Rachel Ruysch, il prodigio dell’arte olandese

Diversi studiosi considerano (1664-1750) una delle pittrici di nature morte più talentuose nella storia dell’arte e, secondo il pittore francese Alexandre-Gabriel Decamps: «nei suoi dipinti di fiori e frutta ha superato la natura stessa». Alla sua morte, all’età di 86 anni, lascia centinaia di dipinti, di cui più di 250 sono documentati o le sono attribuiti e un centinaio sono conservati in collezioni private e musei quali la Gemäldegalerie di Dresda, il Rijksmuseum di Amsterdam, la Mauritshuis all’Aia, il Fitzwilliam Museum di Cambridge, gli Uffizi e la Galleria Palatina a Firenze, la Pinacoteca civica di Forlì. Su ciascuna opera l’artista, oltre a datarla e ad apporre la propria firma, indica la propria età e questo consente di stabilire che ha dipinto per 68 anni, dai 15 agli 83 anni di età.

Aert Schouman, Ritratto di Rachel Pool-Ruysch, 1749. Rijksmuseum, Amsterdam


Definita Hollants Kunstwonder (il prodigio dell’arte olandese), Onze vernuftige Kunstheldin (la nostra ingegnosa eroina dell’arte) e Onsterflyke Y-Minerf (l’immortale Minerva di Amsterdam), gode di grande fama e reputazione già nel corso della sua vita. Johan van Gool, pittore e scrittore dell’Aia, noto soprattutto come biografo delle artiste e degli artisti del secolo d’oro olandese, ad esempio, nel 1750 in De nieuwe schouburg der Nederlandtsche kunstschilders en schilderessen (Il nuovo tesoro degli artisti e delle artiste olandesi) elogia la sua abilità artistica, che trova «tanto più sorprendente e da lodare nelle donne, che per natura sono destinate ad altre occupazioni», manifestando, oltre al plauso per una donna d’eccezione, una certa misoginia che attraversa i secoli. Edgar Degas definisce le donne «animali» e «prive di ogni sentimento in presenza dell’arte», mentre Thomas Hart Benton, il maestro di Jackson Pollock, ritiene che le scuole d’arte siano per le ragazze «un posto per passare il tempo tra la scuola superiore e il matrimonio».
Nonostante la natura morta non sia annoverata tra i generi di maggiore rilevanza, la fama di Ruysch e l’interesse per le sue opere continuano ancora nel Novecento. Nel 1999 un suo dipinto è scoperto in una fattoria in Normandia e venduto all’asta per 2,9 milioni di franchi francesi, più di 400.000 euro, e suoi lavori sono esposti in importanti mostre europee, come, ad esempio, Still Life Paintings from the Netherlands 1550–1720 (Nature morte dai Paesi Bassi 1550-1720) al Rijksmuseum (1999), una delle due pittrici presenti nella mostra, su 50 artisti. 

Non meno straordinaria della sua dimensione pubblica è quella privata, a essa, peraltro, strettamente intrecciata. Ruysch riesce, infatti, a conciliare una brillante carriera internazionale con gli impegni familiari, a diciotto anni è già economicamente indipendente, a ventinove si sposa, durante la sua lunghissima carriera rivoluziona il genere della natura morta, unendo sensibilità artistica a competenza scientifica, vende le proprie tele a più del doppio di quelle di Rembrandt, contribuisce allo sviluppo della scienza e cresce dieci figli, l’ultimo dei quali nato quando lei ha quarantasette anni. La sua lunga e operosa vita si dipana nel cosiddetto “secolo d’oro” olandese, di cui è una delle protagoniste a livello artistico, e la sua carriera è indubbiamente favorita, oltre che dal suo genio, dalla famiglia in cui è nata.

