MIA SORELLA IOLE

Elio Vittorini è uno scrittore molto conosciuto, letto, studiato, presente nelle antologie scolastiche. Tra le sue opere Conversazione in Sicilia, Uomini e no e Il garofano rosso. Tante le strade a lui intitolate nelle città italiane, da Palermo a Milano, da Catania a Genova, da Messina a Roma, ma anche in altri comuni, soprattutto siciliani, come Piazza Armerina, Palma di Montechiaro, Riesi, Aragona, Aci Castello…                                                                    
Elio Vittorini è morto nel 1966  ma se fosse vivo vorrei intervistarlo per dipanare un piccolo mistero che mi indispettisce. Lo scrittore aveva due fratelli, Ugo e Aldo, ed una sorella, Iole. Di quest’ultima non parlava mai e a chi gli chiedeva la composizione del suo nucleo familiare, rispondeva: «Siamo quattro fratelli».
Perché? Siccome so di non potere avere risposta, ho deciso di scrivere un sintetico  profilo di Iole, tratto da quello molto più dettagliato ed esaustivo di Angela Barbagallo, inserito nel Dizionario Siciliane a cura di Marinella Fiume. Iole era nata a Scicli il 22 novembre del 1912, quattro anni dopo Elio. Ammirava tantissimo il fratello e diceva che il suo nome altro non era che l’anagramma di Elio. Con la famiglia si spostava in varie località della Sicilia per seguire il padre ferroviere: Catania, Noto, Siracusa, Butera, Ragusa… ma in questi spostamenti il suo orizzonte rimase sempre il binario  ferroviario. Fu una bambina che visse isolata in quanto i fratelli non le permettevano quasi mai di andare insieme a loro ad esplorare oltre i confini delle stazioni. Iole visse all’ombra ingombrante degli “uomini di casa”, legata alla madre che diventò il centro e l’àncora del suo mondo. Crescendo sperò di poter diventare un’attrice e di frequentare a Roma l’Accademia di Arte Drammatica ma il padre glielo vietò.
Tentò di ribellarsi argomentando che invece ad Elio era stato permesso partire: nulla da fare… il suo destino fu una scuola professionale per fanciulle per apprendere l’arte del cucito. Così Iole imparò questo mestiere che in seguito sfruttò per confezionare abiti e pantaloni per l’intera famiglia. Si sentiva una farfalla con le ali tarpate, il suo estro artistico fu soffocato. Poté, solo per un certo periodo, recitare nella Filodrammatica del Dopolavoro ferroviario e su questo piccolo palcoscenico ottenne un insperato successo di pubblico che non fu gradito dal padre che considerava il mestiere di attrice immorale per una donna. 
Quando morì l’adorata madre, Iole così scrisse: «Io personalmente sono una perdente nella vita: non mi rimane che una casa dove mi sento prigioniera e una lunga catena di ricordi. Lunga quanto la mia vita: ho un unico grande dolore, tra gli altri altrettanto grandi, la perdita di mia madre. Una perdita prematura che ancora oggi mi fa sentire infelice e sola. Mi mancano il suo sguardo e le sue parole. Anche quelle che mai è riuscita a pronunciare».         
Nel frattempo la fama del fratello cresceva e lei annotava tutto in alcuni diari che nel 1990 diventeranno due volumi dal titolo Mio fratello Elio che sicuramente ci offrono un ritratto intimo ed inedito dello scrittore ma ci fanno conoscere Iole come scrittrice. In quest’opera traspare la venerazione per il fratello ma traspare soprattutto la figura di una donna, una siciliana come tante, che aveva sacrificato l’esistenza all’amore per la famiglia, che aveva soffocato nell’obbedienza i suoi sogni e le sue aspirazioni.                                           
Iole è morta a Siracusa nella sua casa piena di libri e di vecchi ricordi all’età di novantuno anni. Probabilmente, come si è scritto, anche lei poteva diventare una brava artista «ma il marchio del suo sesso la ridusse al silenzio, al mormorio».

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Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

 

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