La rosa nell’arte. Pittrici nell’età barocca

Anche le pittrici, così sensibili al fascino dei fiori, hanno celebrato la rosa in piccoli e grandi capolavori, facendone oggetto unico della loro opera, o inserendola in composizioni più ampie.

È nel secolo XVII che le nature morte, sempre più sontuose e dettagliate, divennero un genere di successo, considerato adatto alle donne, cui erano precluse spesso altre esperienze. Formidabile cura dei dettagli, tratti precisi e delicati, grande attenzione alla varietà e alla brillantezza dei colori, sono le componenti distintive dei loro lavori. Un rigoroso naturalismo, una presa diretta dalla realtà si mescola con l’opulenza tipica del barocco.

Giovanna Garzoni (Ascoli Piceno, 1600-Roma, 1670) lavorò per committenti importanti: a Torino per i Duchi di Savoia, a Firenze per i Medici, a Napoli per il Viceré spagnolo; con il suo lavoro divenne ricca e famosa, esempio di indipendenza e autonomia. Partecipava, caso raro per una donna, alle riunioni dell’Accademia di S. Luca a Roma. Fu amica di Artemisia Gentileschi, con cui condivise viaggi ed esperienze.

Le sue opere rivelano una grande abilità nel disegno, un colore morbido che raggiunge effetti di estrema luminosità. Le sue nature morte presentano alla maniera fiamminga una quantità di oggetti, di frutta e d’insetti, tutti descritti nei minimi particolari, e disposti ordinatamente sul piano. Nelle composizioni floreali una ricchezza straordinaria di colori e di vibrazioni luministiche caratterizza un’incredibile varietà di fiori.

Natura morta con ciotola di piselli e rosa su base rocciosa, Giovanna Garzoni

Nell’immagine una rosa, dal colore delicato, è adagiata su una ciotola contenente piselli.

Clara Peeters (Anversa, 1594-L’Aia, 1657?) prima pittrice significativa dell’età dell’oro olandese, nelle sue nature morte raffigurò tavole riccamente imbandite con piatti colmi di cibi, bicchieri e bottiglie di vetro contenenti bevande, stoviglie con manici ornati, ed era specializzata nelle raffigurazioni di pesci e frutti di mare.

Natura morta di gigli, rose, iris, viole del pensiero e altri fiori, Clara Peeter

Questa natura morta è una delle composizioni floreali più sontuose di Clara Peeters: una grande varietà di fiori è disposta in un vaso di vetro su un tavolo, su uno sfondo scuro. Dal vaso sono caduti due fiori, una rosa a sinistra e un garofano a destra, che aiutano a bilanciare la composizione.

Maria van Oosterwijck (Nootdorp, Olanda, 1630-Uitdam, 1693) cresciuta in un ambiente ricco di influenze artistiche, ad Amsterdam fu assistente del pittore di nature morte Willem van Aelst, che fece a Maria una proposta di matrimonio. La condizione imposta dalla pittrice fu che potesse continuare a dipingere, condizione che non fu accettata, e il matrimonio non si fece. Maria continuò comunque a dipingere, praticando quasi esclusivamente il genere della natura morta, ed ebbe un enorme successo: raccolse commissioni da mecenati di stirpe reale come Luigi XIV di Francia, Leopoldo imperatore d’Austria e Guglielmo III d’Inghilterra. Cosimo III dei Medici giudicò i suoi dipinti pari a quelli del suo maestro, Willem van Aelst. Nelle sue composizioni floreali le rose non mancano mai.


Rose e farfalla (sinistra, Natura morta con fiori, insetti e conchiglia (destra), Maria van Oosterwijck

Anna Maria Sibylla Merian (Francoforte sul Meno, 1647-Amsterdam, 1717) crebbe all’interno di un contesto familiare di incisori di vedute urbane, paesaggisti e pittori di nature morte, e sin da adolescente mostrò interesse per l’osservazione degli insetti, in particolare dei bruchi, realizzando illustrazioni che mostrano le diverse fasi della loro metamorfosi in farfalle. Le sue conoscenze portarono alla pubblicazione del Nuovo Libro dei Fiori, un catalogo di tavole incise su rame, che raffiguravano singoli fiori, ghirlande, mazzolini e bouquet, nello spirito scientifico che animò il Seicento e portò alla pubblicazione in tutta Europa di molti florilegi. Il catalogo fornì anche modelli alle sue aristocratiche allieve che, seguendo i dettami dell’istruzione riservata al mondo femminile, erano solite praticare l’arte del ricamo. Ben presto Maria Sibylla iniziò ad acquisire notorietà in qualità sia di scienziata che di pittrice. Trasferitasi poi in Olanda, dove mise in piedi un laboratorio per approfondire ulteriormente i suoi studi, istituì una serie di corsi di pittura per giovani aristocratiche, da lì partì per un viaggio nella colonia olandese della Guyana (oggi Suriname). Vi rimase per due anni, esplorando il territorio, osservando specie vegetali e animali sconosciute e disegnando tavole con le riproduzioni di quanto osservava e catalogava. Ammalatasi di febbre gialla e costretta a tornare ad Amsterdam, pubblicò i suoi lavori di botanica ed entomologia, ampiamente illustrati con disegni e acquerelli, accompagnati da una ricca descrizione, dove ogni esemplare è identificato sia con il nome latino che con quello tedesco.