Nel 1648 i Paesi Bassi conseguono l’indipendenza dalla Spagna e inizia un periodo di prosperità economica che vede la nascita di una ricca borghesia. Il mercato dell’arte, non più controllato né dalla Chiesa, né dallo Stato, bensì da facoltosi mercanti, non richiede più grandi quadri storici, mitologici o religiosi, ma ritratti, nature morte, paesaggi e scene di vita quotidiana per decorare le abitazioni borghesi e celebrare il successo di chi ci abita. Le artiste e gli artisti producono direttamente per la committenza in un mercato aperto e concorrenziale, che induce alla specializzazione, e Rachel Ruysch diventa una delle più grandi pittrici di fiori del suo tempo e una delle tre artiste di spicco della pittura del secolo d’oro olandese — insieme con Maria van Oosterwijck, un’altra pittrice floreale, e Judith Leyster, una pittrice di genere e ritrattista — e la più documentata, data la mole di sue opere sopravvissute. La sua carriera si sviluppa parallelamente alla crescita della floricoltura olandese e della botanica. I Paesi Bassi sono all’epoca i maggiori importatori di nuovi fiori e piante da tutto il mondo; questi prodotti esotici, inizialmente usati in campo medico, in seguito sono molto ricercati semplicemente per la loro bellezza e il loro profumo, diventando articoli di lusso e uno status symbol per la nuova classe dominante. Chi si occupa di botanica e giardinaggio cerca gli esemplari più rari importati e spesso richiede ad artiste e artisti di dipingerli. Il fiore più esotico e più richiesto è il tulipano, importato in Olanda dalla Turchia alla fine del Cinquecento. Poiché la sua fioritura è lenta e sfiorisce piuttosto rapidamente, molto presto la domanda di tulipani supera di gran lunga l’offerta, causando la nascita di un mercato di quelli che oggi si definiscono futures. Si acquistano i bulbi appena coltivati, speculando sul prezzo finale di mercato dei fiori. Nel 1636, all’apice della speculazione sui tulipani, alcuni bulbi sono venduti a un prezzo superiore al guadagno decennale medio di un artigiano e addirittura un raro esemplare di Semper Augustus è acquistato per oltre 5.000 fiorini, più di quanto costi una bella casa oppure un’imbarcazione o dodici acri di terra. 

Semper Augustus

Nel febbraio del 1637 inizia una massiccia vendita di bulbi, che ne fa diminuire il prezzo del 90% e crollare il mercato, in quella che è la prima bolla finanziaria della storia. Ancora oggi la locuzione tulip mania (mania dei tulipani) è usata per indicare bolle finanziarie causate da estese speculazioni su merci o imprese. Tuttavia, superata la crisi, continuano il boom della floricoltura olandese e il fiorente commercio di bulbi, e le nature morte floreali sono un genere molto apprezzato e in voga, nonché altamente remunerativo, tanto che a Rachel Ruysch è sufficiente dipingerne solo alcune all’anno, dato il loro elevato prezzo di mercato.

Sono in particolare le donne a dedicarsi alle nature morte, considerate un genere minore, insieme con ritratti e paesaggi, e, generalmente, sono nobili oppure consorti di noti pittori, le quali dipingono per passatempo e non per professione, salvo eccezioni, poiché è diffusa convinzione dell’epoca che siano prive di genio artistico. Inoltre, tra il Rinascimento e l’inizio del XX secolo alle donne non è consentito disegnare nudi dal vero, né frequentare scuole che lo insegnino; benché il nudo sia fin dall’antichità uno dei principali soggetti artistici, ancora nel 1893 le allieve della Pennsylvania Academy sono costrette a usare come modella per la copia dal vero una mucca. E, ancora nel Ventesimo secolo, critici maschi insistono nel vedere nei fiori di Georgia O’Keeffe genitali femminili, nonostante le sue proteste e il suo imbarazzo, che la inducono a dire alla critica d’arte newyorkese Emily Genauer: «Odio i fiori. Li dipingo perché costano meno delle modelle e non si muovono».

