Il primato di Frances

Frances Perkins fu la prima donnastatunitense nominata Segretaria del Lavoro, durante la Presidenza Roosevelt.
Era nata a Boston il 10 aprile 1880, si era laureata in Sociologia nel 1902 e nel 1910 aveva conseguito un master in Scienze Politiche alla Columbia University.
Già da studente, mentre frequentava un corso di Storia economica americana, le fecero visitare una fabbrica, così vide con i propri occhi le pietose e disagiate condizioni di lavoratori e lavoratrici. Gli operai venivano pagati saltuariamente, non avevano garanzie di alcun genere e svolgevano le loro mansioni  mettendo a rischio la loro incolumità fisica. Inoltre le donne, a parità di ore lavorative, venivano sempre pagate meno degli uomini. Una fotografia desolante che, in seguito, non avrebbe mai dimenticato, come non avrebbe mai dimenticato il rogo, avvenuto a New York nel 1911, della fabbrica tessile Triangle.
Il 16 settembre 1913 si sposò con Paul C. Wilson, un economista che in quel periodo era assistente del sindaco di New York. Lei comunque mantenne il suo cognome da nubile, temendo di perdere il “riconoscimento sociale” che si era conquistata.
Nel dicembre 1916 la coppia ebbe una figlia, Susanna. Purtroppo, dopo pochi anni di matrimonio, il marito manifestò i primi segni di schizofrenia e per tutta la vita rimase ricoverato in un ospedale.
Frances Perkins, come accennato prima, fu tra coloro che il 25 marzo 1911 assistettero all’incendio della Triangle Shirtwaist Company in cui morirono 146 persone, di cui 129 donne emigrate, provenienti da ogni parte del mondo e anche dall’Italia. Questo è uno degli eventi che si ricordano nelle celebrazioni dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna. Lei, quel giorno, si trovava in Washington Place mentre l’Asch Building bruciava e le operaie si gettavano nel vuoto. Così ricorda quella drammatica esperienza: «Ero  impietrita, con gli occhi colmi di terrore, impotente a quell’orrore a cui assistevo. Istintivamente mi portai le mani al collo sentendomi soffocare e giurai, in quel momento che avrei dedicato la mia vita a far sì che non succedessero più simili tragedie».
E così fu.
Iniziò a lavorare come ispettrice di fabbrica a New York e fece parte di vari comitati ispettivi che si costituirono dopo l’incendio, sia per indagare su quello che era successo, sia per verificare le condizioni di sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro delle altre fabbriche manifatturiere.
Molto più avanti negli anni, durante una delle sue lezioni, parlando di ciò che aveva visto quel giorno alla Triangle, Frances disse: «Non dimenticherò mai il gelido orrore che pervase tutto il mio corpo e mentre assistevo a quelle scene terribili mi resi conto che non potevo in alcun modo aiutare quelle povere donne; e questa considerazione per me fu la cosa più straziante».
Per tutta la vita ripeterà: «Dopo tutto quello che è successo mi resi conto del valore sacro della vita di un lavoratore, capii come le condizioni precarie della sicurezza potevano uccidere come un fucile».
Nel 1918 Frances Perkins assunse la carica di direttrice esecutiva della Maternity Center Association che si preoccupava di fornire aiuto alle donne in stato di gravidanza: in quel periodo i tassi di mortalità infantile, dovuti soprattutto alla malnutrizione, erano molto alti.
Ricordiamo inoltre che fece parte della Philadelphia Research and Protective Association ed effettuò delle indagini sulle case adibite a pensioni nella città di New York, scoprendo che tante di queste erano state trasformate in bordelli che sfruttavano giovani donne. Frances, con il suo impegno, fece in modo che venissero effettuati dei controlli più severi per il rilascio delle licenze.
Fu nominata segretaria del Lavoro negli Usa sia durante la presidenza Roosevelt che in quella successiva di Truman, diventando così la prima donna al mondo a ricoprire questa carica e per un periodo tanto lungo.
Grazie a lei furono introdotte la legge sul salario minimo, l’indennità di disoccupazione, l’erogazione di benefit alle fasce più povere della società. Ovviamente sensibilissima al tema degli incidenti sul lavoro elaborò e fece approvare una lunga serie di leggi per prevenirli e si devono alla sua instancabile attività la legge che vietava il lavoro infantile e quella che stabiliva che la settimana lavorativa standard non poteva superare le quaranta ore. Queste leggi in seguito ispireranno la legislazione del lavoro in tutti i Paesi del mondo, ma lei è stata per lungo tempo ignorata dai libri di storia americana, anche perché la stampa dell’epoca non le diede il giusto risalto.
Negli Stati Uniti i milioni di lavoratori e lavoratrici che oggi sono garantiti da leggi sulla sicurezza sociale, i milioni che godono di assegni di disoccupazione, tutti quelli che percepiscono un risarcimento dopo un incidente sul lavoro, ignorano di dover dire grazie a Frances Perkins che lottò sempre con generosità e passione per ottenere la più ampia giustizia sociale. Diceva che era necessario sviluppare e sottostare al principio etico secondo il quale era ingiusto che un uomo o una donna operosa potessero vivere e morire nella miseria. Agì disinteressatamente senza percepire guadagni lauti o riconoscimenti prestigiosi, tanto è vero che trascorse gli ultimi anni della sua vita insegnando in diverse università e fino a settantatré anni continuò a lavorare per garantire una adeguata assistenza sanitaria al marito gravemente malato.
Morì a New York il 14 maggio 1965 quasi completamente cieca.
Nel 1980 il Congresso americano le intitolò un nuovo edificio del Dipartimento del Lavoro a Washington: il  Frances Perkins Building.

 

Frances Perkins Building
Frances Perkins Building

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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