Tracce femminili lungo le vie di Brescia: Carolina Santi e Felicita Bevilacqua

Da piazzetta Tito Speri, vicolo Sant’Agostino immette direttamente nella medievale Piazza del Duomo; il Palazzo Broletto, situato sul lato orientale e anch’esso risalente al Medioevo, è considerato l’edificio pubblico più antico di Brescia e ora ospita la Prefettura, l’Amministrazione provinciale e qualche ufficio comunale.

Palazzo Broletto (a sinistra). Duomo vecchio (a destra)

Sullo stesso lato sono situati il Duomo Nuovo, eretto tra il 1604 e il 1825, e il Duomo Vecchio, o Rotonda, bell’esempio di architettura. Opposti al Duomo Nuovo, vi sono un palazzetto in stile neoclassico risalente al 1809, che presenta due grandi colonne joniche centrali, e la Casa dei Camerlenghi, inizialmente residenza del sovrintendente visconteo alle munizioni e ora abitazione privata, che presenta particolari trifore quattrocentesche. Nel medesimo edificio si trovava il battistero di San Giovanni, eretto nel 615 e abbattuto nel 1625, di cui rimane, nel muro esterno della costruzione, una formella tonda con la testa del santo. Sotto questo fabbricato è presente un passaggio di origine medioevale, oggi conosciuto come Galleria Duomo, nel quale sono visibili alcuni reperti archeologici rinvenuti durante la ristrutturazione delle case adiacenti alla fine degli anni Sessanta del Novecento. La galleria collega la piazza con i portici di via X Giornate, edificati su progetto di Pier Maria Bagnadore (1550-1627), lungo la vecchia cinta muraria cittadina.

Statua di Brescia armata

Nella piazza si trovano due belle fontane: una che rappresenta Minerva nell’area davanti al Duomo nuovo e al Broletto (in copertina), realizzata da Giambattista Cignaroli nel 1818 ma posta solo nel 1921, e un’altra davanti al Duomo vecchio, che è ornata dalla copia della statua di Brescia armata, opera realizzata da Antonio Callegari (1699-1777) attorno al 1722. Per motivi di conservazione, nel 1955 è trasferita ai Musei Civici e in seguito al Museo della Città, e sostituita da una bella copia dello scultore bresciano Severo Gaffurini (1892-1963).

La scelta di utilizzare la figura di Brescia armata come sommità di una fontana ha un illustre e famoso precedente nella fontana della Pallata, risalente alla fine del Cinquecento.

Palazzo Negroboni, un monumentale edificio del primo Novecento che ospita la sede del Banco di Brescia, chiude il lato meridionale della piazza.

Palazzo Negroboni

In origine il nucleo del palazzo è dei capitani Negroboni cui è ceduta a titolo gratuito l’area meridionale della piazza, come ricompensa per i loro meriti militari. Alla metà del XVII secolo l’architetto Francesco Avanzo progetta una dimora patrizia, separata dalla piazza tramite un giardino cintato, e, il secolo successivo, il palazzo è ampliato dall’architetto Giovan Battista Marchetti (1686-1758). Nel 1813, all’estinzione dei Negroboni, il palazzo passa al Bevilacqua e, nella seconda metà dell’Ottocento, è acquistato dai liberal-democratici zanardelliani, per essere utilizzato come sede del loro raggruppamento politico e della redazione del quotidiano “La Provincia di Brescia”, fino agli inizi del secolo successivo. Nel 1903 palazzo Negroboni e l’adiacente casa Bianchi sono acquistati dalla Banca Credito Agrario Bresciano, istituto di credito fondato nel 1883 dalla locale finanza laica e zanardelliana, per farne la propria prestigiosa sede.

Nello spazio da secoli riservato al giardino dell’edificio nobiliare, su progetto dell’architetto Antonio Tagliaferri (1835-1909) e dell’ingegner Camillo Arcangeli (1856-1935), è eretta la nuova costruzione, che copre la vista della dimora secentesca. Non molte persone, anche a Brescia, sanno che proprio qui la contessa Carolina Santi in Bevilacqua (fine ‘700-1849), con l’aiuto della figlia Felicita Bevilacqua La Masa (1822-1899) e di altre nobildonne, allestisce a sue spese un ospedale per i feriti nelle battaglie della Prima guerra d’indipendenza italiana.       

Brescia, via Carolina Bevilacqua

A Carolina Santi in Bevilacqua è dedicata una via a Brescia, peraltro con il solo cognome del marito, conte veronese d’idee liberali. Carolina, probabilmente nata a Brescia, vi fa ritorno in seguito alla morte del marito nel 1835, dopo aver vissuto tra Venezia e Bevilacqua, vicino a Montagnana. Nei primi anni del suo soggiorno bresciano la contessa è concentrata sui suoi doveri di madre e padrona di casa, ma allo stesso tempo molto attenta e informata sulle vicende politico-militari del tempo.

Foto5 Francesco Hayez, Vergine addolorata con gli angeli e i segni della Passione

Donna colta e non priva di mezzi, la nobildonna commissiona nel 1842 a Francesco Hayez (1791-1882) la Vergine addolorata con gli angeli e i segni della Passione, oggi a Riva del Garda, un dipinto a soggetto religioso, piuttosto insolito nella produzione del pittore, che evidenzia nel gioco cromatico il tricolore italiano, con il verde dell’angelo e la veste rossa e il velo bianco della Vergine, richiamando le simpatie francesi dei patrioti risorgimentali con il blu del manto sulle ginocchia della Madonna e il bianco della veste dell’angelo inginocchiato a destra. La combinazione di colori della Vergine addolorata anticipa quella che si ritrova diciassette anni dopo nella prima e più nota versione del Bacio di Hayez, conservata a Brera.

