Le fasi della civiltà greca

Civiltà è il grado di cultura raggiunto dall’intera umanità o da un popolo per tutto il periodo della sua esistenza, durante il quale mantiene le proprie peculiarità; fra le tante, quella greca, data la sua enorme rilevanza nell’antichità, occupa ancora oggi un posto importante nella storia.

La Grecia è una nazione dell’Europa sud-orientale che comprende la parte inferiore della penisola Balcanica, gli arcipelaghi delle Ionie e dell’Egeo, l’isola di Creta.

Mappa della Grecia: l’arcipelago e parte dell’Anatolia (Louis Stanislas d’Arcy De la Rochette, 1791)

Il passaggio dalle culture tardo-neolitiche all’Età del bronzo è uno dei momenti sorprendenti della preistoria greca, è dominante il motivo per cui un popolo di contadini e pastori sia riuscito con i valori fondanti promossi dai poeti, dai filosofi, dagli artisti, a celebrare l’essere umano ponendolo al centro dell’universo e facendone il protagonista della propria storia, a cui si ispirerà tutta la cultura occidentale.

L’origine della popolazione si lega all’incontro fra popoli nomadi provenienti dall’Asia centrale, gli Indoeuropei, con la realtà mediterranea; le differenze culturali e di costume erano rilevate dall’isolamento geografico interno e dalle disunioni politiche. Gli stessi Greci erano consci di queste differenze ma erano altrettanto consapevoli che la loro civiltà fosse unita rispetto agli altri popoli: l’equilibrio delicato tra le distinzioni interne, talvolta causa di guerre dolorose, e la cognizione dell’unità culturale furono il perno attorno a cui ruotava la storia greca nell’antichità.

L’Età del ferro è stato uno dei periodi della storia greca meno approfonditi: prima del 1870 gli studi si basavano esclusivamente sulle opere omeriche immaginando che i secoli precedenti all’VIII sec. a.C. fossero l’età eroica rappresentata nell’Odissea e nell’Iliade. In seguito, fino agli anni Quaranta del XX sec., la Dark Age o “medioevo ellenico”apparve come una sorta di pausa che interrompeva lo sviluppo continuo che si poneva tra l’età eroica e l’età arcaica. Tuttavia, pur non essendo ritenuto un periodo di particolare interesse, gli scavi e le ricognizioni archeologiche misero in luce molte testimonianze, che contraddicevano quanto ipotizzato fino a quel momento. Ben presto i miti omerici furono collocati nell’Età del bronzo, ritenendo i secoli tra l’XI e il IX a.C. bui e privi di interessanti e importanti testimonianze storiche e archeologiche.

Occorrerà attendere la metà del XX sec. per una rivalutazione di questa fase storica dell’antica Grecia: nel 1952 Michael Ventris decifrò la scrittura delle tavolette rinvenute all’interno dei siti micenei, che hanno permesso di conoscere una civiltà diversa da quella descritta da Omero.

Omero. Copia romana del II secolo d. C. di un originale greco del II secolo a. C. Parigi, Louvre

Negli anni Settanta la Dark Age è stata definitivamente rivalutata e con il contributo delle ricerche archeologiche, la prima metà dell’Età del ferro è stata esaminata con scrupolosità scientifica in quanto periodo ricco di profondi cambiamenti. L’inizio dei secoli bui inizia dalla fine del XIII sec. a.C., nel momento in cui si data una grande distruzione che coinvolse la Grecia e fece sì che la cultura micenea volgesse alla fine; nell’arco di centocinquanta anni si ebbe una notevole trasformazione nell’Ellade e, nonostante la civiltà micenea si sia protratta ancora per poco più di un secolo, si è riscontrato un brusco cambiamento intorno al 1100 a.C. che ne segnò la fine.

Intorno il XIII e il XII a.C. si verificò un significativo mutamento in tutto il Mediterraneo vicino alla Grecia, sia a Oriente che a Occidente, le cui cause a oggi sono incerte.
In Grecia iniziarono a sparire gli elementi della cultura micenea e furono fondati nuovi centri abitati, come Lefkandi in Eubea, in cui è riscontrabile un impoverimento ma non una definitiva interruzione con la cultura micenea, così come è stato evidenziato che i rapporti con l’Oriente e l’Occidente sono stati mantenuti.

