Rosa Fazio, madre della repubblica e dei diritti delle donne

Spesso lasciate fuori dai libri di storia, sono tante le donne che hanno contribuito a rimettere in piedi l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una di queste dimenticate è Rosa Fazio, una grande femminista, deputata al Parlamento italiano e promotrice dei diritti delle donne.

La nostra “Giusta” nasce a Campobasso il 6 luglio del 1913 in una famiglia agiata molisana: sua mamma Evelina viene da genitori intellettuali garibaldini, suo papà Giuseppe, invece, da un ambiente di proprietari terrieri. Purtroppo, Rosetta conoscerà suo padre a malapena: infatti, rimane vittima della Grande Guerra quando la bambina ha solo 2 anni. Morto il marito, Evelina de Stefano impacchetta baracca e burattini e porta le bambine via dal Molise: trova un posto come insegnante elementare a Foligno, ma vuole che le figlie Filomena e Rosa abbiano la possibilità di studiare e, per questo, lascia l’Umbria alla volta di Roma.

Da questo momento, inizia per la giovane Rosa Fazio un periodo di grande dedizione allo studio, che la porta a laurearsi in Lettere e in Legge. All’Università conosce il suo grande amore Leonardo Longo e i due mettono al mondo due figli: Pietro, che seguirà le sue orme in politica, e, qualche anno più tardi, Giuseppe. È il 1939 e Longo viene chiamato alle armi: non riuscirà a tornare prima della fine della guerra, rimanendo prigioniero in India fino al ’45. Rosetta rimane da sola in una Roma allo stremo e non ha intenzione di restarsene con le mani in mano: diventa protagonista della Resistenza aderendo al partito socialista e organizzando la lotta al nazifascismo, portando assistenza alle famiglie delle vittime del regime. Si forma spontaneamente un esercito di donne silenzioso e solidale, che a partire dal 1944 comincia a darsi anche una forma politica: l’Unione Donne Italiane (UDI), che Rosa dichiara essere nata da «piccolo gruppo di donne senza sede, senza mezzi e, ciò che più conta senza neppure l’esperienza di quel che doveva essere una grande associazione femminile». Alla nascente organizzazione s’iscrivono in tantissime oltre a Rosa Fazio, tra cui Adele Bei, Laura Ingrao e Lina Merlin: è un tentativo di riunire le donne antifasciste di ogni provenienza per sostenere il Comitato di Liberazione Nazionale e portare avanti parallelamente la lotta per i diritti delle donne italiane.

Finita la Guerra gli uomini che ce l’hanno fatta tornano a casa e non trovano più il mondo a cui erano abituati: le donne li hanno dovuti sostituire nei posti di lavoro per mandare avanti il paese nonostante la loro assenza. E ci sono riuscite egregiamente. Ciò nonostante, una volta tornati i mariti, si fa di tutto affinché l’integrazione delle donne nel mondo del lavoro sia vista come una parentesi emergenziale e, la maggior parte, viene rimandata a casa per lasciare il posto ai soldati rientrati e ristabilire così l’ordine dei ruoli. Non è facile da accettare per le tante donne che hanno speso tutte le loro energie per tenere insieme i pezzi di un paese in frantumi.

«La guerra è il collaudo dei popoli e degli individui: e la donna ha dato veramente una prova sicura, inoppugnabile della sua capacità, della sua maturità. Ormai, non può retrocedere nel suo cammino, non può essere esclusa dalla vita politica, sociale, economica della Nazione, da quella nazione che deve anche a lei la sua salvezza: non si torna indietro nel tempo. […] Se nella lotta la donna ha avuto gli stessi doveri e gli stessi diritti degli uomini, è giusto che nella pace essa continui a godere di questa parità dei diritti, così faticosamente e così meritatamente conquistata».

La vita politica di Rosa continua con passione, tanto da essere eletta Segretaria Generale dell’UDI e da partecipare assiduamente alla redazione dell’organo di stampa dell’associazione: “Noi donne”. Nei 12 anni da Segretaria dell’Unione, oltre a continuare la militanza attiva nel Partito Socialista, si dedica molto alle due tematiche che più le stanno a cuore: il mondo della scuola (che deve ripartire al più presto dopo le devastazioni della guerra) e i diritti della donna. In particolare, nel ’45 lotta con anima e corpo per la modifica di alcuni articoli del codice del Diritto di Famiglia, che, se da una parte relegavano la donna a occuparsi dei figli e della casa, non le dava alcun tipo di autorità legale né sui bambini né sul patrimonio.

Tuttavia, per tutte le attiviste del dopoguerra, il primo punto dell’agenda politica è quello del diritto al voto: il 2 giugno 1946 la battaglia è ufficialmente vinta e le donne italiane votano al referendum. Ovviamente, Rosa è convintamente schierata dalla parte del progresso, come dichiara lei stessa, e vota quindi per la Repubblica democratica.

«L’avvenire del popolo italiano è in gioco: il referendum ci darà la monarchia, complice della dittatura fascista e della guerra, o la Repubblica, garanzia di progresso? L’Udi è l’unica associazione femminile che nella lotta prende una posizione decisa: L’Unione Donne Italiane è per il progresso.»

La fine degli anni ’40 presenta una serie di sfide stimolanti per la nostra Fazio, che viene eletta Segretaria Generale della “Federazione Mondiale delle Donne”, un’associazione internazionale di comuniste e socialiste. È giunto il momento per lei di puntare ai piani alti della politica e, infatti, il 1° giugno 1948 entra al Parlamento come deputata, ruolo che manterrà fino al 1953. Proprio tra le fila del Parlamento, tra una battaglia politica e l’altra, incontra un uomo con cui condivide stile di vita e ideali, l’ex partigiano Carlo Olivero, per amore del quale si separa dal marito Longo.

Nonostante la militanza del PSI continui, Rosa Fazio insiste molto affinché i partiti politici non influenzino l’operato dell’Unione Donne Italiane, che sotto la sua guida vive anni di grandi iniziative. Sono anni ferventi che arrivano a uno stop nel 1959, quando, a causa di divergenze politiche sorte all’interno dell’associazione, Rosa lascia l’incarico di Segretaria Generale e torna alla sua prima passione: l’insegnamento.

Si spegne a Roma il 17 dicembre del 2004 e l’Italia perde una delle più grandi attiviste e deputate che abbia mai avuto, una delle tante che ha speso i suoi anni migliori nel tentativo di rendere il suo paese civile, democratico e paritario. Guardandoci indietro, studiando la storia fuori dai manuali, troveremo tante donne guerriere, tante “madri” di questa Repubblica e ci renderemo conto che la maggior parte di ciò che abbiamo oggi è stato conquistato con il sangue e l’instancabile passione di tante ragazze come noi, che non avevano niente e volevano tutto.

Rita Frattolillo e Barbara Bertolini, Il tempo sospeso. Donne nella storia del Molise, Campobasso, 2007
Rosetta Longo, Donne in guerra, “Noi donne”, n. 7, dicembre 1944, p. 12
Rosetta Longo, In cammino, ediz. a cura di “Noi Donne”, Roma, 1946

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Articolo di Emma de Pasquale

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Emma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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