La storia del mattone

L’essere umano da sempre sente il bisogno di crearsi dei rifugi, li ha trovati all’interno di ripari naturali come le grotte o costruendoli con i materiali presenti in natura o realizzati appositamente. La casa, oltre a essere un riparo, ha molte funzioni che si diversificano secondo le aree geografiche, le civiltà e le epoche storiche; come un universo in miniatura, l’abitazione rispecchia le diverse forme di vita degli esseri umani e i loro mutamenti nello spazio e nel tempo. Nelle società preistoriche i rifugi erano provvisori e rispondevano all’esigenza di proteggersi dagli animali, dagli agenti atmosferici e per riposare di notte; successivamente si è iniziato a costruire edifici in pietra, legno o mattoni di terra seccati al sole.

Ziggurat di Ur

Ad oggi, pare che la prima civiltà a utilizzare il mattone crudo sia stata quella mesopotamica, a partire dal 6000 a.C., altre testimonianze, anche più tarde, sono nella Valle dell’Indo e nei territori che circondano il Mediterraneo. Il mattone è stato utilizzato per costruire le torri templari alte fino a 16 metri, dette ziggurat, monumentali strutture religiose; il mattone crudo, a forma di parallelepipedo, è stato l’elemento principale nella costruzione delle prime città mesopotamiche, come Gerico, ed era preparato unendo composti liquidi di argille e paglia tritata, poi pressato e modellato con l’uso di stampi di legno, infine esposto al sole per consolidarne la resistenza e la durezza. Ai Sumeri si attribuisce il mattone cotto, per quanto l’uso di quello crudo resterà diffuso a lungo: il primo esempio si trova a Babilonia, dove è stato utilizzato per la splendida porta Ishtar costruita tra 700 e 800 a.C., oggi conservata a Berlino presso il Pergamonmuseum.

Mattoni Sumeri

Altre testimonianze sono sul territorio italiano, si tratta per esempio delle tombe ellenistiche di Reggio Calabria e della Campania. A Pergamo, Mileto, Aspendos e Side il mattone era impiegato anche nelle coperture a volta e a cupola di mausolei e mercati. In questi centri era diffuso il sistema di alternare il conglomerato cementizio a corsi orizzontali di mattoni, che occupavano tutto lo spessore della parete. Recenti scavi in Magna Grecia a Velia e in Sicilia a Eraclea Minoa, Gela e Selinunte hanno evidenziato che l’uso dei mattoni seccati al sole, o con cottura molto ridotta, fosse assai frequente sia nella costruzione di edifici privati che nell’edificazione pubblica, come testimoniano, per esempio, le mura di fortificazione a Gela, in località Capo Soprano.

La civiltà romana conosceva l’arte di cuocere l’argilla fin dal V sec. a.C., infatti la tecnica muraria con laterizi cotti ha grande impiego, ma per i mattoni cotti in fornaci occorrerà attendere l’età imperiale, di cui abbiamo conferma da Vitruvio, autore del trattato in dieci libri De architectura. Altra testimonianza ci giunge da Tito Livio che ha scritto delle piene del Tevere tra il V e il II sec. a.C.; nel 54 a.C. avvenne un’alluvione distruttiva dopo la quale a Roma fu vietato l’uso dei mattoni crudi, in quanto le acque avevano causato il dilavamento dell’argilla che costituiva le strutture murarie.

Bolli Laterizi, Volterra

A Roma nel II sec. d.C., in piena età repubblicana, la produzione del laterizio cotto acquisì ottimi livelli qualitativi, era impiegato sia come materiale strutturale sia di paramento per i muri a sacco con interno in calcestruzzo. Risale a questo periodo l’abitudine presso le fornaci romane di marchiare i mattoni con simboli di riconoscimento; si tratta dei “bolli laterizi” (dal latino latericius, che deriva da later, cioè mattone), la forma era tonda o rettangolare e recava immagini e scritte, la funzione era quella di evidenziare informazioni importanti: l’anno di produzione che corrispondeva al nome dei consoli in carica, il luogo di fabbricazione, l’officina in cui erano realizzati materialmente; veniva impresso anche il nome del proprietario dello stabilimento. Per le donne in epoca romana le possibilità di lavoro non erano tante, però troviamo già alla fine dell’età repubblicana nel I sec. a.C. diverse officine di mattoni in mano a donne: proprietarie o direttrici di fabbrica, oppure semplici operaie. Tra II e III sec d.C. sappiamo che una cinquantina di imprenditrici erano attive nell’industria edilizia e non tutte erano matrone appartenenti alla famiglia imperiale, come Sabina, Faustina e Plautina, già titolari di officine; attraverso i bolli conosciamo la storia di donne che in molte famiglie intrapresero questa carriera, fra loro si ricorda la più famosa: Flavia Seia Isaurica, imprenditrice di successo che dirigeva ben sei officine.