Le cause della fine della civiltà micenea sono state oggetto di interesse fin dall’antichità. Platone e Aristotele hanno sostenuto che ciò sia stato determinato da un evento di tipo catastrofico (terremoto, siccità, eruzione vulcanica, inondazioni).

Raffaello Sanzio. Platone (a sinistra) e Aristotele (a destra). Particolare della Scuola di Atene
(Stanze di Raffaello. Musei Vaticani)

La distruzione dei principali insediamenti micenei (1200 a.C.) determinò lo sgretolamento dei tipi di cultura antecedenti, le cause furono molteplici: terremoti devastanti colpirono Tebe, Tirinto, Micene, Midea e Pilo; scomparve l’economia del palazzo che, oltre che sede del sovrano, era stato il centro politico-sociale, il punto di riferimento di quella società. Tali ipotesi sono state accettate da studiosi e studiose, richiamando alla memoria la grande eruzione del vulcano Santorini. In verità, confrontando le esperienze moderne e contemporanee, non è immaginabile che la civiltà e un popolo possano scomparire radicalmente a causa di un evento catastrofico; stesso ragionamento per la siccità che, per quanto possa essere prolungata e incidere nell’economia, non può causare l’estinzione di un popolo e della sua cultura. Declinata questa ipotesi, si è supposto che le cause potessero ricercarsi all’interno dei miti greci e che fossero ascrivibili alla guerra di Troia e all’invasione dei Dori. Considerando che la civiltà descritta da Omero si colloca nell’Età del bronzo, periodo corrispondente alla civiltà micenea, è possibile sostenere che la guerra contro Troia abbia esaurito le risorse dei palazzi micenei facendo sì che le cittadelle fossero gradualmente abbandonate e i contatti con l’Egeo andassero via via diminuendo. Questa guerra potrebbe aver contribuito alla scomparsa di piccoli centri, ma non dei grandi centri come dimostrerebbero Lefkandi e Nichoria. Per quanto riguarda l’invasione dorica, tramandata da Tucidide ed Erodoto, è bene sottolineare che non vi sono conferme dal punto di vista archeologico e non vi sono testimonianze che la cultura dorica abbia stravolto completamente quella micenea.

Tucidide ed Erodoto

Le fonti storiche che riguardano il Mediterraneo orientale tramandano la notizia dell’arrivo dei cosiddetti Popoli del mare, e a oggi rimangono l’unica testimonianza storica di movimenti che coinvolgono gran parte del Mediterraneo e che avrebbero potuto incidere sulla fine della civiltà micenea.

Al di là delle diverse cause, si data intorno al 1125 la fine dell’età micenea e l’inizio di quella che è stata attribuita alla cosiddetta Dark Age. Le prime valutazioni sulla Dark Age si sono sviluppate sull’analisi dei miti dell’antica Grecia, in particolare quelli omerici: la realtà sociale, affermatasi alla caduta dei regni micenei, descritta dai poemi sarebbe realmente esistita e sarebbe stata fondata sul rango individuale e sui singoli eroi.

Conclusasi la fase di transizione fra civiltà micenea e civiltà greca, i Greci dell’VIII secolo mostrano interesse verso quella civiltà che aveva preceduto il presente, d’altra parte il rapporto con il proprio passato è uno degli elementi fondamentali costitutivi dell’identità culturale di un popolo.

Le vestigia dell’Età del bronzo erano un elemento costitutivo del paesaggio e il rinvenimento di oggetti micenei era un fenomeno frequente; mura poderose e tombe monumentali suscitavano stupore e ammirazione già nei Greci dell’Età oscura, ed è proprio in questo secolo che le testimonianze del passato divengono oggetto di nuovi valori inserite nella cultura contemporanea. Per i Greci la necessità di instaurare un rapporto con il passato è fortemente sentita in una fase dove si definiscono nuovi equilibri territoriali e politici, e il recupero con il passato presuppone la consapevolezza della propria identità.

