Gridalo, un libro di Roberto Saviano

«Avete taciuto abbastanza. È ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito». – Caterina da Siena*

In questo anno così difficile, complicato, che ricorderemo per sempre come l’anno della pandemia da coronavirus, come l’anno che ci ha distanziato fisicamente, che ci ha provato nell’intimo toccando i nervi più scoperti delle nostre frenetiche esistenze, in questo 2020 sono tanti e di tono diverso i libri che scrittori e scrittrici ci hanno offerto.
Alcuni hanno approfondito tutto ciò che abbiamo vissuto e stiamo vivendo da un punto di vista scientifico, altri sociologico, altri psicologico, altri hanno raccontato storie autobiografiche, altri ancora ci arrivano dal mondo della letteratura. Ma uno dei libri che personalmente definisco necessari è sicuramente Gridalo di Roberto Saviano. Uscito a novembre, il libro consta di ben 531 pagine, ma la mole non scoraggia affatto nemmeno il lettore o la lettrice più pigra, perché quest’opera cattura sin dalle primissime battute.
Non è un libro sulla pandemia o sulla Covid-19: l’autore ne parla verso la fine, ma non è il focus della narrazione, e questo attira ancor di più, perché avendo dovuto necessariamente occupare tutto l’arco temporale del 2020 a parlare e leggere di coronavirus, aprire un libro e incontrare un ragazzo che ti prende per mano e vuol farti fare un viaggio nei tanti e importanti altri aspetti, temi, urgenze, problemi della nostra società, permette di farti restare incollato/a alle pagine, capitolo dopo capitolo. Dopo averlo divorato come si fa con i cibi che nutrono, piacciono, saziano, non faccio difficoltà ad affermare che Gridalo debba diventare la Bibbia laica di ognuno/a di noi. Sì, una Bibbia laica, un manuale che insegna la sopravvivenza in una società che è divenuta totalmente liquida, che è caduta nella trappola di pensare che non esista più un «orizzonte di giustizia e di bene», una società che sempre di più – anche in virtù dello tsunami pandemico che ci ha travolto – ha ceduto alla «tentazione di proclamare che verità e giustizia sono favole per anime ingenue o maschere per i “finti buoni”». 

In apertura, l’autore si rivolge a sé stesso da ragazzo, quando frequentava il liceo Diaz a Caserta, scriveva lettere ed era in cerca di risposte. Saviano intesse un dialogo con questo suo alter ego, rivolgendosi a lui per tutto il corso del libro, ma nello stesso tempo ti accorgi che si rivolge anche a te che leggi, a te lettore o lettrice che rappresenti sempre e comunque il co-protagonista di un libro nel suo farsi dono a chi lo riceve. A quel ragazzo liceale si rivolge perché vuole consegnargli una mappa, una cartina che lo metta in guardia, affinché egli possa evitare «di sprecare tempo a percorrere strade che non conducono da nessuna parte».

Da Roberto Saviano, Gridalo, Bompiani, Milano, 2020

La mappa contiene una serie di domande a ognuna delle quali l’autore dà risposta attraverso il racconto della storia di un uomo o di una donna, una per ogni domanda.

Sai quando il veleno di una menzogna comincia a fare effetto?

Credi in un’idea perché è giusta o perché ti rassicura?

Pensi davvero di essere più intelligente degli altri se dici che tutto fa schifo?

Sai che negare diritti ad altri vuol dire privartene anche tu?

Sai combattere anche se hai paura?

Quante volte hai pensato di una vittima che “se l’è cercata”?

Sai che più parole conosci, più sei libero?

Sai che una donna armata solo di parole può far paura a un dittatore?

Sono solo alcune delle domande che Saviano pone al Roberto studente del Diaz: ognuna di esse si stampa indelebile nella mente di chi legge e scava nell’animo, perché mentre leggi ti accorgi di essere tu stesso/a destinatario/a di quell’interrogativo profondo, esistenziale, e anche tu sei stimolato/a a dare una risposta, a cercarla nella Storia del mondo e nella tua storia.

Le storie del libro provengono dal passato, dalla storia contemporanea e dal presente: ci raccontano Ipazia, Carl Schmitt, Anna Politkovskaja, Jamal Khashoggi, Edward Snowden, Giordano Bruno, Robert Capa, Anna Achmatova, Emile Zola, i fratelli Grimm, George Soros, Martin Luther King, Daphne Caruana Galizia, la Venere Callipigia, Terry Bollea alias Hulk Hogan, Karina Bolaños, Jean Seberg, Pier Paolo Pasolini, Joseph Goebbels, Kantano Habimana, Settimia Spizzichino, Xu Lizhi, Francesca Saverio Cabrini, Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i bambini e le bambine siriane, George Floyd. Ogni storia ci fa scoprire lati del personaggio per alcuni versi nuovi, per altri nuovamente raccontati, sotto una veste diversa, attraverso particolari non noti a molti/e, con una luce che illumina messaggi di speranza e di forza ma anche di monito a non reiterare atteggiamenti, azioni, parole che possono uccidere, che possono inquinare l’umanità. È, inoltre, un libro che stimola alla ricerca e all’approfondimento di ogni storia e di altre storie analoghe, soprattutto grazie alla presenza di una bibliografia e di una sitografia molto aggiornate. 