Mattoni Romani

A Roma e nelle fabbriche del Lazio e della Campania erano realizzati quattro tipi di mattoni che si diversificavano per le dimensioni, mentre la forma era sempre a parallalepipedo: i bessali, i pedali, i sesquipedali e i bipedali. I più usati erano i bessali e i sesquipedali, i primi (di cm 19,8) erano utilizzati interi per realizzare i pilastrini che sostenevano il pavimento dei bagni e le centine delle volte; i sesquipedali, di cm 44,4, venivano tagliati in due rettangoli uguali, formavano le armille degli archi, gli archi di scarico e gli anelli delle volte, alternati con mattoni interi della stessa forma; i bipedali, di cm 59,2, avevano lo stesso impiego negli archi e nelle volte di dimensioni maggiori e nei piani di posa dei muri. Con la caduta dell’impero romano, la produzione di laterizio ebbe un periodo di esaurimento nell’area mediterranea, ma tornò a essere molto diffusa con la cultura bizantina. Gli imprenditori bizantini cambiarono le sfumature e modificarono la composizione degli impasti d’argilla e i tempi di cottura; esempio straordinario dell’impiego del laterizio si nota nella cupola di Santa Sofia a Costantinopoli progettata da Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto.

Basilica di Santa Sofia

La cupola purtroppo ebbe una travagliata vicenda, dopo una ventina d’anni crollò a causa di due terremoti negli anni 553 e 557 e anche per la scarsa azione di contrasto delle forze generate dalla cupola ad arco ribassato tendenti a divaricare le complesse strutture verticali di piedritto. In seguito, nel 558, Isidoro il Giovane, ingegnere bizantino, ebbe l’incarico di rialzare quella cupola. Intuite le ragioni del crollo, progettò una cupola semisferica diminuendo del 30% l’azione sui piedritti in modo da dare più stabilità nella ricostruzione, ridefinì gli spazi, con un’attenta operazione di riuso dei materiali esistenti e ridecorò le superfici interne, così come la vediamo ancora oggi. Riconosciuta uno dei capolavori dell’architettura mondiale, per secoli un simbolo della cristianità, fin quando presa dagli Ottomani viene trasformata in moschea; nel 1935 per volere di Mustfa Kemal Atatürk fu riconvertita in un museo e nel 2020 il monumento simbolo di Istanbul è stato nuovamente riconvertito in moschea.

Tessitura ad opus spicatum

Fra le opere più tarde, si ricorda la mirabile quattrocentesca cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, opera del genio di Brunelleschi, voltata a doppia calotta ogivale con la particolare tessitura ad opus spicatum, cioè a spina di pesce. Le prime regole scritte per costruire con la muratura iniziarono con Palladio, venne codificata la regola di diminuire progressivamente lo spessore delle murature con il procedere in altezza, tanto che specificava «il mezo de’ muri di sopra deve cascare a’ piombo al mezo di quelli di sotto; onde tutto il muro pigli forma piramidale». Con la rivoluzione industriale il mattone divenne uno dei materiali preferiti per la realizzazione di edifici residenziali e industriali. Il mattone aveva grande versatilità funzionale ed estetica, i centri storici italiani ed europei sono ricchi di edifici in laterizio e ancora oggi mantengono integro il loro fascino in cui è racchiusa la storia della nostra civiltà. A metà del XIX secolo, l’edilizia inglese dell’epoca vittoriana si identificò con il mattone; il confronto con altri materiali più moderni come l’acciaio offrì una straordinaria opportunità all’architettura dell’Ottocento, in particolare con il Liberty; non solo nelle abitazioni semplici con i solai in travi d’acciaio e volte di mattoni, ma anche le opere monumentali diedero prova di una vitalità duratura del laterizio. L’architettura contemporanea può ancora fregiarsi dell’impiego del mattone e valorizzarne la solidità e le qualità estetiche che risalgono alle origini più lontane.

***

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo. 

Un commento

  1. La curiosità di Giovanna, ci fa scoprire sempre nuovi argomenti. Ho sempre visto, i grandi monumenti che Giovanna descrive, e non mi ero mai posta la domanda, dei mattoni. Oltre alla scrittura, scorrevole, mi piace sempre l’approccio che riserva agli argomenti. Brava

    "Mi piace"

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...