Una storia di successo tra cioccolato e conigli: Luisa Spagnoli

«La capacità di immaginare quello che ancora non c’è, questo fa la differenza». No, non è un’affermazione di Adriano Olivetti, amatissimo e geniale imprenditore italiano, ma di Luisa Spagnoli. È il sunto di una vita spesa a immaginare continuamente il futuro e a convertire concretamente in lavoro e attività imprenditoriale le idee di cambiamento.

Non si parla mai abbastanza di una donna straordinaria come Luisa Sargentini, venuta a mancare troppo presto, a causa di un tumore alla gola, il 21 settembre di 85 anni fa, all’età di 58 anni. Era nata nel 1877 nella famiglia assai umile di Pasquale e Maria, pescivendolo lui, casalinga lei. Sposatasi giovanissima con Annibale Spagnoli nel 1899, nonostante le prime titubanze del marito, Luisa rileva una drogheria di Perugia e produce confetti. L’attività comporta tanto lavoro e dedizione, ma Luisa affronta ogni giornata con la sua capacità di mettersi in gioco e di pensare con ottimismo al futuro, affiancata dal marito, che inizialmente la sostiene e si lascia trasportare dall’energica indole della moglie. Sarà questa sua attitudine a farle guardare al domani con slancio e a intraprendere una nuova fase lavorativa nel 1907, mettendosi in società con Francesco Buitoni e con la sua azienda: la Perugina. La creatività e la capacità di immaginare ciò che ancora non c’è sono enormi in Luisa, talmente dirompenti che anche il marito Annibale, a seguito di conflitti interni all’azienda, decide di cedere il passo alla vorticosa andatura della moglie e di lasciarla libera di proseguire per la sua strada. L’energia e la passione dell’imprenditrice trovano altresì corrispondenza nella voglia di investire e crescere del figlio di Francesco Buitoni, Giovanni, con il quale la corrispondenza diventa ben presto anche di amorosi sensi. Nonostante la notevole differenza di età tra i due, Luisa vive la sua storia d’amore con riservatezza ma senza timore di giudizi, che puntualmente riceverà, in una società che non è affatto pronta ad accettare che le donne vivano liberamente la propria esistenza, in ambito sentimentale e soprattutto lavorativo. Giovanni ama di lei la caparbietà, la creatività e la capacità di dare vita con intuito e innovazione a prodotti che ancora oggi sono un must del mondo della cioccolata Perugina, come il mitico “cioccolato Luisa” (il fondente) e il “cazzotto”, che Giovanni ribattezzò “bacio”. La loro è un’unione non solo sentimentale, ma anche — e probabilmente soprattutto — di intenti e visione del futuro. Giovanni le sarà accanto fino al momento della sua morte, lui stesso l’accompagnerà a Parigi per tentare, senza effetto, le migliori cure. Di lei ha detto: «Luisa Spagnoli era una donna eccezionale nella mente e nel cuore». E quel connubio tra mente e cuore è stato l’ingrediente fondamentale della loro unione, al di là dei pregiudizi e dei pettegolezzi che la buona società perugina riversava sulla coppia, all’epoca scandalosa, screditando continuamente la figura forte e determinata di Luisa. Forse l’imprenditrice ne soffriva e si preoccupava molto anche del futuro del giovane Buitoni, il quale invece le dimostrò sempre sincero e fedele amore.

