Lisetta Carmi, una donna libera

L’artista
Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio del 1924, da una famiglia borghese di origine ebraica. A dieci anni inizia a studiare pianoforte ma le leggi razziali le impediscono di continuare gli studi, interrotti al terzo anno del ginnasio, che però riprenderà al termine della guerra sotto la guida del maestro Alfredo They, diplomandosi infine al Conservatorio di Milano. Tiene una serie di concerti in Germania e in seguito si esibisce anche in Svizzera, Italia e Israele. Nel 1960 scopre la fotografia durante un viaggio in Puglia con l’amico etnomusicologo Leo Levi, che la invita ad accompagnarlo a Sannicandro Garganico (FG) dove doveva recarsi per registrare i canti della comunità ebraica. Per l’occasione Lisetta acquista la sua prima macchina fotografica, un’Agfa Silette, con la quale ritrae tutte le indimenticabili esperienze di quel viaggio e tra il 1962 e il 1964 collabora come fotografa di scena con il Teatro Duse di Genova.

In seguito realizza un primo reportage in Sardegna e poi i successivi a Genova, occupandosi degli Ospedali Gaslini e Galliera, dell’anagrafe, del centro storico e delle fogne cittadine. Fotografa inoltre il porto di Genova con l’obiettivo di informare e denunciare lo sfruttamento del lavoro operaio: ne nasce una mostra itinerante in Italia che approderà anche in Unione Sovietica.
Nel 1965 entra in contatto con la comunità dei travestiti di Genova e per diversi anni li fotografa nella loro vita quotidiana, quindi nel 1966 realizza la piccola serie di foto dedicata all’incontro con il poeta Ezra Pound a Sant’Ambrogio di Rapallo e grazie alla quale vince il prestigioso premio Nièpce per l’Italia.
Viaggia in Inghilterra e successivamente documenta ad Amsterdam il movimento di protesta dei Provos, attivisti appartenenti a un movimento nato nei Paesi Bassi alla metà degli anni Sessanta, le cui battaglie anticiparono quelle contro il consumismo e per l’ecologia che si affermeranno nel decennio successivo. Nel 1969 parte alla volta dell’America Latina per visitare il Venezuela, la Colombia e il Messico, mentre negli anni Settanta viaggia in Oriente, Afghanistan, India, Pakistan e Nepal.

L’incontro con Cisternino e la Valle d’Itria
Carmi è cittadina onoraria della Valle d’Itria – uno splendido triangolo di territori compresi fra le province di Bari, Brindisi e Taranto, ai confini tra la Terra di Bari e Salento – dove si stabilì negli anni Settanta scegliendo come base spirituale la città di Cisternino, un incantevole borgo in provincia di Brindisi nel quale Lisetta acquistò un trullo. Il 12 marzo 1976 incontra a Jaipur il guru Babaji Herakhan Baba, il Mahavatar dell’Himalaya, che trasformerà e illuminerà la sua vita: su sua indicazione, infatti, fonda nel 1979 proprio a Cisternino l’Ashram Bhole Baba, che gestirà in prima persona fino agli anni Novanta. Lisetta Carmi lascia quindi la pratica fotografica per dedicarsi anima e corpo ai lavori di costruzione del tempio, che sarà ultimato nel 1986 e che nel 1997 verrà riconosciuto dallo Stato italiano come Ente morale. Quello con Cisternino fu un incontro fortuito, da turista, poi sfociato in un legame che dura da oltre 40 anni e che si è rinsaldato quando Lisetta ha donato alla Galleria civica di Cisternino 30 sue fotografie e più di 900 libri.

Merito dell’Amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Luca Convertini, ma anche del Maaac (Museo area archeologica arte contemporanea), il museo cistranese collocato nei vani ipogei della Chiesa matrice di San Nicola, che fin dalla sua nascita ha sempre promosso la ricerca di Lisetta ricordando a tutte e tutti, pugliesi e non, la presenza sulla sua terra di una fotografa eccezionale. La comunità di Cisternino ha inoltre voluto onorare il desiderio di Lisetta Carmi di avere un locale a lei dedicato al secondo piano del Palazzo Lagravinese, residenza privata nobiliare di fine Settecento sita in pieno centro storico, concedendole uno spazio in cui i/le giovani possono godere del patrimonio culturale che l’artista ha messo loro a disposizione e apprendere dalla sua sorprendente e generosa testimonianza di vita.

