Tracce femminili lungo le vie di Brescia: Francesca Lechi Gherardi

Corsetto Sant’Agata è una via stretta e breve che congiunge Largo Formentone con Piazza della Vittoria, passando sul retro della Loggia, il Palazzo comunale, e ospita alcuni dei negozi più antichi di Brescia. Non fa tuttavia parte degli itinerari turistici più frequentati. Chi con la metropolitana arriva in centro dalla stazione ferroviaria e scende alla vicina fermata Vittoria, solitamente comincia la propria visita dall’omonima piazza oppure dalla rinascimentale Piazza della Loggia, tralasciando questa via un po’ defilata, ed è un peccato perché si perde la chiesa di Sant’Agata, una delle più antiche e suggestive della città.

1. Chiesa_di_sant'agata_(brescia)
Chiesa di Sant’Agata

Il suo nucleo originario risale al VI-VII secolo e rimane sostanzialmente invariato fino al XV secolo. Nella seconda metà del Quattrocento è realizzato il grande presbiterio a cavallo del fiume Garza, da tempo coperto, che scorre da nord a sud a ridosso dell’abside; accanto all’ingresso sul retro della chiesa si può notare un basso arco in pietra bianca riempito di pietre per tamponarlo, traccia del ponte sul Garza edificato nel 1458 per sorreggere il nuovo presbiterio. Il fianco sud è rifatto in occasione della costruzione di Piazza della Vittoria (1929–1932) con l’aggiunta del porticato, successivamente chiuso per metà nel 1966 al fine di ricavarne la nuova sagrestia. La facciata a capanna è del XV secolo, tra Quattrocento e Cinquecento è realizzato il portale d’ingresso, nel Settecento è aggiunta la cimasa sopra il portale, coronata con le tre statue delle sante Lucia, Agata e Apollonia (1739) di Antonio Callegari (1699-1777).

2. Le sante Lucia, Agata e Apollonia
Le sante Lucia, Agata e Apollonia

La pianta della chiesa è a navata unica con abside sopraelevata ed è coperta da volte a crociera, che poggiano su pilastri a fascia; per effetto degli affreschi e delle architetture differenti, la navata appare più spaziosa e profonda di quanto non sia in realtà. L’interno si caratterizza per l’imponenza e la sovrapposizione di elementi e stili di periodi diversi; il presbiterio è del Quattrocento; le cappelle laterali, le volte e la balconata su tre lati sono del Cinquecento; altari, affreschi e stucchi sono quasi tutti del Seicento; la cappella del Santissimo Sacramento è del Settecento.

3. Martirio_di_Sant’Agata_-_Prata
Martirio di Sant’Agata o Pala di Sant’Agata, Francesco Prata da Caravaggio

L’interno è dominato dagli affreschi delle volte realizzati da Pietro Antonio Sorisene (XVII secolo) e Pompeo Ghitti (1631-1704), le pareti sono dipinte da manieristi locali, in particolare Pietro Marone (1548-1603) e Tommaso Bona (1548-1614), l’altare maggiore ospita il Martirio di Sant’Agata in croce, uno dei capolavori di Francesco Prata da Caravaggio (tra 1490 e 1495-1531), mentre le tele di Paolo da Caylina il Giovane (ante 1486-post 1545), la Natività e l’Epifania, inquadrano la Madonna della Misericordia, un affresco votivo trasportato in chiesa dalla facciata di una casa limitrofa e ritenuto miracoloso.
Corsetto Sant’Agata, in quel che resta del Palazzetto Lechi, conserva anche il ricordo di una fervente rivoluzionaria, Francesca Lechi, la prima donna in città a portare abiti di foggia repubblicana, protagonista di una contrastata storia d’amore con Gioacchino Murat (1767-1815) e immortalata con il nome di Ghita nel Ramo di Salisburgo, un frammento posto in appendice al romanzo Dell’amore di Stendhal (1783-1842), il quale è affascinato dalla bellezza e dalla forte personalità della giovane donna.