Rachel Ruysch è battezzata all’Aia il 3 giugno 1664 e si trasferisce ad Amsterdam all’età di tre anni. La sua è una famiglia importante e benestante, con stretti legami sia con la comunità artistica, sia con quella scientifica. La madre, Maria Post (1643-1720) — che oltre a Rachel mette al mondo altri undici figli — è figlia di Pieter Post, che inizia la sua carriera come pittore di paesaggi e scene di battaglia e diviene poi architetto, progettando negli anni ‘40 del Seicento la residenza reale all’Aia, oltre a essere pittore di corte, e sorella di Frans Post, pittore paesaggista. Il padre Fredrik (1638-1731) — protagonista del Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie di Giacomo Leopardi — è un noto medico e botanico; nel 1667 diviene il più giovane presidente della gilda dei chirurghi di Amsterdam e poi professore di botanica e sovrintendente dell’orto botanico della città, che contribuisce a trasformare in uno dei più ricchi di esemplari di flora al mondo. La notorietà gli deriva però principalmente dal suo gabinetto di curiosità anatomiche e botaniche — allestito anche con l’aiuto di Rachel, che prende parte al processo di conservazione e di allestimento dei diorami e decora gli animali conservati con fiori e pizzi — una Wunderkammer (camera delle meraviglie) che è il primo museo europeo di storia naturale, meta di molte visitatrici e visitatori. In cinque stanze è ospitata una collezione di piante, organi, animali imbalsamati o trattati con la cera, oltre a innumerevoli altre curiosità, disposte in ingegnosi e macabri diorama (in uno di essi una mano infantile tiene un uovo di tartaruga che si schiude). Il gabinetto è poi venduto a Pietro il Grande e se ne conserva ancora oggi una parte a San Pietroburgo. Frederik osserva la natura con sguardo attento e la riproduce in modo molto accurato, instillando in Rachel questa attitudine e influenzandone i futuri risultati artistici, caratterizzati da una rappresentazione realistica di piante e fiori. Il padre è anche un talentuoso pittore dilettante che pubblica testi e disegni sulle scoperte botaniche, incoraggia gli sforzi della ragazza e ne coltiva il talento: tra i primi disegni di Rachel si trovano studi scientifici di insetti e fiori. Inoltre Frederik è un collezionista di opere d’arte e ammiratore del pittore locale Otto Marseus van Schrieck, noto per opere del genere detto “sottobosco”, che rappresentano oscuri terreni boscosi, pieni di funghi e insetti; alla sua morte, nel 1678, Frederik si appropria di centinaia di farfalle e di numerosi quadri presenti nell’abitazione dell’artista. Inoltre, la famiglia Ruysch abita sul Bloemgracht (il “canale dei fiori”), un luogo che per la sua bellezza attrae diversi artisti, tra cui il pittore tedesco Ernst Stuven, allievo di Willem van Aelst. Quest’ultimo, originario di Delft e trasferitosi ad Amsterdam nel 1657, è il maggior pittore di nature morte e fiori della città ed è noto per le sue elaborate composizioni a spirale che rifiutano la convenzione di disporre simmetricamente i bouquet che dipinge. Il suo studio si affaccia su quello di un’altra famosa pittrice di fiori, Maria van Oosterwijck. A quattordici anni, Rachel ottiene il permesso di andare a imparare nella bottega da Van Aelst, frequentata, oltre che da Stuven, pure dalla sorella minore, Anna Elisabeth Ruysch (1666-1741 ca), che diviene un’artista di riconosciuto valore, pur senza conseguire la statura della più determinata sorella maggiore. Si tratta di un’opportunità rara, che Rachel sfrutta a pieno, affinando le sue abilità nel disegno e iniziando a sviluppare un suo repertorio stilistico nel corso degli anni. Lavora con procedimento metodico e con pennellate delicate ed eccezionalmente precise. Dapprima, la pittrice realizza la struttura generale delle sue composizioni e, una volta asciugata la pittura, impiega pennelli sottili per guarnirle con dettagli accattivanti, quali foglie morse da insetti, petali fragili, fili d’erba sottili come aghi e insetti con schiene modellate e ali traslucide. A volte usa vero muschio per applicare la pittura — una tecnica appresa da Van Schriek e Van Aelst — e ali di farfalla per dare consistenza alle superfici. Rachel resta a lavorare con Van Aelst fino alla morte del maestro, nel 1683, apprendendo da lui, oltre alle tecniche pittoriche, come disporre un bouquet in un vaso per farlo apparire spontaneo e meno formalizzato e conferire un effetto più realistico e tridimensionale ai dipinti. In quegli stessi anni la ragazza conosce altre pittrici e pittori di fiori sue e suoi contemporanei, quali Jan e Maria Moninckx, Alida Withoos e Johanna Helena Herolt-Graff; ha modo di vedere la raccolta di piante della botanica, disegnatrice, collezionista e mecenate Agnes Block ed entra in contatto con Jan e Caspar Commelin, coltivatori di piante rare e responsabili dell’Orto Botanico di Amsterdam.
A 18 anni comincia a produrre, firmare e vendere le proprie opere in modo indipendente. Nelle sue prime opere Ruysch riproduce fedelmente le scene boschive illuminate da una luce drammatica dei pittori olandesi della generazione precedente quali Otto Marseus van Schrieck e Abraham Mignon, introducendo il motivo di van Schrieck della farfalla appollaiata nella bocca della lucertola, sia pure in scala più ridotta, oppure inserendo, come Mignon, in un ambiente naturale piante coltivate, senza però inserire simboli cristiani, e limitando dunque le possibili interpretazioni simboliche dei suoi quadri.