Subito dopo lo scoppio delle insurrezioni antiaustriache che danno inizio alla Prima guerra d’indipendenza, il fronte si attesta in gran parte sul Mincio, a poche decine di chilometri di Brescia, che, insieme alla provincia, diviene zona di retrovia e già nel marzo 1848 si organizza per affrontare la nuova situazione, accogliendo con grande dedizione e generosità negli ospedali pubblici e nelle case private i militari piemontesi feriti o ammalati. Il 23 marzo a Brescia si costituisce un governo provvisorio, di cui fa parte anche Guglielmo Bevilacqua, uno dei figli di Carolina, e che affida ufficialmente a Carolina Santi Bevilacqua l’incarico di gestire le attività «di tutte le signore, che senza mancare alle cure di famiglia, possono adoprarsi a beneficio comune, chiamandole al disimpegno dei lavori femminili, che si rendono indispensabili pel vestiario e biancheria delle truppe», come scrive la “Gazzetta di Brescia” del 6 aprile 1848. Aiutata dalla figlia Felicita e da un gruppo di patriote, la contessa trasforma il proprio palazzo in un luogo di accoglienza per i feriti. La direzione dell’attività di assistenza è affidata alla giovane Felicita, mentre Carolina si reca negli ospedali da campo a portare soccorso e a organizzare gli approvvigionamenti a proprie spese, oltre ad allestire l’ospedale da campo di Valeggio. Girolamo Bevilacqua, un altro figlio di Carolina, si arruola invece come ufficiale nel Piemonte reale cavalleria e trova la morte nella battaglia di Pastrengo, il 30 aprile. Tra il maggio e il giugno 1848 la contessa, impegnata ad assistere i feriti delle truppe piemontesi, scrive una serie di lettere-gazzette ai figli Felicita e Guglielmo, che sono testimonianza, tra l’altro, delle condizioni dell’ospedale da campo di Valeggio sul Mincio. L’instancabile attività di Carolina e Felicita è documentata, oltre che dal loro carteggio privato, da una serie di lettere di ringraziamento di ex-veterani, dai quotidiani dell’epoca e dalla memorialistica risorgimentale. Per l’opera prestata ai feriti delle guerre di indipendenza, la contessa riceve da Carlo Alberto (1798-1849) una medaglia d’oro: «A Maria Carolina Santi nei Marchesi Bevilacqua di Brescia che ai valorosi Italiani feriti nella guerra d’Indipendenza apparecchiando ospizio e conforti meritava della umanità e della patria. MDCCCXLVIII». Muore a Valeggio nel settembre 1849. Nel 1959 Ugo Baroncelli (1905-1990), direttore della Biblioteca Queriniana di Brescia, propone di dedicarle una strada e nel 1963 l’amministrazione comunale delibera l’intitolazione.         

Album di ringraziamento alle donne bresciane per l’assistenza ai combattenti della guerra del 1848 con la firma delle donne piemontesi.Brescia, Museo del Risorgimento

Felicita Bevilacqua, rimasta orfana di padre a tredici anni, trascorre l’adolescenza a Brescia con la madre e i due fratelli, diventando una fervente patriota. Partecipa ai moti del 1848, nella Prima guerra d’indipendenza dirige l’ospedale creato dalla madre nella loro dimora bresciana e presta la sua opera anche in quello di Valeggio, sempre fondato dalla madre, e nel 1849 partecipa alle Dieci giornate di Brescia contro gli Austro-ungarici. Nel 1845 conosce Giuseppe La Masa (1819-1881), patriota siciliano in esilio per la sua partecipazione alle rivolte antiborboniche. Il loro è un incontro sentimentale e politico; nel 1849 partecipano entrambi all’effimera esperienza della Repubblica romana e nel 1858 si sposano a Torino. La Masa partecipa alla Seconda guerra d’indipendenza nel 1859 e l’anno successivo alla spedizione dei Mille come generale. Felicita rimane a Torino e qui istituisce i comitati di soccorso femminili per la spedizione dei Mille, raccoglie consistenti fondi per le camicie rosse e coordina il soccorso ai feriti.

Alla morte del marito, nel 1881, vedova e senza figli, si ritira a vivere a Venezia, a Ca’ Pesaro, una delle più sontuose dimore nobiliari, edificata sul Canal Grande per i Pesaro da Baldassarre Longhena (1596 o 1597-1682), alla metà del Seicento.

Il busto di Felicita Bevilacqua a Ca’ Pesaro

Pur non avendo mai dimostrato un particolare interesse per l’arte e il collezionismo, con il suo testamento del 1898 lascia Ca’ Pesaro al comune di Venezia, allo scopo di crearvi un atelier/ostello per giovani artisti «indigenti e meritevoli». Oggi il palazzo è uno dei principali musei civici dedicati all’arte moderna e orientale, mentre la Fondazione Bevilacqua La Masa continua a impegnarsi nella promozione dei talenti artistici. Nel 1899 Felicita muore ed è sepolta accanto al marito nel castello Bevilacqua.

 

***

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...