4. Ingresso a Palazzo Lechi
L’ingresso a Palazzetto Lechi, al civico 22

L’edificio si trova sul lato opposto a quello in cui sorge la chiesa, ai numeri 22 e 24, ed è caratterizzato da un bel portale, ricollocato nella posizione originaria, alla sinistra della facciata, dopo lo spostamento del 1768, quando era stato situato in posizione centrale. Il riposizionamento consente una buona visuale sul fondale, accuratamente predisposto agli inizi del Settecento, e il portale spicca sulla facciata, sopralzata nell’Ottocento e priva di particolari caratteristici.
Prima del Cinquecento la casa è probabilmente abitazione di modesti mercanti e nel 1540 è acquistata dai fratelli Clemente e Michele Viviani, che effettuano numerosi cambiamenti, e, dopo vari passaggi di proprietà, è acquistata da Gian Maria Lechi, padre del ricco mercante Faustino, nel 1669. Fra i figli di Faustino sono Pietro (1691-1764) e Angelo (1699-1757) ad apportare dal 1738 modifiche radicali all’edificio, su progetto dell’architetto Antonio Turbino (1680-1756). I figli di Pietro, Faustino e Galliano, continuano ad abbellirlo e nel 1770 Galliano lo lascia al fratello, padre di numerosa prole, il quale riempie la casa di quadri e strumenti musicali, si diletta di musica e ospita nel 1773 nella sala da musica il diciassettenne Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), di passaggio in città con il padre. Da questa casa esce a Brescia per la prima volta il tricolore e, dopo il saccheggio del 21-23 aprile 1799, l’edificio è in pratica distrutto, tanto che la famiglia decide di trasferirsi e venderlo. Dopo vari altri passaggi e un restauro negli anni Dieci del nostro secolo, è di proprietà condominiale e pertanto non è visitabile.
Qui nasce, l’11 dicembre 1773, Francesca Lechi, figlia del conte Faustino (1730-1800) e della contessa Doralice Bielli (1747-1819), insieme ad altre diciotto sorelle e fratelli, di cui undici, lei compresa, raggiungono l’età adulta. Vivace e di carattere indipendente, fin dall’infanzia sceglie per sé il vezzeggiativo di Fanny e sopporta con un certo fastidio l’educazione all’epoca impartita alle figlie di famiglia nobile, che ha la finalità di prepararle al “destino”  — non biologico ma sociale — di mogli e di madri. A vent’anni non ancora compiuti, nell’agosto del 1793, scappa da casa per sposare il nobile Francesco Gherardi (1753-1819), più anziano di lei di vent’anni, amico dei fratelli Lechi e come loro sostenitore delle idee repubblicane. Conoscendo il francese, Fanny condivide con il marito e i fratelli le letture circolanti nell’ambiente “giacobino” bresciano. Poiché nel 1796 Venezia permette il passaggio nel proprio territorio dell’esercito francese che insegue quello imperiale in fuga nel Milanese, inizia per Brescia un periodo in cui le autorità venete convivono con le milizie francesi, in parte stanziate in Castello. Assieme a Napoleone (1769-1821), il 27 maggio 1796 arriva anche il fascinoso Gioacchino Murat, non ancora trentenne, che fa parte del suo seguito. Per onorare Napoleone e la moglie Giuseppina, si susseguono in città spettacoli teatrali, passeggiate pubbliche e feste. L’incontro e il colpo di fulmine tra il generale francese e la bella Fanny avvengono durante un ballo presso il Teatro Grande.

