A Parigi con Irina Leonidovna

COPERTINA IRENE«Bonjour!»
«Buongiorno Irène1, che bella giornata oggi a Parigi! Grazie di avermi accolto nella sua suite

«Si figuri, Parigi è sempre un incanto…»                                                                                           «Come mai se ne è andata da Kiev ed è venuta qui?»

«Amavo molto Kiev, ma già dal 1913 avevamo lasciato la città e ci eravamo trasferiti a San Pietroburgo. Poi, quando scoppiò la Rivoluzione, fummo costretti a cercare riparo all’estero perché i miei erano filo-zaristi e tutta la famiglia era in serio pericolo. Così, dopo qualche mese nel Nord Europa, ci siamo rifugiati a Parigi, dove già eravamo stati tante volte.»

«Non ha mai celato il rapporto complesso avuto con i suoi genitori, quanto di questo c’è nei suoi romanzi?»
«I miei mi hanno sempre fatto sentire molto sola: mio padre era un banchiere impegnato nei suoi affari e mia madre era molto presa da sé stessa. Io da piccola avevo cominciato a colmare la mancanza d’affetto con la fantasia e la letteratura e penso che ogni figura parentale dei miei romanzi sia stata da me creata a immagine e somiglianza di Leonid e Anna… Soprattutto Gladys di Jezabel e l’affarista David Golder

«Capisco; come si è trovata a Parigi?»
«Il primo periodo, nei roaring twenties, fu fantastico. Scoprii il jazz, la bella vita, le feste e incontrai Michel, il mio amore. Abbandonai il mio nome russo Irma Irina e mi rinominai Irène. Pensa che a soli 18 anni cominciai a pubblicare su una rivista parigina i miei primi racconti, che riscossero immediatamente un grande successo e così iniziò la mia carriera letteraria.»

«La critica ritiene che lei, da Il Ballo a I cani e i lupi, abbia scritto un unico lungo romanzo. È d’accordo?»
«Credo che il mio flusso creativo non subisca mai una vera e propria interruzione: abbozzo il romanzo e al contempo le riflessioni che scaturiscono dal romanzo, come se fosse una cosa sola. Credo che questo abbia contribuito a dare una continuità alle mie pubblicazioni, soprattutto nel modo in cui mi approccio ai personaggi che descrivo: come se fossero all’interno della stessa macrostoria.»

«A proposito dei suoi personaggi, sa di essere stata accusata di antisemitismo per via dell’ironia con cui ha descritto alcuni personaggi di fede ebraica?»  «Le mie descrizioni erano molto crude e non facevo sconti a nessuno, neanche ai membri della mia stessa comunità. Questo non vuol dire che io non fossi fiera della mia cultura e della mia religione… Sono morta perché ebrea, mi sembra evidente di essere ciò che di più lontano dall’antisemitismo esista.»

«Quando cominciarono le persecuzioni in Francia nei confronti della sua famiglia?»
«Tutto iniziò quando ci negarono la cittadinanza francese, nonostante io fossi considerata una delle principali scrittrici del Paese e le mie opere avessero già fatto il giro del mondo. Io e mio marito ci convertimmo al cattolicesimo tentando di salvarci la vita, ma non servì a niente e fummo costretti a lasciare Parigi. Con le nostre due bimbe, Denise e Élisabeth, ci rifugiammo in un paesino della Borgogna. Ci eravamo portati poche cose, ma non avevo lasciato indietro il manoscritto di Suite Francese… Amavo scrivere immersa nel bosco di Issy-l’Evêque, nonostante il pericolo imminente. Immaginavo che sarebbero state opere postume, però almeno mi facevano passare il tempo…»

«Non si preoccupi, signora Némirovsky, le sue figlie hanno fatto in modo che i suoi capolavori arrivassero sani e salvi fino a noi!»
«Menomale, mi sarebbe dispiaciuto molto se tutto il mio impegno fosse andato sprecato.»

Su cosa sia successo dopo non mi sembra il caso di far domande. Irène venne portata via nel luglio del 1942 e morì solo un mese dopo a causa di un’epidemia di tifo nel campo di Birkenau.

1IRÈNE NÉMIROVSKY: nata a Krasnodar nel 1903 e deceduta ad Auschwitz -Birkenau nel 1942, è stata una scrittrice russa e francofona di origine ebraica.
Il primo romanzo di grande successo è David Golder del 1929, seguìto, nel decennio successivo, da Il Ballo, L’affare Kurilov e Jezabel.
L’ultimo romanzo pubblicato in vita è I cani e i lupi, uscito nel 1940, prima della deportazione nel campo di Birkenau, dove muore nell’agosto del 1942. Suite francese, il suo romanzo più noto e rimasto incompiuto, esce in Francia solo nel 2004.

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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