A partire dalla fine dell’VIII sec. a.C., si cominciano a stanziare abitati in quei luoghi già frequentati dai loro antenati, la popolazione inizia ad aumentare compreso il numero degli insediamenti; compaiono esempi di architettura monumentale, con caratteristiche diverse da quelle di epoca micenea, prima a Lefkandi e poi nei templi che sorgono nelle aree delle poleis e degli éthne; centri fortificati fanno la loro comparsa in Asia Minore e in alcune isole dell’Egeo.

Il potere è limitato ad alcune famiglie di basilêis che si dividevano i compiti di un’amministrazione rudimentale attraverso la gestione di magistrature periodiche, le loro funzioni erano l’amministrazione della giustizia e il comando in guerra; non esisteva una casta sacerdotale per il controllo della religione, sebbene i sacerdoti appartenessero spesso a una stessa famiglia. La loro vita era regolata e condizionata dall’osservanza delle pratiche religiose, fondamento dell’educazione e della vita civile e morale. Tramite l’eredità micenea confluirono elementi delle religioni del Vicino Oriente (Ittiti, Fenici, Mesopotamici), in particolare i relativi miti; gli oracoli erano posti in luoghi solitari dove gli dei rivelavano il loro volere agli esseri umani. Vi erano due livelli di vita religiosa: la religione olimpica, proiezione aristocratica di questa società competitiva (Omero), e il mondo contadino dei tabù e dei culti locali (Esiodo, Le opere e giorni).

I contatti fra le terre che si affacciavano sul Mediterraneo non s’interruppero mai in quelli che sono stati definiti “secoli bui”, la ricerca di materie prime spinse le popolazioni dell’Egeo a creare e intrattenere una rete di relazioni commerciali con tutto il bacino mediterraneo.

La stabilità economica e la prosperità provocarono un aumento della popolazione, causando “fame di terre” e contrasti sociali. I governi aristocratici risolsero questo problema con la fondazione di colonie oltremare, con spedizioni ben organizzate, avvenimento che si verificò dopo l’invasione dorica, inizialmente in Italia e in Sicilia, che prenderanno il nome di Magna Grecia, lungo le coste della via del metallo verso l’Etruria, nell’Egeo settentrionale e nel mar Nero dove fondarono delle colonie militari.

Le poleis, città-stato, incoraggiavano i giovani maschi a trasferirsi in nuove e indipendenti comunità politicamente autonome, rimanendo legati alla madrepatria dalla legislazione, da vincoli di stirpe, alfabeto, dialetto, culti e tradizione religiose. A guidare la spedizione era l’ecista (dal greco oikistès, cioè fondatore), di estrazione aristocratica e appartenente alla città incaricata dell’iniziativa; dopo la sua morte diveniva oggetto di culto religioso.