Il congedo è affidato ad una sorta di poema civile, che raccoglie tutte le motivazioni per gridare una serie di comandamenti laici, generati alla fine di ogni vicenda:
«Gridalo quando ti costringono alla banalità della semplificazione… Gridalo che la parola resiste al fuoco… Gridalo quando uccidono i poeti… Gridalo che di ogni notizia cercherai la fonte… Gridalo che devono giudicare quello che fai e non quello che sei…»

Ogni grido rappresenta la consegna che Roberto ormai uomo adulto lascia al Roberto ragazzo, studente di liceo, affinché non soccomba al senso di vuoto che inevitabilmente proverà di fronte alle brutture, alle ingiustizie, alle indifferenze, alle violenze, ma possa riempirlo di conoscenze, «perché le conoscenze determinano sempre un percorso migliore che scava, nella pancia, la rabbia»: «”Maggior sapere, maggior dolore” dice l’adagio biblico, io ti dico: maggior sapere, più strumenti per capire il dolore. […] Cedere l’ingiustizia aumenta la nostra capacità di resistenza». Saviano dichiara di aver perduto per strada, insieme alle istanze giovanili di un tempo, la speranza, perché un pessimismo di fondo gli si presenta come costante tentazione. Ma non si sottrae al dichiarare che il pessimismo – da cui spesso gli uomini e le donne di buona volontà sono tentati – è un vizio, e che solo nella lotta e nel non arrendersi al ritornello del “tanto è tutto inutile, tanto tutto fa schifo” ha trovato forza, vigore, si è sentito sé stesso: «solo nella lotta mi sono sentito uomo, solo nella lotta ho provato un senso profondo di appartenenza al genere umano».

In questo momento in cui sto scrivendo, è iniziato il V-Day in tutta Europa: è un giorno di speranza, perché il vaccino contro la Covid-19 rappresenta una strada di luce nel buio del tunnel che fino a questo momento ci ha avvolti e gettati nello sconforto. La scienza cura gli esseri umani nel corpo e nella scienza dobbiamo porre fiducia, guardando al cammino di progresso meraviglioso ed efficace che fino ad ora ha percorso. Ma come poter curare l’animo ferito? Come crearci e creare anticorpi per curare una società in evidente degrado etico e civile, che sempre più sembra lasciarsi andare alla tentazione del pessimismo, del “fanculo tutto”, del “tutto fa schifo” perché tanto è “così che va il mondo”? La cura è la conoscenza ed essa si diffonde con il vaccino della parola, della «parola autentica» che ci impedisce di lasciarci manipolare, che ci stimola a porci domande, che ci fa riflettere, che non ci permette di arrenderci alla banalità e all’ovvietà: «Per leggere ci si deve appartare, si deve intrattenere con il libro un rapporto intimo. E questo rapporto con il libro è da sempre percepito come pericoloso. Quello che fai in piazza lo vedo, lo controllo, lo attacco, lo monitoro, […] ma quello che fai in privato mi è insopportabile perché non lo posso controllare e non riesco a prevederne i risvolti. […] La parola autentica fa questo: interrompe l’ipnosi, blocca il transfert, vanifica la trance che il demagogo-seduttore tenta con ogni mezzo d’instaurare con la folla. […] Chi scrive di per sé non è pericoloso, perché se nessuno lo legge ha solo perso il suo tempo. Il problema sono i lettori. Chi legge difficilmente si fa bastare lo slogan, la frase fatta, l’icona, il simbolo. Il lettore è un cercatore solitario, ma chi cerca scava e a forza di scavare prima o poi trova».

Leggere Gridalo di Saviano è un atto di coraggio, di difesa, di cura, un atto di ribellione verso un tempo che vuol fare il possibile per assuefarci al pensiero unico, che vuole annientare il potere dei libri, della letteratura, delle voci che gridano nel deserto, contrapponendo revisionismi, negazionismi, complottismi che – come ammonisce lo scrittore – sono un vizio, come il pessimismo, che «è il vizio degli accidiosi, di quelli che non vogliono cambiare, di quelli che vogliono solo un alibi per restare fermi, per disinteressarsi del mondo». Perché gridare? Perché non arrendersi? Perché non vivere girando la testa dall’altra parte, nell’apparente tranquillità della propria comfort zone? Perché «alzare la voce, gridare al mondo la verità» vuol dire amare la vita e amare il prossimo: non siamo nati e non viviamo come monadi isolate, ma siamo parte di un tutto, membra di un unico corpo, l’uno funzionale all’altro. Chi predica il contrario è menzognero, perché «la felicità o è collettiva o non è, il benessere o è collettivo o non è, la libertà o è di tutti o non è». Siamo parte di una comunità, è scritto nel nostro Dna sin dagli albori dell’umanità: per questo nel mondo è entrata la sofferenza e con essa il dolore, perché ad un certo punto del cammino ci siamo ritrovati a stare gli uni contro gli altri, snaturandoci e precipitando inesorabilmente nell’infelicità. Dunque, «gridalo che non puoi dormire se altri non dormono, che non puoi mangiare se gli altri non mangiano, che non puoi guarire se gli altri non guariscono, che non puoi amare se ad altri è negato».

Gridalo che non vale la pena

vivere a queste condizioni,

gridalo che tutto deve cambiare!

Roberto Saviano, Gridalo, Bompiani, Milano, 2020

*La citazione di Caterina da Siena è l’esergo al capitolo 12, dedicato ai fratelli Grimm. Le frasi tra caporali sono tutte tratte dal libro.

***

Articolo di Valeria Pilone

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Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

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