Agli inizi del Novecento, Luisa è un primissimo esempio di emancipazione femminile a tutto tondo. È stata capace di sognare una realtà aziendale a misura di donna e di mettere in pratica idee imprenditoriali innovative per l’epoca in cui viveva e operava. Dopo aver puntato, grazie a un’idea di Giovanni, all’espansione dell’azienda presso il mercato delle città del Centro-Sud, nel 1914 viene costruito il nuovo stabilimento a Fontivegge, nei pressi di Perugia. È imminente lo scoppio della Grande Guerra, gli uomini sono chiamati ad andare a combattere al fronte e l’azienda resta senza lavoratori. Luisa impiega le loro mogli, così si continua a produrre. Ma l’attenzione di Spagnoli per la condizione femminile le permette di immaginare una fabbrica che accolga le donne, madri e lavoratrici, e le sostenga con un sistema di welfare innovativo, moderno e lungimirante per l’epoca: tra le prime donne a entrare a pieno titolo nel consiglio d’amministrazione di un’azienda, Luisa comincia a costruire strutture sociali che favoriscano la conciliazione tra lavoro e vita privata dei e delle dipendenti, fonda un asilo nido nello stabilimento di Fontivegge e crea spacci per consentire alle operaie di fare la spesa subito dopo il turno di lavoro. Anche dopo la sua morte, l’azienda Spagnoli ha sempre attuato una politica di sostegno sociale e beneficenza verso i/le dipendenti.

La sua mente è fervida, la sua originalità non ha freno, e subito dopo la Prima guerra mondiale ritorna a meditare sul suo antico mestiere, la sartoria. Anche in questo settore la sensibilità di Luisa emerge e fa la differenza: crea un allevamento di conigli d’angora, che non vengono né uccisi né tosati, ma accuditi e pettinati per ricavarne la lana morbidissima con la quale produce scialli e boleri, capi di moda raffinata che rivoluzionano il settore dell’abbigliamento, con produzioni che saranno indossate da donne sia comuni che famose, come Sofia Loren, Anna Magnani, Esther Williams. Alla fiera di Milano le creazioni di Spagnoli vengono apprezzate e definite ottime: questo incoraggia Luisa a intensificare la produzione. Purtroppo non vedrà gli sviluppi successivi e brillanti dell’azienda: l’“Angora Spagnoli”, che oggi è presente in tutto il mondo con il marchio “Luisa Spagnoli”. Dopo la sua morte, sarà il primogenito Mario che porterà avanti la ditta di famiglia, restando fedele agli insegnamenti e agli slanci creativi della straordinaria madre, realizzando il grande passaggio dall’essere azienda artigianale a impresa industriale.

La “Luisa Spagnoli” è gestita da sempre dalla famiglia Spagnoli, rappresentando un esempio raro di imprenditoria familiare con uno sguardo attento alla gestione delle lavoratrici e dei lavoratori e alla cura dei prodotti. La storia di successo di Luisa prosegue oggi ancora grazie a una donna, la pronipote Nicoletta Spagnoli, che ha preso le redini dell’azienda nel 1986, alla morte del padre Lino, figlio di Mario, contribuendo ad accrescerne enormemente il fatturato. Nicoletta ha vinto il premio di imprenditrice dell’anno “Ernst & Young” nel 2003 per la categoria “Communications” e nel 2007 è stata insignita del titolo di Cavaliera del lavoro dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Non sarà davvero arrivato il momento di dare alle donne lo spazio che meritano in seno alle posizioni apicali manageriali delle grandi aziende, per secoli condotte con logica solo ed esclusivamente maschile, escludendo la competenza, la sensibilità e lo sguardo lungimirante di donne come Luisa Spagnoli? Non sarà opportuno riconsiderare oggi figure di imprenditori e imprenditrici come Luisa e Adriano, esempi di un’economia umana e solidale, non votata esclusivamente alle logiche del profitto, di cui stiamo osservando l’insufficienza e la debolezza di fronte alla complessità del nostro tempo?  Oggi, in epoca di crisi post covid, avremmo tanto bisogno di più di una Luisa Spagnoli.

Articolo di Valeria Pilone

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Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

2 commenti

  1. Grazie per averci restituito il dettagliato profilo biografico e professionale di una donna eccezionale, fatto di “dolcezze” e glamour. Luisa Spagnoli è un fervido esempio di imprenditoria illuminata e illuminante, figlia di quel capitalismo etico che oggi è sempre più merce rara.

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