Editoriale. Fra sconforto e speranza

C’è sconforto nelle scuole: dirigenze e commissioni di docenti create appositamente avevano lavorato duramente durante tutta l’estate per approntare misure di sicurezza idonee a ripartire in presenza all’inizio dell’anno scolastico, pur prevedendo una seconda ondata della pandemia. Ora tutto quell’impegno appare reso inutile, per motivi che vanno al di là delle responsabilità scolastiche, quali, per esempio, i trasporti non adeguatamente ripensati in funzione dell’emergenza. Così si torna alla situazione della primavera: didattica a distanza per studenti dai dodici anni in su in gran parte d’Italia, con punte più drastiche (regioni che autonomamente chiudono tutto) o situazioni di confusione di governatori che si ribellano e pretendono, al contrario, lezioni in presenza. Forse un’eccessiva e imprudente voglia di libertà e divertimento estivo ha causato questo ritorno a soluzioni di emergenza, che, però, ora come ora, appaiono inevitabili ed essenziali alla salvaguardia della salute di tutta la popolazione, giovane e anziana. Si salvano da questo isolamento, con gran sollievo delle famiglie, studenti disabili o con bisogni educativi speciali, ma è una tristezza vedere tutto quel vuoto nelle aule e nei corridoi, mi dicono colleghi e colleghe amiche, che da un lato invidiano il mio essere andata in pensione proprio questo settembre, dall’altro, però, credetemi, sono ugualmente attivissime nel costruire sempre nuovi percorsi didattici e motivazioni per mantenere il legame con ragazzi e ragazze, seppur al di là di uno schermo.

Le attuali misure di distanziamento fisico sono indispensabili — chi ha senso di responsabilità lo comprende — ma “distanziano” anche la scuola da ciò che la rende vera e viva: «la relazione, che non è un’appendice esterna alla didattica, ma è la condizione di ogni didattica. La tecnologia non può supplire alla vita comunitaria della scuola perché, non dimentichiamolo, curare la scuola vuol dire difendere la stessa condizione di civiltà del Paese Italia», come si legge in Parole per noi, il racconto di una bella esperienza di rapporti “autentici” a scuola. Quei rapporti che sono alla base e fondamentali per i laboratori come quello teatrale, per esempio, di cui leggiamo nell’articolo che parla di un progetto di educazione al genere attraverso il linguaggio teatrale. Costruire una scuola “senza pregiudizi” significa indagare sull’“espressione delle emozioni e dei sentimenti: come vengono tollerati o valorizzati in base al sesso e come vengono sviliti o rimossi.” La tecnologia non può e non deve prendere il posto del rapporto umano che si instaura fra docenti e discenti, e ciò vale ancor di più per chi ha Disturbi Specifici dell’Apprendimento, per cui «Se l’uso dei dispositivi tecnologici allarga gli orizzonti dell’apprendimento, che in tal modo non è più confinato alla sola aula scolastica, questi diventano indispensabili per studenti che hanno specifiche difficoltà.» Appunto, però, la relazione con l’insegnante permette di valutare bene i pro e i contro dei diversi strumenti compensativi nelle specifiche e individuali situazioni (DSA e nuove tecnologie). Parlando di strumenti tecnologici non si può ignorare, poi, chi ne ha assoluto bisogno, in questo periodo di didattica a distanza e ha difficoltà a procurarseli: «Occorre non generalizzare, ma molte famiglie migranti vivono in abitazioni anguste, a volte condividendo appartamenti con altri nuclei. Qui la questione si fa complessa e, come prima, mette in gioco non solo lo/la studente, ma tutto il nucleo familiare.» E situazioni di svantaggio economico sono presenti sempre più anche nelle famiglie non di origine straniera. Allo svantaggio economico si aggiunge spesso anche lo svantaggio culturale di bambine/i e adolescenti lasciati da soli davanti a mass media — soprattutto internet e TV — senza un filtro critico di cui è carente anche il pubblico adulto, tanto da far pensare a un’involuzione di massa.

