Empoli e la contessa Emilia

Il Premio Contessa Emilia, istituito dall’amministrazione comunale di Empoli in questo indimenticabile e tragico 2022, rievoca una figura storica del Medioevo toscano, la contessa Emilia, o Imilia, vissuta a cavallo tra l’XI e il XII secolo; figlia di Rainaldo detto Sinbaldo e moglie del conte Guido Guerra, forse figlio adottivo di Matilde di Canossa, fu una donna fortemente collegata alla storia di Empoli ma, fino all’istituzione del premio, poco celebrata e commemorata.
La storiografia lega la sua figura a quello che convenzionalmente viene ritenuto l’atto fondativo di Empoli. Nel 1119 la contessa Emilia, in nome e per conto del marito infermo, fece sì che intorno alla Pieve di S. Andrea si realizzasse un nuovo nucleo abitativo. La decisione venne presa il 10 dicembre di quell’anno nel palazzo pistoiese della famiglia Guidi e nei mesi successivi intorno alla Pieve iniziò un gran fermento. Nella prima metà del XIX secolo lo storico e geografo Emanuele Repetti scrisse nel suo Dizionario geografico fisico storico della Toscana che «da quell’ora sino alle calende di maggio avvenire (sic!), i due coniugi avrebbero obbligato gli uomini del distretto di Empoli, sia che abitassero alla spicciolata, o che stessero riuniti nei castelli, borghi e ville dell’empolese […] affinché essi stabilissero il loro domicilio intorno alla chiesa matrice di S. Andrea di Empoli, donando per tal’effetto a tutte le famiglie un pezzo di terra, o casalino, sufficiente a costruirvi le loro abitazioni».

Empoli. La Collegiata di S. Andrea

Al diritto di tirare su le abitazioni concesso dalla contessa al rettore della pieve Rolando e agli abitanti del distretto territoriale si unì la necessità di innalzare le mura di difesa. Le persone che lasciarono i nuclei abitativi disseminati nei dintorni ebbero così modo di veder garantita una maggiore protezione per le loro famiglie e per le loro attività economiche e lavorative, mentre il rettore Rolando e la sua circoscrizione ecclesiastica ottennero un rafforzamento del loro ruolo strategico sul territorio.
La scelta della contessa Emilia non fu un’opera di generosità e benevolenza, come hanno sottolineato alcuni studi storici tradizionali, quanto piuttosto un atto politico. La nobildonna, in accordo con il marito, sentì di dover garantire alla famiglia Guidi ‒ e al figlio Guido Guerra II ancora minore ‒ un’alleanza con il mondo ecclesiastico che permettesse al tessuto sociale ed economico locale di raggiungere una condizione di maggior solidità grazie alla quale scongiurare l’allontanamento e la dispersione degli abitanti.
Una figura lungimirante e abile che, alla morte del marito, proseguì la sua opera di «vigile reggenza» nei confronti del figlio al quale garantì la successione del potere e dei beni familiari. Una figura che però Empoli ha dimenticato più volte.
Una prima volta all’inizio del 1931. La cittadina toscana stava ampliando i suoi confini e intorno al nucleo più antico erano nati nuovi spazi urbani che avevano bisogno di denominazioni stradali. Per questo compito vennero designati il vicepodestà Emilio Comparini e il professore Vittorio Fabiani. Le loro scelte miravano a celebrare alcuni personaggi e località importanti della storia risorgimentale e a ricordare figure del lontano Medioevo legate alla storia cittadina. Fra queste ultime anche la contessa Emilia alla quale doveva essere dedicata una nuova piazza: sarebbe stata la prima donna a ottenere un simile riconoscimento nell’odonomastica della città, una legittimazione che la poneva tra le figure centrali della storia medievale locale. Ma la scelta del suo nome non era destinata a durare. Nello stesso anno il Podestà stabilì che quella nuova piazza fosse destinata a esaltare la storia più recente e che prendesse il nome di piazza XXVIII ottobre, a perpetua memoria della marcia su Roma e dell’ascesa del fascismo. Il ricordo della contessa Emilia si dissolse in un lampo. Un caso che fra tutte le proposte di intitolazione solo la sua venisse annullata? Quando dopo la Liberazione si rimossero gli odonimi di stampo fascista, la piazza fu destinata a perpetuare la memoria di Antonio Gramsci e la contessa Emilia non riemerse dall’oblio.

Empoli. Foto storica di piazza Gramsci

Ora che l’amministrazione comunale l’ha rievocata con l’istituzione del premio che porta il suo nome, forse è giunto il momento che la toponomastica la celebri con l’intitolazione di un’area pubblica. Empoli ha poche strade dedicate a nomi di figure femminili, 10 su 611 (qui il censimento); al contrario le vie maschili sono 300, quasi la metà del numero totale.
La contessa Emilia non merita questo riconoscimento?

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Articolo di Barbara Belotti

Dopo aver insegnato per oltre trent’anni Storia dell’arte nella scuola superiore, si occupa ora di storia, cultura e didattica di genere e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate e pubblicazioni. Fa parte del Comitato scientifico della Rete per la parità e della Commissione Consultiva Toponomastica del Comune di Roma.

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