Il tempio di Apollo a Delfi

Nella colonizzazione greca un ruolo importante è stato rivestito dall’oracolo di Delfi: i Greci ponevano domande al dio Apollo tramite la Pizia, una sacerdotessa selezionata fra le ragazze vergini e di buona famiglia, la cerimonia si svolgeva all’interno del tempio in una cella sotterranea; quando la Pizia era ispirata dalla divinità, i sacerdoti interpretavano le sue parole e i suoi gesti scrivendo le risposte in versi o in prosa. In verità pare si trattasse di frasi ambigue, interpretabili in modo equivocabile (ibis, redibis, non, morieris, in bello), insomma un bell’espediente per non sbagliare! In generale, le informazioni a disposizione dei coloni spesso erano confuse, la scelta del sito avveniva in luoghi diversi per evitare sovrapposizioni o contrasti, ma soprattutto in base alle buone condizioni di attracco, di difesa dagli attacchi della popolazione indigena, dalla presenza di acqua, dalle risorse naturali e dalla essenziale disponibilità di un ampio territorio fertile che garantisse la sussistenza e l’autonomia della comunità anche nel futuro. Lo spostamento dei Greci in occidente si colloca, quindi, nell’VIII sec. a.C.; le colonie ebbero varia origine, infatti i colonizzatori provenivano da Calcide in Eubea, da Nasso, da Rodi, da Megara, estranee al movimento furono Sparta che fondò solo Taranto, e Atene. L’atto fondamentale della costituzione risiedeva nella suddivisione del territorio in lotti tutti uguali; ciascun colono riceveva due lotti di terreno: uno vicino al centro della polis e l’altro ai confini per evitare che sorgessero discriminazioni fra quelli che possedevano i lotti migliori e quelli a cui erano stati assegnati quelli più disagiati. Le strutture urbane erano costituite dall’agorà e dall’acropoli. L’agorà era la piazza principale, lo spazio destinatoal centro economico e sociale della comunità; lo schema del tracciato urbano, l’orientamento e la posizione delle case si adattavano alla conformazione naturale del sito; le strade principali (platéiai)erano tagliate perpendicolarmente a intervalli regolari da quelle più strette (stenopoi). L’acropoli, la cui posizione era quasi sempre nella parte più alta e isolata, era uno spaziodedicato agli edifici pubblici sacri. Le divinità più importanti del pantheon greco sono: Zeus dio supremo dell’Olimpo e re degli dei; Poseidone re dei mari; Ade signore degli inferi; Apollo dio della musica e della divinazione; Era, bellissima regina degli dei, protettrice del matrimonio e sposa di Zeus; Afrodite, nata dall’onda del mare, era la più bella delle dee; Demetra sorella di Zeus e dea della terra coltivata; Artemide dea della caccia; Atena dea della religione; Estia era la dea del focolare e del matrimonio. Dal punto di vista culturale nei secoli VII e VI a.C. prosperarono diversi poeti come Alceo, Archiloco, Anacreonte e Mimnermo e la sublime poeta Saffo; si collocano i primi pensatori, i creatori della filosofia e delle scienze: Talete di Mileto, matematico, astronomo e filosofo, fu talmente grande che venne incluso tra i “sette sapienti” che il popolo greco considerava i padri della cultura. Altro illustre esponente di questo periodo fu Pitagora di Samo, costretto a causa dell’avanzata dei Persiani a rifugiarsi a Crotone in Calabria dove fondò una comunità di studiosi; a lui e ai suoi discepoli si devono la Tavola pitagorica e il ben conosciuto Teorema per ricavare l’area dei triangoli.

La guerra del Peloponneso

Il periodo compreso tra le guerre persiane e il dominio di Alessandro Magno è noto come età classica, periodo che vide una trasformazione negli equilibri del Mediterraneo, un’affermazione condizionata dai successi politici e militari dei Greci su Cartagine e sulla Persia. Atene divenne il punto di riferimento per il mondo greco dei circuiti di circolazione e scambio di risorse materiali, finanziarie, umane, di tecniche artigianali e artistiche. Ma per quanto fulgido, il periodo non durò a lungo: la guerra del Peloponneso combattuta dal 431 al 404 a.C. e resa inevitabile dal contrasto per la supremazia tra Atene e Sparta, mise in crisi il funzionamento del sistema democratico provocando violente lotte politiche, mancava dunque l’alternativa di una visione politica tra democrazia e oligarchia. Il casus belli fu l’intervento di Atene nelle vicende interne di Corcira (odierna Corfù) e della città di Potidea e, soprattutto, il blocco ateniese del commercio di Megara, ciò fu ritenuto inaccettabile da Sparta che mosse guerra all’eterna rivale. Il conflitto con Sparta, il più importante e sanguinoso fra i popoli della Grecia, pose fine all’egemonia di Atene che, a causa delle distruzioni, dei tesori spesi nella guerra e delle numerose perdite umane, si trovò depauperata e indebolita; questo indebolimento pare sia stato uno dei motivi della scarsa resistenza che i Greci opposero, sessant’anni dopo, quando l’esercito macedone mosse alla conquista dell’Ellade. Con le conquiste di Alessandro Magno si aprì la cosiddetta età ellenistica che si diffuse in tutto l’Oriente mediterraneo. Atene e Sparta erano ormai solo un ricordo della loro antica potenza, Atene ospitava presìdi macedoni sparsi in varie parti del territorio e sopravviveva in nome del grande passato; Sparta rimase indipendente, ma pagò questo beneficio con l’isolamento e con lotte di classe che sconvolsero gli equilibri istituzionali. Con la scomparsa delle poleis si consolidarono organismi federali come la lega Achea e la lega Etolica, che dominarono con reciproci contrasti la scena politica fino alla conquista romana.

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Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

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