civile.
«Se ne va la gran signora della politica italiana»: così “Le Monde” annunciò la sua morte, avvenuta pochi giorni prima, all’età di 79 anni.
A vent’anni dalla sua scomparsa, nel 2019, la Rai le ha dedicato un docu-film.
Nilde Iotti è la donna politica italiana a cui, su tutto il territorio nazionale, sono dedicate più vie e spazi pubblici.

Pistoia-via Leonilde Iotti -foto di Laura Candiani
Pistoia, foto di Laura Candiani

 

In copertina: Roma, Villa Celimontana, foto-composizione di Linda Zennaro

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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