La République – 1

Durante i discorsi ufficiali, i personaggi politici francesi parlano continuamente della République e si esprimono sempre per il bene di questa sacra istituzione da salvare. Per esempio, è in difesa della République che viene contrastata l’ascesa dell’estrema destra, la quale a sua volta lancia crociate xenofobe in nome della stessa République. Ma allora che cos’è esattamente «la République»?

Quando si parla della République non ci si riferisce solo all’assetto repubblicano dello Stato né al semplice contrario di una monarchia. Un intellettuale francese che si definisce “républicain” intende qualcosa di diverso da ciò che vorrebbe dire un italiano o un americano con lo stesso termine. Il concetto francese di sistema repubblicano si basa su tre pilastri fondamentali che potremmo chiamare liberté, égalité e laïcité

La prima parola indica il rispetto delle libertà individuali di tutti i cittadini e tutte le cittadine. La libertà di ogni persona di decidere per sé è inviolabile ma, diversamente da quella americana, si realizza in un ambito collettivo: ogni francese difende allo stesso modo la propria libertà e quella altrui, lotta per i diritti di qualcun altro anche senza che i propri siano stati calpestati. Mentre la democrazia statunitense, figlia del liberalismo inglese di John Locke, è nata su una “terra di nessuno” abitata da tribù indigene e coloni bianchi senza una legge comune, quella francese, figlia di Jean-Jacques Rousseau, è nata dalle ceneri di una monarchia, con un’identità di Stato e di popolo già esistente, quindi ha una visione più collettiva che individuale dei concetti su cui si appoggia. Gli individui costituiscono un popolo ma un popolo è costituito da individui: la Repubblica, per non degenerare in tirannia, non deve schiacciare nessun individuo. L’inno repubblicano francese, nato dalla Rivoluzione del 1789, canta appunto «Contre nous de la tyrannie l’étendard sanglant est levé» («Contro di noi è levato lo stendardo sanguinante della tirannia»).

La seconda chiave di lettura consiste nell’uguaglianza davanti alla legge dei cittadini e delle cittadine: è un’uguaglianza formale ma non sostanziale, nel senso che riguarda i diritti e non le ricchezze, dal momento che la Francia non è un Paese comunista. Non si punta a livellare le differenze ma solo a far sì che queste non diventino discriminazioni. 

La laicità è il tema più delicato. Si può dire in un certo senso che costituisca una sorta di interpretazione moderna dell’ambiguo concetto settecentesco di fraternité. Si tratta di una totale separazione tra pubblico e privato, tra l’ambito delle credenze e quello delle certezze. La laicità non comporta affatto l’obbligo di ateismo per i dipendenti pubblici o per gli esponenti politici. Ogni persona ha il diritto inviolabile di credere in qualunque fede e di praticare in privato il proprio culto, qualsiasi esso sia, ma nessuna convinzione religiosa può essere propagandata né imposta pubblicamente. Il Presidente, come ogni altro funzionario della République, può essere credente e praticante di una religione ma il suo operato di governo non deve risentire della sua fede. 

La laicità è stata sancita formalmente da due leggi. Dopo secoli di guerre di religione, di fedi imposte dai sovrani e di scelte politiche dettate dalle Chiese, nel 1905 la Terza Repubblica istituì per legge la separazione totale tra Stato e Chiesa: nessuna ingerenza religiosa sulle leggi statali e nessuna influenza statale sulla celebrazione dei culti. Nel 2004, in un mondo globalizzato e con costanti flussi migratori, la nuova legge sulla laicità, al fine di permettere l’integrazione o almeno la convivenza tra culture diverse, ha vietato di indossare simboli religiosi nei luoghi statali come le scuole, suscitando le proteste del mondo islamico che rivendicava l’uso del velo a coprire il capo delle alunne. La scuola francese si occupa di istruzione, ovvero d’insegnamento di certezze “universali” o presunte tali (come la Storia, la Scienza, l’Arte, la Letteratura), e non di educazione, intesa come indottrinamento attraverso credenze personali o legate a gruppi specifici (come le religioni, le opinioni politiche, i gusti artistici o letterari). Quest’idea di laicità permette la convivenza tra più etnie, ma al tempo stesso le schiaccia tutte sotto un tricolore repubblicano i cui valori risultano piuttosto appiattiti.

La République sancisce formalmente che ogni persona ha diritto di vestirsi come preferisce e di credere in ciò che vuole ma non di ostentare la propria credenza, di scegliere liberamente come comportarsi ma non di imporre le proprie scelte, che nessuna religione deve diventare oggetto di dibattito pubblico o di insegnamento scolastico ma che nessun culto può essere vietato. Dunque il concetto di République non è compatibile né con l’integralismo religioso né con l’islamofobia; eppure sia i gruppi religiosi più intransigenti sia i partiti xenofobi parlano in nome dei principi repubblicani, appellandosi i primi alla libertà e i secondi alla laicità, mentre l’uguaglianza dovrebbe far sì che da diverse idee non derivino diversi diritti. In questo senso, la laicità è una fusione di libertà e uguaglianza, nonostante cerchi di fatti di nascondere le differenze culturali tra le persone anziché accettarle. 

Tutte le vicende politiche francesi si giocano all’interno di questo triangolo.

***

Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

Un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...