Le opere
Lisetta Carmi è stata una dei/delle primissime fotografe in Italia a occuparsi di identità di genere. Carmi aveva iniziato a fotografare i transessuali a Genova nel 1965 e aveva proseguito per sette anni fino alla pubblicazione di un lavoro, I Travestiti, destinato a diventare un documento fondamentale nella storia della fotografia italiana. Il libro, curato da Sergio Donnabella con testi della stessa Carmi e di Elvio Facchinelli, è un vero e proprio viaggio ante litteram nel mondo dei travestiti nella Genova di fine anni Sessanta equando nel 1972 le sue foto furono raccolte e pubblicate dalla casa editrice Essedì di Roma, le librerie si rifiutarono di esporlo.
A partire dal 2005, dopo lunghi anni di oblio, le fotografie di Lisetta Carmi diventano oggetto di grande attenzione e sono esposte in numerose mostre. A Lecce, nel 2011, in occasione del Festival del Cinema Europeo, è stato presentato in anteprima il film Lisetta Carmi. Un’anima in cammino di Daniele Segre, presentato successivamente alla 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia insieme alla personale Alla ricerca della verità, organizzata al Cineporto da Apulia Film Commission e nel 2016 le vengono assegnati il Premio Mediterraneum e il Premio Marco Bastianelli.

Lisetta Carmi ha sempre precorso i tempi. Lo ha fatto nel 1960, quando ha deciso di diventare fotografa, dedicandosi a un’attività ritenuta troppo spesso esclusivo appannaggio degli uomini; lo ha fatto quando ha scelto di indagare le condizioni di lavoro dei camalli, gli scaricatori del porto di Genova, rivelando una realtà di degrado sociale ma anche di grande umanità; lo ha fatto quando ha deciso di raccontare la comunità dei travestiti di Genova, accendendo i riflettori su una realtà fino ad allora tenuta ai margini, sconveniente per i/le benpensanti eppure metafora di libertà, di autodeterminazione e anche di spensieratezza. Tutto questo Lisetta lo ha fatto dopo aver affrontato le discriminazioni determinate dalle leggi razziali del 1938 e dopo aver intrapreso una brillante carriera da pianista che, come abbiamo visto, sul principio degli anni Sessanta sceglie di abbandonare per riacquisire la piena libertà, condizione necessaria al progredire del pensiero creativo che i molteplici impegni concertistici le avevano progressivamente tolto.
A distanza di mezzo secolo le fotografie di Lisetta ancora stupiscono per la loro toccante verità.

L’artista ha sempre cercato ciò che era al di là del visibile, cogliendo la bellezza e l’eroismo della realtà, rintracciandoli soprattutto laddove non ci si aspettava di trovarli: nell’emarginazione, nelle sculture funerarie, nella crudezza del parto, nei volti canuti e segnati di intellettuali (celebri sono i suoi ritratti di Ezra Pound che la Carmi incontrò nel 1966 dopo che l’intellettuale si era trasferito in Italia successivamente al periodo di ricovero in un manicomio a Washington). Una realtà raccontata in un rigoroso bianco e nero, colta con sguardo lucido e con una sensibilità fuori dal comune. Nei suoi scatti è la vita stessa a essere sotto esame, con le sue infinite gioie ma anche con le sue difficoltà, affrontate sempre con sguardo lirico, di quieta denuncia e mai di commiserazione. Nella sua Genova o in Sicilia, in Afghanistan o in Venezuela, dal palcoscenico dei teatri allo scenario intellettuale milanese fino al variopinto e controverso mondo dei travestiti, l’artista ha attraversato luoghi e contesti disparati con la stessa volontà di conoscere e capire, avendo sempre con sé la macchina fotografica, utilizzata come un bisturi atto a sezionare la realtà, a scandagliarla in tutte le sue molteplici sfaccettature. Ovunque Carmi ha scoperto la centralità della figura umana, a prescindere dalla sua concreta presenza nell’immagine, l’ha sottratta alla transitorietà del tempo e della visione per renderla eterna nell’attimo minimo eppure infinito dello scatto. Che sia intellettuale, lavoratore o lavoratrice, emarginato o emarginata, e pure una statua tombale, l’essere umano è sempre protagonista, anche solo per il suo stare al mondo, per essere testimonianza tangibile del qui e ora unico e irripetibile.