Nel 1693 Ruysch sposa il ritrattista e commerciante di pizzi Juriaen Pool, figlio adottivo di Mignon, ma non prende il cognome del marito e mantiene il proprio. Nel corso degli anni dal loro matrimonio, apparentemente felice, nascono dieci figli — e di ciascuno Rachel fa un ritratto — ma la pittrice continua la sua attività, anche per provvedere ai bisogni di una famiglia così numerosa. È probabile ma non certo che Ruysch sia iscritta alla Gilda di San Luca di Amsterdam, ma nel 1701, dopo il trasferimento all’Aia, è la prima donna a essere ammessa alla Corporazione dei pittori dell’Aia, cui si iscrive anche il marito.

Juriaen Pool e Rachel Pool-Ruysch (1716)
allo Stadtmuseum di Düsseldorf

Nel 1708 Rachel diviene pittrice di corte del principe elettore Johan Wilhelm del Palatinato, e ottiene un contratto senza la clausola di  Residenzpflicht (obbligo di residenza) a Düsseldorf: dipinge le opere nei Paesi Bassi — continuando allo stesso tempo a soddisfare le esigenze della committenza olandese — e periodicamente le porta a corte, ricevendo in cambio della produzione di una tela all’anno una sostanziosa retta annuale, fino alla morte del principe, nel 1716. Proprio durante uno dei suoi soggiorni a Düsseldorf, Ruysch comincia a utilizzare un nuovo pigmento da poco scoperto, il blu di Prussia, un mezzo poco costoso per evocare blu luminosi. Il principe elettore diviene padrino dell’ultimo figlio di Ruysch e nel 1716 commissiona a Pool un ritratto della pittrice (e moglie). Il pittore (e marito) rende omaggio sia all’abilità e al successo di Rachel, sia alla sua capacità di conciliare il lavoro di artista con quello familiare, rappresentandola in posizione frontale al centro del quadro, con in braccio il figlio minore, e collocando sé stesso alle sue spalle, nell’atto di indicare una delle tele da lei dipinte. Nei Paesi Bassi, intanto, i quadri di Ruysch sono venduti a prezzi molto elevati, tra i 750 e i 1200 fiorini; mentre pare, giusto per avere un termine di paragone, che Rembrandt in vita raramente abbia ricevuto più di 500 fiorini per un suo dipinto. 
Nei suoi lavori più maturi Ruysch accentua gli aspetti decorativi e teatrali, presumibilmente per soddisfare il gusto della committenza; mentre le sue prime prove rappresentano raggruppamenti floreali così come si presentano in natura, in seguito abbina piante coltivate e selvatiche nello stesso bouquet, posto in un vaso, e assembla frutti come pendant ai fiori. È anche una delle prime pittrici occidentali a includere i cactus nelle sue nature morte, così come la prima a raffigurare il rospo ostetrico (Alytes obstetricans) in una sua opera del genere “sottobosco”. 

Natura morta con tromba del diavolo, cactus, ramo di fico,
caprifoglio e altri fiori in un vaso di vetro blu

Un elemento veramente originale e innovativo della sua pittura è la fusione tra squisito realismo e composizione, che non si conforma pienamente né alle convenzioni della natura morta floreale, né a quelle dell’illustrazione scientifica, ma attinge a entrambe. Ruysch insegna al padre a disegnare, f0rnendogli un contributo prezioso, poiché le immagini rappresentano uno strumento fondamentale di diffusione della conoscenza scientifica nell’Europa dell’epoca. Attraverso questa collaborazione si sviluppano scambi visivi tra il gabinetto anatomico e la pittura di natura morta, presentando nella pittura di genere esemplari botanici e faunistici resi dettagliatamente.
Le composizioni aperte e diagonali di Ruysch contrastano con le disposizioni più compatte e simmetriche impiegate dalle altre pittrici sue contemporanee: sono asimmetriche e molto più vivaci. Ruysch spicca fra le pittrici e i pittori di nature morte ed è unica perché arricchisce un’abilità e una tecnica eccellenti a una profonda sensibilità artistica, usando forma, colore e struttura in modo innovativo, audace e dinamico. Tuttavia, ciò nonostante, per generazioni la critica e la storia dell’arte — appannaggio prevalente, ma non esclusivo di uomini — non sono state in grado di (o non hanno voluto?) inserirla all’interno delle narrazioni chiave della disciplina. 

Tre anni dopo aver firmato il suo ultimo dipinto, il 12 agosto 1750, Rachel Ruysch muore ad Amsterdam e undici poeti le rendono omaggio, componendo rime in suo onore.

***

Articolo di Claudia Speziali

Nata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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