5. Teatro_grande.ballo
Teatro Grande

L’arrivo dei Francesi vivacizza la vita dei salotti bresciani e la nobiltà filofrancese comincia a pensare a una rivolta contro la Serenissima. Il 12 marzo 1797 Bergamo insorge e Fanny rimbrotta i giovani bresciani per essersi lasciati superare dai Bergamaschi nell’abbracciare i programmi rivoluzionari. Incontri notturni e accordi segreti divengono più frequenti e il 18 marzo 1797 esplode la rivolta. Nel fermento rivoluzionario la relazione tra Fanny e Gioacchino, inviato prima agli avamposti di Udine e poi a Milano, sebbene osteggiata da Napoleone, continua, se non altro per via epistolare. Il generale francese riesce poi a farsi trasferire in una guarnigione del Bresciano, ma nell’ottobre 1797 Bonaparte lo incarica di precederlo a Rastatt per preparare il congresso di pace, che si terrà poi a Campoformio. Francesca Lechi è sola a Brescia e prepara con cura la fuga per raggiungere Gioacchino. A dicembre si reca a Strasburgo e poi a Parigi, città in cui va a convivere con Murat. Nel gennaio 1798 Francesco Gherardi, deputato del corpo legislativo cisalpino, si reca a Parigi e con una lettera al Direttorio denuncia Murat per avergli sedotto la moglie, «la più sacra delle proprietà», e di avere sottratta una madre alla figlia Carolina. Fanny torna a Brescia con il marito; Gioacchino è destinato da Napoleone a partecipare alla spedizione in Egitto e sposerà poi Carolina Bonaparte, sorella dell’imperatore. L’anno successivo, Francesca è sola a Milano nel momento in cui le truppe austro-russe entrano a Brescia e la dimora di famiglia è saccheggiata e devastata. La contessa e la sorella Teresa si battono, senza molto successo, per recuperare opere d’arte, marmi, biancheria di pregio, una collezione di violini e di ceramiche preziose trafugate nell’assalto dei controrivoluzionari nell’aprile 1799. Dalla ricostituzione del governo cisalpino, nel 1800, Fanny e il marito si stabiliscono definitivamente a Milano, e qui la bella contessa è corteggiata dal ministro plenipotenziario di Francia, Pétiet (1749-1806), secondo quanto afferma Stendhal. Tra novembre 1801 e febbraio 1802 Fanny si reca a Lione con il marito e i fratelli Giuseppe (1766-1836) e Giacomo (1768-1845), che partecipano ai comizi di Lione per la costituzione della Repubblica italiana, e nel giugno 1805 è nuovamente nella villa di famiglia a Montirone per fare gli onori di casa a Napoleone, ospite dei Lechi per tre giorni.

6. Montirone. Villa Lechi
Villa Lechi a Montirone

Nel 1806, a soli trentadue anni, Francesca Lechi muore per cause che non sono note, come ignoto è il luogo della sua sepoltura.
Della contessa ci restano alcune testimonianze iconografiche, tra cui il bellissimo doppio ritratto con la figlia Carolina, sullo sfondo di un paesaggio lacustre al tramonto, opera di Giuseppe Errante (1760-1821), databile tra il 1800 e il 1801, ora conservato a Modena in una collezione privata, e quello, commissionato dal marito a Andrea Appiani (1754-1817) nel 1803, poi regalato ai cognati, nel 1811, quando si trasferisce definitivamente a Bologna, e ora parte di una collezione privata (foto di copertina, particolare). Questo dipinto, considerato a ragione uno dei capolavori assoluti della ritrattistica di Appiani, raffigura la bellissima contessa bresciana all’età di trent’anni. Fanny ha lo sguardo dolce, i capelli dalle ciocche nere liberi, un manto di seta trasparente sulla veste candida e appare nello splendore della sua bellezza, benché con un’aria un po’ triste.

26.168.33
Miniatura di Giovanni Battista Cigola

Al Metropolitan Museum of Art New York è conservata invece una miniatura realizzata su un tondo di avorio, risalente al 1800, raffigurante Francesca Lechi a seno nudo, opera di Giovanni Battista Cigola o Gigola (1767-1841), che con il suo lavoro accumula una vera e propria fortuna, poiché le piccole opere sono realizzate a fronte del pagamento di cifre molto elevate. Tra il Settecento e l’Ottocento i ritratti realizzati in miniatura costituiscono un notevole supporto affettivo e sono scambiati tra coppie di fidanzati o fidanzate e amanti, conservati frequentemente in una tasca dagli uomini mentre, molto spesso, le donne portano la miniatura legata a una collanina, lasciandola cadere sotto gli abiti, tra i seni. Il genere è molto in voga e le giovani donne posano anche a seno nudo affinché il proprio amante tenga con sé un’immagine intensa e conturbante, capace di riaccendere i sensi e di racchiudere in un cerchio di cinque o sei centimetri ricordo, amore, sesso, promesse, sogni  Le opere ricordano i nudi della classicità, con le dee rappresentate a seno nudo, e i ritratti senza veli del Rinascimento.   

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...