Le mostre
Nonostante la decisione perentoria di abbandonare la pratica fotografica alla fine degli anni Settanta, Lisetta Carmi assume sempre più una indiscussa centralità nella storia della fotografia italiana e numerose sono le mostre e pubblicazioni dedicate alla sua produzione, come l’importante retrospettiva del 2015 a Genova, quella del Museo di Roma in Trastevere nel 2017, del Man di Nuoro nel 2021 e la partecipazione all’ultima Quadriennale di Roma del 2021.Si è inoltre conclusa da poco a Termoli l’esposizione Il paesaggio naturale e sociale condiviso tra Sardegna e Molise negli scatti di Lisetta Carmi, in cui sono stati esposti settanta scatti realizzati tra il 1962 e il 1976 in Sardegna, insieme a materiali d’archivio inediti, che hanno permesso di realizzare un progetto testimone di un sentire comune e di un paesaggio naturale e antropologico condiviso tra Sardegna e Molise.
MonFest 2022, la biennale internazionale di fotografia che si terrà a Casale Monferrato (AL) dal 25 marzo al 12 giugno prossimi, è un importante evento organizzato dal Comune di Casale Monferrato e curato dalla direttrice artistica Mariateresa Cerretelli. Il MonFest vedrà al centro del progetto numerose mostre allestite nei luoghi più caratteristici e suggestivi della città, fra le quali spicca Viaggio in Israele e Palestina. Fotografie 1962-1967, che sarà l’attesa esposizione dedicata a Lisetta Carmi e curata da Daria Carmi e Giovanni Battista Martini.

«Carmi – hanno sottolineato i curatori – è una grande artista, il cui lavoro vive oggi un momento di riscoperta e attenzione. È il giusto riconoscimento alla sua ricerca e produzione fotografica in molti anni di attività, dove cifra estetica e valore documentale si sommano restituendo un lavoro prezioso e significativo. Gli scatti sono circa trenta, di cui oltre due terzi inediti. Si tratta di una grande occasione per scoprire oggi e riconoscere come attuale quanto catturato da Lisetta Carmi oltre cinquant’anni fa. Tra i numerosi scatti realizzati in Israele durante i due soggiorni del 1962 e del 1967 abbiamo scelto di evidenziare le immagini che sottolineassero il diverso sguardo con cui Lisetta Carmi ha osservato il paese. Nel primo grande reportage Carmi ha colto la complessa realtà di cui era costituito il nuovo Stato di Israele, mentre nel secondo e ultimo servizio realizzato pochi giorni dopo la fine della Guerra dei Sei Giorni, l’artista richiama, attraverso il suo obiettivo, la nostra attenzione sui danni provocati dalla guerra nei villaggi e sulle condizioni di vita nei campi-profughi palestinesi».

La capacità di vedere lontano di Lisetta Carmi non si smentisce nemmeno questa volta: quelle immagini sono, purtroppo, quanto mai attuali e ci colpiscono proprio per la loro tragica universalità. In copertina. Fotografia dell’artista oggi ultranovantenne.

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Articolo di Serena Del Vecchio

Laureata in Giurisprudenza e specializzata nelle attività didattiche di sostegno a studenti con disabilità, è stata docente di discipline economiche e giuridiche e ora svolge con passione la professione di insegnante di sostegno. Ama cantare, leggere, camminare, pensare, suonare la chitarra e ha da poco intrapreso lo studio dell’arpa celtica, strumento che la aiuta a ritrovare pace e serenità interiore.

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