Questo inserto mensile dedicato alla scuola si compone di ben quindici articoli e non dodici come di norma, perché in questo ritorno alla sospensione delle lezioni in presenza per gran parte del mondo scolastico si è ritenuto ancora più importante offrire spunti interessanti di attività svolte e di riflessioni su didattica ed educazione. «Importante è vigilare senza opprimere, sostenere senza imporre, comprendere senza giudicare»: questo il modo migliore di rapportarsi, da parte del mondo adulto, nei suoi diversi ruoli genitoriali ed educativi, verso le giovani generazioni, spesso preda di un’aggressività che ha bisogno, oggi più che mai, di trovare limiti e regole. Illustra molto bene questi aspetti, anche con elenchi di letture, film, siti da consultare e molti altri sussidi, il libro consigliato come lettura: Mio figlio tra bullismo e cyberbullismo. Vittima, bullo o complice? E, parlando di bullismo, fra i fattori importanti da considerare per impostare interventi per contrastarlo troviamo: l’età, il clima sociale della scuola, il coinvolgimento della comunità, la durata dell’intervento e la stabilità dell’esperienza.

Nonostante l’Italia sia al 76esimo posto su 153 Paesi come equità di genere, ci sono elementi per guardare con fiducia a un futuro che sia più di ora dalla parte delle bambine e dei bambini, come l’interessante proposta di legge: Misure per il contrasto agli stereotipi di genere e per la promozione della diversità e dell’inclusione nei testi scolastici. Che ci sia speranza nella scuola, poi, al di là anche delle situazioni più difficili, ci viene testimoniato da questo accorato racconto di vita, che si legge tutto d’un fiato e, alla fine, non lascia l’amaro in bocca, ma fa nascere un sorriso: abbiamo tutti e tutte fame di certezze! E, soprattutto in questo periodo, la speranza è che funzioni almeno uno dei tanti vaccini in sperimentazione e che si possa tornare a stringerci una mano, ad abbracciarci, a non aver paura di toccarci!

Sono segni di speranza, se vengono ricordate, fatte conoscere e prese da esempio, le vite di donne che si sono spese per il bene comune, come Jeanne Antide Thouret, che alla fine del ‘700 dedica la sua vita alla cura di poveri e malati, servendo in diversi ospedali della Francia; Rosina Frulla, partigiana; Francesca Serio, una donna coraggiosa contro la mafia.

Continuiamo, infine, a presentare i lavori migliori dell’edizione scorsa del Concorso “Sulle vie della parità” 19/20; dopo i racconti della sezione Narrazioni, che avete letto nei numeri primaverili ed estivi, passiamo alle attività riguardanti la sezione Percorsi. I primi due lavori che troverete sono accomunati dal fatto di aver coinvolto numerose classi con diverse docenti e moltissimi studenti: Luoghi e modi del lavoro femminile nel Lodigiano nella seconda metà del Novecento e In direzione ostinata e contraria, dei gruppi di docenti rispettivamente di Lodi e Melegnano. Ricordiamo che un bellissimo lavoro del liceo “Matteo Raeli” di Noto, Per le vie della città. Donne che hanno detto NO! è già stato pubblicato nel n. 74 dell’8 agosto scorso. Nei prossimi numeri, arriveranno le attività di tante altre scuole, che hanno partecipato al Concorso nelle diverse regioni italiane.

Vorrei concludere con le parole di Kamala Harris: «Avete scelto la speranza, l’unità, la decenza, la scienza e, sì, anche la verità», lei, la prima vicepresidente degli Usa, lei, che ha ricordato nel suo intervento le suffragiste e la loro battaglia per il voto femminile, lei: un esempio, un faro che ora si è acceso a illuminare il percorso di tutte le ragazzine, di qualsiasi colore di pelle siano, d’America e del mondo. Kamala ha affermato con orgoglio che è la prima, ma non sarà l’ultima: coltiviamo questa speranza che — la storia ce lo insegna — per crescere e diventare certezza deve ricevere molta cura, attenzioni, non dev’essere data per scontata, non deve far dimenticare il passato. «La democrazia (e io aggiungerei l’uguaglianza, la parità) non è una cosa garantita per sempre».

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Articolo di Danila Baldo

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Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, coordina il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa Femminista Europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane sino al settembre 2020.

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