Rosa con lepidotteri in metamorfosi (sinistra), Rosa di Provenza (destra), Maria Sibylla Merian

Rachel Ruysch (L’Aia, 1664-Amsterdam, 1750) giovanissima, cominciò a disegnare fiori e insetti dalla collezione del padre, insegnante di botanica; sposò un pittore ritrattista ed ebbe dieci figli. Continuò a dipingere anche dopo il matrimonio e per tutta la sua lunga vita, grazie al reddito percepito per la sua attività che le permise di assumere un aiuto per la cura della casa e della prole. Prima donna a far parte della Confraternita Pictura, fu pittrice di corte presso i principi di Düsseldorf. Le sono state attribuite più di 250 opere, grazie alla sua abitudine di firmarle. Il suo stile rientra nel gusto rococò: composizione giocosa e colori brillanti, grande attenzione ai dettagli, fondi scuri. Nei suoi primi lavori comparivano anche piccoli animali, rettili, farfalle e funghi, in seguito si dedicò esclusivamente alla pittura di fiori.

Natura morta di rose, tulipani, un girasole e altri fiori in un vaso di vetro con un’ape, una farfalla e altri insetti su un ripiano di marmo, Rachel Ruysch (sinistra); Tulipani e rose in un vaso su un tavolo di marmo, attribuito ad Anna Ruysch (destra)

Anche la sorella di Rachel, Anna Elisabeth Ruysch (L’Aia, 1666-Amsterdam, 1741), fu pittrice di nature morte; smise di dipingere quando sposò un mercante di pittura, ma, dopo la morte del marito, riprese la sua attività. Ha dipinto nello stesso stile della sorella, ma, poiché Anna ha raramente firmato i suoi lavori, ci sono meno di dieci dipinti attribuiti a lei con certezza.

Di Elisabetta Marchioni (Rovigo, XVII secolo-XVIII secolo) si conoscono con sicurezza moltissime opere, ma non si hanno notizie della sua vita. Anche il cognome si ritiene fosse quello del marito, di professione orafo. Sappiamo che è nata e vissuta a Rovigo, in un periodo in cui la città era sotto il dominio della Repubblica di Venezia, dalla fine del Seicento agli inizi del Settecento; è stata pittrice di nature morte, attiva esclusivamente nella sua città natale. Il bolognese Francesco Bartoli scrive nelle sue cronache che Marchioni «fa moltissimi quadri e che tutte le case di Rovigo ne possiedono da quattro ad otto». Dipingeva esclusivamente quadri di fiori per le famiglie più illustri, lussureggianti composizioni floreali, raccolte in grandi vasi o in capienti cesti di vimini, accostando diversi tipi di fiori, in modo da riempire tutti gli spazi del dipinto. Eseguiva infinite variazioni sul suo tema preferito e aveva la capacità di non ripetersi mai. Ciascun fiore è realizzato con tocco leggero, rapido, luminoso, con pennellate dense, intrise di colore. Protagonista assoluta la rosa, regina dei fiori.

Natura morta con cesto di fiori, Elisabetta Marchioni

Margherita Caffi (Cremona, 1647-Milano, 1710) figlia del pittore di origine francese Vincenzo Volò, nota soprattutto per le sue composizioni di frutta e fiori, caratterizzate da una pennellata sciolta e da un ricco cromatismo, ebbe per committenti gli arciduchi del Tirolo, i re di Spagna e i granduchi di Toscana; a Milano diede vita ad una scuola di pittori di nature morte.

Rose di fronte a una fontana, Margherita Caffi

In copertina: Rachel Ruysch, Natura morta con rose, gigli e altri fiori

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Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

2 commenti

  1. Ho seguito l’interessante recente Convegno di Toponomastica Femminile ( online!) e ho apprezzato molto la disamina di questo argomento, le donne pittrici di fiori e , in oarticolare il significato simbolico e letterario della rosa…A tutte voi complimenti per il lavoro assiduo, appassionante e coinvolgente che conducete….

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